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di G. De Michelecampoarbe.jpg
Fucilazioni di massa, esecuzioni sommarie, rappresaglie, morti per fame e malattia nei campi di concentramento: l'occupazione italiana dell'ex-Jugoslavia nel 1941-43.

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di Claudia Cernigoi [Claudia Cernigoi, giornalista triestina, è l'autrice dell'importante ricostruzione storica Operazione "foibe" tra storia e mito (KappaVu, Udine...

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telese.jpg"Questa recensione a firma Valerio Marchi è apparsa su Carta n.10 (13 marzo 2006). Ora fa parte di un bello speciale dedicato dalla rivista a Valerio..." [WM1]

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I CRIMINI DI GUERRA ITALIANI NELLA EX-JUGOSLAVIA

di Girolamo De Michele campoarbe.jpg

[nella foto a destra: detenuti slavi nel campo di concentramento italiano di Arbe]
La favola degli Italiani brava gente, dei colonizzatori buoni e gentili è ancora dura da sfatare, a dispetto di ricerche storiche accurate e dettagliate anche dal punto di vista documentaristico, come quelle di Angelo Del Boca, Tone Ferenc, Gianni Oliva, e di riviste come il Diario, I viaggi di Erodoto (Il confine orientale, n. 34/1998), Novecento. Proprio quest’ultima rivista, nel n. 3/2003, ha pubblicato una corposa inchiesta curata da Mimmo Franzinelli: I crimini di guerra italiani. All'interno di questa inchiesta, un drammatico quadro dei crimini commessi sulla popolazione slava dall'esercito italiano nell'ex-Jugoslavia nel periodo 1941-43.

«Controguerriglia ed eccidi di civili: questa la percezione delle popolazioni dell’ex-Jugoslavia sull’occupazione italiana. Direttive e rapporti delle autorità militari sull'attività delle nostre forze armate in Siovenia e Croazia documentano l'adozione di una politica spietata, avviata nella regione di Lubiana sin dal 1941 con uccisioni in massa di prigionieri senza processo, in una catena di violenze contro i civili che raggiunse l'apice nel 1942 43». Così inizia la sezione del saggio di Franzinelli dedicata ai crimini italiani nella ex-Jugoslavia.

Pubblicato Lunedî 12 Febbraio 2007

Operazione foibe tra storia e mito. Libro consigliatissimodi Claudia Cernigoi

[Claudia Cernigoi, giornalista triestina, è l'autrice dell'importante ricostruzione storica Operazione "foibe" tra storia e mito (KappaVu, Udine 2005). E' tra gli animatori del sito La Nuova Alabarda, da cui sono tratti i due testi che riproponiamo qui. Il primo prende le mosse dal falso e strumentale parallelismo Shoah-Foibe (istituzionalizzato nella "par condicio" commemorativa voluta dal centrodestra e pienamente accettata dal centrosinistra), parallelismo che soprattutto in Venezia Giulia alimenta un'ideologia irredentista, revanscista e antislava, come dimostrano i convegni "storici"che sempre si tengono a Trieste in prossimità della fatidica data; nel secondo Cernigoi si difende dalla banale e sbrigativa accusa di essere una "negazionista delle foibe", accusa che chi conosce le sue ricerche sa benissimo essere infondata. Il titolo complessivo di questo post non è dell'autrice bensì nostro, come anche le sottolineature.]

GIORNATA DELLA MEMORIA E GIORNO DEL RICORDO

Dopo l'istituzione del Giorno della Memoria per il 27 gennaio (anniversario della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz da parte dell’Armata Rossa sovietica), le associazioni irredentistiche degli esuli istriani hanno tanto fatto e brigato da ottenere, nel 2004, che il 10 febbraio, cioè a pochi giorni di distanza da questa ricorrenza, venisse istituito il "Giorno del Ricordo" (si noti qui anche la similitudine linguistica tra "ricordo" e "memoria"), "dell’esodo e delle foibe", ricorrenza istituita anche con il beneplacito di buona parte del centrosinistra, soprattutto i DS. A tre anni di distanza da questa "operazione", possiamo vedere gli effetti che essa ha avuto sulla scena politica e culturale italiana (ma anche internazionale).

Pubblicato Sabato 10 Febbraio 2007

cuorineri.jpg[Questa recensione a firma Valerio Marchi è apparsa su Carta n.10 (13 marzo 2006). Ora fa parte di un bello speciale dedicato dalla rivista a Valerio. La riprendiamo perché ci sembra contenere in nuce tutta la passione storica di Valerio, e la sua voglia bruciante di riportare discussioni e "voghe" intellettuali alla concretezza della vita (e della morte) di ogni giorno. In molti hanno criticato aspramente l'operazione di Telese, ma Valerio ha fatto di più, ha smontato il libro dall'alto (anzi, "dal basso") di una conoscenza diretta dell'argomento, dei contesti, dei personaggi. La recensione è molto acuta, porta allo scoperto caratteristiche di Cuori neri che nessun altro aveva fatto notare, es. la mancanza di rispetto nei confronti di questi caduti di ultradestra e del loro vissuto: il più delle volte vengono descritti come "fascisti per caso", in fondo impolitici, divenuti bersagli di azioni violente per motivi banali anziché per scelte compiute in piena coscienza.
Il recensore non si lascia fuorviare dal cursus honorum bertinottiano di Telese e si sforza di "stare sul pezzo", di dire le cose come stanno (anziché come si dice stiano), di esprimersi anche in modo brutale, purché sincero. Ecco, forse, il vero messaggio di Valerio Marchi in molti suoi scritti: una scorbutica sincerità, sempre ancorata ai dati concreti, è tra i migliori antidoti al machiavellismo di certe ricostruzioni storiche a orologeria. WM1]

