David Peace – Carmilla on line https://www.carmillaonline.com letteratura, immaginario e cultura di opposizione Thu, 03 Apr 2025 22:02:53 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.26 Sport e dintorni – Non camminerai mai da solo https://www.carmillaonline.com/2024/10/25/sport-e-dintorni-non-camminerai-mai-da-solo/ Fri, 25 Oct 2024 20:00:26 +0000 https://www.carmillaonline.com/?p=85031 di Giorgio Bona

David Peace, Red or dead, ed. orig. 2013, trad. dall’inglese di Pietro Formenton e Marco Pensante, pp. 651, € 23, il Saggiatore, Milano 2014.

Quando il gioco del calcio non è soltanto passione, quando svela una visione più profonda con contenuti e significati che rappresentano un valore sociale e politico di rilievo, a guardare i tifosi non soltanto come una massa amorfa ma andando oltre, ecco… quando non si sa cosa dire allora funziona sempre la frase “calcio di altri tempi”.

Certo, erano altri tempi.

Il calcio è un fenomeno sociale mondiale. Quello che nei tempi attuali conosciamo [...]]]> di Giorgio Bona

David Peace, Red or dead, ed. orig. 2013, trad. dall’inglese di Pietro Formenton e Marco Pensante, pp. 651, € 23, il Saggiatore, Milano 2014.

Quando il gioco del calcio non è soltanto passione, quando svela una visione più profonda con contenuti e significati che rappresentano un valore sociale e politico di rilievo, a guardare i tifosi non soltanto come una massa amorfa ma andando oltre, ecco… quando non si sa cosa dire allora funziona sempre la frase “calcio di altri tempi”.

Certo, erano altri tempi.

Il calcio è un fenomeno sociale mondiale. Quello che nei tempi attuali conosciamo è quello legato al fenomeno televisivo e di conseguenza a un grande potere economico.

Tuttavia c’è un’altra faccia del pallone, quella di un calcio sociale, che non ha mai avuto vetrine, ma che ha un grande impatto con il mondo che rappresenta, creando strumenti per costruire accanto a una società professionistica quella comunità inclusiva per la promozione dei valori fondamentali dello sport.

Ecco dunque la visione di un personaggio che il calcio lo ha vissuto da vicino, Bill Shankly (1913-1981), allenatore dal 1959 al 1974 del Liverpool, una delle squadre più prestigiose del mondo; e ci viene raccontata dalla penna di David Peace (1967), già autore di Il maledetto United (2006). Lì ricostruiva in oltre quattrocento pagine – nell’edizione italiana per il Saggiatore, 2009 – la storia dell’ex-calciatore e poi allenatore socialista Brian Clough, dal Derby County al Leeds United (quarantaquattro giorni, stagione 1974-75). E non stupisce l’attenzione a questa dimensione sociale del calcio da parte di Peace, in precedenza autore di GB84 (2005) – sul grande sciopero dei minatori contro Margaret Thatcher e la sua politica disastrosa per la classe operaia britannica.

L’artefice del successo narrato da Red or dead fu appunto Bill Shankly, figura destinata a diventare leggenda, sotto la cui guida il Liverpool conquistò tre campionati, due Coppe d’Inghilterra e una Coppa Uefa (1972-1973) dove sconfisse in finale i tedeschi del Borussia Mönchengladbach. Per Shankly il calcio rappresentava una missione, una ragione di vita, un sistema per trasformare i giocatori e i tifosi. Partita dopo partita, allenamento su allenamento, preparazione tattica e colloqui intensi con i protagonisti che scenderanno in campo offriva loro motivazioni indispensabili.

Appena giunto a Liverpool, Bill fece un grande programma di ricostruzione della squadra, valorizzando il settore giovanile e inserendo alcuni elementi di talento. Questa sua programmazione a lungo termine diede i suoi frutti ancor prima del previsto: nel 1962 la squadra venne promossa in Prima Divisione, due anni dopo conquistò il campionato e l’anno successivo giunse in semifinale in Coppa dei campioni. Di lì, una serie di successi.

