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frecciabn.gif ULTIME NOVITA'
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di Franco Ricciardiello Feltrinelli ha iniziato nel 2009 la riproposizione in Italia del ciclo del “Mare della Fertilità”, che comprende...

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di M. Baldrati
la figa.jpg Un reportage londinese: come gli italiani mantengono vivo il senso dell'identità.

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di G. De Michele
david-foster-wallace1.jpg In un momento in cui enormi sciocchezze vengono dette su argomenti di grande rilevanza, David Foster Wallace è riuscito a porre questioni di enorme rilevanza anche parlando di grandi sciocchezze.

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della Redazione di Carmilla
dallago3.jpg Eroi di carta, un libro contro Gomorra e il suo autore: vi spieghiamo perché è meglio leggere un poliziesco (come diceva Brecht).

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della Redazione di Carmilla
dallago3.jpg Eroi di carta, un libro contro Gomorra e il suo autore: vi spieghiamo perché è meglio leggere un poliziesco (come diceva Brecht).

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di Franco Ricciardiello

Mishima.jpgFeltrinelli ha iniziato nel 2009 la riproposizione in Italia del ciclo del “Mare della Fertilità”, che comprende gli ultimi quattro romanzi scritti da Mishima prima della morte nel 1970; la quadrilogia è apparsa in precedenza in Italia nella traduzione Bompiani (4 volumi singoli, 1999) e nei Meridiani Mondadori (volume unico, 2006). Nel marzo 2010 è appunto edito da Feltrinelli con il titolo “A briglia sciolta” il secondo volume di questo ciclo della lunghezza totale di oltre 1500 pagine; potrebbe essere l’occasione per riparlare dell’opera più ambiziosa di uno dei più discussi autori del secolo scorso, autentico personaggio mediatico che modellò la propria vita come aveva imparato dai suoi maestri europei, Wilde e Nietzsche, ma soprattutto D’Annunzio (del quale Mishima tradusse in giapponese il “Martirio di San Sebastiano”).

Pubblicato Giovedî 29 Luglio 2010

di Mauro Baldratila figa.jpg

Domenica 13 giugno marciavo lungo il Tamigi verso i Docks, incurante del cielo che minacciava pioggia, per vedere da vicino uno dei migliori interventi di recupero e restauro di edifici antichi. I magazzini del ‘700 e dell’800, a picco sulle darsene del grande porto fluviale, costruiti con la pietra inglese seccata dagli anni, ora sono adibiti ad abitazioni e uffici.
Quella parte di città era semideserta, e il traffico, che a Londra ti crepa i timpani e ti emulsiona di bitume i polmoni, era assente. Gita fuori porta, in campagna, come tutti.

Pubblicato Giovedî 15 Luglio 2010

ovvero:
DAVID FOSTER WALLACE È UNA PIETRA D’INCIAMPO PER GEORGE STEINER?

di Girolamo De Micheledavid-foster-wallace1.jpg

Questo testo è stato pubblicato col titolo "Quel progetto infinito" sulla Nuova rivista LETTERARIA diretta da Stefano Tassinari, che prosegue con un nuovo editore il lavoro della precedente LETTERARIA. La frase del titolo è tratta dal racconto di David Foster Wallace Il suicidio come una specie di presente (in Brevi interviste con uomini schifosi, 1999).

In una intervista concessa a Odifreddi (“Quando studiavo con Enrico Fermi”, qui), George Steiner ha apparentato la matematica e filosofia analitica al gioco degli scacchi - «un inesauribile passatempo, ma niente più»: «sono le grandi inutilità che produce Homo Ludens, l’uomo che gioca. [...] A nessun essere umano che si sia trovato in un momento di angoscia, di bisogno, di gioia, di malattia o di estasi è mai fregato niente della filosofia analitica. Sono Hegel, o Nietzsche, o Marx, i filosofi i cui libri si trovano in tasca di quelli che si fanno ammazzare: non certo Carnap, o Hempel, o Kripke!»

Pubblicato Martedî 6 Luglio 2010

di Marco Philopat

rivolta a striscie_piccola.jpgSono passati esattamente cinquant'anni dalla rivolta dei ragazzi in maglietta a strisce scesi piazza a Genova per impedire un congresso di neofascisti. Un convegno voluto anche dall'allora governo del democristiano Tambroni, che da pochi mesi era diventato presidente del Consiglio grazie ai 14 voti dei parlamentari dell'Msi. La determinazione dei manifestanti fecero fallire quel tentativo di sdoganare, per la prima volta dal dopoguerra, gli eredi del tragico ventennio. Quel convegno fu infatti annullato. Nell'estate del 1960 ci fu un terremoto, di quelli imprevisti, violento e allo stesso tempo liberatorio. In prima fila negli scontri di piazza, da Genova a Catania, da Reggio Emilia a Palermo, da Roma a Bologna, c'erano giovani sui vent'anni, operai figli di operai che pagarono cara la loro voglia di farsi sentire. La pagarono con il sangue. In undici rimasero sull'asfalto, crivellati dalle sventagliate dei mitra e dai colpi di pistola. Altre centinaia finirono in ospedale o sul banco degli imputati come pericolosi sovversivi e condannati a scontare anni di carcere. Sapevano di rischiare grosso eppure scesero in piazza convinti che andasse fatto, che quello era il loro dovere, l'unico modo per dire no al ripetersi della storia. Per questo motivo i ragazzi con le magliette a strisce rimasero impresse nel mio cervello appena ne venni a conoscenza.

Pubblicato Martedî 29 Giugno 2010

Trittico Montecristo, Gli anni nascosti, La città nera:
il grande ritorno del thriller politico Italian-style

di Alan D. Altieri

altieri01.jpgGuess what, proprio quando speravamo di essere al calduccio e al sicuro qui nel paese felice (Hey, suckers, we’re not in Kansas anymore...) della krikka appalti inkrikkati (... we’re IN the dirty, slimey, bloody money, ya, scumbags!), della penisola deglignotidioti (just dump the big-mouthed faggot!) e dei boiardi incollati a poltrone d’oro che galleggia (what are THEY farting about anyway?), proprio quando contavamo che sulla carta straccia dei libri (wow, you still got THAT CRAP down here?) si potesse finalmente parlare solo di nevrotike, grotteske, ma soprattutto fasulle pippe mentali (that way ya don’t realize ya terminally screwed, ya morons!), ecco che un’avanguardia di autori di sfondamento scaraventa una chiave inglese bella grossa nei già scricchiolanti ingranaggi della turpe finzione propalata dal vertice.
La chiave inglese in questione si chiama thriller politico.

Pubblicato Martedî 22 Giugno 2010

(Smells Like Skunky Spirit)*

della Redazione di CarmillaIl professor Dal Lago

«Qui a Berlusconia, tra fandonie e miti, tra spettri ed epifanie del Maligno, tra risentimenti e narcisismi è in corso da un pezzo una vera e propria guerra all'intelligenza, dove ogni ragionamento di un qualche spessore è tacciato di sabotaggio o di spregio dell'umore popolare». Così Marco Bascetta, difendendo la pubblicazione per manifestolibri del libretto Eroi di carta [158 pp., € 18.00, d’ora in poi EdC], stigmatizzava gli attacchi all’autore, il professor Alessandro Dal Lago («La libertà negata di criticare Saviano», manifesto, 30 maggio 2010).
Lasciamo perdere il termine "Berlusconia", usato in difesa di un libro che individua (non a torto) nella «personalizzazione e simbolizzazione» della politica sotto forma di un continuo referendum pro o contro Berlusconi «il segnale della vittoria strategica del berlusconismo» [EdC p. 148], e cerchiamo di capire dove stiano i risentiti e i narcisi, a quale intelligenza si dichiari guerra, e soprattutto come siano questi ragionamenti «di un qualche spessore».

Pubblicato Martedî 22 Giugno 2010

di Fabio Deotto

LeonardoTorriciniSoldatiniSS.jpgC’è una storia che meriterebbe di essere raccontata in eterno. Una storia che ora riposa sotto un memoriale in un cortile dalle parti di via Baracca, ad Arcore. È la storia di un gruppo di ragazzi poco più che maggiorenni che ha lottato contro una dittatura e un esercito invasore, alcuni sacrificando una vita appena fiorita, altri riportando ferite che non si sarebbero mai più rimarginate. Dove ora invecchia una scatola di cemento a quattro piani, sessant’anni fa si allungava un campo di aviazione, presidiato da soldati tedeschi al soldo del nazismo, li chiamavano SS. Una sera di fine dicembre, 24 ragazzi dei comuni del vimercatese hanno imbracciato mitra scadenti per liberare le loro città da un nemico verso cui il resto dello stato Italiano non aveva il coraggio di puntare il dito.

