di Enzo Fileno Carabba
[Illustrazione di Liza Schiavi - cliccare per ingrandire]
Tutte le puntate di DISCESE ESTREME
17. La lingua suprema
Già in tenerissima età avevo notato che esistevano persone che parlavano altre lingue, rispetto all'italiano. Si dava perfino il caso di gente che parlava tre o quattro lingue. Il fenomeno non mi convinceva. Non che tenessi particolarmente all'italiano, ma secondo me la lingua doveva essere una sola.
Quando poi la Voce ha cominciato a manifestarsi nella mia testa, questa idea si è rafforzata. Della Voce ho già parlato: era il mio shining personale, la mia luccicanza. Mi elargiva rivelazioni o visioni più o meno importanti, quando pareva a lei. Il mio intuito mi suggeriva che questa Voce non la sentivo solo io al mondo. Sicuramente tanti altri la sentivano, con intensità maggiore o minore, o anche uguale. Tanti altri l'avevano sentita in passato e tanti altri l'avrebbero sentita in futuro.
di Saverio Fattori
Tutti i capitoli di "Cattedrale"
Nel pomeriggio ho visto il Frank offrire caffè e sigarette come un soldato americano nel dopoguerra italico e straccione. Ho visto il giovane capo branco strusciato dalle migliori femmine, tutte in temperatura da atto di riproduzione, sento i loro ormoni nell’aria. Anche i facchini della cooperativa gli rendono omaggio per ragioni a me sconosciute, non dovrebbe importargli nulla del miracolo della macchina di collaudo. Sono uomini rudi, padri di famiglia, senza grilli per la testa. Non dovrebbero avere simpatia per un ventenne ornato da quattro orecchini per lobo, dedito alle droghe sintetiche e alla demolizione di auto nel fine settimana.
di Saverio Fattori
Tutti i capitoli di "Cattedrale"
In mensa oggi nessuno ascolta le mie storie. Racconto che hanno trovato i resti di un paio di part-time in un ripostiglio destinato a scope e altro materiale usato dall’impresa di pulizie esterna. Una stanza rimasta chiusa per anni. Il part-time come soluzione contrattuale è stato abbandonato dalle strategie di tutte le aziende. Tenere in regola un dipendente e usufruirne solo per quattro ore è fuori dalle leggi del mercato.
di Saverio Fattori
Tutti i capitoli di "Cattedrale"
Per sopravvivere devo sforzarmi di esaminare i fatti con logica e lucidità, fregandomene della sofferenza personale. La Cattedrale è solo un laboratorio, un ambiente dove verificare quanto l’essere umano sia una creatura imperfetta e feroce. Il kapetto dell’area imballo segue le direttive e risponde al responsabile di produzione, come gli altri capireparto relaziona al direttore di stabilimento.
La forza del mio rancore è sterile, l’energia del kapetto si esprime verso aspetti concreti legati all’organizzazione e alla gestione della forza lavoro. È orientata correttamente. È la forza del carnefice.
di Saverio Fattori
Tutti i capitoli di "Cattedrale"
Come vengono individuati i personaggi da proteggere e da esaltare in Cattedrale? Quali le attitudini e le caratteristiche da privilegiare? Come si diventa organo vitale necessario nell’organico della Cattedrale? Le mutazioni sono processi impercettibili che coinvolgono tutta la collettività secondo le proprie funzioni? Oppure telluriche macro-decisioni imposte da divinità bizzose e imprevedibili? Domande a cui non so rispondere, troppo basse le mie funzioni.
di Enzo Fileno Carabba
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Tutte le puntate di DISCESE ESTREME
16. La lotta col demone
Se ripenso al maniaco che mi attese alla base della scalinata, giovedì alle 12, solo soletto, mi si stringe il cuore. Come vittima sono stato insensibile.
Ma mi pongo anche un interrogativo: perché dialogavo così tanto coi maniaci? Il motivo è che cercavo di dare ascolto a tutti. E lo facevo per contrastare la mia riottosa natura, che andava in direzione contraria.
di Saverio Fattori
Tutti i capitoli di "Cattedrale"
Sindacato e Direzione formano un unico organismo, un mostro a due teste politicamente corretto che sa ciò che è bene per noi cuccioli nati ciechi. Quasi mai ci sono domande o interventi al termine delle relazioni del delegato sindacale. Quando succede si tratta di obiezioni senza sostanza frutto di totale incapacità di analisi critica. Piccinerie molto concrete, nessuna valenza generale.
di Saverio Fattori
Tutti i capitoli di "Cattedrale"
La capo-reparto ha colto qualcosa, deve avere intuito che non parlavamo amichevolmente quando ho impugnato l’avvitatore. Ci guarda dal tavolino su cui compila le carte della produzione, ci viene incontro, mi chiede se voglio il cambio. Il Frank lo chiamano nel piazzale. Il camion di un fornitore avrebbe già dovuto essere in scarico e non se ne ha notizia. Si rischia un fermo-linea per una guarnitura mancante. Hanno quantificato due ore di autonomia, ma le ragazze non rallentano il ritmo, non capiscono che potrebbero rilassarsi, la competizione continua, sembrano ipnotizzate. Tutto a posto? dice la tipa che afferra il carretto per darmi il cambio. Tutto a posto le dico e mi allontano.
