Un’analisi “in situ” di quello che potrebbe portare al declino terminale dell’ultima superpotenza
di Alan D. Altieri
Tutti i capitoli di "AmeriKa dämmerung"
Gli Stati Uniti d’America – ultima superpotenza democratica, gendarme del mondo libero - sono una nazione determinata a usare la guerra solo e solamente quale estrema risorsa per difendere le vite dei propri cittadini e l’integrità del proprio territorio.
Giusto?
Sbagliato.
In realtà, da lungo, lunghissimo tempo, la guerra (leggi: “continuazione della politica con altri mezzi”, von Clausewitz) È parte integrante della politica estera americana.
Un'analisi “in situ” di quello che potrebbe portare al declino terminale dell’ultima superpotenza
di Alan D. Altieri
Tutti i capitoli di "AmeriKa dämmerung"
3. MELTDOWN (*)
Anno Domini 2001. Gli Stati Uniti si trovano, economicamente parlando, una sorta semi-ottimistica aspettativa:
- l’America non è direttamente coinvolta in nessuna guerra grossa (Balcani, Corea, Medio-Oriente, Africa sono i soliti focolai remoti);
- le casse federali sono in attivo;
- lo scare (spavento) del Millennium Bug - il blocco dei sistemi computer dovuto al cambiamento di data - si è risolto in una ridicola tempesta in un bicchiere d’acqua;
Un'analisi “in situ” di quello che potrebbe portare al declino terminale dell’ultima superpotenza
di Alan D. Altieri
Tutti i capitoli di "Amerika dämmerung"
1. LOWDOWN (*)
Gli Stati Uniti d’America - cuspide del capitalismo rampante del Terzo Millennio, locomotiva della produzione industriale globale - continueranno a essere LA forza trainante della crescita economica planetaria.
Giusto?
Sbagliato.
Alla chiusura del primo trimestre dell’Anno Domini 2008, anno conclusivo dell’Era Bush II, gli Stati Uniti non sono più né l’una cosa né l’altra. Per contro, sono in profondo, profondissimo DEFICIT FEDERALE: 10 TRILIARDI DI DOLLARI.
Ce texte est aussi disponible en FRANÇAIS |
Memorandum 1993-2008: narrativa, sguardo obliquo, ritorno al futuro
di Wu Ming 1
[Questo saggio è frutto di una lunga e partecipata discussione, e si basa su molte letture e una vasta mole di appunti.
Ho proposto l'espressione "nuova narrazione epica italiana" durante Up Close & Personal, workshop sulla narrativa italiana contemporanea tenutosi a Montréal il 28 e 29 marzo scorsi, organizzato da Francesco Borghesi ed Eugenio Bolongaro per il Department of Italian Studies della McGill University. La necessità di esprimersi in inglese ha subito asciugato il meme: "New Italian Epic"(*).
Sotto questo nome-ombrello ho raggruppato, in base a letture comparate, molti libri usciti in Italia negli ultimi 10-15 anni. Si tratta di una produzione molto eterogenea ma, intersecando vari insiemi e sotto-insiemi, si possono individuare diverse caratteristiche condivise. Tutte insieme puntano a un profondo denominatore comune, che sta nella natura dell'allegoria.
Ho rafforzato e riproposto il concetto e l'analisi nei giorni successivi, in due conferenze tenute negli USA (al Middlebury College, Vermont, e al MIT di Boston). Tornato in Italia, mi sono confrontato coi miei colleghi di collettivo e poi con altri scrittori, via mail e di persona.
Cosa possono mai avere in comune Gomorra e Romanzo criminale, Q e Dies irae, Maruzza Musumeci e Sappiano le mie parole di sangue, Cibo e L'ottava vibrazione, Cristiani di Allah e Noi saremo tutto...?
La discussione ha prodotto molte risposte, e ulteriori spunti.
Ho letto nuove cose, preso altri appunti, e mi sono messo di buona lena a scrivere un testo il più possibile chiaro, organico e - spero - utile al dibattito.
Una sorta di "abstract" di questo saggio (impreciso e tagliato con l'accetta, per ovvie esigenze di spazio e contesto) è apparso su "La Repubblica".
Qui, in anteprima assoluta, troverete il saggio vero e proprio, scaricabile in vari formati. Sono circa 80.000 battute, con note in fondo al testo.
Buon corpo-a-corpo.]
