Narratologia – Carmilla on line https://www.carmillaonline.com letteratura, immaginario e cultura di opposizione Thu, 03 Apr 2025 06:13:42 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.26 La pandemia dilaga, l’eroe s’incammina https://www.carmillaonline.com/2020/11/11/la-pandemia-dilaga-leroe-sincammina/ Tue, 10 Nov 2020 23:01:08 +0000 https://www.carmillaonline.com/?p=63337 di Antongiulio Penequo

[Pubblichiamo in anteprima l’introduzione del libro Il viaggio rivoluzionario dell’eroe. Narrare, conoscere, ribellarsi (Mimesis, 2020, pp. 200, € 18,00), curato da Antongiulio Penequo con saggi di Luca Cangianti, Fabio Ciabatti, Gabriele Guerra, Maurizio Marrone, Mazzino Montinari e postfazione di Gioacchino Toni. La pubblicazione sarà in libreria domani. “Con questo libro la narratologia esce dall’accademia e aspira a cambiare il mondo, mentre il Signore degli Anelli, It e Joker prendono posto accanto al Capitale, alle Tesi sul concetto di storia e al Principio speranza.” (Bandella di copertina)]

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[Pubblichiamo in anteprima l’introduzione del libro Il viaggio rivoluzionario dell’eroe. Narrare, conoscere, ribellarsi (Mimesis, 2020, pp. 200, € 18,00), curato da Antongiulio Penequo con saggi di Luca Cangianti, Fabio Ciabatti, Gabriele Guerra, Maurizio Marrone, Mazzino Montinari e postfazione di Gioacchino Toni. La pubblicazione sarà in libreria domani. “Con questo libro la narratologia esce dall’accademia e aspira a cambiare il mondo, mentre il Signore degli Anelli, It e Joker prendono posto accanto al Capitale, alle Tesi sul concetto di storia e al Principio speranza.” (Bandella di copertina)]

La scrittura di questo volume è iniziata quando le mascherine indossate dai giovani in molti paesi del mondo simbolizzavano l’emergere di una nuova soggettività politica, di una rinnovata aspirazione a una vita migliore. Dietro quei dispositivi di protezione dai gas lacrimogeni, lanciati dai corpi militari preposti al mantenimento dello status quo, immaginavamo il caldo sorriso di una comunità umana pronta a impossessarsi del proprio destino, a congedarsi dalla miseria e dall’oppressione di un sistema entropico, incapace di impiegare le proprie immense capacità produttive se non per distruggere la vita e l’ambiente. Quando il libro è stato completato, tuttavia, la mascherina non era più il segno distintivo di una minoranza desiderante all’attacco, ma di una maggioranza aggredita da un nuovo pericoloso virus, confinata nel privato, ridotta a mera somma di monadi terrorizzate e disciplinate.