di Saverio Fattori
Tutti i capitoli di "Cattedrale"
I ritmi della linea in questi giorni sono infernali, al massimo delle operatrici sei al limite umano, tutto deve essere perfetto, non puoi permetterti errori, non ci devono essere imprevisti o sei fottuto. Lavori sulla soglia del panico. La bottiglia d’acqua, vitamina C e potassio, rimane nella cassetta del cutter per molte ore, non si riesce nemmeno a trovare il tempo di sentire la sete. Nessuno ha mai osato ribellarsi, anche se ho visto ragazze piangere.
di Saverio Fattori
Tutti i capitoli di "Cattedrale"
Frank è davvero in forma. Già dal pomeriggio l’hanno messo a fare un’operazione complicata, ispira fiducia a pelle anche tra i capi. Il fatto che sia figlio di un notabile del paese potrebbe avere un suo peso. La nostra è una multinazionale provinciale. Mediante il controllo del Sindacato Centrale si è sviluppata una curiosa osmosi tra i poteri forti della Cittadella esterna e la Cattedrale. Il sindacato-partito non segue alcuna direttiva nazionale e tiene la CGIL fuori dalle mura. Gestisce le assunzioni del personale per le mansioni più umili e asseconda la dirigenza in un sano rapporto di concertazione. Non ha mai giocato alla lotta dura e pura.
di Saverio Fattori
Tutti i capitoli di "Cattedrale"
Oggi in mensa ho parlato. Lo spirito della Cattedrale si manifesta servendosi di me per rivelazioni che altri non colgono. Come medium posseduto da oscure presenze, rivelo misteri di cui nemmeno io sono a conoscenza. Ho raccontato che l’ultima stagista carina è stata assassinata. Quella castana con gli occhioni blu da bambola che affiancava gli ingegneri del Lain Team.
di Enzo Fileno Carabba
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Tutte le puntate di Discese estreme
15. Il maniaco inglese
Ricordo con apprensione il maniaco inglese.
E' vero che certi paesaggi inglesi, con quella luce cupa e corpuscolare, renderebbero inquietante anche San Francesco nei suoi momenti migliori, tuttavia bisogna riconoscere che il soggetto con cui ebbi modo di confrontarmi non era tra i più rassicuranti.
Avevo sui quattordici anni. Mi trovavo in una cittadina sul mare, ospite di una famiglia di forti bevitori, che in compenso risparmiavano sul cibo: perlomeno su quello che davano a me. Si trattava di una di quelle vacanze studio durante le quali si dovrebbe imparare l'inglese. Purtroppo il mio rapporto con l'inglese era di considerevole distanza. Soprattutto per quanto riguarda il parlato. Prima o poi troverò per questo mio problema una giustificazione profonda.
di Saverio Fattori
Tutti i capitoli di "Cattedrale"
Stamattina, verso le nove e mezza, hanno inserito in reparto il ragazzo con il giubbotto scuro. Sembra un tipo sveglio. Concede moderata confidenza alle comari più curiose che lo intervistano immediatamente. Ha intuito quanto siano pericolose, sa come tenerle alla larga senza essere troppo scortese.
di Saverio Fattori
Tutti i capitoli di "Cattedrale"
La Cattedrale non è il peggiore degli inferni. È solo il mio inferno. Nelle sue viscere si agitano i meccanismi di sempre, i tentacoli sgraziati di una piovra assassina, assurdo pretendere giustizia. Esiste solo il controllo. La Cattedrale ha orecchie buone, una sensibilità che stupisce, sente e spurga tossine ritenute dannose dal sistema immunitario. Di recente alcuni alti dirigenti hanno rassegnato le dimissioni. I loro visi sono apparsi all’interno delle bacheche, piccole foto in bianco e nero, icone fuori dal tempo. Qualche riga in inglese, ringraziamenti per il lavoro svolto, auguri per le prossime funzioni. Da svolgere altrove… Si desume volontarietà. Cazzate.
di Saverio Fattori
Tutti i capitoli di "Cattedrale"
Con il neo assunto, un vecchio rognoso come me rivendica la propria capacità nell’eseguire azioni ormai assimilate dall’organismo, movimenti velocissimi da quadrumane impazzito. Devo alimentare scivoli convergenti su posatori dove le operaie assemblano il manufatto della malora. Con un carrettino seguo un percorso obbligato, nulla è lasciato all’iniziativa del singolo, le regole sono chiare.
di Enzo Fileno Carabba
[Illustrazione di Liza Schiavi - cliccare per ingrandire]
Tutte le puntate di Discese estreme
14. Il bagno della donnola
Ricordo quando c’erano meno regole ma la gente che andava per mare era più rispettosa e aveva più occhio. Erano in grado di individuare una testa tra le onde a duecento metri di distanza. Sapevano anche che la testa di solito è attaccata a un bagnante e non va staccata. Una volta, da ragazzo, nuotando, mi ero allontanato troppo dalla riva. Mi si avvicinò una barchetta di legno e il personaggio a bordo - un omino piccolo, sicuramente un gigante del mare, in quanto a sapienza - con poche parole affettuose mi fece capire che ero un cretino. Ne presi atto e tornai indietro.
di Saverio Fattori
Tutti i capitoli di "Cattedrale"
Non è successo oggi, perché oggi non esiste, tutto è cristallizzato in una goccia d’ambra che pare troppo scura per essere ambra. Visto mai fosse merda.