Il libro offre quasi settecento pagine con le formazioni, azioni raccontate come le radiocronache di sessant’anni fa, commenti, risultati e classifiche – e non mancano le parti dedicate alla tifoseria con i cori. Non solo. David Peace ci offre anche curiosità che restano fuori dalla scena, ovvero i risvolti della vita privata, tra le pareti domestiche con la moglie Nessie e le figlie Barbara e Jeanette, dal trasferimento in una casa a Bellefield Avenue, West Derby, Liverpool, dove visse fino al momento della sua morte per infarto nel 1981. E pagina dopo pagina il lettore può trovarsi a condividere emozioni e passione di Bill quasi avvertendo il pulsare delle sue vene.

Un amore che il tempo ricambia e che non cancella, anche se con una decisione sorprendente Bill Shankly darà a un certo punto le dimissioni, una scelta che sconvolgerà giocatori e tifosi e di cui Peace racconta il dramma, tra dubbi e rimpianti di un uomo che desidererebbe ricominciare tutto da capo. E che si aggira per la città come un nobile decaduto, riverito dai tifosi e oltraggiato dalla società che lui aveva portato ai trionfi.

La sua morte sarà un evento di tale impatto che il Partito laburista durante la sua conferenza osserverà un minuto di silenzio per quell’uomo che era sempre stato considerato un socialista. Per onorarne la memoria verrà eretta davanti allo stadio di Liverpool una grande statua in bronzo che riporta la scritta: Non camminerai mai da solo.

Red or dead non è soltanto il romanzo di un uomo, delle sue aspirazioni, dei suoi sogni, ma rappresenta il racconto duro e commosso dell’epoca d’oro del calcio inglese e del suo declino. Certamente un’avventura difficile da raccontare, c’era il rischio di perdersi in una retorica facile: ma non si perde David Peace, raccontandoci con precisione e nei minimi particolari una storia che documenta quell’ascesa e quel malinconico tramonto.

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L’incubo dello Squartatore dello Yorkshire e di un’Inghilterra in disfacimento. Red Riding Quartet di David Peace https://www.carmillaonline.com/2018/07/23/lincubo-dello-squartatore-dello-yorkshire-e-di-uninghilterra-in-disfacimento-red-riding-quartet-di-david-peace/ Mon, 23 Jul 2018 21:00:54 +0000 https://www.carmillaonline.com/?p=47292 di Gioacchino Toni

Nineteen Seventy-Four, Nineteen Seventy-Seven, Nineteen Eighty e Nineteen Eighty-Three, usciti originariamente in lingua inglese tra il 1999 ed il 2002 furono tradotti in italiano per la prima volta da Meridiano Zero i primi due (1974 e 1977) e da Tropea gli ultimi (Millenovecento80 e Millenovecento83). Nel 2017 l’editore Il Saggiatore ha pubblicato in un unico ed enorme volume la tetralogia di David Peace incentrata su Peter William Sutcliffe, lo Squartatore dello Yorkshire, che tra la metà degli anni Settanta e i primi Ottanta ha seviziato e ucciso almeno tredici donne.

L’Inghilterra in cui sono ambientati i crimini dei [...]]]> di Gioacchino Toni

Nineteen Seventy-Four, Nineteen Seventy-Seven, Nineteen Eighty e Nineteen Eighty-Three, usciti originariamente in lingua inglese tra il 1999 ed il 2002 furono tradotti in italiano per la prima volta da Meridiano Zero i primi due (1974 e 1977) e da Tropea gli ultimi (Millenovecento80 e Millenovecento83). Nel 2017 l’editore Il Saggiatore ha pubblicato in un unico ed enorme volume la tetralogia di David Peace incentrata su Peter William Sutcliffe, lo Squartatore dello Yorkshire, che tra la metà degli anni Settanta e i primi Ottanta ha seviziato e ucciso almeno tredici donne.

