di Valerio Evangelisti
Claudio Calia, E’ primavera. Intervista a Toni Negri, ed. BeccoGiallo, 2008, pp.162, € 15,00.
Non era per niente facile, lo si intuisce, trasporre a fumetti la biografia di Toni Negri e una parte almeno del suo pensiero. Il miracolo è riuscito a Claudio Calia, disegnatore assolutamente geniale, autore di libri illustrati e sceneggiati da lui solo (Porto Marghera, la legge non è uguale per tutti, BeccoGiallo, 2007), curatore di antologie (tra le altre, Fortezza Europa, Coniglio editore, 2006; Resistenze, cronache di ribellione quotidiana, BeccoGiallo, 2007), collaboratore della padovana Radio Sherwood.
Calia è riuscito nell’intento grazie alla casa editrice BeccoGiallo che, nel campo dei fumetti, offre uno dei cataloghi più sorprendenti in circolazione; e soprattutto grazie all’aiuto dello stesso Toni Negri, che si è prestato a un’intervista articolata in più sessioni, che immagino lunghissime.
di Daniela Bandini
Corrado Farina, L'invasione degli ultragay. Una storia politicamente scorretta, Zero91 editore, 2008, pp. 288, € 14,00.
Corrado Farina, nei primi anni Settanta, diresse due film di grande originalità: Hanno cambiato faccia e Baba Yaga. In seguito ha lasciato la regia e si è dedicato alla narrativa. Questo è il suo ultimo romanzo.
Abbiamo uno scrittore di mezza età, Corradino Piersanti, scrupoloso, serio, impegnato, coerente. Uno di quelli che ancora credono che scrivere sia un piacere coniugato alla serietà di chi lo propone, che scrivere possa sbloccare la relazione unilaterale tra lettore e scrittore, qualcosa che sappia di confronto franco, cordiale e paritario. Uno scrittore che con disincanto riconosce le spietate regole del mercato editoriale, uno scrittore che sa che per smerciare roba seria e impegnata come Questione di pelle ci vorrebbe un altro standard di vendite.
di Daniela Bandini
Francesco Dimitri, Pan, Marsilio editore, 2008, pp. 461, € 19,00.
Immagino che proporre la lettura di 460 pagine sia qualcosa di assolutamente spropositato, quasi sconveniente, e quando si tratta di un romanzo, per di più italiano, scritto da uno scrittore italiano nato nel 1981, ambientato tra Roma e i confini della libertà, ebbene proporlo non solo è sconveniente, è necessario. Siamo in piena estate, quindi una giusta dose di trasgressione culturale è persino lecita, per cui comincerò questa recensione mettendomi nei panni della mia adorata protagonista di Sex and the City, e mi immagino di scrivere nella rubrica quotidiana di gossip e moda di un quotidiano newyorkese. Cosa indosseremo questo autunno? Quali le tendenze? Ebbene tenevi forte, aggrappatevi ai braccioli delle vostre poltrone, sorseggiate l’ultimo mojito estivo, mettete da parte infradito e gloss maxi volume, profumi vanigliati, creme rassodanti, antirughe molecolari e andate dritte dritte (oppure ordinate via internet, consigliato) a un qualche mercatino che vende abbigliamento militare, in alternativa va benissimo un negozio di caccia e pesca.
di Gioacchino Toni
Eraldo Baldini, Alessandro Fabbri, Quell'estate di sangue e di luna, Einaudi Stile Libero Big, 2008, pp. 256, € 15,00
Caldo pomeriggio d’estate profumato dai campi di grano, papaveri e camomilla. Luce intensa. Un’auto con a bordo un uomo e il figlioletto di undici anni percorre una strada deserta. Una mietitrebbia è in azione all’orizzonte. Uno spiazzo sterrato con un bar di paese ove diversi vecchietti occupano i tavolini all’aperto e alcuni ragazzini smanettano al biliardino. Benvenuti a Lancimago. Le prime pagine del romanzo di Eraldo Baldini e Alessandro Fabbri ci portano, quasi fossimo a bordo dell’auto insieme ai due personaggi, in questo sperduto paesino rurale abitato da poche anime. Ben presto gli eventi narrati abbandonano la contemporaneità per catapultarci nell’estate del 1969, quando i giornali e la tv celebravano la “conquista della luna” ad opera della missione Apollo.
di Valerio Evangelisti
Patrick Senécal, Una mente pericolosa, Editrice Nord, 2008, pp. 399, € 18,60
La casa editrice Nord, che si è coperta di gloria nel campo della fantascienza quando era proprietà di Gianfranco Viviani (grande gentiluomo e grande editore), oggi, passata al gruppo Longanesi, è piuttosto specializzata in thriller. Spesso imitazioni de Il codice Da Vinci, come l’orrendo La cospirazione Fulcanelli di Scott Mariani, in cui l’autore dimostra, fin dai primi capitoli, di non sapere nulla dell’alchimia che pretende affrontare. Tuttavia nella produzione attuale della Nord non mancano sorprese felici, tipo la scoperta di un grande del genere horror: Patrick Senécal.
