Rocco Lombardi – Carmilla on line https://www.carmillaonline.com letteratura, immaginario e cultura di opposizione Thu, 03 Apr 2025 06:13:42 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.26 Neghentopia: il crepuscolo dell’umanità https://www.carmillaonline.com/2018/04/28/neghentopia-crepuscolo-dellumanita/ Fri, 27 Apr 2018 22:01:52 +0000 https://www.carmillaonline.com/?p=45251 di Maurizio Marrone

Matteo Meschiari – Rocco Lombardi (illustratore), Neghentopia, Exòrma, pp. 168, € 16,50.

Lucius è un bambino ma è anche un sicario; un killer spietato che uccide a contratto per conto di un monaco misterioso. In un pianeta divorato dalla polvere, diviso tra Repubblica Democratica del Nord e Federazione Popolare del Sud, il suo compito terminale, il suo ultimo contratto da onorare è quello di arrivare a Neghentopia e uccidere il padrone di ciò che resta del mondo. Passando da un omicidio all’altro, il bambino si aggira [...]]]> di Maurizio Marrone

Matteo Meschiari – Rocco Lombardi (illustratore), Neghentopia, Exòrma, pp. 168, € 16,50.

Lucius è un bambino ma è anche un sicario; un killer spietato che uccide a contratto per conto di un monaco misterioso. In un pianeta divorato dalla polvere, diviso tra Repubblica Democratica del Nord e Federazione Popolare del Sud, il suo compito terminale, il suo ultimo contratto da onorare è quello di arrivare a Neghentopia e uccidere il padrone di ciò che resta del mondo. Passando da un omicidio all’altro, il bambino si aggira come un ramingo macilento tra i detriti di una terra stuprata dall’apocalisse. In questo suo viaggio attraverso i sotterranei della vita e della storia lo accompagnano un passero parlante e il dono di dimenticare i propri crimini non appena compiuti. Sospeso in un tempo dilatato e senza confini, il killer solitario attraversa lande deserte e paludi minacciose, istmi di ghiaccio e cittadelle simili a slum, dove un’umanità reietta si accalca alla ricerca della flebile speranza di sopravvivere un giorno in più. Alla fine del viaggio il protagonista dovrà confrontarsi con un esito inatteso.

Neghentopia, l’ultima pregevole fatica letteraria di Matteo Meschiari, sembra consumarsi così: entro il perimetro noto di un futuro distopico e postapocalittico nel quale l’essere umano, attraverso la devastazione del pianeta, porta a compimento il processo della propria autodistruzione. Il riferimento a La Strada di Cormac McCarthy è talmente esplicito e trasparente da risultare più un tributo doveroso che un modello da scimmiottare o al quale ispirarsi. In una intervista di qualche tempo fa lo stesso Meschiari ricorda infatti che, mentre scriveva il libro, sul suo tavolo, tra gli altri testi di riferimento, c’era ovviamente anche La strada di McCarthy: “Perché come si fa a scrivere un testo in primo grado sul dopo apocalisse oggi? Per me dopo McCarthy è impossibile. Ci vuole molta presunzione e il rischio di scrivere banalità è altissimo.” E invece questo rischio è stato aggirato in maniera mirabile grazie alla natura ibrida del tessuto narrativo e alla struttura sempre mutante dell’oggetto-libro che, tra le molte altre cose, è pieno di riferimenti (a volte anche denunciati) alla cultura cinematografica: da Fitzcarraldo a Blade Runner, dalla Guerra del Fuoco a The Great Wall, passando probabilmente per alcune visioni funeste dello Jarmush di Dead Man e del Signore degli Anelli in versione Peter Jackson.
Non è un caso, quindi, che Neghentopia, arricchita dalle splendide illustrazioni di Rocco Lombardi, si presenti come una vera e propria sceneggiatura; uno script con titoli di testa e di coda, nel quale i dialoghi si succedono alle descrizioni, con tanto di accennati quanto meticolosi movimenti di macchina – Lampadina appesa a un filo. Dondola al vento. Il cerchio di luce si sposta. Va avanti. Torna indietro. Ma in questo registro biunivoco, in cui l’oggetto è legato a doppio filo con l’occhio che guarda, si inseriscono spesso dei marcatori espliciti e repentini che riportano il lettore alla sua condizione di estraneità strutturale: le parentesi in cui l’autore suggerisce una personalissima colonna sonora (da Schoenberg alle vertigini elettroniche di Delia Derbyshire, passando per Patti Smith, Brian Eno e Frank Zappa) si alternano a veri e propri suggerimenti sullo stato d’animo che il lettore (anche se forse sarebbe più appropriato dire lo spettatore) dovrebbe provare in quel momento. Poi accade qualcosa all’improvviso che ci fa sussultare. È come se Meschiari si prendesse gioco di noi. Prima ci spinge oltre il limite delle nostre possibilità mimetiche, strappandoci di continuo alla narrazione, per ricordarci che, in fondo, si tratta solo di fiction; poi invece ci lascia quasi affogare nella straordinaria potenza simbolica ed evocativa dei paesaggi che si dipanano lungo il viaggio. Anche per questa ragione il libro procede per sottrazioni e accumulazioni progressive: sottrazione di dialoghi, rarefatti ai limiti dell’estinzione e accumulazione di immagini parlanti, paesaggi vivi restituiti al lettore con la meticolosità scientifica di un entomologo.