Beh, in quest’oggi sospeso, un manager di una multinazionale, si fa l’ultimo giro di saluti, un tour di commiato tra cameratismi e cortesie, strette di mano e sottotitoli ipocriti.
La sua facciona era apparsa all’interno delle bacheche poste in luoghi strategici, i non-luoghi attigui alle macchinette del caffé e ai cessi.
di Saverio Fattori
Tutti i capitoli di "Cattedrale"
Ho dovuto insegnare a un contratto a sei mesi il rifornimento della linea di assemblaggio. È una creatura fragile e insicura. Una quarantenne con marito e prole. Per salvare il suo culo sarà pronta a tradirmi prima che la sirena suoni. Almeno tre volte. Se farà cazzate, se si dimostrerà lenta e impacciata, dirà alla capo-reparto che le ho insegnato male, sciogliendosi in un pianto. Scoppia in lacrime per nulla, è sempre sul limitare di una crisi di panico e il sangue non le ossigena il cervello, non memorizza. La temo. Più sei debole più sei pericoloso. È una completa idiota. È nel posto giusto. Un luogo inquinato di osmosi tra un campo di concentramento, un ospedale psichiatrico e una seconda media. Per farle coraggio dico che la cosa bella di quello che le sto insegnando è che anche una scimmia sarebbe in grado di farlo. Per demoralizzarla a morte le dico che la cosa brutta di quello che le sto insegnando, è che anche una scimmia sarebbe in grado di farlo.
di Enzo Fileno Carabba
[Illustrazione di Liza Schiavi - cliccare per ingrandire]
Tutte le puntate di Discese estreme
13. Le forze dell'ordine - Uno spacciatore in erba
Quando l'attenzione dei molestatori nei miei confronti si indebolì, il loro posto fu preso dalle forze dell'ordine.
Da ragazzo infatti polizia e carabinieri mi fermavano di continuo, e senza neanche offrirmi dei soldi.
La scena tipica era la seguente. Mi prendevano, mi portavano in uno stanzino, o in un angolo all'aperto ma riparato dai venti, e mi dicevano: dai, tanto lo sappiamo che ce l'hai, dicci dov'è che è meglio per tutti.
Sembrava che fossimo in confidenza, anche se in effetti li vedevo per la prima volta.
Trovavo la cosa particolarmente spiacevole: perché darmi del tu? E poi: se gli agenti sapevano qualcosa che me lo chiedevano a fare?
di Saverio Fattori
Tutti i capitoli di "Cattedrale"
Quindici mesi di catena di montaggio, dopo diciotto anni di Controllo Qualità hanno compromesso il mio equilibrio psichico. Sono debole e incattivito. E scriverne non servirà a curare o a lenire la malattia definitiva. Una vita tra cerebrolesi che alternano scatti d’ira a stati vegetativi. I ritmi lavorativi, i movimenti reiterati all’infinito, gli stimoli intellettuali mortificati delle esigenze pratiche della vita domestica, la televisione sedativa, i ristoranti pizzeria, il ricevimento dei professori, le vacanze estive trascorse nei paesi di origine del sud Italia. Bombardamenti quotidiani.
di Saverio Fattori
[Saverio Fattori, oltre ad essere un apprezzato collaboratore di Carmilla, è uno dei più interessanti narratori italiani degli ultimi anni. Dopo l'esordio con Alienazioni padane (2002), ha pubblicato Chi ha ucciso i Talk Talk?(2006), entrambi scaricabili in copyleft dal sito de iQuindici. Siamo quindi molto felici di cominciare oggi la pubblicazione del suo nuovo romanzo Cattedrale (g.d.m.)]
di Enzo Fileno Carabba
[Illustrazione di Liza Schiavi - cliccare per ingrandire]
Tutte le puntate di Discese estreme
12. Le donne nude
Parlerò delle donne nude.