L’approdo tardivo a una terra natale, spogliata ormai delle sue valenze affettive, devastata e senza radici, dove non ha più senso immaginare una patria. Questo è il senso delle amarissime considerazioni che costellano il fitto diario esistenziale di Günther Anders,
Discesa nell’Ade. Auschwitz e Breslavia, 1966 pubblicato per i tipi di Bollati Boringhieri (€ 16), un drammatico reportage, una specie di libro di viaggio nei luoghi d’origine che si rivela però essere la narrazione di una catabasi negli Inferi.
Craig Davidson - RUGGINE E OSSA - Einaudi Stile Libero - pp. 271 - € 11.50
Libro d’esordio di Davidson (qui il suo sito ufficiale), una serie di racconti collegati dal filo comune di esprimere la difficoltà di adattarsi a una vita difficile. I personaggi dei racconti di Davidson sono disperati, a volte combattono i propri malesseri e altre volte li assecondano morbosamente, come se fosse l’unica possibilità di accettarsi. Il titolo del romanzo richiama il primo racconto, dove un pugile di 36 anni senza più possibiltà di arrivare alla fama, rimugina sul coma del nipote rievocando il giorno in cui accadde l’incidente che ha rovinato la vita a entrambi. Durante una passeggiata su un laghetto ghiacciato, il ragazzino scappa di mano allo zio – allora un promettente boxeur – e sfonda la superficie. Per salvarlo, lo zio si rompe le ossa di una mano nel tentativo di rompere il ghiaccio che intrappola il bambino. Il racconto avviene a quindici anni di distanza, il nipote Jake si è salvato ma i danni cerebrali subiti l’hanno lasciato in coma.
di Flavio Santi
Gianni Biondillo, “Metropoli per principianti”, Guanda, pp. 210, € 12,00
Gianni Biondillo ha scritto il suo capolavoro. Senza nulla togliere alla celebrata saga del commissario Ferraro, questo libro addensa al meglio le doti di Biondillo – velocità e nitore di scrittura, ironia pungente, sguardo partecipe, alto senso etico, pensiero spiazzante e sempre critico –, senza addomesticarle però in una gabbia troppo rigida, come a volte è il romanzo di genere. Qua domina una grande fluidità – da vita liquida per usare un concetto in voga –, un sapiente cine-occhio che si muove su persone, città, sentimenti, idee. Persone e oggetti, come ricorda l’appunto di Wu Ming 1 sul retro di copertina, colti in una dialettica plastica e complessa: si tratta di una raccolta di saggi che definire di architettura sarebbe riduttivo, ricchi come sono di una calda umanità e di uno sguardo lucido e chirurgico.
di Claudio Albertani
Rosalba Piazza, I saperi illeciti del meticciato. Medicina e tradizioni di cura tra i Maya-K’iche’ del Guatemala, Colibrì Edizioni, Milano, 2006, pp. 280, € 19,00.
Tutto ciò che vive è irripetibile. E’ inconcepibile che due esseri umani, due arbusti di rose selvagge siano identici... La vita si estingue lì dove ci si industria a cancellare le differenze e le particolarità con la violenza.
Vasili Grossman
Il libro narra le esperienze che Rosalba Piazza ha vissuto nel corso di tre lustri – tra il 1989 e il 2004 - a Totonicapán, cittadina indigena dell’altopiano occidentale del Guatemala, come ricercatrice e responsabile di un progetto di cooperazione internazionale realizzato dal GRT (Gruppo per le Relazioni Transculturali), una ONG italiana.
Nell'attuale, intensissimo dibattito sul New Italian Epic e sugli orizzonti delle poetiche narrative che stanno prendendo forma in questi anni in Italia, si inserisce prepotentemente il bellissimo romanzo di Alessandro Bertante,
Al Diavul (Marsilio, € 17). Si tratta di un romanzo storico e, nonostante ciò, nitidamente e sinceramente autobiografico, che interroga un momento nodale del passato ed esprime una renitenza all'assenso di quella onnipersistenza vorace del presente, di questo devastato presente, che si erge a epoca definitiva e chiude i conti con ciò che lo ha prodotto, formulando un giudizio indecente e autocratico, e al tempo stesso desiderando bloccare ogni deriva autonoma e impazzita che conduca a un futuro diverso da quello calcolato.