Le riflessioni del presente lavoro si collocano all’interno di questo spazio simbolico oppositivo, tra soggettività ed eterodirezione, e analizzano le forme che presiedono allo sviluppo della coscienza e dell’azione, o alla loro inibizione. Gli autori si chiedono come sia possibile rendersi conto che nella nostra esistenza contemporanea ci sia qualcosa di profondamente sbagliato; come sia possibile superare l’apatia generata dalla frammentazione dell’Io postmoderno e riconoscere una comunità di simili con i quali progettare mondi nuovi, all’altezza delle nostre capacità, dei nostri bisogni e delle nostre aspirazioni.
Interrogarsi sui meccanismi che generano l’azione umana cosciente nell’attuale situazione di crisi sociale ed economica è di per sé imprescindibile, ma questo tema, nelle pagine che seguono, è affrontato da un’angolazione insolita, prendendo spunto da una strumentazione divenuta nota in narratologia con il nome di “viaggio dell’eroe”, grazie al lavoro di Christopher Vogler. Questo sceneggiatore statunitense ha ripreso gli studi dello storico delle religioni Joseph Campbell condensandoli in un manuale di successo a uso dell’industria cinematografica hollywoodiana1. Secondo Vogler, in tutte le narrazioni è visibile una struttura che pur nelle sue molteplici forme mantiene un carattere invariante: il protagonista, l’eroe per l’appunto, è spinto a intraprendere un’avventura che lo strappa alla realtà quotidiana, portandolo in un “mondo straordinario” nel quale dovrà superare prove mortali nel tentativo di sconfiggere il nemico e riportare a casa un dono capace di restaurare l’ordine violato, causa del suo stesso viaggio. Il progetto di questo libro è dunque, da un lato, il tentativo di mettere alla prova questo pattern per analizzare i dilemmi della presa di coscienza negli ambiti apparentemente lontani della narrativa, della politica e della conoscenza scientifica; dall’altro, una critica di questa stessa struttura, mediante l’analisi di una serie di esempi devianti in cui l’eroe non torna a casa, ma rimane a combattere nel mondo straordinario, oppure torna a casa, ma riparte per nuovi viaggi (come l’Ulisse dantesco, Frodo e il Che), o ancora allunga indefinitamente il proprio percorso come nel caso dell’eroe femminile. Emergono in questo modo tipi di viaggio diversi rispetto a quello concepito da Vogler. La loro natura sbilanciata, incompiuta, circolare potrebbe addirittura configurarsi come struttura narrativa, epistemologica e politica alternativa. All’interno di queste considerazioni, la posizione del midpoint – la “prova centrale” in cui l’eroe ha l’illuminazione che gli permette di vedere la realtà con occhi nuovi e affrontare il nemico nella battaglia finale – è uno dei punti nodali di tale operazione.

Nella retorica mediatica italiana, durante i giorni più drammatici della pandemia, i medici e gli infermieri sono stati insistentemente chiamati “eroi”. I diretti interessati, tuttavia, hanno a più riprese dichiarato di non sentirsi a proprio agio con questa definizione pomposa, preferendo considerarsi professionisti e lavoratori che da sempre svolgono il loro compito in condizioni di disagio e precarietà. Altri commentatori più maliziosi si sono chiesti se lo stato – responsabile dei tagli neoliberisti alla sanità pubblica – si ricorderà, a emergenza rientrata, di coloro che oggi blandisce.
Alle professioni sanitarie è stata inoltre avvicinata quella del poliziotto: “Ciascuno degli agenti di Polizia che in questo momento sono impegnati a fronteggiare la pandemia da Covid-19, è un eroe nazionale”, ha dichiarato la presidente del Senato, Elisabetta Casellati. L’azione delle forze dell’ordine, infatti, avrebbe accompagnato i cittadini “in una sfida inedita che impone un serio ripensamento delle abitudini di vita e delle libertà fondamentali”2.
Secondo queste accezioni, l’eroe è un individuo straordinario e coraggioso che si mette al servizio di una causa meritevole. Fin qui nulla di male, se non fosse che il passo successivo è quello di esaltare gli aspetti bellici, retorici e patriarcali di questa figura, oscurando altri lati che possono risultare più fecondi. L’eroe che emerge dalla narrazione mediatica, in altri termini, rappresenta in modo monodimensionale e per certi versi fin troppo letterale il soggetto studiato da Campbell e da Vogler. La sua utilità si esaurisce nello spazio di un claim emozionale: si tratta di un eroe conservatore, se non propriamente reazionario, che serve a imbonire le masse e che può, al massimo, riportare la situazione alla normalità precedente alla catastrofe. Tuttavia, come recitava una scritta proiettata su un edificio di Santiago del Cile nell’autunno del 2019, “Non torneremo alla normalità perché la normalità era il problema”. Prendendo atto di ciò, l’eroe di cui si occupa il libro è una figura molto più sfaccettata di come viene normalmente raffigurata, al punto di presentare aspetti propriamente rivoluzionari: non ci riporta immancabilmente a casa, alla vita precedente, ma rimane in viaggio nel mondo straordinario.