Fino a quando mi è dato di ricordare, la mia mente è stata visitata da donne nude. La dimora della mia infanzia era piena di libri: parte della biblioteca del bisnonno (una volta ho trovato una dedica autografa di D'Annunzio) e del nonno, e tutti i libri di mio padre. Volumi antichi e nuovi che spaziavano in ogni direzione, nel senso che riguardavano ogni argomento, ma anche nel senso che uscivano dalle librerie, si riproducevano e arrivavano fin quasi in cucina e in bagno.
di Enzo Fileno Carabba
[Illustrazione di Liza Schiavi - cliccare per ingrandire]
Tutte le puntate di Discese estreme
11. L' Amicizia
Per qualche strano motivo la parola amicizia mi fa pensare all'infanzia. Dico strano perché non posso certo affermare che i miei unici amici appartengano a quel tempo, e che dopo basta. D'altra parte i fatti che accaddero allora hanno lasciato in me un segno così profondo che non posso dimenticare chi li ha vissuti con me. Il bello è che io questi fatti non li ricordo se non a sprazzi - forse perché portavano un peso o una forza insopportabili.
di Enzo Fileno Carabba
[Illustrazione di Liza Schiavi - cliccare per ingrandire]
10. L'onda chiara
In un punto imprecisato della Francia mia madre dice: "Potrai tornare qua quando vorrai. Hai tutta la vita davanti a te" e partiamo. Io ho nove dieci anni, mettiamo, i miei sono molto giovani. Mi portano spesso nei loro viaggi in macchina, viaggi avventurosi, e quando le cose scorrono fuori dal finestrino il mondo mi sembra un luogo incredibilmente profondo. Andiamo per deserti, montagne, promontori marini, attraversiamo fiumiciattoli, sempre con una Volkswagen cabriolet rossa, abbastanza ammaccata, che non sembrerebbe adatta per questo genere di impresa. Nelle terre remote, quando le tappe sono lunghe, il pranzo è a base di biscotti, e la macchina non si ferma, non c'è tempo di fermarsi. Penso che anche il Dio del mondo mangi biscotti al cioccolato, mentre guarda e crea le cose dal suo finestrino. Non ha il tempo di fermarsi. Miracolosamente, però, è del tutto rilassato.
di Enzo Fileno Carabba
D'ora in avanti, i capitoli del romanzo di Enzo Fileno Carabba saranno illustrati da Liza Schiavi, artista di straordinaria bravura. (V.E.)
9. TERRE DESOLATE
Mentre uscivo dall'infanzia andai a vedere il film Lo squalo, di Spielberg, e appena finito il film, in Piazza della Repubblica, fui colto da morbillo. Mia cugina disse che mi era venuto il morbillo dalla paura.
Ma non credo.
Una cosa importante del film è che i fondali in cui si muove lo squalo sono di notevole squallore. Un altro regista avrebbe colto l'occasione per mostrare fondali tetri ma spettacolari. Mentre i paesaggi in cui nuota il pescione protagonista ti fanno veramente cascare le braccia, da quanto sono piatti, fangosi, quasi lagunari (quello è uno squalo che viene da Venezia). E sappiamo cosa accade quando ti cadono le braccia, se c'è in giro uno squalo come quello: irreale, ma non per questo meno affamato.
di Enzo Fileno Carabba
8. LA ZATTERA MATRIMONIALE E IL CORTIGIANO DEGLI ABISSI
Quando – adolescente – cominciai a entrare in relazione con vere e proprie ragazze, i miei dimostrarono grande liberalità. In camera mia il letto singolo fu sostituito da un letto matrimoniale.
E' vero che l'iniziativa fu mia, e che il manufatto era una realizzazione artigianale più simile alla zattera di un naufrago maldestro, piena di fenditure, gobbe e avvallamenti, che a un letto tradizionale. Ma non ci fu una vera opposizione, a parte un po' di tira e molla quando portai i materassi.
Certo, dato che non disponevo di un materasso unico, bisognava stare un po' attenti a non cadere nelle incredibili buche che si spalancavano all'improvviso.
di Enzo Fileno Carabba
7. LA RICERCA DELLE UOVA QUADRE
Per anni mio padre mi ha interrogato sui paperi. Apriva una storia di Paperino e io dovevo stabilire, così a colpo d'occhio, sulla base di una singola vignetta, se avevo davanti una storia di Carl Barks, uno dei geni del Novecento, diceva.
Comprava possenti edizioni rilegate di tutta l'opera barksiana grazie ad ambigui mediatori che agivano nell'ombra. L'entità della spesa non veniva comunicata a mia mamma. Stiamo parlando di molti volumi.
D'altra parte, per un vero cultore, nessuna cifra è eccessiva: e questa è passione, proprio quello che manca alla vita di molti. Carl Barks è stato il vero creatore della saga dei paperi (Paperone, Paperino, Qui Quo Qua ecc) per la Disney. Sue sono le grandi storie avventurose, come Paperino nel paese delle uova quadre, dove i protagonisti si misurano con mondi ben più vasti, misteriosi e affascinanti di Paperopoli: regioni dove le uova non sono ovali, appunto. E suoi sono i disegni, che conferiscono a quei paperi una verità piena e rotonda. E direi una luminosità particolare. Quando l'anziano Paperone nuota e balza tra le monete come un giovane delfino, nei disegni di Barks, ci credi davvero.
di Enzo Fileno Carabba
6. IL CONCHIGLIAIO
Per molti anni ho condotto esperimenti della massima importanza. Tali esperienze avevano luogo soprattutto in camera mia e nel bagno attiguo.
La mia idea, me ne rendo conto solo adesso, era che l'anima andasse potenziata per sopravvivere nell'aldilà. Non potevo credere che tutte le anime sopravvivessero dopo la morte.