Lo snodo storico in cui la scrittura veloce di Bertante entra attraverso diverse piattaforme conoscitive sono in realtà due momenti, osmotici, collidenti: l'affermarsi del Fascismo in Italia e la Rivoluzione che parte dalla Barcellona di Durruti nel '36.
di Gioacchino Toni
Jacques Le Goff, Nicolas Truong, Il corpo nel Medioevo, Editori Laterza, 2007, pp. XIV-188, € 8.50
Salvo rare eccezioni il corpo è stato a lungo tralasciato dalla storia e dagli storici, tanto che per molto tempo la storia può essere detta “disincarnata”. Tra le eccezioni, Jacques Le Goff e Nicolas Truong ricordano il lavoro di metà Ottocento di Jules Michelet sulla strega nel Medioevo, gli studi, risalenti alla prima metà del XX secolo, del sociologo Marcel Mauss relativi al modificarsi diacronico delle “tecniche del corpo”, le ricerche del tedesco Norbert Elias che, nei primi decenni del Novecento, affronta le funzioni corporee come vero e proprio oggetto storico e sociologico. È però al tentativo di giungere a una storia globale portato avanti dalla scuola delle Annales, e in particolare agli studi di Marc Bloch, che si deve una vera e propria programmazione della ricerca volta a restituire un corpo alla storia e dare una storia al corpo. L’importanza del corpo nella storia occidentale viene ribadita anche dalla Scuola di Francoforte e, successivamente, da Michel Foucault. Il filosofo francese indaga il modo in cui il corpo è immerso nel dominio della politica e i suoi studi mostrano come nella storia europea si arrivi ad una diffusa “tecnologia politica del corpo”. È però soprattutto del lavoro di Marc Bloch che Le Goff e Truong si dimostrano debitori nella loro analisi del corpo nel Medioevo.
di Daniela Bandini
Giorgio Bona, Chiedi alle nuvole chi sono, ed. Besa, 2008, pp. 160, € 13,00.
Se è vero che anche l’occhio vuole la sua parte, questo ultimo lavoro di Giorgio Bona può senz’altro vantare un impatto visivo notevole. Bella la copertina, la scelta della foto, che riproduce la sostanza della realtà contadina di appena qualche decennio fa. Un giovane seduto su un mucchio di granoturco intento a spannocchiare, di lato si intravede una ruota di bicicletta, il giovane sorride, pare sorpreso, non era così immediata, allora, l’assonanza di riproduzione istantanea e quotidiano. Una foto era anche una spesa, da valutare: generalmente ne troviamo di gruppo, partendo dai bisnonni per lo più seduti fino ai bambini in fasce. E più le generazioni sono datate all’indietro più riconosciamo la miseria di quegli anni; anche indossando gli abiti migliori, non la si poteva nascondere.
di Letizia Muratori
[Letizia Muratori è una delle più importanti autrici italiane contemporanee. Ha pubblicato per Einaudi Stile Libero i romanzi Tu non c'entri e La vita in comune. Per Adelphi sta per uscire La casa madre, chiasmo tra due racconti lunghi su cui si ragionerà in Carmilla. La recensione di Muratori allo splendido "oggetto narrativo" di Giacopini è condotta utilizzando alcuni parametri del memorandum sul
New Italian Epic, enunciati da WM1. gg]
Documentare vite alternative, fare storia alternativa.
Nel saggio New Italian Epic Wu Ming 1 segnala tre esempi di mockbiopic, cioè biografie deviate e alternative rispetto ai fatti storici: Il signor figlio di Alessandro Zaccuri,
L'uomo che volle essere Perón di Giovanni
Maria Bellu [clicca per leggere la recensione di Giancarlo De Cataldo, N.d.R.] e Havana Glam di Wu Ming 5. Ovvero
Leopardi a Londra dopo il 1837, Perón sardo, e David
Bowie simpatizzante comunista.Su necessità e importanza del lavoro di WM1 tornerò al più presto e con l'attenzione che merita. Al momento ne approfitto per ragionare su
di Giancarlo De Cataldo
Giovanni Maria Bellu, L'uomo che volle essere Perón, Bompiani, pp. 356, € 19,00.
[Parlando di questo libro in
una multi-recensione apparsa su Repubblica on line l'8 maggio, Dario Olivero scriveva:
"Si parla molto in questi giorni di un nuovo filone della letteratura italiana che è stato chiamato New Italian Epic, tanto difficile da definire quanto forse immediato da intercettare quando si incontra. Ecco un esempio."
Su L'Unità del 20 maggio, lo scrittore Giancarlo De Cataldo recensiva la stessa opera, aggiungendo prospettiva a quell'osservazione.]
Questo è un gran bel libro. Contiene tre storie. La più antica comincia in Sardegna cent'anni fa. E' la storia di un ragazzo di Mamoiada di nome Giovanni Piras che s'imbarca sul piroscafo dei sogni e se ne va in Argentina in cerca di fortuna. La seconda comincia anch’essa in Sardegna, non si sa bene quando nè come nè perché, e nemmeno se sia una vera storia o non, piuttosto, una leggenda. E' la storia di come l'emigrante Giovanni Piras sia diventato Juan Domingo Perón, a lungo signore e padrone dell'Argentina. La terza e ultima storia comincia quando il Giornalista, l'io narrante di questa seducente avventura, sente parlare per la prima volta della faccenda Piras/Perón.