Dopo due anni di intensi confronti privati e pubblici3, aver scritto dell’eroe proprio quando su scala planetaria infuriava la pandemia del Covid-19, è rilevante per un secondo motivo: l’inizio del viaggio di questa figura archetipica avviene infatti per causa di una catastrofe, il cosiddetto “incidente scatenante” che nelle narrazioni può essere un tradimento, la scomparsa di una persona amata, un torto subito. Si tratta di un collasso del “mondo ordinario” che spinge il protagonista all’azione, al farsi soggetto. Qualcosa di simile avviene anche nella storia della conoscenza e in quella politica. Nella prima assistiamo all’emergere di nuove idee e teorie quando le preesistenti hanno ripetutamente fallito nello spiegare il mondo, generando problemi pratici che mettono a rischio la riproduzione sociale; nella seconda il collasso dello stato dovuto a una guerra persa, a una carestia o a una stessa epidemia, irrobustiscono alternative sociali precedentemente represse che ora si candidano all’egemonia. Da questo punto di vista, la catastrofe distruggendo il mondo ordinario ci svela ciò che è sempre vero, ma abitualmente rimosso: ci sono sempre alternative allo stato di cose presenti, migliori e peggiori.

Luca Cangianti (Cambiare il mondo con un bacio. Narrazione, conoscenza, rivoluzione) analizza l’omomorfismo tra viaggio dell’eroe, rivoluzioni scientifiche e presa di coscienza rivoluzionaria, utilizzando esempi tratti dalla letteratura, dal cinema e dalla memorialistica. Pensiero narratologico, epistemologia kuhniana, sociologia del lavoro, psicologia ed etologia s’intrecciano per spiegare come nasce un soggetto capace di capire, agire e cambiare lo status quo.
Maurizio Marrone (La decisione dell’eroe. Apocalisse, zombie e clown. Tre variazioni) si affida ad alcuni esempi tratti dall’immaginario letterario e cinematografico per affermare che la figura dell’eroe rappresenta il tentativo ostinato della soggettività di costituirsi in quanto tale, vale a dire di dare un senso al mondo e di cambiarlo segnando il passaggio dal soggetto alla comunità. Affinché il viaggio possa dirsi compiuto, tuttavia, questa invariante normativa, che è la matrice trascendentale del suo agire progettante, deve entrare in consonanza con elementi imprevedibili, in altre parole, con le condizioni storiche date e con la potenza oscura e imponderabile della decisione.
Il contributo di Fabio Ciabatti (L’eroe smascherato eppure rivendicato. Dal mito all’utopia passando per Hollywood, il romanzo e la cultura popolare), parte dalla constatazione che l’immaginario hollywoodiano ricorre spesso a un modello antico per i suoi eroi. La prima parte del saggio ha un’attitudine critica nei confronti dell’eroe moderno, inteso come immagine trasfigurata dell’individuo borghese nonostante i suoi mille volti mitologici. La seconda, utilizzando l’arsenale narrativo della cultura popolare, ricerca un altro eroe possibile, presentando figure caratterizzate da una relazione positiva tra individuo e collettività e da un rapporto non pacificato con il mondo. Nella terza, infine, si rivendica la figura dell’eroe a un immaginario antagonista perché essa fa affiorare l’impulso alla felicità e l’urgenza di un’utopia realizzata.
Per Gabriele Guerra (L’eroe e i suoi mondi. Narrazione, verità, comunità) l’eroe trova un’altra sua possibile declinazione nella figura narrativa che racconta la missione compiuta in nome di una comunità, esemplata su quelle di Frodo e di Sam del tolkieniano Signore degli Anelli. Tale narrazione, tuttavia, non è solo mero racconto di fatti avvenuti e trasfigurati in leggenda, ma una costruzione epica e attiva, nel senso di Benjamin (“chi ascolta una storia è in compagnia del narratore”); in tal modo viene a costruirsi una vera e propria circolarità ermeneutica tra eroe protagonista dell’agency, narratore e suo pubblico.
Mazzino Montinari (Lʼeroe nelle tenebre. Torri, trincee e replicanti. Addormentarsi in un mondo che non cambia) mette il multiforme protagonista di questo volume di fronte al suo fallimento, al progetto che non si è realizzato, a quel mancato tendere verso un nuovo mondo con regole del tutto diverse da quelle preesistenti. In un tortuoso e accidentato percorso composto da cinque opere letterarie e dalle corrispettive trasposizioni cinematografiche, l’eroe non trova il midpoint, non prende la decisione fatidica, ergendosi nella migliore delle possibilità, a difensore del mondo così com’è.
Chiude il volume una postfazione di Gioacchino Toni (L’eroe dell’immaginario antagonista) che, dopo essersi soffermato sul caso particolare dell’eroe sportivo nella stagione dei movimenti, tratteggia il viaggio compiuto dagli autori di questo volume nei meandri del mondo degli eroi alla ricerca di figure adeguate all’immaginario antagonista contemporaneo.