Non era possibile. E se anche fosse stato possibile, il risultato sarebbe stato una confusione improponibile.
Tuttavia non era neanche possibile che tutto andasse perduto. Ci doveva essere una specie di selezione delle anime. Alcune sopravvivevano. Non tutte.
La mia sì, per esempio.
di Enzo Fileno Carabba
[NOTA: Abbiamo omesso il capitolo IV del romanzo di Carabba perché è già apparso su Carmilla: vedi qui. Si tratta di un capitolo essenziale, che consigliamo di rileggere, perché in esso il protagonista scopre i suoi "poteri paranormali".]
5. IL GIORNALISTA SULLA RUSPA
All'epoca in cui manifestavo le mie perplessità circa le apparizioni di Gesù Bambino, mi fu chiesto – forse con preoccupazione - cosa volevo fare da grande.
Il giornalista sulla ruspa! Risposi io, senza esitare.
Dissi giornalista perché volevo essere come papà. Di ruspisti invece in famiglia non ce n'erano. Ma dissi ruspa pensando a gru (non conoscevo bene le parole). Non c'erano neanche gruisti in famiglia, se è per questo. Ma io immaginavo di scrivere i miei articoli lassù per aria, in cima a una gru gialla. In alto, in bilico a cento metri da terra, lontano da tutti.
di Enzo Fileno Carabba
3 - IL QUARTO E' SEMPRE A DESTRA
Verso Natale e durante l’estate le mie capacità matematiche si intensificavano. Ho appreso i rudimenti del calcolo grazie allo scopone scientifico. E’ vero che non sono andato molto oltre i rudimenti, ma bisogna riconoscere che è già qualcosa. Lo scopone ha inculcato in me l’idea che alla base di tutto c’è l’addizione e ha sopperito a eventuali lacune del sistema scolastico. Tre e quattro sette, sei e uno sette, e altre somme del genere, sono state - se non le prime parole che ho sentito - certo le seconde.
di Enzo Fileno Carabba
2 - IL NATALE DELLE MUTANDE DI LATTA
A dicembre mia nonna disse che per Natale intendeva regalarmi delle mutande di latta. Abbassò le palpebre, prese quell’aria assorta e spiegò che mi avrebbero protetto dagli stupratori di Campo di Marte e in ogni caso – anche ammesso che uno stupratore più abile degli altri fosse riuscito a sfilarmele – le mutande avrebbero prodotto un rumore tale da dare l’allarme e qualcuno sarebbe accorso. Io immaginai il rumore delle mutande di latta come un boato assordante, tipo i timpani di un’orchestra sinfonica.
Mia nonna era un vulcano di idee, a volte fondate a volte no. Resta il fatto che in quel periodo riscuotevo un successo straordinario presso i molestatori.
di Enzo Fileno Carabba
[Da quando vinse il premio Calvino col romanzo Jakob Pesciolini (Einaudi, 1992) fino al recente Pessimi segnali (Marsilio, 2004), Enzo Fileno Carabba non ha mai deluso i suoi ammiratori. L'estrema eleganza e "leggerezza" della sua prosa, l'ironia garbata degna di un Collodi, il tono deliziosamente trasognato, la profonda cultura ne fanno uno dei migliori scrittori italiani - come chi scrive ebbe a dichiarare, in tempi non sospetti, a un'intervistatrice de Il Corriere della Sera. E' dunque un grande onore, per Carmilla, potere pubblicare a puntate, in anteprima assoluta, il nuovo libro di Carabba, Discese estreme. Non proprio un romanzo, quanto... scopritelo da soli. E' tempo che Enzo Fileno Carabba, di indole modesta e dolce di temperamento, esca dal suo riserbo e divenga autore noto al maggior numero possibile di lettori.] (V.E.)
1 - LE DISCESE ESTREME
C’è un luogo riparato, una specie di cittadella inespugnabile o di baia segreta, dove il mio numero di telefono continua ad essere 602146, mia nonna materna continua ad avere 73 anni e io d’estate continuo a mangiare tacconi al pesce, in Abruzzo.
di Carlo Gazzotti
5. La scena bugiarda (1992–93)
Anche la scelta del lavoro successivo, Il Bugiardo di Carlo Goldoni, venne concordata con i funzionari dell’ente teatrale regionale, questa volta all’interno dell’iniziativa denominata ‘Fantafrottole’ dedicata per quell’anno al tema della ‘bugia’. La continuazione più che ovvia della rassegna realizzata l’anno precedente intorno a Pinocchio.
di Carlo Gazzotti
4. La scena meccanica (1991-1992)
All'inizio dell'anno scolastico 1991/92 venni avvicinato da una serie di funzionari del teatro stabile locale che mi proposero di partecipare alle iniziative attraverso le quali l’ente voleva ‘lanciare in città’ il proprio allestimento del Pinocchio di Collodi
In cambio, la più importante istituzione teatrale della regione si impegnava a metterci a disposizione gli spazi necessari all’attività laboratoriale essendo a conoscenza del fatto che il gruppo non poteva più utilizzare la sala SGB chiusa per gli interventi di ristrutturazione e di messa a norma dei quali s'è già parlato.