Pubblicato Domenica 16 Maggio 2010

di Arturo Potassa Cravani

frontiera.jpg[Oggi si apre il Salone del libro di Torino e l'India è il paese ospite. Un'occasione per raccogliere qualche appunto sul periodo in cui ho vissuto nel subcontinente: alcune righe su un film di Bollywood dedicato al grande nemico di sempre, un reportage di viaggio dal confine indo/pakistano e qualche consiglio di lettura] A.P.C.

Lahore di Sanjay Puran Singh Chauhan (Bollywood, 2010)
Era da un po' che non vedevo un film alla Rocky IV. Pugni e pedate: si fa kick-boxing in stile curry indiano. I buoni sono Indiani e i cattivi Pakistani. I primi sono leali, coraggiosi e amano la famiglia. I secondi scorretti e pieni di trucchi crudeli. I primi si allenano in efficienti e ipermoderne palestre colorate, mentre i secondi fanno scuola di barbarie sulle montagne del Waziristan in basi che sembrano fortini di Al quaida.

Pubblicato Giovedî 13 Maggio 2010

di Valerio Evangelisti

Primo Maggio.jpg[Le edizioni Derive Approdi hanno pubblicato un libro di eccezionale valore: La rivista Primo Maggio (1973-1989), a cura di Cesare Bermani, pp. 176, € 20, 00. Al volume è allegato un dvd che raccoglie la collezione completa della rivista, tra le più importanti - se non la più importante - dell'estrema sinistra "operaista", dagli anni '70 fino alla fine degli anni '80. Pubblichiamo uno degli interventi compresi nel volume. E' già apparso su Alias, supplemento del sabato de il manifesto, il 1° maggio 2010.]

«Cosa diavolo fai qua?» mi chiede Sergio Bologna, fermo sulla soglia del mio ufficio di capo del reparto imposte dirette dell’Intendenza di Finanza.
E’ un uomo magro, alto ed elegante. Per me è quasi un simbolo. Esponente di un operaismo per metà in galera e per metà in esilio, lo hanno fatto fuori all’università di Padova, in cui aveva una cattedra, con un pretesto miserabile (se ricordo bene, una domanda presentata in ritardo). Vive parte in Italia e parte in Germania. Scrive per Primo Maggio, rivista che sta nel movimento senza schierarsi, saggi corposi sulla centralità del trasporto merci. Un’anticipazione delle sue future tesi sui lavoratori autonomi – all’epoca poco comprensibili, ma diventate meglio decifrabili ai giorni nostri, quando tanti precari sono stati classificati come “autonomi”, imprenditori di se stessi volenti o nolenti.

Pubblicato Mercoledî 12 Maggio 2010

di Marilù Oliva
Salvatori.jpg«Forse era fatta di questo una dea: di fatica, sgomento, vuoto e una strana desolazione. Lo sgomento di essere lì, inchiodata al suo trionfo… di essere se stessa, in pasto a tutti.» Il brano è tratto da “Il mago e l’imperatrice” (Mondadori, 2010), scritto da Claudia Salvatori. In questo romanzo l’autrice si prefigge di restituire l’autenticità storica a un’imperatrice, Messalina, che la storiografia dell’epoca ha immortalato come depravata, avida e priva di scrupuli.

Pubblicato Mercoledî 5 Maggio 2010

di Franco Pezzini

AleisterCrwowley.jpgLondra, aprile 1900. Armeggiando con l’ombrello bagnato, Miss Cracknell piombò nell’ufficio postale. Al vedere la signorina così palesemente agitata, un paio di persone in coda valutarono se lasciarla passare – e alla fine, con un’occhiata complice, decisero non fosse il caso. Così, mentre l’impiegato si affaccendava sui precedenti telegrammi, Miss Cracknell ebbe tutto il tempo di ricapitolare i fatti per una sintesi più efficace.
Quel mattino, alla sede dell’Ordine al 36 di Blythe Road, Hammersmith, pianoterra, si era presentato inopinatamente Frater Perdurabo, insieme a Soror Fidelis (cinque anni di più – pareva fosse sua amante). Non era certo la prima volta che Miss Cracknell, segretaria responsabile per i documenti, si trovava a trattare con quell’individuo: l’aveva sempre messa a disagio. Considerate le voci che circolavano, ovvio che i confratelli gli avessero rifiutato il grado di Adeptus Minor. Col risultato che Perdurabo era corso a Parigi dal vecchio capo Deo Duce Comite Ferro, che non perdeva occasione di affermare la propria autorità e aveva compiuto l’iniziazione. In chiaro spregio ai fratelli di Londra: e questi, dopo una rapida consultazione, si erano decisi a non riconoscerla.

Pubblicato Sabato 1 Maggio 2010

di Marco Philopat

malcolm-mclaren_media.jpg Nel 2005 era passato nel centro sociale Cox 18 durante la mostra “Beat, Hippie, Autonomi Punk”. Per me lui era ancora il venditore di macchine usate che s'era incassato il grano della commercializzazione del punk. Io ero sempre stato dalla parte di Johnny Rotten, anche durante il lungo processo che si sviluppò attorno allo scontro mitico tra il ruolo del musicista e quello del manager. Eppure Malcolm MacLaren in quel momento era lì a guardarsi i pannelli della mostra, a farsi tradurre i testi che raccontavano anche parte della sua vita. Si era emozionato soprattutto davanti alle foto delle copertine di riviste e libri dell'Internazionale Situazionista e con mio grande stupore si mise a chiacchierare con il mio socio Giancarlo Mattia, soprannominato anche l'avvocato psichedelico, uno dei seguaci più autorevoli del pensiero di Debord e co. Parlarono per più di due ore di mondo-karaoke, di oscillazioni e autenticità. Giancarlo che assomiglia quasi perfettamente a Mr Natural, il personaggio dei fumetti di Robert Crumb, mi chiamò quando arrivarono ai pannelli dedicati al punk che io avevo curato. “È davvero un tipo in gamba il tuo amico!” mi disse Giancarlo toccandosi la sua lunga barba bianca. Mio amico? Non sapevo come comportarmi. Ero finito in uno spazio temporale dominato dalla contraddizione. Fui costretto a parlare di quando da ragazzino vidi per la prima volta i Sex Pistols alla tv che navigavano contro la regina sul Tamigi. Mi lasciai trasportare dal ricordo di me stesso seduto davanti alla televisione nel triste salotto dei miei genitori. Più volte ho affermato che quello fu uno dei momenti fondamentali della mia vita credendo di essere persino originale, per poi piano piano scoprire che a un mucchio di miei coetanei era successa la stessa cosa. Adesso che McLaren è morto mi sono sentito di scrivere per lui una lettera, una sua ultima missiva dalla tomba in cui immagino cosa stia pensando ora dall'inferno o dall'infinito universo, fate un po' voi.

Pubblicato Mercoledî 14 Aprile 2010

di Girolamo De Michelecascalasino.jpg

Gli studenti italiani sono davvero così somari? Un’indagine svolta dall’Accademia della Crusca in collaborazione con l’INVALSI (Istituto nazionale di valutazione del sistema istruzione) sembra confermarlo, e l’autorevole Corriere della Sera lo ribadisce [qui]: «Alla fine del percorso scolastico, dopo 13 anni di lezioni ed esercitazioni, la prova scritta di italiano rappresenta un problema per la metà degli studenti».
Trasuda strazio e dolore un’intervista alla professoressa Elena Ugolini, dirigente dell’INVALSI e preside di un liceo parificato afferente alla Compagnia delle Opere, che dichiara: «Ho qui un tema della maturità 2007 pieno di errori gravissimi di ortografia come "dopo guerra" o "degl’anni", di errori di punteggiatura, dell’organizzazione logica della frase che evidenziano un livello linguistico di terza elementare». E conclude, la bocca sollevando dal fiero testo: «Mi domando che cosa è stato insegnato a questo ragazzo in 13 anni di scuola».
Sarà vero? Andiamo a vedere.

