Cro-Mags – Carmilla on line https://www.carmillaonline.com letteratura, immaginario e cultura di opposizione Thu, 03 Apr 2025 22:02:53 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.26 Hardcore punk a New York https://www.carmillaonline.com/2019/06/28/at-the-matinee-di-giangiacomo-de-stefano/ Fri, 28 Jun 2019 21:30:29 +0000 https://www.carmillaonline.com/?p=53334 di Mauro Baldrati

E’ stato presentato al Biografilm di Bologna l’atteso documentario At the matinée, di Giangiacomo De Stefano, che inizierà un tour di distribuzione diretta in alcune sale italiane (difficilmente entrerà nella programmazione mainstream). E’ una ricostruzione, con interviste e alcuni filmati dell’epoca, dell’ambiente hardcore punk newyorkese degli anni ’80, che nacque e ruotò intorno a un famoso locale underground nel Lower East Side di Manhattan, il CBGB (acronimo di Country Blue Grass Blues). Negli anni Settanta era stato un punto di riferimento per le nuove tendenze internazionali: ci suonavano abitualmente Patti [...]]]> di Mauro Baldrati

E’ stato presentato al Biografilm di Bologna l’atteso documentario At the matinée, di Giangiacomo De Stefano, che inizierà un tour di distribuzione diretta in alcune sale italiane (difficilmente entrerà nella programmazione mainstream). E’ una ricostruzione, con interviste e alcuni filmati dell’epoca, dell’ambiente hardcore punk newyorkese degli anni ’80, che nacque e ruotò intorno a un famoso locale underground nel Lower East Side di Manhattan, il CBGB (acronimo di Country Blue Grass Blues). Negli anni Settanta era stato un punto di riferimento per le nuove tendenze internazionali: ci suonavano abitualmente Patti Smith, i Ramones, i Television, i Talking Heads, i Blondie, i Clash. Poi era caduto in disuso, anche per la tremenda involuzione della città, avvitata sulla crisi economica, il degrado urbano, la violenza. Poi, forse con la modalità casuale con cui nascono le grandi idee, così, tanto per fare, al proprietario Hilly Kristal venne in mente di riconvertirlo. Diventò un locale diurno, la domenica, per attirare un pubblico giovane, con la sua musica, il post punk più estremo che prenderà il nome di hardcore.

Siamo nei primi anni Ottanta. I ragazzini vanno a scuola il lunedì, ma la domenica pomeriggio sono liberi. Lì per lì si formano nuovi gruppi, che scalpitano e ruggiscono intorno ai maestri, i Warzone, i Quicksand, gli Youth Of Today, un ambiente sulfureo e variegato che darà la luce a gruppi simbolo come i Cro-Mags di Harley Flanagan.

Un navigatore d’eccezione, Walter Schreifels, chitarrista e compositore dei Gorilla Biscuits, torna sul posto, di fronte alla nuova vetrina del negozio che un tempo fu il CBGB. Come dice il Bob Dylan di oggi sul Rolling Thunder tour, non resta nulla. Solo polvere. Forse non eravamo neppure nati. Neanche i rumori, i suoni furiosi, le urla “tirate in faccia”, gli odori pregnanti di sudore adolescenziale, i corpi scaraventati tra il pubblico, i muri anneriti ammuffiti rivestiti di collages e graffiti, i bagni lerci di un seminterrato gremito fino all’inverosimile con 40-45 gradi di temperatura interna, nessuna uscita di sicurezza e un angelo custode, anzi, una task force di angeli che l’hanno protetto da un piccolo, insignificante incidente: una sigaretta accesa, una scintilla degli impianti elettrici che avrebbero provocato una strage di ragazzini, imprigionati in una bara mortale come un sommergibile che affonda, un carro armato che va a fuoco.

Schreifels racconta, ricorda, intervista i sopravvissuti, tutti sani e presenti mentalmente: ex chitarristi o cantanti dei gruppi hardcore, che cercano di restituire la furia del periodo, la rabbia entusiasta dei dodicenni, dei quattordicenni che si agitavano sul palco e in platea. Bambini ipercresciuti che spesso, come ha raccontato proprio Harley Flanagan nel libro autobiografico La mia vita Hardcore, già suonavano (dopo avere ottenuto il permesso dalle mamme), fumavano droga e avevano pure dei rudimentali rapporti sessuali con ragazze più grandi. Anche se, precisa giustamente qualcuno degli intervistati, bisogna superare il luogo comune dello sballo ad ogni costo. Non tutti volevano drogarsi, da bravi hardcore punk. Molti credevano nell’amicizia, nella solidarietà, nell’accoglienza, non bevevano e non si drogavano affatto.