di Carlo Gazzotti
3. La scena alchemica (1989-91)
Scottati sul versante politico affaristico amministrativo, nonché, naturalmente, su quello scolastico, io e i ragazzi non trovammo di meglio da fare che acuire ancor più i toni ludico-spettacolari di una ricerca teatrale altrimenti defatigante, sofferta e chiusa ermeticamente al proprio interno. A giustificare la cosa la necessità di dover legittimare l’isolamento, prima forse subito, poi consapevolmente vissuto e fatto proprio in modo beffardo dal gruppo. Operare all’interno della sala SGB a contatto diretto con numerosi altri gruppi teatrali aveva comunque consentito al collettivo di crescere sia dal punto di vista umano che da quello artistico. Tre i modelli con i quali s’era finito per entrare in contatto.
di Carlo Gazzotti
2. La scena giacobina (1988-89)
L’anno scolastico 1988-1989 si aprì con il mio allontanamento dalle classi quarte e quinte dell’istituto, (troppo pericolose, forse, perchè formate da maggiorenni). Le nuove classi, soprattutto la 1^, la 2^, la 3^ C di quegli anni, luogo punitivo nel quale starsene buoni e remissivi, divennero però il serbatoio dal quale sarebbero scaturiti i nuovi protagonisti di quello che continuava chilometricamente a definirsi ‘Collettivo studentesco di ricerca e di produzione teatrale’. Un gruppo che assorbiva sempre più ogni mia energia e che superava ormai le cinquanta unità. Analogamente estendevo e rafforzavo la collaborazione con la Circoscrizione n. 5 del Comune. Del resto, la sala-teatro SGB eravamo noi.
di Carlo Gazzotti

Introduzione. La scena astratta
Idioti e idiozia sono oggi sinonimi di stupidità, d’insensatezza, di imbecille minorità psichica. A fissare i connotati della definizione corrente qualcosa che porta alla Francia del XII secolo o, più ancora, alla terminologia medica di stampo positivista.
Non così quando ‘idiota’ e ‘idiozia’ definivano tutto ciò che era proprio dell’uomo privato, dell’individuo naturale contrapposto all’uomo propriamente detto, all’uomo pubblico, civile, esperto, politico.
Dostoevskij non c’entra, e non c’entra nemmeno Pirandello. Qualche utile indizio può essere semmai contenuto nell’espressione ‘idiotismo’. Termine che designa, in ambito linguistico, ogni espressione dialettale, provinciale, ogni ‘cretinismo’ delle piccole comunità chiuse.
Presentazione de "La trama dell'idiozia" di Carlo Gazzotti, il nuovo romanzo a puntate di Carmilla
di Gioacchino Toni

A breve Carmilla inizierà la pubblicazione a puntate del romanzo “La trama dell’idiozia” di Carlo Gazzotti: è la storia di una follia, di un ostinato tentativo, da parte dell’autore/protagonista, docente di Materie letterarie, di combinare esperienze teatrali e scolastiche rendendole vive e partecipate. Nel racconto, una sorta di diario di bordo, l’autore intreccia riflessioni di teatrologia, spiccia quotidianità e scontri titanici con la burocrazia scolastica e le miopie di tanti suoi operatori.
di Riccardo Valla

CAPITOLO DICIASSETTESIMO
— Ah, è così! — esclamò un’altra voce, dal fondo della sala. — Chi si credono di essere questi autori? So fare di meglio io!
— Perché, c’è qualcosa che non la convince? — chiese Tonnorosa. — E, di grazia, che cosa la autorizza a parlare? è un autore? un critico? ha la tessera da giornalista?
— Mi autorizzano questi. — Mostrò i pugni. — Bisognerebbe darvi quattro schiaffi, e ben dati! Non fate i furbi con me! — L’uomo cominciò ad avvicinarsi minacciosamente.
— Se vuole suggerire, si accomodi... — ironizzò il vescovo.
di Riccardo Valla

CAPITOLO TREDICESIMO
— Una cosa non mi è chiara, signorina Sophie — chiese Londong, mentre raggiungevano l’auto. — Perché era tanto offesa con suo zio?
La donna lo guardò con una strana luce negli occhi. — Mi hai fatto impazzire per tutto il giorno, ma adesso siamo soli, finalmente... Via, non fare il timidone, il tuo amico è lontano... Cosa preferisci? Ti bacio le palline o facciamo l’amore?
Londong la guardò con sospetto. — Curiosa frase... Allora, cosa le ha fatto suo zio?
— Niente, maledizione! — sbottò lei. — Dopo tante promesse... vederlo nel nostro salotto, tra un coro di “daglielo duro, daglielo mollo, falle tremare le vene del collo”... ho visto che si stavano ... oh, ho capito che...
di Riccardo Valla

CAPITOLO NONO
Quando la biblioteca aprì, il primo che si presentò davanti all’impiegato fu un alto monaco con una strana tonaca color giallastro-verdognolo. — Nei miei studi sulle eresie ho trovato questi versi — gli disse. — Chissà se a fare una ricerca nel computer...