Pubblicato Martedî 6 Aprile 2010

di Emanuele Manco

Nativita_SMALL.jpgSi può rubare.
Si possono uccidere gli uomini.
E queste azioni possono avere conseguenze nell'immediato.
Le idee degli uomini invece non si possono uccidere facilmente.
Ma come si può uccidere un popolo, rubandogli il futuro?
Un modo, forse non l'unico ma molto efficace, è rubargli la sua memoria. Non sembri contraddittorio che il furto di una opera d'arte del passato, sottratta quindi alla fruizione di tutti, sia un vero e proprio furto di futuro, perchè priva della possibilità di accrescimento culturale. La povertà di spirito è terreno ancora più fertile sul quale poggiare le basi del potere, ancor più di quella del corpo.

Pubblicato Domenica 4 Aprile 2010

di Letizia Mirabile

Palermo.jpgPoniamo il caso di tornare nella propria città natale. Poniamo il caso che, nella fattispecie, questa città sia Palermo. Poniamo il caso che la si sia lasciata l’estate prima. Poniamo anche il caso che la si trovi peggiorata da ogni punto di vista: culturale, ambientale, sociale, come servizi, infrastrutture, uffici. Poniamo il caso che in giro non si sentano altro che lamentele e poniamo il caso che il bilancio del Comune non si possa dire perché è un numero negativo talmente grande che è diventato illeggibile. Poniamo anche il caso che la Regione attraversi un periodo di sommovimenti, che lo spostamento delle zolle tettoniche africane e asiatiche sembri il movimento di una piuma. Poniamo anche il caso che numerosi negozi chiudano e che in città l’evento dell’anno, quello che desta maggior richiamo non sia l’arrivo di uno spettacolo russo, di una grande mostra, di una produzione cinematografica, che vedrebbe coinvolta la più importante agenzia di casting siciliana: quella “dell’imprenditore” Enzo Castagna (1), bensì sia l’apertura di un grosso centro commerciale in uno dei quartieri caldi del capoluogo.

Pubblicato Sabato 27 Marzo 2010

di Marilù Oliva

Pinochet.jpgA un anno dalla pubblicazione di Cien años de soledad e dei suoi trionfi di vendita e di consensi, Márquez salpò l’oceano per trasferirsi da Città del Messico alla Barcellona del regime franchista ed è qui che diede vita al romanzo che lo tormentava. Mai un libro fu atteso, in America Latina, con tanta ansietà come El otoño del patriarca (L’autunno del patriarca), più volte anticipato prima che acquisisse concretezza, quando era solo un’immagine sullo sfondo delle nebulose artistiche dello scrittore. Come Márquez affermò in una conversazione pubblica tenutasi a Lima nel 1967 con Mario Vargas Llosa, stava già allora «preparando la historia de un dictator imaginario, es decir, la historia de un dictator que se supone es latinoamericano… tiene 128 años de edad, que tiene tanto tempo de estar en el poder que ya no recuerda cuándo llegó… está completamente solo en un enorme palacio, por cuyos salones se pasean las vacas.»

Pubblicato Sabato 13 Marzo 2010

di Valerio Evangelisti

Loop6.jpg[Questo articolo è apparso nel n. 6 della rivista Loop, uscito in edicola e in libreria il 29 gennaio e dedicato quasi per intero al centenario della rivoluzione messicana del 1910.]

Nella percezione corrente, quella messicana fu una rivoluzione democratica e non socialista. I nomi dei suoi eroi più noti – Francisco Madero, Pancho Villa, Emiliano Zapata – in effetti non sono riconducibili immediatamente al socialismo, con la parziale eccezione di Zapata, autore di un progetto avanzato di riforma agraria. L’ideologia dominante era detta “liberalismo”, sia pure con accezioni diverse a seconda dei protagonisti (lo stesso Porfirio Díaz si definiva liberale).
Invece un ulteriore “liberale”influenzò gli eventi e, al di là delle definizioni, fu socialista e addirittura anarchico. Alludo a Ricardo Flores Magón, nome ignoto ai più al di fuori del Messico.

Pubblicato Martedî 2 Marzo 2010

di Marilù Oliva

ClericiSanRemo.jpgForse qualcuno storcerà il naso a sentir parlare ancora di principi e festival. Il biasimo sarà per aver indirizzato l’attenzione verso qualcosa di infimo e poco intellettuale come il Festival della Canzone Italiana o la tanto riprovata partecipazione di Emanuele Filiberto Di Savoia. In realtà a me destano veramente poco interesse le doti canore del principe, ma mi scuote d’indignazione l’utilizzo distorto della lingua italiana, l’appiattimento del senso della frase, la banalizzazione populistica. Qualcosa di grave è accaduto e non si tratta di politica. Una superficiale, becera violenza alla lingua. E se non c’è più freno alla decenza, che ci sia almeno riguardo per la lingua italiana. Per come la si usa, perché non se ne si abusi, perché a lessemi e concetti sia conferita la carica preziosa che meritano.

Pubblicato Domenica 21 Febbraio 2010

di Alberto Prunetti

thackeray.jpg[Al momento di completare questo articolo la stampa indiana ha comunicato la proroga di 6 mesi del visto di soggiorno in India della scrittrice bengalese Taslima Nasreen, minacciata nel suo paese da fondamentalisti religiosi. Taslima, in attesa di un visto residenziale, potrà intanto tirare un respiro di sollievo, anche se pare che questo visto provvisorio sia stato rinnovato per l'ultima volta. La redazione di Carmilla aveva partecipato alla stesura di un appello per la conferma dell'asilo politico in India.] A.P.


È una strana notte, quella tra il 13 e il 14 febbraio. È il capodanno cinese: l'anno della tigre. Il calendario gregoriano annuncia a pochi colpi di lancetta San Valentino, col corollario di e-postcards, fiori e inviti al ristorante. Anche i musulmani festeggiano qualcosa: lungo la strada a transito veloce i marciapiedi sono occupati per qualche chilometro da una striscia bianca di musulmani che costeggiano, col naso rivolto verso la luna, il mar arabico risalendo Mumbai da sud a nord, superato il consolato italiano e poi il tempio indù di Mahalaxmi, dea della ricchezza, e lo splendido santuario di Haji Ali, una moschea adagiata su un'isola che fluttua come un miraggio e nella scansione delle maree riesce a toccare terra attraverso uno stretto istmo di cemento.

Pubblicato Mercoledî 17 Febbraio 2010

di Andrea Fumagalli e Stefano LucarelliOrlean.jpg

[In occasione dell'uscita del volume di André Orléan, Dall'euforia al panico Pensare la crisi finanziaria e altri saggi (Ombre Corte, Verona 2010, pp. 160, € 15,00) anticipiamo parte dell'introduzione]

1. André Orléan è uno degli scienziati sociali più interessanti nel panorama attuale. Le sue ricerche e i suoi interventi pubblici appaiono svincolati dalle costrizioni cognitive che oggigiorno contraddistinguono gran parte delle posizioni assunte dagli economisti; sono infatti caratterizzati da rigore argomentativo, rilevanza, autonomia e capacità divulgativa. Tuttavia i suoi studi sono scarsamente noti agli scienziati sociali italiani.

Pubblicato Mercoledî 3 Febbraio 2010

di Valerio Evangelisti

Delbono.jpg[Questo articolo, intitolato all'origine Bologna-Vergogna: quando uno slogan diventa realtà, è apparso su Il manifesto del 27 gennaio 2010 e poi ripreso da molti altri siti. Nel riproporlo, aggiungo in appendice la poesia completa di Olindo Guerrini Primo Maggio, citata nel testo. Altri poemi di Guerrini (alias Lorenzo Stecchetti) conto di pubblicarli prossimamente.]

Un poeta bolognese dei primi del Novecento, Olindo Guerrini in arte Lorenzo Stecchetti, scrisse dei versi intitolati “Primo Maggio”. Vi si descriveva la marcia lenta, solenne e silenziosa di un corteo di operai. “Toccandosi le mani ognun di loro / cerca il vicin chi sia. / Se i calli suoi non vi segnò il lavoro, / quella è una man di spia.”

Pubblicato Martedî 2 Febbraio 2010

di Fabio Deotto

HaitiTerremoto.jpgCe l’ho. Ho la soluzione per la povertà nel mondo, per le ingiustizie, per l’indifferenza della popolazione “occidentale” che ogni sera spegne la coscienza insieme alla televisione per dormire sonni tranquilli. Basta premi Nobel per la pace, basta operazioni umanitarie, basta con le campagne di sensibilizzazione e con i cori stonati dei bambini nelle scuole elementari. Basta con le raccolte di penne e vestiti, basta con i furgoni delle missioni umanitarie che finiscono la benzina al primo casello.
Basta. Ho trovato la soluzione.
Catastrofi e telecamere.

