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frecciabn.gif ULTIME NOVITA'
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a cura di Alberto Prunetti Giuseppe Faso è uno dei più attenti osservatori dei fenomeni di razzismo che — a...

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di N. Ordine
hadotmini.jpg"Io credo che, in un ambito filosofico, l'"esercizio spirituale" possa considerarsi come una pratica volontaria, tutta personale, destinata a provocare una profonda trasformazione dell'individuo, una profonda metamorfosi del sé."

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di G. Gadaleta
jaumecabremini.jpgIl clericalismo è potere. Mezz’ora fa ero in Vaticano a piazza San Pietro e guardavo quanta gente c’era, i souvenir, il merchandising, e ho pensato questo è il vero potere. Non tanto perché ci sono i turisti o perché vendono rosari, ma perché hanno avuto un potere sui corpi e sulle anime.

camillamenu.gif freccianb.gif Sei qui:    Homepage   frecciabr.gif   Interviste

a cura di Alberto Prunetti

Giuseppe_carmilla.JPGGiuseppe Faso è uno dei più attenti osservatori dei fenomeni di razzismo che — a livello istituzionale e popolare — stanno ammorbando l’atmosfera del sedicente “bel paese”. Sono riuscito a intervistarlo per Carmilla strappando un po’ di tempo a una campagna fitta di presentazioni del suo Lessico del razzismo democratico (Deriveapprodi, 2008), di cui Carmilla ha già dato notizia pubblicando alcuni brani (qui e qui).

_Nel titolo del tuo libro parli di esclusione. Sicuramente il processo di esclusione sociale sembra attraversare tante storie di vita dei migranti. Eppure, se proviamo a guardare a quanto sta accadendo con un’ottica più grandangolare, la sensazione è che ci troviamo di fronte a una sorta di “inclusione differenziata”, subalterna. Che ne pensi?

Certo, la maggior parte delle volte (e per la maggior parte delle agenzie coinvolte) la mira va all’inclusione subordinata – e magari gerarchizzata. Il termine “esclusione” conserva, mi pare, una sua utilità, perché comunque è attraverso l’esclusione, evidente e documentabile, dai diritti che si ottiene un’inclusione subalterna – che per quanto plausibilissima e da me condivisa rimane un’interpretazione. Ma è più che probabile che gli “stranieri” non li si cacci davvero via, li si vuole piuttosto sottomessi e a basso costo.

Pubblicato Domenica 29 Giugno 2008

hadot.jpgdi Nuccio Ordine

«Una filosofia che non si traduce in maniera di vivere diventa un astratto edificio concettuale privo di qualsiasi rapporto con la vita e con l'esperienza umana». Pierre Hadot, uno dei più grandi esperti di filosofia antica, riprende con vigore e passione un tema che l'ha accompagnato nel corso della sua lunga carriera di studioso. A quasi ottantasei anni — coronati da un successo internazionale, da numerosi premi e dal suo insegnamento al Collège de France — Hadot non rinuncia a considerare inseparabili il discorso filosofico e la vita: «Nella filosofia antica si percepisce con chiarezza il fatto che il vero filosofo non è solo colui che parla ma anche colui che agisce. Il discorso filosofico (che si tiene nelle scuole attraverso l'insegnamento) e la vita filosofica (la maniera che maestro e discepolo hanno di comportarsi come cittadini nella loro comunità) costituiscono due poli che debbono interferire tra loro. Quando ciò non avviene è facile capire le critiche di chi sostiene che purtroppo "noi abbiamo professori di filosofia e non filosofi" (Henry David Thoreau) o di chi dice che spesso "la filosofia non si trova nelle classi dove si insegna filosofia" (Charles Péguy)».

Pubblicato Venerdî 29 Febbraio 2008

di Giulia Gadaleta

jaumecabre.jpgJaume Cabré, Le voci del fiume, trad. dal catalano di Stefania Ciminelli, pp 570, € 21,50, ed. La Nuova Frontiera

Catalogna. Pirenei. Tra Sort e Torena. All’inizio c’è un sconosciuto che si intromette in una casa e cancella tutti i file che con le iniziali OF dal computer degli ignari padroni di casa. Sotto lo sguardo vigile ma impotente di Juri Andreevic, il gatto di casa. Ma che Juri è un gatto lo scoprirete alla fine quando il cerchio si chiude e il romanzo finisce dove era iniziato.

Pubblicato Domenica 24 Febbraio 2008

bushkosovo.jpgdi Gianluca Bavagnoli

[Questa intervista doveva essere pubblicata su "Stilos", quindicinale culturale a cura dell'eroico Gianni Bonina - che per motivi di ordine maggiore ha dovuto chiudere. Ci sembra opportuno, proprio in queste ore in cui il Kosovo proclama la più ridicola e tragica delle indipendenze e l'Unione Europea chiude grottescamente un cerchio sanguinoso aperto dai Novanta a spese del popolo serbo - ci sembra opportuno riportare le parole dell'autrice che, nel suo splendido Sappiano le mie parole di sangue (Rizzoli) ha vissuto la questione politica e civile di quella regione e ne sa più di chiunque altro in Italia e non solo in Italia. Ciò senza dimenticare che questo piano è soltanto uno tra i molti che il quasiromanzo di Babsi Jones offre]

C’è un punto oltre il quale il ritorno non è più possibile, e a quel punto bisogna arrivare; ora so che c’è un punto di devastazione oltre il quale non possiamo insozzare, frantumare, danneggiare più oltre”. Postulare Kafka, il suo pensiero letterario e la sua ricerca schizofrenica della realizzazione dell’assurdo, è già di per sé alquanto audace per una semiesordiente. Ma Babsi Jones non si limita, non si ferma.

Pubblicato Lunedî 18 Febbraio 2008


StiegLarsson.jpgStieg Larsson (1954-2004) era un giornalista esperto a livello mondiale di movimenti di estrema destra, collaboratore di diverse testate e dell’agenzia di stampa TT, corrispondente dall’Inghilterra, consulente del ministero di Giustizia, inviato per l’OSCE, ha lavorato anche come consulente di Scotland Yard. Nel 1995, dopo l’omicidio di cinque ragazzi a Stoccolma per mano di estremisti di destra, fondò la rivista EXPO, con intenti antirazzisti.
Stieg Larsson riteneva di avere una missione: sempre impegnato in prima linea contro razzismo, antisemitismo, fascismo, movimenti nazionalisti, discriminazioni, abusi sulle donne, si identificava totalmente con il proprio lavoro.
Bersaglio di gruppi neonazisti, visse per anni protetto dalla polizia, costretto a tenere segreta la propria abitazione e a modificare quotidianamente i suoi tragitti.