Meschiari è un autore eclettico: etnologo, antropologo, studioso del rapporto tra paesaggio e scienze cognitive, narratore e saggista militante, teorico dell’inesorabile dissoluzione ambientale a cui ci sta lentamente ma inesorabilmente condannando quello che lui definisce il carattere cannibale del neoliberismo. E forse è proprio la natura esogena del suo background di narratore che fa di Neghentopia un oggetto, a sua modo, prezioso e svincolato dagli stilemi tipici della narrativa distopica. Come in ogni classico del genere, dalla Macchina del Tempo di Welsh in poi, ci sono ovviamente la critica al sistema e una visione pessimistica e lisergica del futuro. Il tutto però è arricchito da una straordinaria cura nella descrizione del paesaggio, da un ricorrente e complesso sottotesto simbolico e dalla presenza di una serie di personaggi fantastici che, a tratti, trasformano il libro in una cupa e affascianante fiaba animistica. Oltre al passero (il riferimento al grillo parlante di Pinocchio è immediato) che guida il protagonista lungo il cammino e lo pone al cospetto dei suoi gesti scellerati, la coscienza di Lucius sembra essere sorvegliata dall’anima stessa delle cose: i granchi, il suo kayak, la sabbia, un caribù, la fiamma del fuoco al quale si scalda. Le cose e gli animali gli parlano, lo interrogano, lo confondono, lo spaventano e lo mettono in guardia. Ma l’assassino prosegue, uccide e dimentica.
Il potere confortante dell’oblio è quindi il motore che spinge Lucius verso il compimento della sua missione, che è anche il suo fato, e l’orrore dimenticato dei suoi gesti è il simbolo del collasso ecoambientale in cui l’umanità ha precipitato se stessa. In questo viaggio inesorabile verso la fine, tuttavia, le nubi dell’oblio di tanto in tanto sono squarciate dall’apparizione di una creatura immonda che bracca l’assassino; una bestia dalle sembianze mostruose a metà tra inconscio collettivo e proiezione onirica della colpa. La bestia segue il bambino, lo minaccia come un’ombra di morte che è dentro e fuori di lui e gli parla per ricordagli il suo destino e il suo peccato inemendabile. In questo movimento dialettico tra oblio e coscienza rammemorante, passo dopo passo, si consumerà il declino dell’essere umano e del suo mondo. Non è un caso che, dopo i titoli di testa, bianco su fondo nero, appaia una profetica citazione di Guy Debord, probabilmente a tutt’oggi il più lucido cantore della potenza distruttiva del mondo globalizzato:

lo spettacolo organizza magistralmente
l’ignoranza di ciò che accade e, subito dopo,
l’oblio di ciò che comunque siamo riusciti a sapere.