Pubblicato Domenica 24 Gennaio 2010

dell'Assemblea Antifascista Permanente di Bologna

ControrivoluzionePreventiva.jpg[L'Assemblea Antifascista Permanente di Bologna, di recente trasformatasi in Nodo Sociale Antifascista, ha opportunamente ripubblicato il volume di Luigi Fabbri La controrivoluzione preventiva, uscito in origine nel 1922. La persistente attualità di quel testo, opera di una delle figure più luminose dell'anarchismo italiano, è spiegata nell'introduzione al libro, che proponiamo senza l'importante corredo di note. Ringraziamo il Nodo Sociale Antifascista per l'autorizzazione a pubblicare lo scritto.]

Tra il 1921 e il ’22, dinanzi al fenomeno dirompente dello squadrismo fascista, l’editore bolognese Licinio Cappelli diede alle stampe una serie di instant book a comporre una «collezione» intitolata «Il fascismo e i partiti politici»: già nel 1921 usciva Il fascismo e la crisi italiana del cattolico liberale Mario Missiroli e l’anno dopo Il fascismo: dati, impressioni, appunti del socialista Adolfo Zerboglio e Le origini e la missione del fascismo dello squadrista Dino Grandi con introduzione alla «collezione» del filosofo socialista Rodolfo Mondolfo; poi Il fascismo visto da repubblicani e socialisti con interventi di Guido Bergamo, Giuseppe De Falco, Giovanni Zibordi; e infine La contro-rivoluzione preventiva di Luigi Fabbri con il sottotitolo editoriale di Saggio di un anarchico sul fascismo.

Pubblicato Sabato 23 Gennaio 2010

di Alessandro Bertante
[Questo intervento dell'autore di Al Diavul è apparso sul numero di gennaio di ReSet]

bertante_reset.jpgAlcuni giorni fa mentre ordinavo un caffè in un bar di Milano sono rimasto colpito da un'immagine di per sé innocua, o perlomeno che io credevo tale. Dietro al bancone stava in bella evidenza una grande bandiera italiana. Nessun altro simbolo o segno di commento, solo il tricolore bianco, rosso e verde. Osservandola per un minuto con la tazzina a mezz’aria mi sono reso conto di provare una forte sensazione di disagio. Quella bandiera mi sembrava una inutile ostentazione nazionalista. Guardai il barista, cercando nella sua fisiognomica e nel suo abbigliamento una giustificazione parafascista a tanto osare. Invece niente, era un cordiale professionista milanese.
Uscito dal bar la sensazione di disagio mi è rimasta addosso.

Pubblicato Martedî 19 Gennaio 2010

di Girolamo De Michelegiulemani.png

qui la prima parte

Questo concreto esempio serve a introdurre le tesi centrali del volume. Il modello educativo proposto viene presentato come alternativo a due diversi modelli educativi generali.
Il primo è quello che «punta sulla divaricazione di educazione e formazione, in funzione dell’acquisizione di conoscenze, abilità, competenze coerenti con l’assetto tecnologico del mondo contemporaneo»: un modello aziendalistico, nel quale «l’educazione, in definitiva, si risolve in trasmissione di informazioni e di capacità e in socializzazione culturale».

Pubblicato Venerdî 15 Gennaio 2010

di Girolamo De Michelegiulemani.png

[Questo testo è tratto da un manoscritto in fase di scrittura]

La pubblicazione del volume La sfida educativa (Laterza, Bari 2009, pp. 224, € 14.00), a cura del Comitato per il progetto culturale della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), con la Prefazione di Camillo Ruini, consente di fare il punto sulla politica educativa e scolastica della Chiesa e delle lobbies ad essa correlate, e di ricostruirne le strategie a partire dalla loro formalizzazione in un vero e proprio progetto politico: come sempre avviene, è l’anatomia dell’uomo che consente di ricostruire quella della scimmia.

Pubblicato Lunedî 11 Gennaio 2010

di Valerio Evangelisti

JackLondon-GuerraDiClasse.jpg[Questo articolo è la mia introduzione a Jack London, Guerra di classe. Il sogno di Debs. Saggi sulla lotta di classe negli Stati Uniti e un racconto, ed. Gwynplaine, 2009, pp. 192, € 14,00.]

Anzitutto liberiamoci delle stupidaggini. C’è chi di recente (Nicola Lagioia) ha messo in dubbio le convinzioni socialiste e rivoluzionarie di Jack London, tanto da definire i conflitti sociali che gli stanno a cuore “occasione”, “contesto”, “apparato scenografico”. Ora, nell’edizione francese delle opere di London, curata da Francis Lacassin (Laffont, 1990), il volume sesto, dedicato ai saggi, ai romanzi, ai racconti, agli articoli di London incentrati sul tema della lotta di classe conta quasi duemila pagine. E mancano molti suoi interventi sulle riviste Masses, The Appeal to Reason, International Socialist Review e altri periodici di sinistra, nonché i testi, mai registrati, di centinaia di conferenze e di comizi a favore prima del Socialist Labor Party, poi del Socialist Party of America.

Pubblicato Mercoledî 30 Dicembre 2009

di Francesco De Collibus

BerluCagnesco.jpgSe uno psicolabile scaglia un souvenir contro la faccia del Presidente del Consiglio, è chiaro di chi sia la colpa: di Internet,ovviamente.
E' dimostrato come Tartaglia abbia organizzato tutto sin dall'inizio attraverso Internet.
Solo attraverso Internet ha potuto comprare dai mercanti d'armi internazionali quei letali ordigni a forma di Duomo, micidiali armi che in nessun caso potevano essere reperite nelle bancarelle di souvenir lì in piazza (1). Attraverso gli inganni di Internet il tentacolare Tartaglia ha poi manipolato gli uomini della scorta, convincendoli che fosse del tutto sicuro lasciar fare un bagno di folla a uno dei leader europei più controversi e contestati del secolo. Dulcis in fundo, solo grazie ai sofisticati algoritmi di puntamento dei centri di calcolo su Internet l'attentatore ha potuto indovinare la traiettoria di quella micidiale palombella. D'altronde la sorte di persone un attimino più concilianti di Silvio, quali Gandhi e Giovanni Paolo II, testimonia che mai e poi mai ai personaggi pubblici in una piazza gremita viene torto un capello (2).

Pubblicato Domenica 27 Dicembre 2009

di Marco Capoccetti Boccia

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E' uscito in questi giorni Non dimenticare la rabbia (Agenzia X), il libro di esordio dell'autore di questo racconto. Il volume è andato in stampa proprio nei giorni in cui accadevano i fatti qui narrati.

Il telefono squilla che il sole non è ancora nato.
Ginevra mi dice veloce: ci stanno sgomberando.
Ok arrivo le dico. La notizia che temevamo è alla fine arrivata. Cazzo finalmente adesso si potrà combattere senza questa bolla d'ansia che ci assedia da mesi.
Di nuovo sulle barricate, finalmente.
Metto un paio di jeans neri, la maglietta del Macchia Rossa e un giacchettaccio da battaglia. Scendo giù.
Per fortuna che non ho riconsegnato la macchina, altrimenti avrei dovuto prendere un taxi di merda e allora addio barricate...
Fuori è buio e un po' fresco, finalmente dopo tanto caldo.
Un elicottero vola basso sul cielo di Roma e il suo faro potente squarcia la notte.
Dal mio nuovo quartiere alla Magliana c'è già traffico e questo cazzo di elicottero è sempre sopra la mia testa.
Non riesco a trovare parcheggio.
Il mio vecchio quartiere non cambierà mai.
Fa uno strano effetto tornarci all'alba per difendere un'occupazione in cui ho scelto di non stare.
Due anni senza mettere piede alla Magliana, coi miei fantasmi che mi salutano dai marciapiedi.