E' la storia delle storie, quella che affascìna le altre due sotto il segno del rapporto fra un giovane esploratore della vita, con la sua carica di rabbia, speranza e utopia, e il suo anziano padre, il Vecchio, con il suo fardello di sconfitte, delusioni, rassegnazioni.
Incubo rosso, inferno bianco, assassini neri

di Alan D. Altieri
Tom Rob Smith, Bambino 44 (Child 44), traduzione di Annalisa Garavaglia, Milano, Sperling & Kupfer, 2008, 444 pp., € 19.90
Un mondo dal clima deviato: inverni simili a ere glaciali ed estati come forni crematori. Un mondo di strutture abitative primeve: tetri termitai di cemento armato, tutti identici uno all’altro e molto, troppo simili a carceri. Un mondo dalla tecnologia brutale: treni a carbone spalato duramente a mano, poche auto a benzina simile a nafta che scaricano fumi venefici, telefoni a disco che non funzionano e che quando funzionano sono sistematicamente intercettati.
di Alberto Prunetti
Stefano Pacini, Cuba que linda es Cuba, Edizioni Il Foglio, 2008 (pp. 92, con CD, euro 15).
Una bella notizia questa della riproposizione del reportage fotografico di Stefano Pacini su Cuba da parte delle edizioni Il Foglio. Il testo raccoglie le fotografie e un diario di Pacini e a corredo viene allegato un CD con la versione elettronica delle istantanee. L’autore, Stefano Pacini, è un fotografo che dagli anni Settanta si è dedicato alla fotografia sociale, dirigendo il proprio obiettivo sia verso i luoghi delle rivolte e delle feste popolari, sia nella documentazione del disagio sociale e degli effetti distruttivi di un’epoca sempre più vile.
di Gioacchino Toni
Peter Lamborn Wilson (Hakim Bey), Le repubbliche dei pirati. Corsari mori e rinnegati europei nel Mediterraneo, Shake edizioni tascabili, 2008, pp. 208, €9,90
Molti testi sulla pirateria nordafricana sono macchiati dall’idea di giustificare la “missione civilizzatrice” dell’imperialismo europeo dell’Otto-Novecento. Non a caso in tanti scritti europei e americani si utilizzano toni ben diversi per la pirateria praticata dagli stati-nazione cristiani e bianchi in opposizione a quella accusata di essere anarco-moresca. Occorre pertanto cercare altrove elementi volti a spiegare quanto ha a che fare con resistenze e insurrezioni nordafricane ed è con tale spirito che Peter Lamborn Wilson analizzata in particolare l’esperienza di Rabat-Salé nella prima metà del XVII secolo. Tale esperienza è particolare in quanto, a differenza di Algeri, Tunisi e Tripoli, non era un protettorato ottomano.
di Girolamo De Michele
Sandro Mezzadra, La condizione postcoloniale. Storia e politica nel presente globale, Ombre corte, 2008, 172 pp., € 16.00
Il libro si apre con l’immagine del comandante Achab che, chino sulle carte nautiche dei quattro oceani, traccia le rotte «con l’intento di portare a compimento il pensiero monomaniaco della sua anima», quasi a voler suggerire un primo uso di questo testo: una cartografia critica degli studi postcoloniali, che con colpevole ritardo cominciano ad essere tradotti e studiati anche in Italia.
di Saverio Fattori
Federico Platania, Il primo sangue, Fernandel edizioni, 2008, pagg. 128, € 12,00
Platania fa i conti con le nuove paure metropolitane, che di nuovo non hanno nulla, è l’incapacità di reazione che ci mette all’angolo, la mancanza di anticorpi ad emergenze che pensavamo storicamente risolte a metterci nei guai. Si è inceppato il meccanismo che vuole i figli comunque più ricchi dei padri, la progressione economica è deragliata, la miseria è un mostriciattolo che non si stacca di dosso e che umilia Andrea, un io narrante assolutamente credibile. Non c’è lotta di classe, diritti e identità da rivendicare, nessun riferimento politico, solo disordine, no-future. Rimane l’impotenza e la vergogna per non essere altro.
Danilo Arona la chiama la “maledetta estate del 1962”. E ha i suoi buoni motivi per farlo. Perché, se si forzano un po' i confini imposti dal calendario, si vede che di fatti neri ne sono accaduti parecchi proprio in quei mesi. Il 31 maggio, per esempio, nel carcere di Tel Aviv viene giustiziato Adolf Eichmann, il comandante maggiore delle unità d'assalto delle SS naziste, specialista in questioni ebraiche e protagonista della soluzione finale ordita dal Terzo Reich: era stato catturato due anni prima da uomini del Mossad a Buenos Aires ed estradato in Israele per essere processato. Inoltre, tra disastri aerei e ferroviari, pochi giorni dopo si assiste all'evasione di tre detenuti dal carcere di Alcatraz: sono Frank Morris, John Anglin e Clarence Anglin che – si dice – affogarono e i loro corpi mai più vennero ritrovati.