Pubblicato Martedî 23 Ottobre 2007

Clicca quidi Giuseppe Genna
[da Vanity Fair, 11 ottobre 2007 - versione integrale]

Virginia Woolf si è reincarnata. Vive in Italia, a Milano, e utilizza un nomme de plume non italiano: si chiama Babsi Jones. Anche la sua scrittura non sembra italiana, pare provenire da un altro continente, da profondità abissali che fanno del suo romanzo, Sappiano le mie parole di sangue (Rizzoli 24/7, 16.50 euro), un capolavoro che scuote la letteratura italiana, i cuori e le menti dei lettori e delle lettrici. C’è un cromosoma di Jack Kerouac in questa incarnazione della Woolf. Il libro di Babsi Jones può essere interpretato come un On the road, laddove la strada sia lastricata per l’inferno, un On the road map dove si entra a contatto con l’abiezione e la purezza, l’angelico e il demonico, il corpo devastato proprio e di una nazione dissolta, droghe per sopravvivere e carenza di cibo, follia e penuria di umanità.

Pubblicato Mercoledî 3 Ottobre 2007

cossigaintervista.jpg[Gnosis, la rivista dei Servizi Segreti italiani pubblica una lunga intervista a Francesco Cossiga sul '77. La proponiamo, lasciando piena autonomia di giudizio rispetto a quanto Cossiga va dichiarando]

Sul 1977 in Italia, in occasione del trentennale, le rievocazioni si moltiplicano. Memoria, storia, analisi socioeconomica, letteratura, critica, persino autocritica. Le riflessioni ruotano attorno ad alcuni interrogativi. L'antagonismo nasce dalla struttura sociale? O dalle culture politiche? Oppure dalle chiusure della politica ufficiale?

Coloro i quali ritengono che l'inizio, la madre del 1977, sia stato il '68, sbagliano. Che alcune delle idee, alcune delle persone del '68 siano poi venute al '77, in varie forme, questo è vero. Ma ciò perché il '68 italiano era una grande contestazione dell'esistente in una speranza del futuro; anche se non ebbe quello slogan eccezionale che fu lanciato in Francia: "l'immaginazione al potere".

Pubblicato Sabato 8 Settembre 2007

oconnor.jpgdi Diego Albano

DUBLINO - Dublin Writers Festival - In Italia uscirà soltanto in autunno, per la casa editrice Guanda. Ma in Irlanda frecciabr.gif Redemption falls è già in testa alle classifiche dei libri più venduti da settimane. L’ultima fatica di Joseph O’ Connor sembra destinata a bissare il successo di frecciabr.gif Stella del mare, il primo e fortunato romanzo storico di un autore ricordato per titoli come frecciabr.gif Cowboys and indians e frecciabr.gif I veri credenti.
Redemption falls prende il via là dove la narrazione di Stella del mare si era interrotto, alle origini di un’America nel pieno della guerra civile. E prosegue in un intreccio di documenti, lettere e punti di vista per raccontare un passato dal carattere epico, a partire dal viaggio di una donna da un capo all’altro degli Stati Uniti.

Pubblicato Lunedî 27 Agosto 2007

Intervista a Sandrone Dazieri

di Jedel Andreetto

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Abusivismo edilizio, discariche ed escavazioni abusive, traffico di rifiuti, racket degli animali, trafugamento e sottrazione di beni culturali archeologici e storici: in una parola ecomafia. e|co|mà|fia che dal 1999 si trova tra “ecologo” e “ecometro” nel dizionario della lingua italiana grazie a “Legambiente”. che ha condensato in un unico termine un grave problema ambientale, economico e sociale dandogli visibilità.

Pubblicato Giovedî 14 Giugno 2007


di Beppe Sebaste
[Il filosofo della contemporaneità postmoderna è morto il 6 marzo scorso. Pubblichiamo il resoconto che lo scrittore e giornalista Beppe Sebaste - che ha inaugurato il suo sito personale: vi consigliamo caldamente di visitarlo - scrisse per l'Unità nel 2001, dopo avere incontrato Baudrillard. gg]

baudrillard1.jpg   Incontro Jean Baudrillard dopo più di vent’anni. Ne avevo 18 quando gli feci la prima intervista italiana su una “fanzine” più o meno alternativa, all’epoca del Beaubourg e dell’esproprio urbanistico del quartiere operaio delle Halles. Scopro con costernazione, rivedendo le sue parole di allora – “iperrealtà”, “simulazione”, potere come “parodia” di se stesso, “simulacro” - che esse descrivevano già il processo vistosamente in corso oggi in Italia e nel mondo, molto prima dei suoi ultimi due libri: Il delitto perfetto. La televisione ha ucciso la realtà?, edito in Italia da Cortina, e Lo scambio impossibile, edito pochi mesi fa da Asterios. Che cos’è l’attualità, e che rapporti deve intrattenere con essa il pensiero?

Pubblicato Lunedî 19 Marzo 2007


di Francesca Micheletti victimww.jpg

[Come spiegato da Babsi Jones, l'intervista realizzata da Francesca Micheletti è stata 'pubblicata' su PeaceReporter in versione notevolmente ridotta; questa che proponiamo è l'intervista integrale.]

Sei una dei pochi, pochissimi, a interessarsi di Balcani fin da giovanissima. Un interesse che potrebbe trovare spiegazione in "Padre", preghiera personale-familiare che dipinge le origini un viscerale legame con questa terra. Specificando meglio, da cosa nasce questo interesse, come si sviluppa, e come spieghi invece il disinteresse con conseguente ignoranza della maggior parte dei giovani, e non?

Non credo che l'ossessione per la ex-Jugoslavia nasca da mio padre, sebbene abbia origini tzigane e – forse inconsciamente  – possa avermi trasmesso la malìa.

Pubblicato Lunedî 12 Marzo 2007

Intervista a Raúl Argemí, di Giulia Gadaleta

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Raúl Argemí, in Penultimo nome di battaglia (ed. La Nuova Frontiera, 2006, pp. 126, € 14,50) semina indizi fin dalla prima pagina: solo che noi lettori siamo troppo ingenui e poco scafati per coglierli. Che il giornalista Manuel Carraspique, pur ridotto in un letto d’ospedale a seguito di un incidente stradale in cui il suo occasionale compagno di viaggio ha lasciato le penne, sia un pazzo megalomane, capace nella sua immobilità di convalescente di meditare la propria rivincita, è un sospetto fondato. Si sa che il dolore fisico e lo shock possano giocare brutti scherzi.

Pubblicato Martedî 6 Marzo 2007

Intervista a Marcello Flores di Andrea Sorrentino

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Sideralmente distanti dalla volontà, indiretta, di dar voce a chi nega l’esistenza della Shoah, a chi per scopi di diversa natura tenta di negare o ridimensionare l’esistenza di quel che è stato il genocidio più demoniaco del XX secolo: quello degli ebrei d’Europa. Affrontiamo, oggi, il negazionismo per capire se questi presunti storici, i loro scritti e le loro conferenze internazionali cullino lo stesso odio che ha portato alla costruzione dell’inferno concentrazionario. Lo facciamo fissando nella memoria i volti dei milioni di ebrei uccisi dalla belva nazista. Parlandone con Marcello Flores professore di Storia contemporanea presso l’Università di Siena, direttore del master in “Diritti Umani e Azione umanitaria”, che ha pubblicato Tutta la violenza di un secolo e che fa parte del comitato scientifico che ha promosso la pubblicazione della Storia della Shoah opera che fornisce un quadro globale dello stato delle conoscenze e del dibattito sull’Olocausto.