Pubblicato Giovedî 3 Dicembre 2009

Linguaggi, tempi e narrazioni in Niccolò Machiavellimachiavelli1.jpg

di Girolamo De Michele

Testo dell’intervento letto al Convegno di Studi “Machiavelli: tempo e conflitto”, Università di Bologna, 16-17 novembre 2009

In questo intervento prenderò spunto da alcuni aspetti della lingua di Machiavelli, e collegherò questa lingua in variazione alla presenza di una pluralità di tempi nel testo machiavelliano. Sosterrò che questa pluralità dei tempi è coerente con la riflessione fenomenologica sul tempo ed esclude la necessità di postulare un tempo provvidenziale o divino. Esaminerò un caso di tempo narrato, con riferimento alla figura di Lorenzo de’ Medici, per proporre un modello educativo machiavelliano in esplicita polemica con gli ideologi della rifascistizzazione dell’istruzione in corso in Italia. Accennerò poi al tema del conflitto e al pessimismo machiavelliano, e concluderò sull’importanza dell’aver mantenuta l’attenzione critica su Machiavelli e Spinoza negli anni Ottanta e Novanta.

Pubblicato Martedî 24 Novembre 2009

di Andrea Scarabelli

gandhi 1(3).JPGSe vedi novanta poliziotti in assetto antisommossa a Milano, sui navigli, in un’alba spenta che solo novembre sa offrire, pensi di assistere a un’operazione di estrema gravità e urgenza. Magari per sventare qualche pericolosissima minaccia terroristica esotica, come quella che da oggi scopriamo incombere sul nostro premier. Se poi li vedi circondare il Lab Zero o Ringhiera, insomma la casa occupata sul nuovo parco lungo Ripa di Porta Ticinese, pensi che sia imminente lo sgombero, un’altra mossa dell’offensiva unilaterale innescata da questa città contro tutti gli spazi non omologati in nome della “riqualificazione”.
Invece, no.
Questo venerdì 13 novembre, quell’impressionante schieramento di poliziotti è lì per arrestare tre degli occupanti. Tre pericolosissimi appena ventenni, ancora addormentati. Altri due ragazzi sono già stati prelevati dalle loro abitazioni nell’hinterland, buttati giù dal letto come criminali pronti alla fuga. Tutti e cinque hanno tra i venti e i ventiquattro anni, uno di loro finisce a San Vittore, gli altri quattro ai domiciliari. L’accusa è di rapina aggravata e lesioni, sembra che rischino dai quattro ai dieci anni di carcere.
Che cosa hanno fatto?
Si sono rifiutati di pagare qualche centinaio di fotocopie fatte presso la libreria Cusl dell’Università Statale, il 2 ottobre scorso. Un bottino di al massimo una ventina di euro.

Pubblicato Martedî 17 Novembre 2009

La funzione autoriale nell'epoca della sua riproducibilità telematica
di Gregorio Magini e Vanni Santoni*

sec.jpgL'età moderna ha messo a dura prova le funzioni e le prerogative storiche della parola, al punto che il suo primato, di cui già quarant'anni fa la filosofia “triste” di George Steiner lamentava il tramonto (1), è oggi un ricordo di cui possiamo solo cogliere un riflesso rileggendo libri, come i grandi romanzi dell'Ottocento, da cui traspare una fiducia per la parola scritta ormai impensabile. Una volta perduto il primato, ma in realtà già da prima della comparsa delle avanguardie, la letteratura si è trovata costretta a impegnare una quota notevole delle sue energie per stare al passo con i tempi. L'industria, le macchine, la velocità, i campi di sterminio la bomba atomica la televisione: il Novecento è stato per la letteratura una fonte di ansia continua. Era sempre un chiedersi: «che cosa faremo adesso? Com'è possibile il romanzo dopo x, la letteratura dopo y, l'arte dopo z?». Anche le risposte più convincenti tradivano un senso di catastrofe possibile, una paura che la civiltà della parola stesse solo ritardando la sua fine.
L'ultima rivoluzione tecnica, che abbiamo visto arrivare da lontano e a cui abbiamo dato nomi ormai in disuso come cibernetica o telematica, si è imposta con la Rete e ha dato origine alla cosiddetta “cultura del network” (2).

Pubblicato Mercoledî 11 Novembre 2009

Omaggio a Claude Lévi-Strauss

di Girolamo De Micheledr_manhattan.gif

Questo testo è tratto da un manoscritto sulla graphic novel Watchmen di Alan Moore e Dave Gibbons, che sarà edito in un volume collettivo nel 2010. Lo pubblichiamo per ricordare Claude Lévi-Strauss.*

«Un corpo vivo e un corpo morto contengono lo stesso numero di particelle. Strutturalmente, non c’è una differenza apprezzabile. Vita e morte sono astrazioni non quantificabili. Perché dovrebbe interessarmi?» [I, 21.3].
Un uomo è stato ucciso: Edward Blake, un ex vigilante mascherato noto come “il comico”. Rorschach, l’unico eroe mascherato ancora in attività, ha informato alcuni ex vigilanti della morte del comico, ed ha ricevuto questa gelida risposta dal dr. Manhattan, il Superuomo in grado di vedere il tempo come una struttura sincronica non divisa da passato, presente e futuro e la realtà come un insieme di strutture prive di un senso intrinseco, il cui significato è il nudo fatto della loro esistenza. Il cosmo esiste, è un fatto. Il senso non è un fatto: non esiste.

Pubblicato Martedî 10 Novembre 2009

di Marco Philopat

BlackFlag01.jpg

Vent’anni fa a Berlino crollava il muro, ma nessuno di noi era particolarmente contento. Sapevamo che la città dei balocchi sarebbe cambiata in peggio. Nelle nostre scorribande in autostop o per interrail, arrivare a Berlino voleva dire viverci un’esperienza di pura liberazione dalle costrizioni, sperimentare alternative esistenziali, giocare con l’utopia, scoprire nuovi ideali per cui valesse la pena combattere. Quel muro che vedevamo all’orizzonte di Kreuzberg, al di là dell’austera porta di Brademburgo non solo ci divideva dall’est, ma anche dalla svolta reazionaria portata avanti in quel periodo da Reagan, Thatcher, Kohl e in Italia da Craxi. Era il simbolo dell’oppressione di un totalitarismo morente e di uno nascente, Berlino Ovest era ancora la vetrina della libertà, dei diritti civili, forse anche dell’egualitarismo e della fraternità. Gli equilibri si spezzarono in quel novembre dell’89, il capitalismo chiamato già allora neoliberismo, si fece strada ovunque, arrogante e pervasivo più che mai. Nella società civile occidentale tutto cambiò, fu conquista e delirio di onnipotenza che provocò un devastante ripiegamento individuale, egoismi e prepotenze infinite. Ogni libera aggregazione subì una impensabile stretta repressiva persino nella ‘nostra’ Berlino. Nonostante fossero in molti a blaterare di una nuova pacificazione, la prima guerra del Golfo partì poco più avanti, la bolla del benessere si gonfiò lungo l’ultimo decennio del secolo, scoppiando all’inizio di quello nuovo. Nuovi muri crebbero ovunque, non solo in Palestina e sulle acque del Mediterraneo, o alla frontiera tra Messico e Stati uniti, ma anche in tutti i centri storici e commerciali delle nostre metropoli, dove in breve si installarono cancellate, presidi di polizia e check point.

Pubblicato Martedî 10 Novembre 2009

di Enrico Piscitelli e Alessandro Raveggi

Novevolt.jpg[Questo testo è un'introduzione alla collana Novevolt, che Piscitelli e Raveggi cureranno dal 2010 per la casa editrice Zona: romanzi brevi, racconti lunghi, poche pagine piene di idee. I primi autori pubblicati saranno Enzo Fileno Carabba e Franz Krauspenhaar.]

Viviamo, oggi, in una condizione in cui le nostre parole sono un nodo, una tag associata a un'informazione, verso le quali e dalle quali si irradia una rete, alcune reti, nella Rete. La Rete è un modello di autonomia relativa, di libertà limitata e temporanea, meravigliosamente anarchico e labirintico (per i fanatici del labirinto), ma anche ambiguamente accessibile. Siamo completamente accessibili, siamo completamente visibili, purtroppo, ovvero: vulnerabili.

Pubblicato Domenica 8 Novembre 2009

di Valerio Evangelisti

CarmillaIngridPitt.jpg[Questo testo è l'introduzione al volume di Matthew Beresford Storia dei vampiri, edizioni Odoya, Bologna, 2009 (pp. 242, € 16,00). I lettori più affezionati di Carmilla riconosceranno alcuni brani di miei articoli già apparsi sul tema.]