Le interviste si alternano con filmati dell’epoca, tutti di pessima qualità naturalmente, girati da spettatori, immagini sgranate, traballanti per i continui urti, il corpo di qualcuno scaraventato sulla platea, con un audio inascoltabile, distorto, che forniscono un effetto presenza formidabile, privo di qualunque filtro o rielaborazione. Sembra di esserci, anzi, ci siamo, travolti dall’adrenalina e dal testosterone adolescenziale in totale libertà, come un branco di cuccioli predatori che lottano, giocano, ruggiscono.

Era un ambiente soprattutto maschile, per cui le ragazze, dicono un paio di signore oggi distinte e sorridenti che parteciparono a quegli anni frenetici, erano rare, e dovevano essere “toste”.

L’esperienza, l’epica, come una nuova frontiera dell’ansia di vivere e di esserci e di urlare la propria libertà, durerà per tutto il decennio, finché la città, desiderosa di “riqualificare”, genererà la svolta: demolizioni, chiusure di locali, nuovi negozi, appartamenti, uffici. Via il vecchio mondo post beat, post hippy, post punk; via tutto e avanti i soldi, la speculazione e il crimine organizzato (il lato B del nuovo capitalismo rampante). Ci saranno scontri tra punk e polizia, guerriglia, con l’esito scontato che tutti conosciamo.

At the matinée è un film interessante, divertente, per certi aspetti strabiliante; resta, forse per la qualità delle interviste, così intense, così rievocative, un senso di vuoto, la rarefazione onirica di un periodo che forse non fu solo artistico, ma soprattutto esistenziale, improvvisato nella sua ansia di agire, di abbattere le barriere, tutte, con la violenza di un ariete da sfondamento.

E’ nato, è cresciuto con la velocità di una scarica elettrica, è passato con le sue architetture e le sue iconografie rase al suolo dalla “modernità”, e non restano che i ricordi.
Nessun Tempo Ritrovato.
Non resta che polvere.

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Un moderno picaro a New York: vita e miracoli di Harley Flanagan https://www.carmillaonline.com/2018/01/04/un-moderno-picaro-new-york-vita-miracoli-harley-flanagan/ Wed, 03 Jan 2018 23:01:42 +0000 https://www.carmillaonline.com/?p=42389 di Sandro Moiso

Harley Flanagan, La mia vita hard-core. Punk, skin e altre storie di New York City, Goodfellas 2017, pp. 384, € 22,00

Nel 1986 fu pubblicato, dalla Profile Records, un album destinato a diventare fondamentale per la scena hardcore di New York e, allo stesso tempo, uno dei primi esperimenti di fusione tra hardcore e trash metal che avrebbe poi dato vita a ciò che si sarebbe chiamato in seguito punk metal. Si trattava di The Age of Quarrel dei Cro-Mags. Una musica violenta e radicale, nei tempi e nell’esecuzione, [...]]]> di Sandro Moiso

Harley Flanagan, La mia vita hard-core. Punk, skin e altre storie di New York City, Goodfellas 2017, pp. 384, € 22,00

Nel 1986 fu pubblicato, dalla Profile Records, un album destinato a diventare fondamentale per la scena hardcore di New York e, allo stesso tempo, uno dei primi esperimenti di fusione tra hardcore e trash metal che avrebbe poi dato vita a ciò che si sarebbe chiamato in seguito punk metal. Si trattava di The Age of Quarrel dei Cro-Mags.
Una musica violenta e radicale, nei tempi e nell’esecuzione, che forzatamente derivava da un ambiente altrettanto violento e nichilista.

L’autobiografia del deposto e più che discusso leader del gruppo, Harley Flanagan, è appena stata pubblicata in Italia da Goodfellas, come quarto episodio della benemerita collana Spittle.
La ricostruzione della vita travagliata e violenta del protagonista, che durante l’infanzia ebbe modo di frequentare i circoli intellettuali legati alla Beat generation e alla Factory di Andy Warhol, procede diritta e veloce come una pallottola ad alto potenziale perforante e colpisce il lettore come un pugno in faccia tirato senza preavviso.

Nato nel 1967, il protagonista sembra essere la negazione incarnata della mitica summer of love di quello stesso anno, mentre l’espediente letterario del pentimento attraverso l’esperienza rinvia indirettamente alla letteratura picaresca spagnola del cinquecento e del seicento, in cui la finzione della ritrovata saggezza finale giustificava le violenze e i ladrocini di un’intera vita trascorsa nella pratica costante, o quasi, dell’illegalità.

Solo che qui, invece che davanti alla riscoperta del tradizionalismo cattolico successivo alla Controriforma, la salvezza è costituita, almeno parzialmente, dal ritrovato equilibrio attraverso le arti marziali. Anche se, in verità, il vero miracolo, all’interno dell’intera vicenda, è costituito dal fatto che dopo tante vicende stralunate, selvagge e tutt’altro che politically correct il protagonista, autentico last man standing, sia ancora lì in piedi a raccontarcele.