Pubblicato Domenica 25 Febbraio 2007

rumore_181.jpgdi Vittore Baroni

[Sul numero della rivista Rumore in edicola in questi giorni (#181, febbraio 2007), Vittore Baroni cura uno speciale intitolato: "Che fine ha fatto la controcultura?", basato su due conversazioni (e scambi di appunti) con Matteo Guarnaccia (celebre pittore, grafico e storico dei movimenti underground) e Wu Ming 1. Il lungo e fitto articolo ferma su carta una conversazione avvenuta nel luglio scorso, a margine del funerale di Piermario Ciani. Nell'invitare all'acquisto del numero, riproduciamo qui un frammento dell'introduzione di Baroni + la seconda parte dello speciale, quella che ospita le opinioni di WM1. Funziona molto bene come appendice al "Trittico" scritto da WM1 e WM2 e uscito su L'Unità (nonché su Carmilla e Giap) nelle scorse settimane.]

Per una sventurata fatalità di eventi, in Italia il 2006 ha visto la scomparsa di alcuni stimati personaggi legati al mondo delle sottoculture giovanili: l'artista ed editore Piermario Ciani e il saggista Valerio Marchi, il fumettista/designer Professor Bad Trip e il musicista dj Pappa Rodriguez. Nei numerosi ricordi e tributi che si sono succeduti sulla stampa cartacea e sul web, sono stati frequentemente spesi nei loro riguardi termini come "controcultura", "underground", "cultura alternativa", che in epoca internettiana di comunicazione globale e orizzontale suonano però, a ben vedere, sempre più sorpassati e svuotati di senso [...] La controcultura si sta forse estinguendo, non solo nella figura di suoi validi rappresentanti ma anche nei presupposti teorici e nelle sue più tipiche espressioni comunitarie? [...]

Pubblicato Giovedî 1 Febbraio 2007

castleintheforest.jpgdi Maurizio Molinari

frecciabr.gif TUTTI I LIBRI DI NORMAN MAILER

Nel suo primo romanzo dopo un silenzio di dieci anni (l’ultimo era stato frecciabr.gifIl Vangelo secondo il figlio, del 1997) lo scrittore americano Norman Mailer dedica 480 pagine al racconto dell’incarnazione di Satana sulla Terra con la divisa delle SS. frecciabr.gifThe Castle in the Forest (Il castello nella foresta, pubblicato da Random House; in Italia uscirà a ottobre per i tipi di Einaudi) è la storia del Diavolo che entra nel corpo di un SS al quale Himmler ha ordinato di scoprire la verità su Adolf Hitler: una missione che guida il lettore negli aspetti più bui e torbidi delle origini famigliari del capo del nazismo e si conclude con l’uccisione dell’SS da parte di un capitano americano, ebreo e pacifista, in un Lager liberato i cui internati chiamano «Waldschloss» (Castello nella foresta) il luogo dove hanno attraversato l’inferno dello Shoah. Arrivato all’ultima pagina il lettore ha la sensazione di aver letto un romanzo che è anche un viaggio nel nazismo ovvero del modo in cui Satana - che l’ottantatreenne Mailer nel libro chiama «Maestro» - si manifesta fra gli uomini.

Pubblicato Domenica 28 Gennaio 2007

liseycover.jpgdi Keith Blackmore

sklisey.jpg[Questa intervista, pubblicata da "Times", è stata ripresa lo scorso ottobre da Repubblica. Per la decisività che La storia di Lisey esercita sul nostro contemporaneo, probabilmente con la medesima intensità del Lunar Park di Bret Easton Ellis, e circa la quale è consigliabile leggere il determinante intervento di Wu Ming 1 apparso su Carmilla, la riproponiamo a uso dei lettori a cui fosse sfuggita. gg]

frecciabr.gif TUTTI I LIBRI DI STEPHEN KING

Posso chiederle qualcosa su La storia di Lisey? Quando ha scritto la storia originale?

"L'ho cominciata nel dicembre del 2001 e ho terminato la prima stesura verso la fine dell'estate del 2002. La prima stesura, quindi, mi ha preso circa sei mesi e poi ci ho lavorato sopra. Ci è voluto più o meno un anno, dal dicembre del 2001 al dicembre del 2002, per finire la bozza e completare il libro".

Pubblicato Mercoledî 10 Gennaio 2007

di Giulia Gadaleta

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Luisa Valenzuela è scrittrice argentina, cosmopolita e poliglotta. Ha condotta una vita errabonda tra Buenos Aires, New York, Parigi. Di questo nomadismo ha lasciato un segno particolare nei suoi due romanzi pubblicati in Italia: Noir con argentini (Perosini, 2002) e Realtà Nazionale vista dal letto (Gorée, 2006). Entrambi usciti nel 1990, sperimentano un punto di vista obliquo sulla vita argentina, o per meglio dire, sotterraneo. La parodia e il grottesco sono, d’altra parte, una vera e propria vocazione, di cui fa le spese il potere, e quello militare in special modo. E’ la seconda volta in pochi anni che viene a Bologna e questa volta non mi faccio scappare l’occasione per un’intervista.

Pubblicato Domenica 17 Dicembre 2006


arendtint1.jpg[Il 28 ottobre 1964 la televisione della Repubblica federale tedesca trasmise la seguente conversazione tra Hannah Arendt e Guenter Gaus, al tempo stimato giornalista e in seguito alto funzionario nel governo guidato da Willy Brandt. Questa intervista ricevette il premio Adolf Grimme e venne pubblicata l'anno successivo col titolo Was bleibt? Es bleibt die Muttersprache, in Guenter Gaus, Zur Person, Piper, Muenchen 1965. La traduzione italiana si basa sulla versione inglese di Joan Stambaugh.]

frecciabr.gif TUTTI I LIBRI DI HANNAH ARENDT


Hannah Arendt: Io non appartengo alla cerchia dei filosofi. La mia professione, se si puo' considerarla tale, e' la teoria politica. Non mi sento affatto una filosofa, ne' credo di essere stata accolta nella cerchia dei filosofi, come lei gentilmente suggerisce. Rispetto poi all'altra domanda da lei posta nelle sue osservazioni iniziali, puo' anche essere vero, come dice lei, che la filosofia e' ritenuta in genere una professione maschile, ma non per questo e' destinata a rimanere tale per sempre! E' perfettamente possibile che un giorno vi sia una donna filosofo... (1)

Pubblicato Venerdî 24 Novembre 2006

processoaldiavolo.jpg[Dal sito latelanera.com: Stefano Valbonesi intervista Antonella Beccaria, autrice del libro Bambini di Satana. Processo al diavolo: i delitti mai commessi da Marco Dimitri (Stampa Alternativa / Nuovi Equilibri, 2006, € 10). Questo è un estratto della presentazione che ne fa l'editore:
"Il libro, rilasciato con licenza Creative Commons (prefazione di Carlo Lucarelli), racconta dell’inchiesta e del processo che tra il 1996 e il 1997 vede indiziati tre esponenti di un gruppo satanista per stupro, pedofilia e associazione a delinquere. Ne nasce un caso che esplode in tutta Italia, salvo concludersi con l’assoluzione degli imputati. La vicenda dei Bambini di Satana non solo racconta di un errore, ma riprende il difficile argomento della violenza sui minori come strumento per favorire il controllo sociale, narra di come le voci dissidenti siano state tacciate di estremismo e istigazione alla violenza e spiega come l’utilizzo di Internet e del 'no copyright' siano diventati una 'licenza per uccidere'. Un mosaico di avvenimenti che va dalla fine degli anni Ottanta all’inizio dell’attuale decennio in cui i protagonisti sono – oltre agli accusati e agli accusatori – le istituzioni, la Chiesa, la stampa e un pugno di intellettuali svincolati dalla cultura ufficiale."]