Di tutti i mostri della letteratura fantastica, il vampiro è di gran lunga il più anomalo e affascinante. Intanto non piega le sue vittime per costrizione, quanto piuttosto per seduzione. E poi perché è quello che meglio si presta a un uso metaforico. Succhiare energie, alimentarsi delle forze altrui, fare di esseri viventi dei non-morti. Ognuno può immaginare facili parallelismi o accostamenti temporali più o meno azzardati. Tipo il fatto che il Dracula di Bram Stoker venga scritto tra la prima e la seconda rivoluzione industriale, quando intere comunità umane sono distrutte e rimodellate a fini puramente economici. In fondo il romanzo, trasferendo il nosferatu dalla Transilvania a Londra, fornisce un'involontaria sintesi di quell'evento storico.

Pubblicato Mercoledî 4 Novembre 2009

di Marilù Oliva

Elisabetta Bucciarelli.jpgQueste non sono successioni di recensioni, ma spunti di riflessione sul lavoro più recente di Elisabetta Bucciarelli, a partire da Femmina de luxe - uscito nel 2008 nella collana Babele Suite di Perdisa Pop - per concludere con Io ti perdono (Kowalski, 2009). Perché il leitmotiv che unisce le due opere è in primis il personaggio letterario della Bucciarelli, Maria Dolores Vergani, ispettrice con gli occhi da cinesina, una donna tutta d'un pezzo che ama profondamente l’Arte e i pastori tedeschi, ex psicologa ora ispettore di Polizia, devota alla verità più che alla giustizia e, come l'ho altrove definita, “single un po’ per vocazione un po’ per incroci sbagliati di destini diversi, poco socievole e meno ancora cerimoniosa, schiva rispetto agli eccessi, severa con gli altri non più di quanto lo sia con se stessa, difficilmente incline alle seconde chances.”

Pubblicato Lunedî 2 Novembre 2009

di Franco Pezzini

DraculaHamiltonDeane.jpgLa sera del 17 ottobre, nell’ambito della manifestazione Autunnonero, la giovane compagnia Thealtro ha riproposto nella goticissima cornice del castello di Dolceacqua un testo teatrale portato per la prima volta in scena in Italia nell’aprile scorso, a Torino. Un’opera d’importanza mitica risalente alla fine degli anni Venti: il Dracula di Hamilton Deane e John Balderston (di questo si sta parlando) ha infatti avuto un peso determinante nella riscrittura cinematografica del romanzo di Bram Stoker e nella ricaduta del tema entro l’immaginario di tutto il mondo. Il testo, pressoché introvabile, è stato reperito dal regista Antonello Panero presso lo straordinario fondo documentario del Cesnur di Massimo Introvigne, a Torino; dell’opera Panero ha poi approntato, con l’aiuto di Massimo Chionetti, la prima traduzione in italiano, e a questa ha recato solo lievissimi ritocchi per la proposta in palcoscenico – un’operazione di recupero nel segno della filologia che alla prova del pubblico si è rivelata vincente.

Pubblicato Martedî 27 Ottobre 2009

di Marco Meneghelli

BigBrother.jpgIn riferimento al pezzo di Giuseppe Genna, che sviluppa e risponde alla “provocazione” di Valerio Evangelisti apparsa su Distruggere Alphaville e poi pubblicato sul sito dello stesso Genna, vorrei fare alcune considerazioni, anche per chiarire la mia posizione riguardo ai pezzi di Evangelisti e di Genna. Quest'ultimo mi pare sviluppi considerazioni critiche che in parte differiscono dalla posizione che il sottoscritto ha sostenuto su queste pagine (L’appropriazione della fantasia) sul pezzo di Evangelisti e che mi piacerebbe appunto confrontare con quelle di Genna.
Nel mio pezzo, sostenevo che presto o tardi il Sistema si appropria anche delle più corrosive fantasie degli scrittori e le fa proprie in qualche misura, e aggiungo ora, in seguito motivando questa affermazione, addomesticandole.

Pubblicato Venerdî 23 Ottobre 2009

di Carlo Loiodice

Bandiere2.jpgAl mondo ci sono oggi circa 200 stati. Ciascuno ha un inno (1) e una bandiera. Inni e bandiere hanno origini militari. Cantando gli inni, i soldati segnavano il passo nel marciare dietro il vessillo del reggimento di appartenenza. I contenuti erano ovviamente violenti poiché incitavano alla guerra. È nel XVIII secolo che, senza mutare l'impianto militaresco e autoincensante, si cominciano a produrre inni con un contenuto politico.
Nel 1745 in Inghilterra fu suonato per la prima volta «God save the king» (2). Quello fu l'anno dell'ultimo e infruttuoso tentativo dei cattolici Stuart di riconquistare la corona, e in quel caso la scelta di God del re da salvare fu netta e irrevocabile.
Il francese «Chant de guerre pour l'armée du Rhin» fu composto da Claude Joseph Rouget de Lisle a Strasburgo nella notte fra il 25 e il 26 aprile 1792. Doveva trascinare alla battaglia i soldati della rivoluzione; battaglia che essi avrebbero poi vinto il 20 settembre 1793 a Valmy. Sto parlando della «Marsigliese», così ribattezzata per essere stata cantata da un battaglione di volontari provenienti da Marsiglia al loro ingresso in Parigi.

Pubblicato Domenica 4 Ottobre 2009

di Gaspare De Caro e Roberto De Caro

Grembiulino.jpgVi sono questioni teoriche, etiche, politiche di apparente complessità, che talvolta si risolvono d’un tratto, come d’incanto. Al riguardo il cronista ha da riferire una storia della cui veridicità si fa garante, una storia che ha l’antico sapore di un apologo.

In questi tempi assassini, è accaduto che in una prima classe di una scuola superiore dell’Appennino tosco-emiliano irrompesse durante l’ora di lezione una bidella munita di foglio. Trattavasi di ordine superno che intimava l’immediato omaggio alle vittime della strage di Kabul, intendendo con ciò i parà della Folgore. Il professore, che è lì per questo, ha invitato gli studenti a osservare un minuto di silenzio, giusta il protocollo. Ci si apprestava dunque alla celebrazione del rito, quando da un banco si è alzata una ragazza e ha detto: «Non sono d’accordo». «E perché?», ha chiesto stupito l’insegnante. «Perché non abbiamo mai osservato un minuto di silenzio per gli altri morti». «Ma questo – ha obiettato il docente – è un attentato terroristico!». «La guerra è terrorismo», ha concluso lapidaria la fanciulla.
L’istruttivo apologo non manca naturalmente di precedenti, e neanche, nell’occasione, di altre espressioni, ma era un po’ che da noi non se ne registrava una versione così cristallina, e tanto meno nell’Appennino tosco-emiliano, terra da tempo ossequiosa e obbediente quant’altre mai.

Pubblicato Domenica 27 Settembre 2009

di Giuseppe Genna

In un intervento che considero abbastanza centrale e che ho ripubblicato sul mio sito, Valerio Evangelisti pone una questione importante sui rapporti tra letteratura, immaginario e realtà, partendo da considerazioni politiche e rimettendo in discussione lo statuto della cosiddetta letteratura “bianca”, geneticamente minimalista per trasformazione sua propria in questo tempo. Sulla natura della contrapposizione tra minimalismo e massimalismo effettuata da Evangelisti, va precisato che si tratta di affrontamento di temi cruciali della realtà e della psiche, cioè dell’àmbito biopolitico, non escluso l’immaginario stesso. Da una parte il minimalismo è una reductio ad stilem supportata da una psicologizzazione o una reductio ad realitatem non supportata da una forma adeguata ai tempi. D’altro canto c’è il percorso massimalista, accidentato, ma bene emblematizzato da un genere letterario, la fantascienza o meglio il fantastico, la cui estensione tenterò di determinare.

Pubblicato Sabato 19 Settembre 2009

di Marco Philopat

carroll.jpg

Ieri ho saputo che è morto Jim Carroll. All'istante mi è venuto in mente “The Basketball Diaries” e le bordate psichiche a cui fui sottoposto durante l'immersione in quelle pagine così crude e graffianti come solo la realtà può essere. L'avevo conosciuto con la musica e le parole di una canzone del suo gruppo punk verso l'inizio degli anni Ottanta. Those are people who died, died. Those are people who died, died...
Il suo gusto di affrontare la morte senza timore o imbarazzo era una cosa che all'epoca mi faceva impazzire e quindi mi procurai in velocità i suoi famosi diari del basket. Quella lettura fu per me devastante. La scrittura lottava contro la morte che si accompagnava a tutto il suo corollario di sessualità deviante, droghe pesanti e cadaverina urbana. La scrittura viveva dopo aver attraversato l'inferno. La gente è morta, è morta, io sono qui a raccontarvi come e perché, sembrava urlare l'autore in ogni paragrafo, sono qui a restituire la dignità dovuta ai miei sporchi amici e a tutti coloro che hanno tentato di sognare un'altra vita.