Negli anni Ottanta studiavo filosofia all’università. Fiorivano le pubblicazioni sulla crisi della metafisica e sulla fine del soggetto. Nel clima postmoderno, segnato dalla presenza di autori come Lyotard o Derrida, si sottolineava come stesse accadendo una trasformazione profonda della natura dell’esercizio filosofico. Le grandi narrazioni, le visioni del mondo, le sintesi ideologiche erano crollate miseramente. Per non cadere più nei drammatici errori della teoria novecentesca, bisognava avere un atteggiamento più umile e disincantato. Anzi, il compito critico dell’intellettuale postmoderno consisteva in lettura ironica e secolarizzata del mondo, mirata a dissolvere le certezze di ogni visione del reale e a decostruire ogni pretesa di fondazione metafisica del discorso filosofico. Il declino della teoria era segnato.
Nel Seicento in Italia era diffuso un modo di dire che anche oggi non ha perso la sua forza: "Franza o Spagna purché se magna". Parliamo de
I sentieri del cielo (Rizzoli “La Nuova Scala”, pagg. 327, euro 19,00) quinto romanzo di Luigi Guarnieri, che per lo stesso editore ha pubblicato nel 2006 La sposa ebrea. Tutt’altro registro stilistico per questo affresco sanguinario sulla prima guerra combattuta dalla neonata Italia unita, nell’anno del Signore 1863, nella terra di mezzo di una Calabria primordiale: gole montane cupe come leggende di un pantheon pagano, vallate ampie e ricoperte da foreste edeniche e tramonti infuocati alla Caspar Friedrich.
di Ermanno Lolli
Carboneria Letteraria, Primo incontro, ed. Cento Autori, 2007, pp. 48, € 3,00.
Un flash: la scrittura come un forsennato gioco a costruire significati, intercettando segni che ci scorrono davanti a una velocità pazzesca, nel perenne tentativo di rimediare all’Assenza, sostituirla in qualche modo, surrogarne la vacuità. Tale pratica, tradizionalmente individuale, può sortire effetti ben più efficaci se caratterizzata dalla attività cooperativa, da una trama di rapporti più o meno estesa, che di certo finisce per giustificare in modo più ampio, nel segno della comunità e all’ombra della Ginestra, il senso dell’operazione. La collaborazione nella scrittura produce attualmente numerosi effetti in Italia, di vario spessore e dagli esiti differenti: dall’attività di consolidati collettivi di scrittura (in primis Wu Ming, come è noto), alla pubblicazione di antologie multiautore, in questo periodo molto diffuse.
di Girolamo De Michele
Tommaso De Lorenzis, Valerio Guizzardi, Massimiliano Mita: Avete pagato caro non avete pagato tutto. La rivista «Rosso» (1973-1979), 109 pp.+DVD con la raccolta completa della rivista, DeriveApprodi, Roma, 2008, € 18.00 [qui un estratto del libro].
![]()
«Pat Garret e Billy Kid erano due che facevano una loro battaglia contro i proprietari fondiari. Ma Pat Garret era un legalitario: non gli piaceva che Billy ammazzasse i nemici anche alla festa di nozze quando lui aveva deciso per la tregua con l’esercito, la polizia, i proprietari. Pat fa la scelta e diventa sceriffo. A malincuore. Di fatto diventa alleato dei proprietari, non senza cercare, ogni tanto, di lasciare perdere Kid e di mantenere una buona fama tra i suoi vecchi compagni. Ma, in fin dei conti, Pat spara contro Kid. La storia finisce lì. Qualcuno immagina che il Kid sia stato solo ferito e come ogni eroe degli oppressi, rinasca dopo ogni ferita e alla fine trionfi su Garret. Il “compromesso storico”, la questione sindacale della battaglia delle vertenze, Enrico B. e Luciano L. sono fratelli gemelli di questo vecchio Garret. Era l’autunno 1973».
di Paolo Persichetti
Eleni Varikas, Les rebuts du monde. Figures du paria, Stock, Paris 2007, pp. 208, € 18,50
È convinzione diffusa che paria sia un vocabolo indiano giunto in Europa insieme alle merci speziate e alle sete pregiate della compagnia delle Indie, cuore pulsante dell’impero coloniale britannico. Allo stesso modo, un radicato luogo comune vuole che il termine designi gli intoccabili, cioè gli estromessi dal sistema delle caste: banditi per nascita dalla comunità, gli impuri, i reietti, gli ultimi degli ultimi, gli espulsi dallo stesso genere umano.
In realtà, paria è parola occidentale coniata da militari e missionari portoghesi nel XVI secolo. Sembra che della espressione si trovi traccia per la prima volta nelle parole di un certo Duarte Barbosa, navigatore al servizio del re del Portogallo, il quale durante un viaggio nella penisola indiana riferisce della esistenza d’un «gruppo inferiore di pagani chiamati PareaY». Probabilmente l’equivoco trae origine dall’impiego che gli Europei hanno fatto del termine parayer, con il quale erano indicati i suonatori di tamburo, considerati per questo impuri. Nel vocabolario indiano gli intoccabili hanno sempre avuto tutt’altro nome. Ultimo di questi è dalits, che vuole dire «popolo oppresso e calpestato».
di Igino Domanin
[Di Igino Domanin, ci preme segnalare l'uscita del romanzo d'esordio Spiaggia libera Marcello, la cui recensione abbiamo pubblicato qui. Oltre che scrittore, Domanin è ricercatore di filosofia teoretica.]