Ciao Antonella. Ti va di dirci qualcosa di te? Chi sei, dove vivi, cosa fai, da dove vieni e dove stai andando?

Ho 33 anni, sono di origini pavesi ma vivo a Bologna dal 1999 e ho un passato di cronista di nera in un quotidiano di provincia. Chiusa questa esperienza, ho progressivamente cambiato settore e sono approdata all’editoria informatica e al software libero scrivendone molto. Adesso uso abitualmente GNU/Linux e questo strano percorso mi ha permesso di conoscere le realtà legate alla libertà di cultura in rete e fuori. Poi si sa che i grandi amori sono quelli che alla fine rimangono e scrivere mi ha permesso di tornare su argomenti più da pagine di nera che da listati di codice sorgente.

Pubblicato Lunedî 13 Novembre 2006


murakami.jpgdi Stefania Viti

Figura, secondo il New York Times, tra i dieci libri più belli del 2005. Umibe no Kafuka (Kafka sulla spiaggia), il romanzo di Haruki Murakami che uscirà per Einaudi nella traduzione di Giorgio Amitrano, ha raggiunto un traguardo raro per un giapponese. Possibile, però, se parliamo di Murakami. Da Tokyo Blues-Norwegian Wood, Feltrinelli, che vent’anni fa lo lanciò sulla scena internazionale, a Tutti i figli di Dio danzano e Dance Dance Dance, Einaudi, scritto durante il soggiorno in Italia, i suoi libri sono ormai classici da milioni di copie in tutto il mondo. Scrittore visionario e surreale, amatissimo dai ragazzi, è accompagnato dalla fama di uomo schivo, misterioso, allergico a interviste e mondanità.
E lui appare dal nulla, nella piccola stanza piena di libri nello studio di Aoyama, nel cuore di Tokyo. Haruki Murakami, classe 1949, è un uomo piccolo. Semplicissimo, in felpa e jeans blu.

Pubblicato Lunedî 30 Ottobre 2006

di Maria Agostinelli

frecciabr.gif TUTTI I LIBRI DI LORIANO MACCHIAVELLI

lormacchiavelli.jpgQual è la tua idea del genere "giallo"? Quali credi che saranno i suoi futuri sviluppi?

Tendenzialmente il giallo è sempre stato un possibile motivo di squilibrio, un virus nel corpo sano della letteratura, autorizzato a parlare male della società nella quale si sviluppava. In Italia, ad esempio, il Partito Nazionale Fascista poneva ostacoli al diffondersi della letteratura gialla perché ne aveva intuito la pericolosità; la ricca borghesia italiana del dopoguerra confinava il genere nell’ombra facendolo passare come un gioco enigmistico privo di contenuti e stili perché ne aveva capito le potenzialità; la critica di sinistra meno attenta lo tollerava a malapena.

Pubblicato Sabato 28 Ottobre 2006

halifax.jpgJoan Halifax, laureata in filosofia e antropologia, è stata per molti anni la principale collaboratrice del grande studioso di miti Joseph Campbell. Grande viaggiatrice «interiore» ed «esteriore», la Halifax ha passato lunghi periodi della sua vita tra i Dogon del Mali e gli Huicholes e i Maya del Messico studiando la loro cultura e partecipando ai rituali sciamanici. Lavora da anni con i malati terminali di cancro e nei primi tempi, attorno agli gli anni '70 sperimento' sempre in questo ambito la somministrazione controllata di LSD e allucinogeni. L'incontro col buddhismo le cambia la vita e le idee che da giovane l'avevano spronata verso l'impegno politico militante si tramutano in concentrazione verso l'unico vero mutamento che possiamo condizionare nella nostra vita: quello della nostra interiorità.
Cliccando qui o sull'immagine di Joan Halifax in alto a destra, è possibile visualizzare parte di una VIDEOINTERVISTA a cura della Radio Televisione Svizzera Italiana.
Proseguendo nella lettura, invece, un confronto a quattro: il ruolo della psichedelia nel percorso di conoscenza interiore discusso tra i maestri zen Aitken Roshi e Richard Baker Roshi, l'insegnante buddista Joan Halifax e Ram Dass.

Pubblicato Venerdî 27 Ottobre 2006

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Paul Newman nel film Colpo secco (Slapshot)[Seconda e ultima parte dell'intervista di Henry Jenkins al collettivo Wu Ming, apparsa sul blog ufficiale di Jenkins. La prima parte si trova qui.]

[Henry Jenkins III°:] La volta scorsa ho presentato ai lettori il movimento Luther Blissett e due dei suoi principali architetti, Wu Ming e Wu Ming 2. Nel corso dell'intervista hanno raccontato di come il gruppo abbia tratto ispirazione da Colpo secco e da Star Trek, oltre a citare Raymond Carver, Joseph Campbell e Jorge Luis Borges. Hanno descritto una vasta gamma di attività creative, tra cui la stesura di romanzi e manifesti, fino all'allestimento di complicate beffe finalizzate a contrastare il panico morale attizzato dai media locali. Hanno offerto un punto di vista sulla cultura che è in parte teoria d'avanguardia e in parte fan culture, categorie che soltanto di rado si mescolano nel contesto americano.
Oggi proseguiamo l'intervista con altre riflessioni sui modi in cui Luther Blissett si è rapportato all'emergere della cultura digitale, su come [Wu Ming] interagisce coi suoi lettori, e su come tutto ciò sia emerso dalla loro passione per la popular culture.
Il movimento Luther Blissett si è magicamente trasformato nella Wu Ming Foundation, e il gruppo ha pubblicato svariati romanzi scritti collettivamente, titoli che scardinano i generi e che sono stati paragonati (dai critici che li apprezzano) all'opera di Umberto Eco o definiti (da chi non li apprezza) "romanzi per multitaskers". Per darvi un'idea del loro lavoro, ecco parte di ciò che Publishers' Weekly ha da dire su 54 [N.d.R. La recensione di PB è piena di errori, alcuni divertenti]