[schermo nero]

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Fumenti *1 – storie disegnate (Fiumi) https://www.carmillaonline.com/2016/11/15/fumenti-1-storie-disegnate/ Mon, 14 Nov 2016 23:01:53 +0000 https://www.carmillaonline.com/?p=34448 di Simone Scaffidi

arginetumultoM. Girardi, R. Lombardi, L’argine, Becco Giallo, 2016, pp. 136, € 15.00

A. Milani, S. Rocchi, Tumulto, Eris Edizioni, 2016, pp. 168 , € 17.50

Un fiume in comune. È stata una bella coincidenza immergersi contemporaneamente nelle acque del Senio, nella bassa ravvenate, e della Drina, al confine tra la Bosnia e la Serbia. Ci sono riuscito grazie alla lettura di due romanzi a fumetti, L’argine e Tumulto, usciti quasi in contemporanea per Becco Giallo [...]]]> di Simone Scaffidi

arginetumultoM. Girardi, R. Lombardi, L’argine, Becco Giallo, 2016, pp. 136, € 15.00

A. Milani, S. Rocchi, Tumulto, Eris Edizioni, 2016, pp. 168 , € 17.50

Un fiume in comune. È stata una bella coincidenza immergersi contemporaneamente nelle acque del Senio, nella bassa ravvenate, e della Drina, al confine tra la Bosnia e la Serbia. Ci sono riuscito grazie alla lettura di due romanzi a fumetti, L’argine e Tumulto, usciti quasi in contemporanea per Becco Giallo e Eris Edizioni.

Argini e tumulti. Sebbene i titoli possano sembrare opposti di segno, addentrandosi nelle due opere ci si accorge che “argine” e “tumulto” rappresentano due termini dello stesso discorso – e dell’esistenza –, incapaci di sopravvivere l’uno senza l’altro. Ai tumulti della guerra e ai tumulti interiori, spia d’accensione delle due storie, si contrappongono gli argini, ovvero i tentativi più o meno riusciti di contenere l’irruenza dell’incertezza e della confusione. La sfida, sembrano volerci comunicare i quattro autori (tre donne e un uomo), è far fluire il tumulto tra gli argini, in un letto che possa avvicinarsi ad assumere le sembianze della serenità e della liberazione. È quasi un paradosso, ma senza l’argine, in entrambi i romanzi a fumetti, nessuna fuga o redenzione sembra possibile

Fiume-confine. La Drina e il Senio rappresentano un confine. La prima scava la frontiera serbo-bosniaca, insanguinata durante la Guerra dei Balcani, e il secondo disegna la linea del fronte bloccata a Cotignola durante la Seconda Guerra Mondiale. Se il linguaggio e l’immaginario bellico portano con sé un’idea di confine associata allo scontro e alla barriera, le parole e i disegni di queste due opere ribaltano l’assunto e il fiume-confine diviene così luogo d’incontro e di purificazione. È una zona liminale dove si aprono uno spazio e un tempo in cui è possibile dialogare con se stessi e con gli altri, ripensarsi e distruggere a colpi di poesia e musica punk ogni nefanda visione respingente e identitaria della frontiera.

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Tumulto

Otto mani. All’origine di questi due romanzi a fumetti c’è un lavoro di ricerca sul campo, un viaggio nei territori, nei luoghi del delitto e della meraviglia, per toccare con mano le storie delle persone che li abitano e li hanno abitati, e per rendere la narrazione più carica di vitalità e confronto. Sceneggiatura e trasposizione grafica sono state pensate e agite di concerto dalle due coppie di autori. Otto mani in totale. Sei femminili. Quattro per opera. Le coppie nei romanzi a fumetti non sono una novità, ma di norma si tratta di uno sceneggiatore specializzato e un disegnatore specializzato, ognuno con compiti precisi e differenziati. Non è scontato assistere a collaborazioni di questo genere, così totali e incisive nell’elaborazione scritta e disegnata delle storie.