Pubblicato Mercoledî 16 Settembre 2009

di Marco Martinelli

Arrevuoto.jpg[Del Teatro delle Albe ci siamo già occupati. Ora il suo direttore artistico, Marco Martinelli, chiarisce cosa lo abbia indotto a trasferire l'attività a Scampia, quartiere di Napoli spesso alla ribalta della cronaca.]

Fin dall'inizio della sua storia, nel 1983, il Teatro delle Albe ha avuto a cuore una visione della scena come specchio e capovolgimento della realtà. Anima e Mondo, insieme. Nel far questo, le Albe hanno sempre pensato che la scena "non bastava", che occorreva strappare territori e lingue alla società, per rendere il "lavoro dell'attore" qualcosa di utile e necessario, non quel rito estetico (e-stitico) vuoto e fasullo che spesso ci viene imbandito nei teatri con i velluti rossi.

Pubblicato Martedî 15 Settembre 2009

comehopersolaguerra.jpgdi Girolamo De Michele

Un’estate di grandi polemiche letterarie ha fatto passare sotto silenzio una primaverile polemichetta locale, della quale non si sono sentiti echi al di là di uno spigolo della provincia senese. Capita però che a volte delle piccole polemiche si capisca l’oggetto, e delle memorabili tenzoni no. E che ci sia qualcosa da imparare e qualcosa su cui riflettere.
I fatti, intanto. Filippo Bologna fa il suo esordo nella narrativa italiana con Come ho perso la guerra (Fandango Libri, 2009, pp. 280, € 14.00). Il libro con l’appoggio di Alberto Asor Rosa e Giorgio van Straten entra nella dozzina dei candidati al Premio Strega. Non entra nella cinquina, e dunque non ci sarebbero ragioni per inveire contro l’autore: e invece viene accusato di carrierismo e di manipolazione dei fatti. Non gli si dà del buffone (né 1.0 né 2.0), ma dell’agrario (per transitività: sei un “figlio dei padroni”, e dunque...). Non si tira in ballo l'editore, ma gli si dà del nemico del progresso...

Pubblicato Venerdî 4 Settembre 2009

Comunicato della REDAZIONE DI CARMILLA

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Questa è la prima pagina del primo numero de l'Unità, uscito il 12 febbraio 1924. Era diretto da Antonio Gramsci. Il 1 novembre 1926 il giornale venne chiuso dal Regime e si trasformò in giornale clandestino.
È quello che potrebbe succedere ancora.

Pubblicato Mercoledî 2 Settembre 2009

di Marcello Musto

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[Introduzione a AA.VV (a cura di M. Musto) - Sulle tracce di un fantasma. L'opera di Karl Marx tra filologia e filosofia - Manifestolibri - 2005]

Su mille socialisti, forse uno solo ha letto un’opera economica di Marx,
su mille antimarxisti, neppure uno ha letto Marx.

I. INCOMPIUTEZZA VERSUS SISTEMATIZZAZIONE
Pochi uomini hanno scosso il mondo come Karl Marx.
Alla sua scomparsa, passata pressoché inosservata, fece immediatamente seguito, con una rapidità che nella storia ha rari esempi ai quali poter essere confrontata, l’eco della fama. Ben presto, il nome di Marx fu sulle bocche dei lavoratori di Chicago e Detroit, così come su quelle dei primi socialisti indiani a Calcutta. La sua immagine fece da sfondo al congresso dei bolscevichi a Mosca dopo la rivoluzione. Il suo pensiero ispirò programmi e statuti di tutte le organizzazioni politiche e sindacali del movimento operaio, dall’intera Europa sino a Shanghai. Le sue idee hanno irreversibilmente stravolto la filosofia, la storia, l’economia. Eppure, nonostante l’affermazione delle sue teorie, trasformate nel XX secolo in ideologia dominante e dottrina di Stato per una gran parte del genere umano e l’enorme diffusione dei suoi scritti, egli rimane, ancora oggi, privo di un’edizione integrale e scientifica delle proprie opere. Tra i più grandi autori, questa sorte è toccata esclusivamente a lui.

Pubblicato Mercoledî 2 Settembre 2009

precariato_intellettuale.jpg[Il vergognoso stato in cui versa lo Stato si riverbera fattivamente sulla classe di lavoratori dell'intelletto: è il cognitariato privo di qualunque tutela e garanzia, che si fa irridere nelle banche alla richiesta di un mutuo, che non dispone di una benché minima sicurezza economica o prospettiva, e che è sottoposto a un violento e indegno servaggio. Pubblichiamo a tale proposito, con l'intento di ritornare spesso su questo tema centrale, un intervento apparso sul "domenicale" del Sole 24 ore a firma Marco Filoni, il quale riprende un acceso dibattito sviluppatosi su Facebook; e la risposta data da Simone Ghelli, uno dei protagonisti, con Claudia Boscolo, di quel dibattito]

I BAUSTELLE SVEGLIANO SCURATI
di Marco Filoni
(dalla Domenica del Sole 24 ore, 30 agosto 2009)

Con l’estate che giunge al termine, scrittori e intellettuali confermano la vocazione agostana alla polemica. Dalle case editrici ai salotti letterari, ancora si discute dello scambio tutt’altro che benevolo fra i due finalisti dello Strega, Scurati e Scarpa. Chi invece discute senza la litigiosità dell’afa è quel consistente popolo di intellettuali “precari”, ovvero coloro che lavorano e offrono al mondo culturale la propria opera, senza essere ancora riconosciuti o strutturati in nessuna parrocchia. Solitamente sono precari dell’università, faticano parecchio ad arrivare alla fine del mese e il loro salotto buono è la rete.

Pubblicato Martedî 1 Settembre 2009

di Thomas Pynchon

pynchon_simpson.jpg[Prefazione a Stone Junction di Jim Dodge, Grove Press, 1989]

Se accettiamo la nozione che l'utilizzo del potere contro chi non dispone di potere è sbagliato, ne consegue una serie di corollari sufficientemente chiari. Per esempio entriamo in possesso di un criterio che permette di distinguere, come hanno fatto del resto tutti i popoli (ma non sempre i loro governanti), tra fuorilegge e agenti del male, tra extralegalità e peccato. Non è necessaria un'analisi approfondita in merito, è un qualcosa che si avverte nella sua immediatezza drammaticamente impellente. "Ma sono banditi!" gemono indignati i custodi della legge, "banditi motivati unicamente dalla fame di denaro!". Certo. Salvo che, disponendo da un'eternità del criterio di distinzione tra furto e riequilibrio, comprendiamo perfettamente i termini di una transazione in cui i fuorilegge, in qualità di broker dei poveri, risultando molto più esperti nelle arti e nelle tecniche del riaggiustamento karmico, operano un ricarico non superiore a una semplice Iva, ricarico talmente leggero per i loro clienti da risultare a tutti gli effetti accettabile per costoro e tuttavia abbastanza cospicuo da coprire i rischi estremi che si sono assunti, e insomma noi finiamo per amare questa gente, noi adoriamo Rob Roy, Jesse James, John Dillinger, con un'intensità di passione che di solito si riserva ad atti di tifoseria sportiva.

Pubblicato Sabato 29 Agosto 2009

di Marco Meneghelli

1984.jpgNon si può non essere d’accordo con ciò che scrive Valerio Evangelisti nel suo pezzo “Una narrativa adeguata ai tempi” pubblicato su Distruggere Alphaville e qui. Vorrei tuttavia fare alcune considerazioni allo scopo di approfondire l’abissalità problematica del tema che Evangelisti propone.
La critica del minimalismo della letteratura contemporanea è, a mio modo di vedere, lucidamente vera. Tutta la pars destruens dell’argomentazione di Evangelisti è pienamente condivisibile. Scrive l’autore di Eymerich a proposito della letteratura contemporanea: “Amori, passioni e tradimenti continuano a consumarsi entro contesti dai colori tenui e dalle luci soffuse, in cui si annusa la polvere e il borotalco.” E ancora: “Lo stile fiacco, estenuato, viene considerato realista. A esso apparterrebbe la verità, tanto da farne l’unica forma di letteratura veramente nobile”.