Ritornando alle mascherine con le quali si erano aperte queste considerazioni introduttive possiamo immaginare un’ulteriore capovolgimento semiotico di questo dispositivo di protezione che ne faccia nuovamente un simbolo di ribellione al dolore dell’esistenza quotidiana, non più di una minoranza, ma di una maggioranza planetaria temprata dal lungo viaggio attraverso la catastrofe.


  1. Cfr. C. Vogler, Il viaggio dell’eroe, Dino Audino, Roma 2005. 

  2. Adnkronos, 10 aprile 2020. 

  3. I saggi qui raccolti nascono da una serie di interventi pubblicati sulla rivista online “Carmilla” e da un ciclo di incontri pubblici, svoltisi nel biennio 2018-2019 presso la Libreria Caffè Giufà di Roma ai quali sono stati invitati Alberto Prunetti, Vanessa Roghi, Rocco Ronchi e Gioacchino Toni. 

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Fare il comunismo con un bacio https://www.carmillaonline.com/2019/03/12/fare-il-comunismo-con-un-bacio/ Mon, 11 Mar 2019 23:01:18 +0000 https://www.carmillaonline.com/?p=51405 di Luca Cangianti

Quando baciamo con passione ci capita di chiudere gli occhi, ma nel riaprirli potremmo anche scorgere un altro mondo governato da leggi diverse, o da nessuna legge. Un mondo che potrebbe essere perfino una società comunista. Nel midpoint, il punto centrale di una storia, l’eroe si rende conto di amare la persona che fino a quel momento aveva ignorato, oppure, testimone dell’ennesima ingiustizia, realizza che la sua coscienza non avrà pace se non si unirà ai ribelli in lotta contro un potere tirannico. La tensione drammaturgica subisce in [...]]]> di Luca Cangianti

Quando baciamo con passione ci capita di chiudere gli occhi, ma nel riaprirli potremmo anche scorgere un altro mondo governato da leggi diverse, o da nessuna legge. Un mondo che potrebbe essere perfino una società comunista.
Nel midpoint, il punto centrale di una storia, l’eroe si rende conto di amare la persona che fino a quel momento aveva ignorato, oppure, testimone dell’ennesima ingiustizia, realizza che la sua coscienza non avrà pace se non si unirà ai ribelli in lotta contro un potere tirannico. La tensione drammaturgica subisce in questo modo una rottura. Dopo che l’elastico della trama si è teso fino al limite, si verifica un’illuminazione, un collasso gnoseologico: l’eroe riesce a vedere ciò che prima gli era invisibile, aderisce al punto di vista tematico della narrazione (ad esempio, banalmente: «l’amore è un’avventura» oppure «nessuno si libera da solo») e diventa l’opposto di ciò che è stato fino a quell’istante.
Questa struttura narratologica ha il suo corrispettivo epistemologico nella descrizione che Thomas Kuhn fa della scoperta scientifica. Entrambe valorizzano il concetto di esperienza pratica e in questo modo si connettono con l’archetipo del viaggio dell’eroe. Chi vuole agire collettivamente è spinto a chiedersi quale itinerario conoscitivo ed esperienziale debba percorrere il soggetto per diventar tale. A costui e a costei può esser utile sapere che le strutture della narrazione, della conoscenza e dell’azione sono strettamente connesse. Vediamo come.