Pubblicato Mercoledî 11 Ottobre 2006

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Henry Jenkins[L'intervista che segue è tradotta dall'inglese. Viene pubblicata in due parti perché così è apparso il testo originale, la settimana scorsa, sul blog ufficiale del professor Henry Jenkins. Jenkins è tra i massimi esperti americani di popular culture(*). E' direttore del Comparative Media Studies Program al Massachussets Institute of Technology, nonché autore di testi molto importanti sul modo in cui i fans ricombinano e riutilizzano la cultura che amano, trasformandola in qualcosa di nuovo e inaspettato, si tratti di cartoons o videogames, di serie televisive o fumetti. Tra i suoi libri vanno citati Textual Poachers: Television Fans and Participatory Culture (1992), From Barbie to Mortal Kombat: Gender and Computer Games (2000), Fans, Bloggers and Gamers: Exploring Participatory Culture (2006) e il fondamentale, monumentale Convergence Culture: Where Old and New Media Collide (2006).
Dopo aver letto quest'ultimo (**), su suggerimento di WM2 (entusiasta quanto me) mi sono messo in contatto con Jenkins, che raramente ha scritto di popular culture europea. Gli ho spiegato un po' di cose e spedito materiale. Metodico, il prof ha seguito link, salvato testi, approfondito, rimuginato per una quindicina di giorni, poi ci ha spedito alcune domande, a cui abbiamo risposto in due. La cosa che più lo incuriosiva della nostra - e non soltanto nostra - prassi era il superamento della barriera che separa "avanguardia" e "popolare", cosa che nella fan culture americana si verifica più di rado.
Il blog di Jenkins è a metà tra un quaderno di appunti e un tavolo pieno di provette, alambicchi, serpentine, bacinelle piene di liquidi fumiganti. Dentro quel caos prendono forma i discorsi che finiranno sui prossimi libri.
L'intervista, come dicevo, è apparsa in due puntate qualche giorno fa. Credevamo di aver detto cose che suonavano risapute, qui da noi, almeno alle orecchie di chi conosce il nostro percorso, e invece pare di no. Quando racconti qualcosa da capo, soprattutto se lo fai dopo tanto tempo e dopo aver maturato un certo distacco, finisce che getti nuova luce sugli eventi. Infatti, tra gli amici che hanno letto l'intervista, diverse persone ci hanno chiesto se/dove/quando avremmo messo in rete la versione italiana... che però non esisteva.
Adesso esiste.
In questa prima parte si parla nello specifico di Luther Blissett, nella prossima si affrontano anche questioni più generali. WM1]

Pubblicato Martedî 10 Ottobre 2006

di Danilo Arona

FlavioSantiBosconero.jpgFlavioSanti.jpgHa ragione Flavio Santi, narratore e poeta clamorosamente nato nel 1973 ad Alessandria (proprio lei, Bassavilla, dalla quale fuggì velocemente in tenerissima età...), quando sostiene che il gotico sotto varie maschere è una delle cifre di riconoscimento della cultura contemporanea. In un alveo transtemporale che, partendo da Poe e da James (l'Henry di Giro di vite, non l'altrettanto sublime reverendo) ci conduce attaverso le valli oscure e seminali del B-movie (Bava, Fulci, Romero) per innalzarsi al mainstream più autoriale che si possa immaginare (Coppola e Bergman, Apocalypse Now e Fanny e Alexander), il nostro descrive non solo la presenza invadente - vampirica - del gotico nell'officina culturale del millennio, ma anche il percorso personale, ossessivo, che conduce a questa lugubre e miasmatica "stazione" che è la Sicilia borbonica alla fine del 1700.

Pubblicato Lunedî 2 Ottobre 2006

di Ted Baxter

66.jpgJohn Updike è, dalla cima dei capelli alle unghie dei piedi, quello che si definisce un vero wasp: un white anglo-saxon protestant; è anche un signore di una sessantina d'anni che ne dimostra, fortuna sua, dieci di meno. Ed è stato baciato da un invidiabile successo.
Nato a Shillington, in Pennsylvania, dopo essersi laureato ad Harvard, ha frequentato corsi di specializzazione a Oxford. Il suo primo romanzo l'ha pubblicato a 27 anni; era il 1959, e s'intitolava The poop-house fair, descriveva la miserabile vita degli sfortunati ospiti di un centro per anziani. Vinse il premio Rosenthal, e da allora non si è più fermato.

Pubblicato Sabato 23 Settembre 2006


di Silvia Cattori
[da http://www.voltairenet.org - Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di Carlo Pappalardo]

elsasser.jpgSilvia Cattori: La sua indagine sull’operato dei servizi segreti fornisce un’analisi agghiacciante. Scopriamo che sin dagli anni ’80 gli Stati Uniti hanno investito miliardi di dollari per finanziare attività  criminose e che attraverso la CIA sono direttamente implicati in attacchi di solito attribuiti ai musulmani. Cosa offre di nuovo il suo libro?

Jurgen Elsässer: E' il solo lavoro che stabilisca un rapporto tra le guerre degli anni ’90 nei Balcani e l’attacco dell’11 settembre 2001. Tutti i grandi attentati - New York, Londra, Madrid - non sarebbero mai avvenuti se i servizi segreti americano e inglese non avessero reclutato quei jihadisti ai quali sono stati poi attribuiti. Faccio nuova luce sulle manipolazioni dei servizi segreti.

Pubblicato Mercoledî 20 Settembre 2006

Danilo Arona intervista Gianfranco Manfredi

GianfrancoManfredi.jpg
GianfrancoMagiaRossa.jpg
Cosa non ha fatto Gianfranco Manfredi in campo artistico? Sarà dura rispondere, ma l'attacco è tutt'altro che retorico perché il nostro scrive canzoni e canta, produce soggetti e sceneggia, lavora ad un fumetto cult di Bonelli (Magico Vento), ha recitato per il grande schermo e calcato palchi teatrali ed è giornalista professionista con un occhio di riguardo ai tanti aspetti della musica contemporanea.
Manca qualcosa? Sicuro, è un grande e coerente scrittore che dal 1978 a oggi ha prodotto otto titoli per Feltrinelli, Mondadori, Anabasi e Marco Tropea. In ossequio a quel tocco multiforme che caratterizza la sua vita e le sue "professioni", ogni libro è una sfumatura diversa, un nuovo colpo d'occhio, magari una maschera intercambiabile che cela un volto inguardabile e sfuggente, e per questo affascinante.

Pubblicato Lunedî 4 Settembre 2006

kunstler.jpgNonostante risalga al 1998, questa intervista a Kunstler, docente a Cambridge e propugnatore di un ritorno al nesso umanesimo-scienza (di cui è fondamentale si torni a praticare l'impatto), apre una serie di prospettive che, pur discusse in questi otto anni, continuano a essere fortemente attuali e aperte, mostrando come la svolta cognitiva ed emotiva che sta vivendo l'occidente industrializzato sia molto più lenta dei processi a cui pensiamo. Kunstler, rispetto ai molti teorici del post-human, ha un vantaggio: include ogni paradigma (compreso quello psicologico oltre che quelli fisici) nelle trasformazioni del "sé" - nozione su cui l'occidente industrializzato mostra, e davastantemente, il fianco, e che invece è al centro dell'altra rivoluzione fondamentale dei nostri tempi, cioè quella dell'emergentismo neuroscientifico.
Per questi motivi, riproponiamo l'intervista, rilasciata ai tempi a Mediamente. [gg]

Pubblicato Venerdî 25 Agosto 2006

pnscover.jpgdi Paolo Rastelli

L'importante era che qualcuno la scrivesse, la biografia di Beppe Fenoglio. Il compito di raccontare la storia del «più solitario di tutti che riuscì a fare il romanzo che tutti avevamo sognato», come lo definì Italo Calvino, se lo è preso il giornalista albese Piero Negri Scaglione. A metà gennaio è uscito in libreria Questioni private - Vita incompiuta di Beppe Fenoglio, edito da Einaudi. Sono 277 pagine frutto di una ricerca iniziata nel ’97 da Scaglione con Massimo Bergadano, Stefano Campanello e Giampiero Vico per il documentario di Guido Chiesa e proseguita in solitaria ovunque ci potesse essere una traccia di Fenoglio. Dalla fondazione Ferrero all’Imperial war museum di Londra.