Un'analisi “in situ” di quello che potrebbe portare al declino terminale dell’ultima superpotenza
di Alan D. Altieri
[Alan D. Altieri inizia con questo reportage in tre parti la sua collaborazione con carmilla]
Tutti i capitoli di "AmeriKa dämmerung"
1. Regicidio
Gli Stati Uniti d’America - olimpo del diritto, modello di democrazia - sono una repubblica presidenziale a elezione del Presidente a mezzo di suffragio universale popolare diretto.
Giusto?
Sbagliato.
Il sistema elettorale degli Stati Uniti è in realtà molto più complesso e comunque NON È a elezione diretta. Una realtà contraddittoria che si sta rivelando tanto più perniciosa quanto più l’elettorato americano si avvia verso l’Election Day, martedi’ 4 novembre 2008.
[PREMESSA REDAZIONALE. E' trascorso ormai un mese dall'omicidio di Giovanna Reggiani. Un mese di paure sfruttate da demagoghi, di risentimento xenofobo, di lapidazioni verbali e aggressioni fisiche a capri espiatori. Un mese in cui il discorso pubblico è stato "dirottato" e pilotato dai vetero-razzisti di destra e dai neo-razzisti di ex-sinistra. Un mese in cui sono riemerse, più appiccicose che mai, vecchie "leggende nere" sul conto di zingari e altri marginali. L'odio ha caricato lancia in resta, parandosi il petto con lo scudo dei numeri, delle statistiche sui crimini. Forse mai come in questo frangente le cifre sono state brandite a mo' di clave, anzi, di mazze ferrate, per sfondare il cranio dei nemici, mescolando sangue e percentuali. Come c'era da aspettarsi, il dibattere si è fatto sempre più confuso. Per fare un po' di chiarezza Carmilla ha chiesto un contributo a Marco Rovelli, autore del fondamentale Lager italiani (Rizzoli, 2006), attivo da anni su queste tematiche, attento alle capillari, serpentine e semi-invisibili forme che assume in Italia la solidarietà ai migranti e agli esclusi.]
Qualsiasi ragionamento sull'immigrazione, e sull'equazione sempre più consolidata nell'immaginario degli italiani tra clandestino e criminale, è destinato a fallire se non lo si fonda su alcuni assiomi. Premesse scontate, ma che nel “dibattito pubblico” sembrano non essere mai considerate.
1. Le migrazioni contemporanee sono un evento epocale, di cui occorre, semplicemente, prendere atto, e di cui è illusorio pensare di invertire il segno. Può certo causare scompensi, come ogni evento vero, come ogni fatto che cambia la struttura delle cose per qualche fattore essenziale: ma non si può dire: "si torni a prima", come non si può tornare a un amore perduto. Occorre dunque, per prima cosa, una collettiva elaborazione del lutto. Ed è forse questo che impedisce a molti italiani di affrontare la realtà.
Impressioni dopo la lettura del romanzo Le benevole di Jonathan Littell
di Wu Ming 1
da "L'Unità" del 30 settembre 2007
Premio Goncourt 2006. Monumentale opera prima scritta in francese da uno statunitense. Caso editoriale in diversi paesi. Oggetto di stupore, shock e ammirazione. Alzate di polveroni a destra e a manca da parte di storici e critici, di ebrei e gentili. Perché?
Perché è chiaro fin da subito (dal lungo prologo intitolato "Toccata") che Le benevole di Jonathan Littell vuole imporsi come il romanzo supremo e definitivo su Germania nazista e sterminio degli ebrei.
Di questa ambizione, questa hybris che fa scavalcare ogni argine e sfidare ogni precedente narrazione sull'argomento, ho un'esperienza diretta di molti giorni. Leggere Le benevole è ritrovarsi testimoni, percossi e attoniti, di un tracimare: goccia dopo goccia, rivolo dopo rivolo, il fiume di dati, episodi, conversazioni, ricordi, sogni e citazioni si compone, si allarga, si alza, si gonfia finché non esonda. Arriviamo sul fronte russo sospinti da un'alluvione, immane ondata che spazza via interi mondi e innumerevoli vite, finché non impatta con la resistenza di Stalingrado, inattesa, inspiegabile. Le giornate di Stalingrado scavano un momento di "vuoto" nel romanzo e nella vita del protagonista, Maximilien Aue, ufficiale SS. Il vuoto si riempie di follia, follia per una volta non sistemica né organizzata, follia non burocratica bensì singolare e selvaggia. L'accerchiamento sovietico apre un crepaccio nel tempo e la psiche devastata di Aue produce visioni e fantasticherie. I passaggi sono fluidi, non più scanditi da cifre, date e acronimi, tutto è bianco e non si sentono rumori... E' a questo punto che l'onda s'incurva e volge indietro, con violenza moltiplicata. L'Armata Rossa e il Generale Inverno annichiliscono la Sesta Armata. Aue si salva, lo riportano a Berlino.