Michel Foucault negli anni Settanta ha capovolto l’immagine tradizionale della riflessione politica. Bisognava, a parer suo, tagliare la testa al re non solo, come fecero i rivoluzionari francesi, nella prassi, ma, adesso, innanzitutto nella teoria. L’analisi del potere, cioè, non si basava sul primato della sovranità e sulle nozioni giuridiche ed economiche che ruotano intorno a essa. In particolare, Foucault metteva radicalmente in discussione il primato della Forma-Stato come oggetto della critica della politica e indicava un metodo nuovo d’indagine. Il potere, insomma, consiste nell’esercizio di alcune tecniche di governo nell’ambito delle quali, per esempio, strutture architettoniche, misure amministrative, enunciati filantropici formano una rete di elementi in grado di controllare e dirigere la condotta degli individui.
Pani, Corda e Licheri, tre amici, tre abbandonati inconsolabili, tre pirati in quell’oceano che è la Sardegna senza vip, senza cartoline, senza lusso.
È la Sardegna vera, che non vuole più essere quella delle passioni deleddiane, dei rapimenti e d’inesprimibili linguaggi ancestrali, ma semplicemente isola di un selvaggio west in cui cavalcare tra persone che si conoscono, sparlano, si annoiano o un po’ si amano e locali di provincia che si fanno fondali simbolici di miraggi irrealizzabili. Non-luoghi del Montiferru campidanese di Soriga in un grande non-luogo che è la Sardegna contemporanea, che però lega indissolubilmente i tre protagonisti e ne pregiudica le vite arrabattate, complice uno smisurato spirito d’appartenenza.
di Alberto Prunetti

Kark-Markus Gauss, I mangiacani di Svinia. Un’epopea rom, Roma, L’ancora del Mediterraneo, 2008, p. 160, 13,50 euro (traduzione di Vincenzo Gallico)
I mangiacani di Svinia è un bel reportage narrativo frutto della penna e della curiosità di Karl-Markus Gauss, scrittore e viaggiatore austriaco che ha passato almeno quattro mesi, in diversi anni, peregrinando tra gli slum dell’Europa dell’Est (principalmente Romania e Slovacchia).
Ho letto il libro di Gauss e mi è piaciuto. Sono anche andato a una presentazione de I Mangiacani di Svinia con l’autore, e quella sensazione positiva è stata confermata.
di Danilo Arona
[estratto dalla prefazione a
La via oscura di Robert McCammon, edizioni Gargoyle Books]
1) Com'è noto, il New England è quella regione degli Stati Uniti situata nella parte nordorientale del paese dove i Padri Pellegrini provenienti dall'Inghilterra approdarono nel 1620 fondando la prima grande comunità puritana del Nuovo Mondo. La regione, confinante con l'Atlantico, comprende gli stati del Maine, New Hampshire, Massachussets, Vermont, Connecticut e Rhode Island. E già, dopo queste poche righe, l'abituale consumatore di horror americano avrebbe di che "sentirsi a casa": il Maine di King, il Nathaniel Hawthorne e l'Edgar Poe del Massachussets, il Lovecraft del Rhode Island... Ma, dopo avere scomodato i classici, ecco che Lincoln Child è nato nel Connecticut, Christopher Golden ancora nel Massachussets, lo sconosciuto (da noi) F. Brett Cox viene dal Vermont, e persino Dan Brown - che con l'horror non ci azzecca, ma trasuda gotico - ha visto i natali nel New Hampshire.
Nel Vangelo secondo Giovanni, poco prima di donare la vista al cieco nato, Gesù pronuncia una sentenza indecifrabile e allusiva. Le opere del Padre, afferma, devono compiersi alla luce del giorno perché poi venit nox, viene la notte, e al sopraggiungere delle tenebre nessuno può più operare, neppure colui che pure si proclama «luce del mondo». Il Paolo VI che Ferruccio Parazzoli elegge a protagonista del suo
Adesso viene la notte (Mondadori, pagine 128, euro 13,00) è, al contrario, un Papa notturno, impegnato in lunghe veglie di preghiera, lettura, meditazione e lotta contro il Demonio. La prima scena del libro – che conserva ben riconoscibile l’impronta dell’originario e mancato progetto teatrale – descrive infatti l’appartamento privato del Pontefice a poche settimane dalla sua morte, con gli operai ancora indaffarati a rimuovere le tracce delle ripetute battaglie fra il Vicario di Cristo e l’Avversario del genere umano: pareti scurite dallo zolfo, pentacoli, sedie dalle gambe spezzate e, sotto il letto, un deposito innominabile di insetti soffocati.