A quale animale assomiglia di più questa immagine? Coniglio e anatra.

La pluralità dei mondi. Il bacio che consente all’eroe di accedere al mondo nuovo è un’esperienza analoga all’operato dello scienziato rivoluzionario. Questo, spesso un immigrato da altri settori disciplinari o un giovane ricercatore insufficientemente socializzato al paradigma dominante, guarda nello stesso punto dei suoi predecessori e vede cose nuove e diverse. Come nelle immagini gestaltiche, prima si scorge un coniglio, poi un’anatra. Kuhn afferma che nella chimica del XVIII secolo, Lavoisier «Vide l’ossigeno là dove Priestley aveva visto l’aria deflogistizzata e dove altri osservatori non avevano visto assolutamente nulla.»1 Il filosofo della scienza statunitense sostenne così che «quando mutano i paradigmi, il mondo stesso cambia con essi… È quasi come se la comunità degli specialisti fosse stata improvvisamente trasportata su un altro pianeta dove gli oggetti familiari fossero visti sotto una luce differente e venissero accostati ad oggetti insoliti.»2
Si tratta di uno scenario che ricorda il Sottosopra della serie Netflix Stranger Things. Non a caso, nel corso di un lungo dibattito, che dagli anni sessanta è arrivato fino al nuovo millennio, Kuhn fu accusato d’irrazionalismo da parte dei colleghi sostenitori della Standard view positivista. Secondo questi, per semplificare, un fatto è un fatto, la realtà è una sola e il soggetto non può che darsi da fare per conoscerla così come essa oggettivamente è, indipendentemente da questo. A detta di questi filosofi e scienziati, il mutamento scientifico concepito da Kuhn impediva il confronto razionale tra due teorie antagoniste al fine di decidere quale fosse la migliore: i paradigmi prima e dopo una rivoluzione scientifica risultavano incommensurabili. Insomma, si vedevano conigli o anatre senza poter decidere concordemente chi avesse ragione; ci si trovava nel mondo dell’Indiana degli anni ottanta o in quello del Sottosopra senza poter connettere razionalmente le due esperienze percettive.
Kuhn tuttavia aveva avvertito che le rivoluzioni scientifiche non cambiano solo il modo di vedere. La scienza è in larga parte un’attività pratica: gli «scienziati con paradigmi differenti si interessano di differenti manipolazioni concrete di laboratorio» che gli «procurano… elementi conoscitivi concreti… tali operazioni di laboratorio mutano con il mutamento di paradigmi. Dopo una rivoluzione scientifica, molte vecchie misurazioni e manipolazioni non sono più ritenute appropriate e sono sostituite da altre.»3 L’apparente e irrazionale pluralità dei mondi è così ricondotta alla pluralità delle azioni e delle pratiche all’interno dei differenti contesti sociali. In questo modo il realismo (secondo il quale la nostra conoscenza riguarda qualcosa di extra-soggettivo) si fonde con un costruttivismo (secondo il quale il soggetto costruisce o contribuisce a strutturare la realtà) che integra costrutti sociali, oggetti materiali e tecnologie.
Tornando all’immagine narratologica iniziale, possiamo affermare quindi che non è il solo contatto con le labbra della persona amata a catapultarci misticamente in un altro mondo, così come non è la mera illuminazione dello scienziato rivoluzionario a spiegare la scoperta scientifica. L’eroe viene investito dalla luce del nuovo mondo perché non riesce più a perseverare nel fatal flaw, cioè nell’«ostinato attaccamento a vecchi e consunti sistemi di sopravvivenza che hanno esaurito la loro utilità e la resistenza nei confronti dell’energia rinnovatrice…»4. L’accumularsi dei fallimenti ha inoltre fatto emergere alla sua attenzione un’alternativa esistenziale, che pur presente in precedenza, aveva trascurato. Similmente, nello schema kuhniano, la comunità scientifica difende tenacemente il paradigma dominante in crisi, mentre le anomalie si accumulano fino a quando la loro rimozione diventa estremamente problematica e permette l’emersione di un nuovo paradigma candidato all’egemonia. Quel bacio nel midpoint, quel sussulto di dignità a fronte dell’ennesima ingiustizia, rappresentano la goccia che fa traboccare il vaso ricolmo dell’esperienza fallimentare passata.