— Non ce n’è bisogno — sorrise l’altro, con aria divertita, dopo avere dato un’occhiata alla scritta. — Abbiamo anche gli altri indovinelli della serie, vada nell’ufficio del Conservatore.
Il monaco lo guardò con sospetto, ma era impossibile che l’uomo l’avesse riconosciuto. — Non credo di capire... — azzardò.
L’uomo gli prese di mano il foglietto. — Sì, questo indovinello di Sommelier:
di Riccardo Valla

CAPITOLO QUINTO
— Voleva dire “mattacchione”? — chiese Londong, cercando di tenersi alle maniglie. Aveva ‘l’impressione di viaggiare dentro una scatola di latta: il rumore non era granché diverso.
— Volevo dire proprio quello che ho detto! Sai, non potevo lasciare che tutto quel ben di Dio marcisse in prigione!
— Prigione?
— Sì, in America la legge funziona, ma qui possono tenerti in prigione per anni senza mai celebrare il processo.
— Scusi, ma dove le ha prese, queste idee dell’America?
— Dai telefilm che vedevo alla televisione commerciale, quando ero in Italia. Dove possiamo andare? Il tuo albergo è pericoloso, casa mia la staranno già sorvegliando. Forse da una mia amica che è fuori Parigi e lascia le chiavi sotto lo zerbino...
di Riccardo Valla

[Siamo orgogliosi di ripresentare, in cinque puntate, uno dei grandi successi di Carmilla: Il coccige Da Vinci di Riccardo Valla, in una nuova versione interamente rivista dall'autore. L'opera ha ricevuto a Fiuggi, nel marzo di quest'anno, nel corso della Italcon (la manifestazione annuale degli appassionati di fantascienza), il Premio Italia per il migliore racconto apparso su pubblicazione professionale. Del testo esiste anche una versione cartacea a tiratura limitata, di recente segnalata dal settimanale Panorama. Ricordiamo che Riccardo Valla è il traduttore in italiano de Il codice Da Vinci di Dan Brown.]
a Laura per i memi, a Lanfranco, che lo odia
quanto sono giunto a odiarlo io,
e a Giorgia che si rifiuta di leggerlo
Avvertenza dell’autore. Persone, luoghi, religioni, sette, documenti e libri citati in questa narrazione sono puramente immaginari. Anche il Codice Da Vinci. Ciascuno di loro è illusione, Maia. Come tutti noi.
Shankara insegnava nella piazza del mercato e un giorno, in uno dei vicini padiglioni, un elefante si imbizzarrì e cominciò a colpire con la proboscide tutto e tutti. Chi assistette alla scena si affrettò ad allontanarsi di corsa. Anche Shankara li imitò e corse via lungo la strada maestra.
Mentre correva, uno dei suoi oppositori lo vide, dalla finestra del primo piano e scoppiò a ridere.
— Perché fuggi, Shankara? — gli chiese. — Non sai che l’elefante è illusione?
— Sì, ma lo sono anch’io! — ribatté il filosofo, e riprese a correre.
Dalla vita di Shankara, citato da Mario Piantelli
di Lucio Angelini
[I ricordi di Andersen non sono inventati da Lucio Angelini (nella foto a sinistra), ma tratti di peso dalla sua stessa autobografia.
Qui tutte le puntate di questo romanzo on line]
Cap. XXIII
“A quattordici anni, prima della mia fuga a Copenaghen, mi era stato predetto che un giorno la città di Odense sarebbe stata illuminata a festa in mio onore. Quell’antica profezia si compí nella forma piú splendida. Verso la fine di novembre del 1867 ricevetti a Copenaghen una lettera in cui il consiglio comunale di Odense mi annunciava il conferimento della cittadinanza onoraria a Odense, in un incontro che si sarebbe tenuto il successivo 6 dicembre. Subito mi affrettai a ringraziarli di tutto cuore. Erano ormai passati quarantotto anni da quando, ragazzo bisognoso, avevo abbandonato la mia città natale. Adesso, ricco di felici ricordi, vi sarei stato accolto come un figlio diletto nella casa paterna. Mi sentii trasportato in alto non in vanità, ma in gratitudine verso Dio, per le dolorose ore in cui ero stato messo alla prova e i numerosi giorni di felicità che poi mi aveva concesso.”
di Lucio Angelini
[I ricordi di Andersen non sono inventati da Lucio Angelini (nella foto a sinistra), ma tratti di peso dalla sua stessa autobografia.
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Cap. XX
“Da bambino, a Odense, quando andavo a teatro a seguire le rappresentazioni in tedesco, avevo visto ‘Le fanciulle del Danubio’, un’opera comica di Ferdinand Knauer, e il pubblico acclamava ogni volta l’attrice principale, a cui andavano gli onori e gli omaggi. Ai miei occhi, lei era la creatura piú fortunata della terra.