Luigi Romolo Carrino - Acqua storta - Meridiano Zero - € 10
Storia d’amore e di camorra, questo piccolo libro di L. R. Carrino. Poco più di cento pagine che scorrono veloci tra baci, abbracci, appuntamenti segreti e spietate esecuzioni nei vicoli, tra le mura del carcere minorile di Nisida, sugli scogli di Mergellina. Lo scenario è quello che Roberto Saviano ha messo perfettamente a fuoco nel suo Gomorra, la colonna sonora la forniscono i neomelodici partenopei Ida Rendano e Maria Nazionale (ma l’io narrante preferisce Carmelo Zappulla, Nino D’Angelo, Luciano Caldore).
"Il grande Uno Rosso" è la Prima Divisione di Fanteria degli Stati Uniti, la spina dorsale delle truppe d’assalto americane. L’autore, Sam Fuller, ne ha fatto parte durante la Seconda guerra mondiale ricevendo due medaglie al valore (una nello sbarco in Sicilia e un’altra nel D-Day a Omaha Beach, Normandia). Ma Fuller prima di essere uno scrittore era un regista considerato scomodo dall’intellighenzia di Hollywood per le sue idee anarchiche, per il suo cinema controverso. Celebrato da Scorsese e in questi ultimi anni al centro di una riscoperta critica tardiva ma meritata, l’esperienza autobiografica di Fuller come soldato fu da lui stesso portata sugli schermi nel 1980 con un film dallo stesso titolo. Il soggetto del film fu tratto dall’omonimo libro, che finalmente ha trovato una collocazione nelle librerie italiane, che precendentemente l'avevano clamorosamente snobbato. Ora, con la splendida locandina originale,
Il grande Uno Rosso è stato pubblicato dall'editore romano Elliot (€ 22,00, pagg. 571), e consigliamo vivamente di non lasciarvelo scappare.
di Girolamo De Michele
Blitris, La filosofia del Dr. House. Etica, logica ed epistemologia di un eroe televisivo, Ponte alle Grazie, 2007, 206 pp., 12 euro
in appendice: una selezione di videoclip su Gregory House
La presenza di un discreto numero di medical-fiction è uno dei tratti caratteristici della programmazione televisiva dell’ultimo decennio. Sulla strada aperta da E.R. (serie non a caso ideata da Michael Crichton, medico prima che regista e romanziere), i palinsesti americani ed italiani si sono via via riempiti di serie ambientate in ospedali o centri medici, i cui protagonisti sono quasi esclusivamente operatori medici. La novità, rispetto a fiction del passato, sta nella centralità narrativa di quello che in precedenza era sfondo o contesto: il fatto medico fa ruotare attorno a sé ogni altro aspetto esistenziale, e riconnette al proprio interno il senso dei frammenti di vita che agiscono al pronto soccorso di Chicago piuttosto che all’obitorio di Boston o all’ospedale di Seattle.
di Alberto Prunetti
[López è un muratore argentino con il triste primato di essere desaparecido due volte: la seconda volta nel settembre 2006, in piena democrazia, nel corso di un processo in cui la sua deposizione è stata l’elemento chiave per far luce sulla sorte di altre due vittime della dittatura militare: Patricia Dell’Orto e Ambrosio De Marco. López è l’ultimo prigioniero che li ha visti vivi e di lui non si hanno più notizie. Carmilla si è occupata di López qui, qui e qui.]A.P.
Arrivato a Buenos Aires da meno di mezz’ora, l’amico argentino che mi è venuto a prendere all’aeroporto mi dice che ceneremo con un suo amico, Gerardo Dell’Or(t)o. Il nome innesca un riflesso automatico. Chiedo se è per caso un parente di Patricia, la ragazza al centro delle dichiarazioni di López. "È suo fratello", risponde il mio amico, prima di fare un numero al cellulare. Poche parole che mi riempiono di curiosità:"Gerardo, stasera porta il libro!"
Il romanzo di esordio di Igino Domanin non sembra un esordio. Altrimenti non sarebbe possibile ritrovarsi a ridere e a inquietarsi con una profondità che ormai solo alcune eccezioni del panorama narrativo italiano ci permettono.
Spiaggia libera Marcello (Rizzoli, 17 euro), col suo titolo vagamente rétro, è un romanzo piano e classico eppure innovativissimo, sconcertante, un godimento a tutti i livelli di lettura. Saturo di un immaginario pop ai limiti della devianza, eppure nitido e lineare, Spiaggia libera Marcello è un evento letterario, la sfida a rinnovare e amplificare le potenzialità del romanzo, genere esausto che Domanin impiega esplorando territori in cui noi tutti siamo convocati: poiché questo libro parla di noi, di cosa siamo diventati, e irradia un sogno abominevole e seducente.