Pubblicato Sabato 10 Giugno 2006

INTERVISTA DI DAVIDE TURRINI A SERGE LATOUCHE
(Da Liberazione del 9 maggio 2006)

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Bastone sottile che non serve nemmeno da appoggio, viso canuto alla Burt Reynolds, cravatta leopardata sopra una camicia bianca con righine azzurre e viola, Serge Latouche, 66 anni portati meravigliosamente, professore emerito di scienze economiche all’università Paris Sud, esperto di rapporti economici e culturali tra Nord e Sud del mondo, fa la sua comparsa in Italia, a Bologna. La facoltà di Scienze Politiche, materialmente a pochi passi dell’ex dimora del nuovo premier Prodi, è lo sfondo architettonico per l’incontro del professore che prende a prestito il titolo del suo nuovo volume, Come sopravvivere allo sviluppo (Bollati Boringhieri), per argomentare l’utopia del nuovo secolo: la decrescita economica.

Pubblicato Venerdî 26 Maggio 2006

di Babsi Jones

kusturicalexique.jpgEmir inizia a sentirsi angosciato, 9 novembre. Emir si dichiara disponibile a rinunciare al suo salario, 10 novembre. Emir si sveglia sempre più tardi, arriva sul set a tarda sera improvvisando, 17 novembre. La tensione fra gli attori è al culmine, Emir non fa altro che acuirla, 19 novembre. Emir aveva promesso che avrebbe tagliato la sceneggiatura, invece continua incessantemente ad aggiungere pagine supplementari, 24 novembre. Emir è nervoso, continua a dire che non può lavorare più velocemente di così, 10 dicembre. Emir è molto depresso, la situazione in Bosnia lo opprime, 14 dicembre. Emir si aggira per i corridoi mormorando che ha problemi esistenziali, 11 gennaio. Ogni volta che Emir esce a bere un caffè temiamo che non torni più, 26 gennaio.
Questi sono brevi stralci dall’esilarante diario di bordo redatto nel 1993 da Pierre Spengler durante le riprese di quello che resta il più grande capolavoro della storia del cinema jugoslavo: “Underground”. Lavorare con Emir Kusturica, il genio nato nel ’54 a Sarajevo e cresciuto alla scuola praghese di Miloš Forman, per molti è un incubo. Io ho incontrato Kusturica tre volte.

Pubblicato Martedî 16 Maggio 2006

di Tommaso De Lorenzis
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E allora? Dove sta andando Bologna? «Da nessuna parte. È inerte. Non cambia in niente. Ma se l’acqua sale e rimani fermo, finisce che affoghi».
Difficile annegare a Bologna, ma Loriano Macchiavelli, la «signora perbene», la conosce dalla testa ai piedi. Per anni, ha percorso le sue curve in sella a una vecchia vespa, osservandola sfiorire un poco alla volta. Storia travagliata, quella tra lo scrittore e la «matrona d’Emilia». All’ombra di portici e torri, scelse di ambientare la prima inchiesta del sergente Sarti, imboccando – con Le piste dell’attentato – l’impervio sentiero del poliziesco all’italiana. Era il 1974. Oggi, quel sentiero è diventato una strada maestra e Bologna il luogo di una misteriosa itterizia letteraria: da queste parti, qualunque cosa scrivi – anche un biglietto d’auguri – si tinge di giallo. Miracolo, verrebbe da dire. Ma non è l’unica cosa insolita. A pensarci bene, infatti, il povero Sarti, che – tra spasmi colitici e donne un po’ stronze – di fortuna ne ha sempre avuta poca, ha rischiato perfino di annegare in un canale del sottosuolo felsineo. Tutto può succedere e, dunque, non stupiamoci se la «dama beneducata» sia andata via via trasmutando fino a vendere l’anima a un diavolo, come si narra in Cos’è accaduto alla signora perbene, pubblicato nel 1979 e ristampato di recente da Einaudi Stile libero. Tanto per contravvenire alla regola che impone di non rivelare la conclusione di un poliziesco, anticipiamo che alla signora in questione capitò, un giorno, di trasformarsi in «una città di merda». Del resto, l’acqua non è l’unico elemento in cui è possibile affogare. Il tempo, poi, difetta in clemenza e proprio da qui conviene cominciare.

Pubblicato Lunedî 1 Maggio 2006

di Francesco Monti Catena

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Tra le novità letterarie di primavera, si segnala per originalità e spessore il noir dell'americano Nathan Gelb Il quadro dei delitti (Sperling & Kupfer, pp. 481, € 18,00). Per saperne di più, abbiamo deciso di incontrare l'autore. Ma Nathan Gelb si è rivelato ancor più elusivo della soluzione dell'enigma da lui narrato, che di capitolo in capitolo sfida senza posa il lettore con evidenze in apparenza irrefutabili e puntualmente smentite, fino al colpo di scena finale. Personaggio molto schivo, risolutamente contrario ad apparire in pubblico, lo studioso statunitense ha accettato di rispondere alle nostre domande solo grazie ad alcuni comuni amici inglesi residenti a Firenze. Alto, magro, bruno, Gelb ci attende nella biblioteca di una villa toscana in compagnia di Ermes, il suo inseparabile golden retriever.

Pubblicato Sabato 22 Aprile 2006

di Jadel Andreetto

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Intervista ad Aureliano Amadei e Francesco Trento, autori di Venti sigarette a Nassirya, Einaudi Stile Libero, 2005, pp. 182, € 12,50.

Possiamo anche pensare sartrianamente il nulla, la non esistenza del mondo, ma il mondo non scompare, è sempre lì, nella sua evidenza, e anche il pensiero del nulla rientra nell’insieme delle cose esistenti. Allo stesso modo potevamo pensare che non ci fosse una guerra in corso. Poi il 12 novembre 2003 a Nassiriya due palazzine in cui risiedevano i carabinieri e i militari dell'operazione “Antica Babilonia” venivano sventrate da un’esplosione, e noi ci ritrovavamo d’improvviso faccia a faccia con l’evidenza del mondo. Il regista Aureliano Amadei era a Nassiriya per girare un film. Unico civile sopravvissuto, da quell'esperienza ha scritto con Francesco Trento, un romanzo-reportage per Einaudi. Abbiamo incontrato gli autori di Venti sigarette a Nassiriya.