L’argine. L’hanno scritto e disegnato insieme Marina Girardi e Rocco Lombardi. Sebbene si tratti della loro prima pubblicazione in coppia, i due collaborano da anni a diversi progetti, tra i quali l’interessantissimo Nomadisegni: un tentativo selvatico e itinerante di ridare dignità ai territori e alle storie che li attraversano, mescolando viaggio, musica e disegno. Se in questa coppia già rodata l’elaborazione bifronte della sceneggiatura può dunque non stupire, l’elemento straniante è sicuramente rappresentato dalla collaborazione sul piano del disegno e del colore. I due infatti dal punto di vista grafico non c’entrano niente l’uno con l’altra: Marina ha un tratto leggero, colorato, capace di sollevare i confini e farli cadere, è l’accordatrice dei Sigur Ros; Rocco invece ha un tratto punk, nero, raschiato, ma ha anche la padronanza dello strumento di Brian Eno. Era difficile mettere insieme questi due stili tanto lontani tra loro, eppure la commistione risulta eccellente. Marina e Rocco sono riusciti nell’impresa di metter sullo stesso palco Jonsi dei Sigur Ros e i Nerorgasmo, con Bjork e Brian Eno pronti a intervenire per lenire eventuali incomprensioni. Il risultato è un Live in Cotignola (Lungargine, aprile 1945) di rara originalità. Una melodia che sobbalza, graffia e copre i bombardamenti alleati sulla città. Scatta in volo con la poesia, che si alza lieve come un rondone, e ritorna sulla terra con la sua antitesi, la guerra. [C’è un’unica nota dolente in questo volume: il lettering. Violenta e artificiosa è la sua irruzione digitale nelle pagine. È il terzo incomodo: lacera la fluidità della storia disegnata e la riuscita commistione di due sensibilità che si esprimono con stili differenti].

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L’argine

Tumulto. A differenza di Rocco e Marina, Alice Milani e Silvia Rocchi, hanno fuso i loro stili in un sol tratto. Mentre i primi hanno consumato un soddisfacente rapporto sessuale, compenetrando i propri stili ma mantenendo ed esaltando le proprie individualità, le seconde con Tumulto hanno dato alla luce il loro primo figlio a colori. E ci sono riuscite mescolando i pastelli a un viaggio in moto. Non avendo un linguaggio grafico così agli antipodi come gli autori de L’argine, l’operazione di commistione dei tratti è avvenuta naturalmente. In ogni tavola di Tumulto c’è infatti lo zampino di entrambe le autrici ma riconoscere l’una dentro le sfumature dell’altra non è impresa facile. Due amiche intraprendono un viaggio in moto nei territori della ex Jugoslavia. Sarà la canzone di un gruppo punk-rock femminile, ormai scioltosi, a portarle fin lì. «Le curve della Drina non le puoi raddrizzare» dicono gli abitanti che vivono le sue rive. «Vinto dall’orgoglio, sconvolto dal torpore» cantava il gruppo femminile punk-rock. Le ragazze lo sanno o forse non lo sanno ancora. Intanto le curve della Drina le costringono a piegare le loro convinzioni, mentre la moto inclina nel dubbio e le marce scalano montagne d’incertezza e d’orgoglio. Ma l’asfalto corre dentro di loro, ce lo si porta dentro per anni, finché non arriva il momento di farlo fluire, di liberarsi da quel macigno incollato alle ruote. Da un lato le montagne, dall’altro la Drina. Una storia semplice, colma di domande nello spazio bianco: è possibile tagliare le curve della vita? Raddrizzarle? O così facendo si rischia forse di rimanere schiacciati tra l’acqua e il versante? [Considerando che i paragoni fin qui si son sprecati, bisogna invece riconoscere che in questo caso il lettering è completamente in armonia col disegno, un tutt’uno con l’opera che ne esalta stile e narrazione].

Confluenza. Mi son fatto trasportare contemporaneamente dalla corrente della Drina e del Senio e ora non so più in che acque nuoto, perché le storie, il punk, la Seconda Guerra Mondiale, la capretta, la guerra in ex-Jugoslavia, le rondini si sono mescolate in una storia sola che confonde la memoria, e con i suoi scherzi, sovrappone i piani, li fa crollare, li buca. Mi sembrava già una roba originale aver letto due fumetti disegnati a quattro mani da tre autrici e un autore, ma ora sono convinto di averne letto uno a otto mani e aver goduto dell’acqua fresca di un sol fiume d’argini e tumulti. Un grazie ad Alice, Marina, Silvia e Rocco per questo bello scherzo che mi hanno giocato.

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