AGGIORNAMENTO OTTOBRE 2007. Dagli appunti usati per questa lezione ho tratto un testo più approfondito, intitolato "Allegoria e guerra in 300", ora leggibile qui. |
Mito tecnicizzato e responsabilità del narratore. Omaggio a Furio JesiDAMS di Torino, Palazzo Nuovo, 2 maggio 2007
Cliccando il simbolo
che precede i link audio puoi ascoltare gli mp3 senza lasciare questa pagina di Carmilla. E' il Playtagger di del.icio.us, informazioni qui. Se vuoi salvare i file sul tuo disco rigido: clicca col destro sul link testuale e scegli "salva come" (se usi un PC) o vai sul link testuale e fai ctrl + click (se hai un Mac).
ASCOLTA O SCARICA L'INTERVENTO COMPLETO (1h12'35")
Alta resa sonora, 160kbps, 85,07 mega
Bassa resa sonora, 64kbps, 34,02 mega
ASCOLTA O SCARICA UN CAPITOLO ALLA VOLTA (160kbps)
1. Il cinema è un tempio (7'40")
La sera che ho visto 300 - Ironia catartica e bestemmie - Ho amato e disprezzato questo film - La voce di Delio - Ironia erotica e analisi crudele - Questo film non vuole essere smontato.
di Kurt Vonnegut
[Dopo il suicidio epicureo di Hunter Thompson, l'America e il mondo perdono uno dei massimi esponenti della critica e dell'autocoscienza dell'Impero: Kurt Vonnegut, mitologico autore dell'altrettanto mitologico Mattatonio n° 5 e di altri capolavori, è morto ieri all'età di 85 anni. La Redazione di Carmilla esprime il lutto per questa scomparsa con un omaggio che Vonnegut si fa da solo: un suo testo]
A tutti i non-nati, a tutti i nascituri, a tutti gli innocenti grumetti di indifferenziata nientità: Alla larga dalla vita!
Io me la sono beccata, la vita. io mi sono ammalato di vita. ero anch’io un batuffolo di indifferenziata nientità, e poi , pifff, s’è aperto all’improvviso uno spiraglio, uno spioncino. Luce e rumore si sono riversati dentro il nulla. Delle voci hanno cominciato a descrivere me e il mio ambiente. Non potevo reclamare, contro quello che dicevano, né ricorrere in appello. Dicevano che ero un maschio a nome Rudolph waltz, e questo era quanto. Dicevano che si era nell’anno 1932, e questo era quanto. Dicevano che mi trovavo a Midland City, nell’Ohio, USA e anche questo era inoppugnabile.
Una conversazione con Roberto Saviano, a cura di Francesco Forlani

FF. Una volta, in treno, feci il viaggio fino a Milano con un lettore di Gianni Biondillo. Ovvero la persona che avrei visto una volta giunto a destinazione. C'era come una fenomenologia del lettore. Mi incuriosiva il suo modo di prendere e lasciare il libro, di avvicinarselo agli occhi quando la luce artificiale in galleria sfumava i contorni delle frasi, di sorridere e addirittura ridere, a un certo punto. Evidentemente lui, il lettore era all'oscuro di tutto il mio piano di studio. Immaginiamo che su quel treno c'eri tu, e che il tuo compagno di viaggio leggesse Gomorra. Come te lo immagini il tuo lettore?