Pubblicato Sabato 18 Febbraio 2006


[Tom Engelhardt, scrittore, storico e giornalista, e' l'autore di The End of Victory Culturex, a history of the collapse of American triumphalism in the Cold War era; gestisce il sito TomDispatch.com, che definisce: "un regolare antidoto ai media dominanti".]

sheenan.jpgCindy Sheehan [nella foto, il suo arresto alla manifestazione di Washington; l'1 febbraio è stata nuovamente arrestata, al Campidoglio, prima che Bush pronunciasse il discorso sullo stato dell'Unione] e' la madre di Casey, un soldato ucciso a Sadr City il 4 aprile 2004, pochi giorni dopo il suo arrivo in Iraq. Il movimento che sostiene Cindy ha preso forma nelle ombre, su internet, ha cominciato a mostrarsi in forze nei campi a Crawford, ed attualmente sembra in grado di mutare la mappa politica degli Usa. Quando arrivo alla dimostrazione Cindy e' una figura distante, che cammina con una troupe di "Good Morning America" fra le croci bianche che sono state piantate qui. Jodie, una delle attiviste antiguerra di "Code Pink" che indossa uno stravagante cappello ornato di piume rosa, mi dice di restare nei paraggi con Joan Baez, i genitori dei soldati, i veterani, i giornalisti e tutta quest'altra gente: Cindy non manchera' all'appuntamento che ha con me.

Pubblicato Martedî 14 Febbraio 2006

foibe.jpgIntervista a Claudia Cernigoi, a cura di Angelo Floramo, pubblicata sul settimanale "Il Nuovo Fvg" in occasione della presentazione triestina del saggio Operazione foibe. Tra storia e mito (Kappa Vu, Udine 2005). Marzo 2005.

La memoria lottizzata. In epoca di revisionismi, riletture, decontestualizzazioni, sembra proprio che il dibattito gridato diventi l'unica possibilità di intervento. Ma chi di storia si occupa lascia che siano i documenti a parlare, tacitando gli umori e gli isterismi di ogni colore. "Operazione Foibe", con i suoi ricchi apparati documentari, si prefigge questo scopo. E' una ricerca che ha impegnato la Cernegoi per oltre sette anni, sette anni di meticolose indagini seguite a una prima edizione, già di per sé estremamente ricca e stimolante.

Qual è stata la motivazione che l'ha spinta (ogni storico ne ha una!) e cosa ne è emerso?

Chi non vive a Trieste non può conoscere il clima che si respira in questa città che il poeta (triestino) Umberto Saba definì "la più fascista d'Italia". Quindi devo spiegare che da noi le campagne stampa o campagne politiche sulla "questione foibe" sono più o meno cicliche. Tanto per fare un paio di esempi: una campagna si sviluppò a metà anni Settanta, per fare da contraltare all'istruttoria e poi al processo in corso per i crimini della Risiera di San Sabba. In altri periodi per contrastare le mobilitazioni per la legge di tutela degli Sloveni in Italia.

Pubblicato Lunedî 13 Febbraio 2006

INTERVISTA A EMILIO QUADRELLI

di Chiara Cretella

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Mi sto occupando da qualche tempo delle scritture dei detenuti politici degli anni Settanta. Penso che l’emergere di queste scritture “individuali” sia da ricollegarsi alla riforma penitenziaria, taciuta l’espressione della “voce collettiva”. Inutile dirti le difficoltà che ho incontrato a riaprire un tema su cui si è operata una vera e propria rimozione, ma quello che mi ha stupito grandemente è stata la censura scientifica sull’apporto teorico dei “politici”. Insomma, questi testi sono spesso bellissimi, laceranti, ed anche stilisticamente irreprensibili. Si ha quasi l’impressione che essi non vengano considerati materia narrativa, neanche quando sono scritti nella forma impersonale del racconto o della terza persona, escamotage per distanziarsi, nel raccontarlo, da un vissuto autobiografico pesante.

La tua domanda presuppone una duplice risposta.

Pubblicato Venerdî 23 Dicembre 2005

INTERVISTA A EMILIO QUADRELLI

di Chiara Cretella

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Di Emilio Quadrelli, DeriveApprodi ha pubblicato due volumi sull’universo carcerario: Andare ai resti. Banditi, rapinatori, guerriglieri nell’Italia degli anni Settanta (2004) e Gabbie Metropolitane. Modelli disciplinari e strategie di resistenza (2005). Questi spettacolari lavori di ricerca sono strutturati lasciando ampio spazio alla voce dei detenuti, così da divenire una vera e propria storia collettiva a partire dal ciclo di lotte degli anni Settanta. Un’analisi lucida e tagliente, attraverso cui ci si rende conto che l’evoluzione del sistema carcerario non è che l’evoluzione stessa della nostra società. Sorprende, nella lettura del testo, trovare quel senso intimo di appartenenza a un qualcosa di superiore e affratellante, così da far sembrare queste voci una sola. La stessa lingua, le stesse esperienze, lo stesso slang ma soprattutto la medesima visione politica del mondo. Quella chiarezza speculativa data dall’esperienza dello scontro di classe, che oggi, nell’indistinto magma del presente, fatica anche a essere concepita.

Pubblicato Giovedî 22 Dicembre 2005

buto.jpgdi Matteo Boscarol

Yokohama - Figlio naturale del grande Kazuo Ohno ed artistico di Tatsumi Hijikata, Yoshito Ohno e` forse oggi l`unico testimone che vide ed esperi` in prima persona la nascita in Giappone della "danza delle tenebre" , l`ankoku butô, poi semplicemente butô. Nacque dall`incontro del talentuoso Kazuo Ohno e del ribelle del corpo Tatsumi Hijikata nel Giappone degli anni `60, periodo di movimenti, proteste e, artisticamente parlando, molto fertile (nuovo cinema, letteratura che rompe col passato, etc.). Proprio ora si e` arrivati ad un punto di svolta per il butô, visto che dopo la prematura scomparsa di Hijikata nel 1986 ormai anche Kazuo Ohno, quasi novantanovenne, sembra essersi ritirato dalle scene. Sara` interessante vedere come i nuovi danzatori, ormai provenienti da tutto il mondo, sapranno continuare il percorso iniziato dai due, integrandolo con necessita` di una societa`inevitabilmente cambiata. Abbiamo chiesto questo ed altro a Yoshito Ohno, in questo periodo in Italia ai DAMS, che abbiamo incontrato nella sua casa, situata sulle incantevoli nei sobborghi di Yokohama.

Pubblicato Giovedî 1 Dicembre 2005

A colloquio con Monica Mazzitelli, coordinatrice del gruppo nato dall'esperienza del collettivo Wu Ming, che valuta tutto il materiale letterario che arriva in rete. Finora sono stati pubblicati tre romanzi, con tanto di contratto per l'autore
di Jadel Andreetto

15.jpgQualche anno fa sulle pagine virtuali di Giap! il collettivo Wu Ming scriveva di essere esasperato dal troppo materiale letterario che riceveva e che nonostante la buona volontà non potesse materialmente leggerlo. Allora alcuni iscritti alla newsletter hanno dato vita a un dibattito dichiarandosi sensibili alla cosa, senza sapere che di lí a poco sarebbero diventati un gruppo: i "15" (un numero indicante i partecipanti del nucleo originario, e un riferimento ironico alla famosa enciclopedia) che da allora legge, recensisce e discute del valore delle opere che riceve, comunicando su un forum riservato ai "Lettori Residenti", come li ha definiti lo scrittore Peter Bichsel.