La metafora del viaggio. Sottesa a questa impostazione c’è una concezione della conoscenza come esperienza, superamento dei fallimenti, viaggio interplanetario, attraversamento di Stargate (per riferirci all’omonimo film di Roland Emmerich). Del resto la parola tedesca Erfahrung (esperienza) incorpora il verbo fahren (andare, viaggiare), mentre erfahren significa apprendere. Conoscere è quindi viaggiare, visitare nuovi mondi, fare esperienze pratiche, agire, far cozzare contro questo mondo la nostra soggettività, potenziandone così la forza.
Il tema del viaggio, rileva Pino Menzio, ricorre non a caso in molti sistemi filosofici come «schema interpretativo dell’esistenza umana in senso ontologico, psicologico ed antropologico».5 Kant usa questa metafora in senso teoretico: nella prima edizione della Critica della ragion pura, «l’indagine “dialettica”, avviluppata nei paralogismi e nelle antinomie della ragione, viene presentata come un temerario affidarsi ai flutti di un oceano senza rive; il procedere entro i limiti della conoscenza possibile, viceversa, è una sorta di navigazione mediterranea, condotta prudentemente lungo le coste continue dell’esperienza.»6 Anche Hegel impiega l’immagine della navigazione marina come espressione figurata del proprio modo di procedere teorico con particolare riferimento alla Fenomenologia dove lo sviluppo dello Spirito è concepito come un viaggio della coscienza.7
Il ruolo della metafora nelle teorie non si limita a una funzione meramente retorica, utile a render chiara o convincente un’argomentazione specifica. Secondo l’impostazione della Standard view positivista la scienza è costituita da osservazioni ed esperimenti sulle cui basi si elevano le teorie. Secondo Kuhn invece la conoscenza scientifica procede generando strutture che modellano e indirizzano la stessa osservazione. Tali costrutti incorporano concetti desunti dal linguaggio corrente, dall’esperienza pratica, dall’arte e dalla tecnologia. Spesso si tratta proprio di metafore e analogie che si comportano come modelli esplicativi: la rappresentazione di un circuito elettrico a mo’ di sistema idrodinamico; le molecole di un gas come palle da biliardo in movimento casuale; il rapporto tra il mondo economico e delle rappresentazioni ideologiche come relazione architettonica tra struttura e sovrastruttura; la legge del valore e del plusvalore come vampirismo.8 Grazie a tali dispositivi orientiamo le nostre future ricerche, stabiliamo correlazioni e azzardiamo previsioni. Le metafore costituiscono una delle porte attraverso le quali l’esperienza pratica fa ingresso nella costruzione teorica.

L’archetipo del viaggio dell’eroe. Per inseguire le radici del nesso tra conoscenza e viaggio ancora più in profondità dobbiamo prendere in considerazione la teoria del monomito avanzata da Joseph Campbell. Attraverso un’analisi comparativa sterminata, questo autore sostiene che in tutte le culture umane è presente il seguente mito: «L’eroe abbandona il mondo normale per avventurarsi in un regno meraviglioso e soprannaturale (x); qui incontra forze favolose e riporta una decisiva vittoria (y); l’eroe fa ritorno dalla sua misteriosa avventura dotato del potere di diffondere la felicità fra gli uomini (z).»9
Tale struttura rappresenterebbe un archetipo radicato nell’inconscio collettivo e individuale umano dando sostegno all’affermazione junghiana secondo la quale la mitologia è il «sogno collettivo, sintomatico delle aspirazioni archetipe nelle profondità della psiche umana».10 Secondo Carl Gustav Jung, gli archetipi sono una sorta di controparte psichica degli istinti, sono strutture potenziali nascoste, articolate a seconda degli individui e delle culture di riferimento, che si attivano in congiunzione con determinate interazioni con il mondo esterno. Nell’ambito delle teorie evoluzioniste, una corrente dell’etologia ha dato fondamento maggiormente empirico alle entità teoriche degli archetipi e dell’inconscio collettivo. Secondo Anthony Stevens, ad esempio, l’evoluzione riguarda anche le modalità secondo le quali si strutturano le passioni e le immaginazioni: la nostra dotazione archetipica ci predispone ad affrontare la vita della nostra specie nell’ambiente in cui si è evoluta. In questo senso il vuoto, il buio, la presenza di estranei, un rumore improvviso o sospetto ci attivano reazioni di paura, difesa o fuga. Da questo punto di vista quindi gli stessi archetipi potrebbero avere un fondamento operativo di origine evoluzionistica11 e l’archetipo studiato da Campbell altro non sarebbe che una modellizzazione dell’agire umano evoluzionisticamente selezionato.