RS. Non mi sono mai soffermato a pensare ad un mio lettore ideale. Non immagino, come faceva Italo Calvino, un lettore ideale che mi somigli, non vorrei mai mi somigliasse. Mi viene più facile pensare alle facce delle persone che mi hanno letto, e mi hanno incontrato per dirmi cosa pensavano delle mie pagine, lasciarmele affollare davanti agli occhi. Spero che il lettore sia molto diverso da me e che trovi Gomorra per caso, come un'incontro sul bus…di quelli che muta il percorso che avevi deciso di fare. Una sorta di paio d'occhiali nuovi, come per la bambina della Ortese ne Il mare non bagna Napoli, che correggendoti la miopia ti mostra i contorni, gli spigoli, i pesi e non più solo le sfumature. Ecco immagino un lettore a cui Gomorra rovini le giornate per salvargli qualcos'altro…
Per coincidenza dovuta a sfighe personali e motivi di studio per il prossimo romanzo, mi sono trovato a Berlino nelle due settimane che hanno visto emergere, sui media europei e americani,
l'aspro dibattito intorno alla confessione di Günter Grass, che nella sua autobiografia, Sbucciare cipolle, rivela di essersi arruolato a 17 anni nelle file delle SS, dopo un rifiuto della Marina militare di Hitler presso le cui sedi aveva presentato richiesta, essendone respinto. Ne è fuoriuscita una colata lavica, uno strascico di letame intellettuale e storico, un boom di news. Nello stesso momento in cui un altro scrittore saliva alla ribalta di riflettori funerei: l'israeliano David Grossman, a cui avevano ucciso il figlio Uri, riservista militare caduto nell'invasione del Libano da parte di Israele.Tempi ambigui che esigono un'analisi provvisoria. Provvisoria, ma necessaria: sul nostro tempo, sulla memoria, sulle responsabilità, sulla Germania e il nostro continente.
Dall'Audioteca di wumingfoundation.com
Libreria Feltrinelli, Piazza Galvani, Bologna, 27 giugno 2006
7 + 5 Mp3 da 160 kbps, raggruppati in due interventi consecutivi.
Cliccando il simbolo
che precede i link audio puoi ascoltare gli mp3 senza lasciare questa pagina di Carmilla. E' il Playtagger di del.icio.us, informazioni qui. Se vuoi salvare i file sul tuo disco rigido: clicca col destro sul link testuale e scegli "salva come" (se usi un PC) o vai sul link testuale e fai ctrl + click (se hai un Mac).
N.B. Nel primo file la voce è più metallica perché Saviano parlava in un microfono, abbandonato dopo pochi minuti.
Interventi di Wu Ming su Gomorra:
- Nandropausa#10 [WM3, WM1, WM2]
- Appunti sul "come" e il "cosa" di Gomorra [WM1]
- Clicca sulla copertina se vuoi ordinare il libro.
- Segue l'indice degli mp3.
In occasione di un convegno organizzato nel 1999 dalla rivista Letture, venne elaborato un manifesto estetico che, ai tempi, parve bizzarro. Gli estensori, sotto l'egida di Ferruccio Parazzoli, erano Tommaso Pincio, Antonio Riccardi, Giuseppe Genna e Michele Monina. Il manifesto non pretendeva di imporsi ideologicamente, non intendeva porsi come vasca di raccolta di pesci sguazzanti e nemmeno ambiva a un ruolo di leadership avanguardista. Soltanto, intendeva fotografare ciò che percepiva come presente avanzato - una porzione di futuro imminente.
L'invito è a misurare questo manifesto con l'attuale deriva narrativa e poetica.
"Scrivo di cose che non vidi, non mi capitarono, non seppi da nessuno, e che per di più non esistono affatto, né a priori possono accadere".
Luciano, Storia vera
Qui la sintesi della trasmissione di Radio Onde Furlane dedicata a Piermario Ciani, andata in onda la mattina del 5 luglio 2006. Mp3, 128 o 64 kbps, 39:37.
A cura di Paolo Cantarutti, con interviste telefoniche a Vittore Baroni, alla critica d'arte Paola Bristot, a Davide Toffolo dei Tre allegri ragazzi morti, e a WM1.
N.B. Cantarutti conduce in friulano - lingua musicale e comprensibile, piena di riverberi dai quattro punti cardinali. Pochi minuti all'inizio e qualche raccordo, poi le interviste sono tutte in italiano.
[WM1:] A un funerale viene voglia di parlare di vita, di progetti, cose e persone che spuntano e nascono. E il cazzeggio si insinua sempre. Anche perché ci prende di sorpresa il rito funebre solenne, quasi preconciliare, con monodìe in latino, a tratti addirittura arcaico. Rito proseguito al cimitero, acquasantiera e aspersorio posti di fronte alla fossa, a disposizione dell'intero paese, per bagnare e benedire quel legno là sotto e la terra intorno, ai bordi di questo paesino del Friuli che raggiungi saltando da un treno all'altro, l'ultimo tratto lo fai in corriera da Codroipo (toponimo che è tutto un anagramma).



di 