L’Inghilterra in cui sono ambientati i crimini dei romanzi di Peace è un Paese afflitto dal disastro economico, dall’odio, dal sessismo e dalla violenza e le macerie di quell’epoca, nonostante i centri commerciali scintillanti e le mirabolanti architetture moderne, restano tragicamente presenti ancora oggi.

Le opere dello scrittore raccolte nelle quasi millecinquecento pagine del monumetale Red Riding Quartet tratteggiano la disgregazione sociale che affligge l’Inghilterra a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, un Paese in cui la società sembra davvero dissolversi così come si era ripromessa quella Margaret Thatcher che ha abitato il 10 di Downing Street dal 1979 al 1990 all’insegna di un motto – la società non esiste, ci sono solo individui – di cui ancora si pagano le conseguenze. Lo Yorkshire dei racconti di Peace riflette l’Inghilterra indirizzata verso quell’individualismo che il neoliberismo thatcheriano, spingendo sull’acceleratore, nel giro di un decennio, ha portato a compimento.

David Peace, Red Riding Quartet, Il Saggiatore, 2017, pp. 1481, € 45.00

Così Il Saggiatore introduce il lettore nelle atmosfere narrate da Peace: «Il Nord del paese è un’allucinazione di miniere abbandonate, fabbriche abbandonate, fabbriche automatizzate, fabbriche come cattedrali, ciminiere più alte di campanili, cieli neri, orizzonti di cemento armato. Le sue città in rovina, misogine e brutali, sono un incubo di villette unifamiliari in cui si consumano esistenze senza luce, di edifici scuri nella pioggia fredda, di case vuote come teschi scarnificati. Magazzini come occhi, fabbriche come sguardi. Le luci rosse degli stop che si allontanano come piaghe. Il ronzio ruvido e reiterato della radio vomita la sua cantilena: bombe dell’Ira, scioperi dei minatori, scioperi della fame, Maggie Thatcher, le Falkland. E poi bambini violentati e uccisi, prostitute violentate e uccise: lo Squartatore dello Yorkshire è tornato, la polizia non lo trova, forse non lo ha mai cercato davvero. Il Red Riding Quartet è la tragedia di un universo psicotico e terminale, in cui la follia di un serial killer è la follia di tutti, e i suoi delitti sono la violenta determinazione storica di un male ormai ubiquitario. Un mondo di bambini il cui grido rimbomba nel vuoto come la preghiera ignorata da un Dio assente, di donne spaventate e uomini divenuti prede che si dibattono in una lotta ossessiva con il dolore e la sconfitta. Creature postumane che non potrebbero vivere altrove se non nell’inferno oscuro, gelido e meccanizzato dello Yorkshire».

All’interno di tale scenario si incrociano le vicende, i pensieri, i punti di vista e gli incubi di personaggi come Bob Fraser, sergente della omicidi ormai incapace di distinguere tra buoni e cattivi, il giornalista Jack Whitehead, tormentano dai fantasmi delle vittime prive di giustizia ed Edward Dunford, corrispondente di cronaca nera per lo «Yorkshire Post».

Nel leggere Peace sembra davvero di percepire l’afa dei pub popolari di periferia alle soglie della campanella che annuncia l’ultimo giro, quando l’odore greve del sudore si mescola al puzzo della birra che ha impregnato la moquette. Sullo sfondo sembrano fare da colonna sonora i rumori delle bottiglie e dei bicchieri andati in frantumi e le sonorità disperate del punk in cui le ruvide parole urlate si mescolano a giri di basso semplici ma efficaci, ai distorsori delle chitarre suonate alla meglio e ai tonfi sordi delle batterie pestate come si trattasse di una rissa. Non a caso, nel secondo romanzo, Nineteen Seventy-Seven, i titoli dei capitoli richiamano le canzoni di band come Sex Pistols e The Clash.

Insomma, quella raccontata da Peace è la vecchia e fottuta Inghilterra, quella con le unghie sporche, le dita unte e magari un occhio nero, ma che resta pur sempre un Paese in cui, più che altrove, nel bene e nel male, le cose continuano a essere chiamate col loro nome, senza vergognarsi.

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