Pubblicato Martedî 29 Novembre 2005

hitomi.jpgdi Matteo Boscarol

Tokyo- La stella nascente della nuova letteratura underground giapponese sembra uscita da uno dei sui romanzi: è bionda, magrissima, ma senza piercing o tatuaggi visibili, estremamente taciturna e riservata fatta eccezione per alcuni sorrisi che ne rivelano la giovanissima eta`, appena ventidue anni. Negli ultimi tempi, è diventata un vero e proprio punto di riferimento della scena artistica nipponica, mai come in questo periodo spumeggiante di nuove idee e intuizioni, fra letteratura, musica, teatro, manga ed altro ancora. L`abbiamo incontrata all`hotel "Hilltop" di Tokyo, luogo gia`prediletto da molti scrittori ed artisti.

Pubblicato Venerdî 25 Novembre 2005

Intervista a cura di Giulia Gadaleta e Paola Ghinelli, realizzata a Mantova il 18 settembre 2005

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Tutti i romanzi di James Sallis sono pubblicati in Italia dalle edizioni Giano. L'ultimo è Il calabrone nero, 2005, pp. 204, € 15,00.

Nei suoi romanzi la solitudine dell’individuo è centrale, potremmo chiamarli Noir esistenziali?

Una delle caratteristiche dei romanzi polizieschi è quella di essere imperniati su un individuo solo, staccato dalla società, con il proprio credo le proprie regole che costruisce nel corso della vita, il che è esattamente il ruolo del detective nelle storie di crimine.

Pubblicato Venerdî 21 Ottobre 2005

di Beppe Sebaste
(da L'Unità, 7 settembre 2005)

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Joe R. Lansdale è ormai anche in Italia un autore di culto, e il pubblico che ha affollato una piccola libreria del centro di Roma lo ha mostrato. Niccolò Ammaniti ha detto una volta che i libri di Lansdale sarebbero un buon motivo per imparare a leggere, e per molti, sottoscritto compreso, un suo nuovo libro è sempre una festa.
Il mix di fantasia sfrenata e di descrizione impietosa della realtà, nei suoi aspetti di crudeltà, violenza e assurdo, si impasta con un umorismo disincantato e beatificante.

Pubblicato Giovedî 6 Ottobre 2005

di Beppe Sebaste
(da L'Unità, 21 settembre 2005)

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Mi è capitato di vedere persone, giovani e meno giovani, in Francia e in Italia, beatamente immersi nei libri di Fred Vargas. Io stesso, dopo il primo che ho letto, non ho potuto fare a meno di cercarli tutti (e sono tanti). L’ultimo - Sotto i venti di Nettuno - un anno fa lo divorai letteralmente mettendo a repentaglio la consegna di un libro che dovevo finire io. Il fatto è che i romanzi di Fred Vargas danno felicità, quel dono di una vita parallela e in qualche modo preferibile che la buona letteratura offre. Alla presunta evasione del genere poliziesco - che lei, controcorrente, riconduce alla formula del giallo a enigma, amplificato a mito - unisce bravura narrativa e dialoghi che incantano per verità e humour.

Pubblicato Giovedî 29 Settembre 2005

di Vittorio Catani e Valerio Evangelisti

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Quest'anno cade il centenario della morte di Jules Verne, scomparso nel 1905. Per l'occasione, il quindicinale letterario Stilos, diretto da Gianni Bonina, ha intervistato nel suo numero 1 gli scrittori Vittorio Catani e Valerio Evangelisti (entrambi nella foto) sul ruolo di Verne nella loro formazione e in generale nella nascita della fantascienza. Riproduciamo le due interviste.

VITTORIO CATANI

Quale influenza ha avuto il precursore della fantascienza sulla sua generazione?

Un’influenza modestissima, credo. Mi spiego: noialtri lettori e/o autori di fantascienza abbiamo una conoscenza dei “padri fondatori” e dei precursori del genere, e tra costoro Verne ha certamente una sua importanza.

Pubblicato Sabato 6 Agosto 2005

INTERVISTA AL SOCIOLOGO LUBOMIR VACEK SULL'INTEGRAZIONE EUROPEA, SULLA POSIZIONE DELLA REPUBBLICA CECA E SULLE OPINIONI DEI CITTADINI CECHI

a cura di Lenka Stanickova

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Lubomír VACEK, ingegnere e laureato in scienze sociologiche, opera nel campo della sociologia della politica e dell’opinione pubblica. Ha una lunga esperienza nella direzione di indagini sociologiche tra il popolo ceco e nell’insegnamento della sociologia nelle università. È uno dei più rappresentativi sociologi orientati a sinistra nella Repubblica Ceca, ricercatore e pubblicista, iniziatore dell’applicazione delle metodologie scientifiche alla ricerca sociale.

Di recente la Francia e l'Olanda, con un referendum, hanno respinto la Costituzione dell'Unione Europea. E' previsto un referendum anche nella Repubblica Ceca, oppure la Costituzione della UE sarà votata (se non è già stata votata) dal parlamento? Come hanno reagito partiti e governo cechi al voto di francesi e olandesi?

Pubblicato Sabato 30 Luglio 2005

bsvollmann.jpgTutto comincia con Afghanistan Picture Show - ovvero, come ho salvato il mondo (Alet, €. 18). Poi si spalanca l'abisso: un'ossessione dietro l'altra.

Afghanistan Picture Show ha avuto una storia complicata. Il viaggio, la visione della violenza allo stato puro. Molto prima di Bin Laden, intendo. Il ritorno in America. La stesura. Revisioni su revisioni. C'era una profondità, nel testo, che non riuscivo a scavare. Poi è stato un disastro: dico dal punto di vista esistenziale. Un periodo tragico, per me. Dico davvero. Mi sono messo a lavorare coi computer per sbarcare il lunario, ma non ne sapevo niente, e intanto revisionavo il libro. Poi la scrittura è esplosa, è stato irresistibile, non ho più smesso.

Pubblicato Venerdî 1 Luglio 2005

di Giuseppe Genna

sharpeintv.gifNon è vero che Ingannevole più di ogni cosa è il cuore, come dice JT Leroy: ingannevole più di ogni cosa è la famiglia.
“E’ una vecchia legge dei romanzi, e vale sempre. Faulkner, in Mentre morivo, racconta di una famiglia che porta un cadavere in giro per l’America”. A parlare è Matthew Sharpe, il migliore tra i romanzieri americani di nuova generazione, sbarcato in Italia con Gli Schwartz (per Einaudi Stile Libero), un successo che negli Usa ha sbancato le classifiche e non era per nulla annunciato. Non solo Faulkner: Roth, Bellow, Eggers e Franzen sono stati citati a proposito de Gli Schwarz, da tutte le testate letterarie, entusiaste del capolavoro di Sharpe.

Pubblicato Martedî 21 Giugno 2005