Narrare, conoscere, agire. Tiriamo le fila di queste considerazioni arditamente interdisciplinari. Il bacio dell’eroe e la scoperta scientifica dello scienziato rivoluzionario consentono l’accesso a nuovi mondi senza sfociare nella mistica perché entrambi si fondano sull’esperienza del soggetto in lotta con il fatal flaw (narratologia) o con le anomalie di un paradigma scientifico in crisi (epistemologia). La prassi a sua volta è modellata dall’archetipo del viaggio dell’eroe quale struttura evoluzionisticamente fondata. Narrare, conoscere e agire hanno la stessa forma. È questa la ragione che permette a chi vuole analizzare i processi di costituzione di un soggetto sociale antagonista di mescolare narratologia, epistemologia e critica dell’economia politica.12 Il viaggio dell’eroe in quanto archetipo dell’agency è un grimaldello teorico utile a studiare e far avanzare i processi necessari ad allineare i simboli dello Stargate. Quando ciò avviene il soggetto intravede un nuovo panorama oltre la porta stellare, anche se in direzione invertita rispetto alla narrazione del film. Poggiando ancora i piedi sul mondo dello sfruttamento scorge la possibilità di un futuro di liberazione. È una breccia che si apre ciclicamente nella storia: 1789, 1848, 1871, 1917, 1919, 1959, 1968, 1974, 1979, 1994, 2014. Si tratta di una selezione parziale e discutibile di date che tuttavia esemplifica una serie di momenti macroscopici di rottura politica e coscienziale occorsi a Parigi, Pietrogrado, Berlino, Avana, Praga, Lisbona, Managua, in Chiapas e nel Rojava. Si tratta di un’esperienza drammatica e appassionante, come un bacio che, senza esserne coscienti, desideriamo nel corso di tutta la vita. Quando riapriamo gli occhi i conigli si sono trasformati in anatre e hanno spiccato il volo.

[Nelle fotografie: Fuerteventura (Canarie, Spagna), Tilos (Dodecaneso, Grecia), Lisbona (Portogallo)]


  1. Thomas Kuhn, La struttura delle rivoluzioni scientifiche, Einaudi, 1978, p. 147. 

  2. Ivi, p. 139. 

  3. Ivi, pp. 156 e 159. 

  4. Dara Marks, L’arco di trasformazione del personaggio, Audino, 2007, p. 85. 

  5. Pino Menzio, Il viaggio dei filosofi. La metafora del viaggio nella letteratura filosofica moderna, CIRVI, 1994, p. 108. 

  6. Ivi, p. 25. 

  7. Ivi, pp. 34 e 38. 

  8. Cfr. Luca Cangianti, «FantaMarx. Critica dell’economia immaginaria», in Aavv, Immaginari alterati, Mimesis, 2018, pp. 84-90. 

  9. Joseph Campbell, L’eroe dai mille volti, Lindau, 2012, p. 41. 

  10. Ivi, p. 443. 

  11. Cfr. Anthony Stevens, «L’inconscio e l’archetipo del nemico» in Grazia Attili, Francesca Farabollini, Patrizia Messeri, Il nemico ha la coda, Giunti, 1996. 

  12. Cfr. qui

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