Qui di seguito si danno due gustosi e sintomatici assaggi della edificante narrazione, estremamente adatta ad essere letta in occasione dell’Epifania.

Quando vivevo a Staten Island me ne stavo nella mia stanza, strafatto, a sniffare colla e ascoltare Venom, Skrewdrive, Cockney Rejects, e roba hardcore a tutto volume. Una volta, ero fatto di colla e andai al negozio dall’altra parte della strada dove mi rifornivo di solito. Entrai e presi l’intera scatola di tubetti di colla da dietro il bancone, Ricordo di aver pensato, “Non faranno caso a me”. Nel negozio non c’era nessun altro a parte me , il paki alla cassa e sua moglie.
Andai dietro il bancone, aprii la vetrina e presi tutta la fottuta scatola. Il paki iniziò a urlare qualcosa tipo “Hey che stai facendo?!”. Mi girai e risposi “Che cazzo vorresti fare?” e, tenuto qualche tubetto per me, gli lanciai tutta la confezione in faccia. I tubetti di colla volarono dappertutto e la scatola lo colpì in viso. Il tizio iniziò ad urlare e la moglie andò fuori di testa. Gli dissi, “Chiudi quella cazzo di bocca o do fuoco al tuo cazzo di negozio!”, e me ne andai.
Me ne tornai di sopra e mi misi a sniffare colla seduto sulla scala antincendio con lo stereo che sparava musica altissima. Per tutto il tempo tenni d’occhio il paki, che potevo vedere dalla scala antincendio attraverso la vetrina del suo negozio – gli mostravo il dito medio e mi facevo la mia colla.
Ero un pazzo attaccabrighe, e non mi importava di niente. Insomma c’era una stazione della polizia a pochi isolati, ma non me ne fregava proprio un cazzo.[…] Dannazione, la colla ti fotte il cervello sul serio e ti fa fare cose stupide e cattive.
In quel periodo composi alcuni dei miei riff preferiti.
1

Il titolo The Age of Quarrel viene dalla Bhagavada Gita. L’epoca in cui viviamo è definita “l’era della discordia e dell’ipocrisia”. E’ l’ultima delle quattro ere, prima della distruzione degli universi.
Un giorno, ero diretto in studio a registrare; venivo da un matinee al CBGB dove c’era stata una megarissa, in cui il mio amico Bags aveva staccato a morsi il pollice a un tizio. Mi guardò con la faccia tutta insanguinata, e urlò, “Harley! Tirami fuori di qui!”. Io pensai, “Oh bene, adesso tutti sanno come mi chiamo, sono immischiato in questo casino”. Quindi acchiappai lo stronzo e ci mettemmo a correre. Continuava a togliersi fottuti pezzetti di pelle dai denti. Aveva letteralmente staccato via il pollice del tipo, e lo aveva sputato nel canale di scolo davanti al CBGB, così era andato perduto. Non ci fu proprio modo di ricucirlo.
Correndo, arrivammo all’appartamento di Robbie CryptCrash e Michelle, che allora era sua moglie, e dissi a Robbie, “Non perdere di vista questo stronzo! Non farlo uscire, ci sono sbirri dappertutto”. Il figlio di puttana era riconoscibilissimo – aveva uno scorpione tatuato su per il collo, fino all’orecchio, un teschio composta da donne nude sulla schiena, la scritta “Wordship Shit” al contrario sul braccio e “I Eat Pussy” sul petto. Quel tipo era un disastro. Mi pare che fosse uscito di prigione da poco. Era ubriaco, e l’altro aveva cercato di cavargli gli occhi, ecco perché lui gli aveva morso il pollice.
Quando si fa a botte, può capitare di tutto; io stesso una volta per poco non staccai il dito a uno. Ma, per sua fortuna, mi manca un dente a un lato della bocca, quindi il suo dito scivolò nello spazio vuoto e rosicchiai solo la carne attorno all’osso. Ma tornando al mio amico, continuavo a dire, “Non fate andare questo stronzo fuori casa”. Era troppo aggressivo e dopo quello che era successo, sapevo che gli sbirri lo stavano cercando per tutto il quartiere. Quindi lo lasciai lì e me ne andai in studio a finire le registrazioni.
Era solo un altro giorno della mia cazzo di vita. Ovviamente, non furono in grado di tenere al chiuso quell’esaurito, perché tutti avevano paura di lui, a parte me e alcuni miei amici. Tornò in strada, lo beccarono, e andò al fresco per un bel po’di tempo.
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