Cuori neri di Luca Telese ripercorre le tragiche vicende di 21 vittime "fasciste" del sanguinoso scontro politico che ha segnato l'Italia a partire dal 1970, con un approccio destinato a suscitare polemiche sia nella destra radicale che nell'intera sinistra, senza peraltro poter essere considerato - in questo suo "scontentar tutti" - semplicemente "obiettivo".
L'impressione prevalente, scorrendo le pagine del libro, è infatti quella di un testo che utilizza un passato doloroso in funzione della più stringente attualità politica.

Pubblicato Martedî 25 Luglio 2006


pirina.jpgDa: Claudia Cernigoi, Operazione foibe: tra storia e mito, Kappa Vu, Udine 2005:

Altro epigono del revisionismo storico è il pordenonese Marco Pirina [nella foto], nato a Venezia nel '43, di famiglia friulana, figlio di un ufficiale della Guardia Nazionale Repubblicana (Francesco Pirina, insegnante di educazione fisica) ucciso dai partigiani nel luglio del '44.
Negli anni Sessanta Pirina frequenta l'università La Sapienza a Roma, diventa presidente del FUAN romano e poi del Fronte Delta, il gruppo di estrema destra che operava all'Università di Roma e che, stando ai piani del tentato golpe Borghese, avrebbe avuto l’incarico di tenere il controllo dell'Università.
Viene arrestato per coinvolgimento nel tentato golpe e prosciolto e rilasciato nel giro di un mese (estate '75). Ha affermato nel corso di una conferenza tenuta a Cormons nel novembre 1998, di essere stato arrestato solo perché il suo nome era stato trovato nell'agendina del "comandante" (così l'ha chiamato Pirina) Saccucci [1].

Pubblicato Giovedî 16 Febbraio 2006

ssitaliane_1.jpgDa: Claudia Cernigoi, Operazione foibe. Tra storia e mito, Kappa Vu, Udine 2005.


Oltre alla "lotta antipartigiana" i membri dell'Ispettorato [di Pubblica Sicurezza di Trieste] si occupavano anche di prelevare gli Ebrei da deportare in Germania: gli agenti si presentavano in casa delle persone da prelevare, in genere in seguito a denuncie di solerti vicini di casa o bottegai della zona (va ricordato che i nazisti ricompensavano con 10.000 lire - dell'epoca! - i delatori per ogni denuncia che portava ad un arresto) [1], i prigionieri venivano poi portati in via Bellosguardo e da lì "smistati" in Risiera.
Uno dei membri dell'Ispettorato che, secondo le teorie storiche descritte più sopra, viene considerato "infoibato" in quanto incarcerato a Lubiana e probabilmente fucilato, è l'agente Alessio Mignacca, specializzato nella ley de fuga, come leggiamo in alcuni documenti raccolti nel "carteggio processuale Gueli".
Ad esempio uccise Francesco Potocnik, che «rotto un vetro della finestra saltava dal I piano nel cortile interno e cercava di fuggire. Fatto segno a vari colpi di pistola da parte dell'agente Mignacca e raggiunto da un proiettile cadeva ucciso» [2]; e ferì gravemente Roberto Caprini che «tentava di darsi alla fuga saltando da una finestra al primo piano nel sottostante giardino ove veniva raccolto dalla guardia di PS Mignacca Alessio».

Pubblicato Mercoledî 15 Febbraio 2006

wirth05.jpgDa: Claudia Cernigoi, Operazione foibe. Tra storia e mito, Edizioni Kappa Vu, Udine 2005.


Il fenomeno del collaborazionismo a Trieste assunse dei livelli talmente vasti da disgustare persino Christian Wirth, “der wilde Christian” [Christian il selvaggio, nella foto], il primo “organizzatore” del lager della Risiera:

«i collaboratori superstiti... hanno ben riferito del compiacimento e del disgusto espressi dal Wirth per avere trovato in questa città ed in Fiume tanta gente disposta a concretamente favorire, per motivi il più delle volte non politici, la realizzazione dei suoi piani in questo specifico tema» [l’eliminazione degli Ebrei, n.d.a.]. [1]

Racconta lo storico Giuseppe Piemontese, che s’era trovato a lavorare, durante l’occupazione tedesca, presso l’ufficio traduzioni della cassa di malattia dell’amministrazione germanica assieme ad un amico di famiglia, il dott. Degner, «il quale, pur non avendo precise convinzioni politiche, era fondamentalmente antinazista»: «Ebbene, egli mi faceva vedere ogni tanto lettere anonime indirizzate a Rainer (e non erano poche, a disonore della città), nelle quali si denunziavano cittadini, solitamente per bassi rancori personali»[2]. Piemontese passava i nominativi dei denunciati ad altri impiegati della cassa di malattia che provvedevano a mettere sull’avviso gli interessati, salvandone così diversi dalla deportazione e dall’arresto. Ma purtroppo non tutti i triestini erano come questi impiegati.

Pubblicato Martedî 14 Febbraio 2006


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