E' un successo internazionale il primo romanzo della "trilogia giapponese" di David Peace, uno degli autori di genere storico-nero più celebrati al mondo (Granta ha scommesso su di lui, l'editoria Usa lo ha acquisito). Già autore del mitologico Red Riding Quartet (in Italia: 1974 e 1977 da Meridiano Zero; Millenovecento80 e Millenovecento83 per Tropea, ora passati al Saggiatore), Peace da tredici anni vive a Tokyo, sposato e con tre figli, ed è da quel privilegiato osservatorio che ha deciso di costruire un immenso e penetrante affresco sul Giappone, osservato attraverso casi reali di cronaca nera. Un'impresa da titano, che ha la sua conferma sorprendente in questa prima tappa della trilogia:
Tokyo anno zero (il Saggiatore, € 17) è un romanzo mozzafiato, lineare e corale al tempo stesso, ambientato tra il '45 e l'anno successivo, quando il Sol Levante muta storia e ancora dilaga la devastazione della guerra mondiale e dell'occupazione americana.
di Emanuele Manco
Giovanni De Matteo, Sezione Π², Urania n. 1528, Mondadori, novembre 2007, pp. 322, € 3,90.
Ho già parlato di questo libro, consigliandone l'acquisto a scatola chiusa. Ora che l'ho letto vi sottopongo la promessa (minacciata?) recensione.
Premetto che mai quarta di copertina mi sembrò più indegna del contenuto. Odio chi mi deve annunciare le sue grandi intenzioni. La frase “un investigatore hard-boiled stile classico”, è un proclama pretenzioso. Mai annunciare le proprie intenzioni. La creazione per slogan delle aspettative è un trucco di quart'ordine. Lasciate al lettore scoprire di che genere sia il romanzo. A cosa si ispira. Non prendete il lettore per cretino. E' come se un comico prima della battuta dicesse “attenti che ora si ride”. Non si fa.
di Girolamo De Michele
Gilles Deleuze, Cosa può un corpo? Lezioni su Spinoza, a cura di Aldo Pardi, Ombre Corte, Verona, 2007, pp. 202, euro 18.50
in appendice: Deleuze su Carmilla
Ci sono molte ragioni per regalarsi la lettura delle lezioni su Spinoza di Gilles Deleuze, sino a ieri disponibili solo on line e adesso tradotte e curate col titolo Cosa può un corpo? da Aldo Pardi, autore di un densissimo saggio prefatorio, all’interno di una la felice congiuntura editoriale: sono da poco disponibili il Meridiano delle Opere di Baruch Spinoza, prima traduzione integrale dei testi spinoziani (qui l'ottima recensione di Toni Negri), e il primo dei due volumi che raccolgono tutti gli scritti brevi di Deleuze: L’isola deserta e altri scritti – 1953-1974. Tre testi che, letti in contaminazione, evidenziano come nel pensiero di Gilles Deleuze si esprima oggi la forma di spinozismo più adeguata al tempo presente.
di Valerio Evangelisti
Fabrizio Foni, Alla fiera dei mostri. Racconti pulp, orrori e arcane fantasticherie nelle riviste italiane 1899-1932, ed. Tunué, Latina, 2007, pp. 342, € 22,50.
Croce, Prezzolini e numerosi altri fondatori della cultura letteraria “ufficiale” prefascista erano convinti che all’anima italiana, per sua natura solare, non si addicesse il “romanticismo”: vale a dire quella passione per il macabro, il fantastico, l’estremo che connotava invece, a loro avviso, la diversa anima germanica e, per derivazione da questa, quella anglosassone. Questo parere continuò a pesare anche dopo che il timone della cultura fu passato in altre mani. Non a caso fu un allievo di Croce, Giovanni Gentile, a modellare il campo dell’istruzione in Italia sotto il fascismo. Né più proclive a considerare con simpatia il “romanticismo” (ormai non più chiamato così) fu, nel dopoguerra, l’impostazione culturale comunista, ferreamente dettata da Togliatti e ispirata sia a Zdanov che a certe considerazioni di Gramsci, peraltro più duttile del migliore.
di Vittorio Catani
Sceglie una mistura di toni dal nostalgico al colto, popolare, ironico, patetico (talora poetico), ma soprattutto satirico se non corrosivo come un acido
Giacomo Annibaldis, autore del breve romanzo Casa popolare vista mare (Besa, 2007, pagg. 92, euro 10,00). Siamo in una sorta di odissea quotidiana vissuta e dipanata nel corso d’un paio di decenni in un ambiente davvero fuori del tempo: un gruppo di case popolari, L’Iaccipì, IACP (Istituto Autonomo delle Case Popolari). Il volumetto è ordinato non per capitoli ma per “palazzine”, perché sono queste ultime (la “A”, la “B”, la “C”…) in un certo senso le vere protagoniste: incombenti, immobili, immutabili a fronte di eventi e vite che, quasi fossero arredo, si susseguono, alternano, ripetono e consumano in un loop temporale





di 