Anni dopo, quando ero all’Università, mi recai un giorno in visita all’ospedale di Odense, e in una stanza abitata da povere vedove, dove, come all’ospizio, tutto l’arredamento consisteva in un letto vicino all’altro, con un armadietto, una sedia e un tavolo, vidi appeso sopra uno dei giacigli un ritratto femminile in una cornice dorata: l’ ‘Emilia Galotti’, di Lessing, che sfoglia una rosa. Ma la figura contrastava singolarmente con tutta la povertà circostante. ‘Chi rappresenta?’, chiesi. ‘Oh’, mi rispose una delle vecchie, ‘quello è il viso di madama tedesca’ e vidi una piccola donna, sottile e delicata, con le guance raggrinzite e vestita di un abito di seta liso, che un tempo era stato nero. Era la cantante famosa, che avevo vista nella parte di ‘Donauweibchen’ e che tutti applaudivano. Mi fece un’impressione indimenticabile e spesso mi tornò in mente. A Napoli, poi, avevo sentito la Malibran, la cui voce e recitazione superavano tutto quanto avevo udito, ma il mio pensiero non si staccava dalla povera cantante dell’ospizio di Odense. Entrambe le figure si fusero nel personaggio di Annunziata del romanzo che stavo scrivendo e di cui l’Italia ero lo sfondo: ‘L’improvvisatore’.
di Lucio Angelini
[I ricordi di Andersen non sono inventati da Lucio Angelini (nella foto a sinistra), ma tratti di peso dalla sua stessa autobografia.
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Cap. XVII
“Fin dalla piú tenera infanzia credevo che quanto avvenisse a Capodanno fosse un presagio di ciò che sarebbe accaduto per tutto l’anno. Il mio desiderio piú ardente per l’anno nuovo era di ottenere una parte in un lavoro teatrale e di presentarmi alla ribalta. In secondo luogo veniva la paga. Era appunto Capodanno e il teatro era chiuso, ma l’ingresso al palcoscenico era aperto, sorvegliato da un portiere vecchio e mezzo cieco. Gli sgattaiolai davanti con il cuore in tumulto e mi ritrovai tra le quinte e il sipario. Avanzai sul palcoscenico verso l’orchestra e caddi in ginocchio, ma non riuscivo a ricordare nessun verso. Eppure dovevo pronunciare qualche parola, se desideravo tornare lí a recitare. Allora scandii a voce alta il ‘Padre Nostro’ e scappai via, certo che nel corso dell’anno nuovo avrei recitato una parte.”
di Lucio Angelini
[I ricordi di Andersen non sono inventati da L.A., ma tratti di peso dalla sua stessa autobografia. Qui tutte le puntate di questo romanzo on line]
Cap. XIII
“Stavo per compiere i quattordici anni e la mamma pensò bene di cresimarmi. Era un passo necessario perché potessi presentarmi come apprendista dal sarto e iniziassi a combinare qualcosa di utile. Mi amava di tutto cuore, ma non capiva le mie aspirazioni, né, d’altra parte, le capivo io. La gente che le stava intorno continuava a biasimare la mia condotta, mettendomi in ridicolo, e lei ne soffriva. La nostra parrocchia era quella di San Canuto. I cresimandi potevano iscriversi o dal prevosto o dal cappellano. Dal primo, in genere, andavano i figli delle famiglie per bene, insieme con gli alunni del ginnasio, dal secondo i piú poveri, che rimanevano nel fondo della chiesa. Io mi presentai al prevosto, che fu costretto ad accettarmi, non senza attribuire a pura vanità il mio desiderio di essere inserito tra i suoi cresimandi. Ma io sono certo che non era solo la vanità, la mia: in realtà avevo paura dei ragazzi poveri che mi avevano deriso, e sentivo sempre il desiderio di avvicinarmi agli studenti di ginnasio, che ritenevo molto migliori degli altri. Quando giocavano nel giardino del cimitero li spiavo attraverso l’inferriata e desideravo essere tra quei fortunati, non tanto per il gioco, quanto per i molti libri che possedevano e per ciò che sarebbero potuti diventare nel mondo. Iscrivendomi dal prevosto avrei potuto trovarmi in mezzo a loro, essere come loro.”
di Lucio Angelini
[I ricordi di Andersen non sono inventati da L.A., ma tratti di peso dalla sua stessa autobografia. Qui tutte le puntate di questo romanzo on line]
Cap. VII
“Intanto crescevo buono e ingenuo, senza darmi pensiero dei bisogni e delle privazioni a cui ero sottoposto. E benché i miei genitori vivessero, come si suol dire, alla giornata, a me pareva di nuotare nell’abbondanza. Anche nel vestire credevo di essere elegante, perché una vecchia mi adattava gli abiti smessi di mio padre. Tre o quattro grossi ritagli di seta della mamma mi venivano appuntati sul petto l’uno sull’altro, a mo’ di panciotto. Intorno al collo mi veniva legato un panno con un grosso nodo a fiocco, la testa mi veniva lavata col sapone, i capelli arricciati ed eccomi in ghingheri. Cosí acconciato andai per la prima volta a teatro con i miei genitori.”