Pubblicato Giovedî 27 Agosto 2009

di Francesco M. De Collibus

AquilaPapi.jpgCaro, mio vecchio Abruzzo... quante ne hai passate!

Il mio Abruzzo è sopravvissuto ai romani, sapete? Quelli micidiali, delle legioni, e delle testuggini.
Quelli del Gladiatore, avete presente? Il mio caro, vecchio Abruzzo era alleato con loro, eppure sentiva di non essere trattato come meritava. Pensate che abbia timidamente protestato? No! Ha osato sfidare le legioni in battaglia, e ha ottenuto da loro la piena cittadinanza romana. Corfinio, la prima vera capitale d'Italia...

Il mio Abruzzo è sopravvissuto anche alle lotte tra Papato e Impero.
A Tagliacozzo l'aquila imperiale degli Hohenstaufen tramontò per sempre, e un'altra Aquila sorse lì vicino da quelle ceneri, un’Aquila fatta non di piume, ma di mura, chiese e fontane! L'Aquila, nata per essere l'antiroma sveva, poi rimasta sempre fedele agli angioini, il loro estremo baluardo settentrionale contro gli Stati della Chiesa, tuttavia autonomo nell’amministrazione, praticamente un libero comune.

Pubblicato Mercoledî 19 Agosto 2009

di Danilo Arona

LAmantedelLoculoTre.jpgUn sunto dalla prefazione al libro di Emilio de' Rossignoli Io credo nei vampiri (Gargoyle Books, 2009)

1. La partenza

Sono nato nel 1950.
Quando uscì la prima edizione di Io credo nei vampiri, ovvero nel 1961, non potevo ovviamente comperarlo. Né a quell'età ero in grado di seguire l'editoria di un certo tipo. I miei gusti, come quelli di qualsiasi bambino undicenne più o meno normale, erano in corso di formazione. E poi a undici anni, all'inizio degli anni sessanta, nel tempo libero ci si dedicava al gioco del pallone, a nascondino o alle scorribande di quartiere con la versione locale della Pattuglia Ciclista.

Pubblicato Venerdî 14 Agosto 2009

di Primo Moroni (con una nota conclusiva di Carmilla)

PrimoMoroni3FotodiAldo.jpg9. MACROREGIONI ECONOMICHE E RISVEGLIO NEOETNICO

Ci sembra quindi fuorviante e politicamente improduttivo, se non funzionale alla "esorcizzazione" del fenomeno, applicare alla Lega Nord, o assegnare alla stessa, il bagaglio ideologico-culturale della nuova destra radicale con il suo contorno neo-etnico, che non rimanda, si badi bene, al "sangue e al suolo" ma bensì all'ipotesi differenzialista e culturalista. Seguendo questo percorso si attua una interessante falsificazione, che vorrebbe spiegare l'emergere del leghismo con le categorie storico-politiche proprie della destra radicale (44). Non si vuole capire che casomai i movimenti di destra vivono in modo concorrenziale l'emergere leghista, e tentano di cavalcare il fenomeno per ritagliarsi all'interno dello stesso uno spazio di manovra, sicuramente approfondito da alcune non del tutto minoritarie componenti sociali della base leghista. Debolezze che via via, a mio giudizio, la dirigenza leghista tende a eliminare dal proprio bagaglio di propaganda e di progetto (45), rischiando consciamente un’emorragia di voti sulla sua destra.

Pubblicato Mercoledî 12 Agosto 2009

di Primo Moroni

PrimoMoroni2.jpg5. UNA "NUOVA BORGHESIA" O UNA OLIGARCHIA DIFFUSA?

Con una punta di ironia possiamo prendere atto che abbiamo il discutibile vantaggio di vivere una transizione epocale, una "rivoluzione" interna del capitalismo maturo e che molti dei nostri strumenti, insieme al formidabile bagaglio di memoria, vanno decisamente riaffilati e complessificati.
Tornando a "navigare" con pochissimi skipper amicali e equipaggi dotati indubbiamente di grandi capacità emotive e di considerevoli risorse di soggettività, ma non ancora in grado di essere équipes fredde e determinate, possiamo tornare al ragionamento principale e aggiungere altre considerazioni ai processi in atto.
Io credo che per dare consistenza, contenuto, alla definizione, per alcuni aspetti di tipo "ideologico", "destra sociale" occorra riflettere non solo sulle interpretazioni fin qui citate, anche se apparentemente trattavano processi più vasti, ma anche e soprattutto di alcune questioni che, per adesso, porrò in forma interlocutoria e cioè di materiali grezzi su cui ragionare e lavorare politicamente.

Pubblicato Martedî 11 Agosto 2009

di Primo MoroniPrimoMoroni1.jpg

[Dopo le recenti elezioni europee, nella sinistra detta “radicale” - che non ha raggiunto il quorum generosamente ideato dal PD, in combutta col PDL, per farla fuori una volta per tutte - si discute animatamente su come mai un settore importante della classe operaia abbia votato Lega invece che i partiti presuntivamente “di riferimento”. E’ stato un tema ampiamente trattato, per esempio, nella “Festa per l’Unità” che si è svolta nei giorni scorsi a Castell’Arquato (PC), dove la discussione ha occupato una giornata intera. Malgrado proposizioni brillanti o comunque interessanti, rintracciabili in video sul sito di PdciTv, la nozione di classe operaia e di proletariato usata dagli oratori pareva alquanto obsoleta. Per dare una mano alla riflessione, riproponiamo, con un titolo arbitrario che lo attualizza, un intervento dell’insostituibile Primo Moroni, apparso sul n. 1 di Vis-à-Vis – Quaderni per l’autonomia di classe, la rivista dell’altrettanto rimpianto Marco Melotti (il grande “Karletto”). Il saggio è del 1993, e ricalca un intervento di Moroni pronunciato quasi due anni prima, a Bologna, durante un convegno sul revisionismo storico. Si parla dunque di una Lega dei primi anni Novanta, che oggi non esiste più. E tuttavia gli spunti forniti sono straordinariamente illuminanti per tentare di analizzare il quadro odierno. Ennesima dimostrazione di come l’estrema sinistra anti-istituzionale e “criminalizzata” abbia saputo offrire spunti teorici che la sinistra più o meno radicale fatica a esprimere.
Il saggio completo di Primo Moroni è reperibile on-line, nel sito di Vis-à-vis, ma in formato pdf. Lo riproduciamo per assicurargli la massima diffusione, diviso in tre parti per via della lunghezza.] (V.E.)

Pubblicato Lunedî 10 Agosto 2009

di Valerio Evangelisti (da "L'Europeo", agosto 2005)

LudwigVolantino.jpgIl delitto di Pierrot

E’ il 4 marzo 1984, di sera. Sulla pista della discoteca “Melamara”, a Castiglione delle Stiviere, circa quattrocento ragazzi stanno ballando. Molti sono in maschera. Entra un giovane vestito da Pierrot. Resta in disparte, si guarda attorno. Poco dopo apre un ingresso di sicurezza. Entra un secondo giovane: capelli lunghi ma tagliati con regolarità, barbetta, tratti delicati. Regge due grosse borse, contenenti altrettante taniche di benzina.
Approfittando della semioscurità che regna negli angoli lontani della pista, il Pierrot e il suo compagno vuotano la benzina sulla moquette, poi le danno fuoco, pronti a fuggire per l’uscita secondaria. Si aspettano che le fiamme dilaghino fino al centro della discoteca, e che avvolgano in un’unica vampata i quattrocento ballerini. Le cose vanno diversamente. La moquette è antincendio. La benzina brucia ma il tessuto no. Le fiamme guizzano, però si spengono subito.

Pubblicato Sabato 8 Agosto 2009

di Valerio Evangelisti

NeroWolfeFaLaSpia.jpg[Il presente articolo è apparso un paio d'anni fa su "L'Europeo". Dopo di allora è comparso il volume "Segretissimo Jacono. Tutte le copertine per Segretissimo", a cura di Gianni Brunoro, ed. Fondazione Rossellini, che ne illustra la tematica.]

A giudicare dalle spie italiane confesse o sbugiardate di recente (penso soprattutto a due giornalisti sovrappeso), l’accostamento appare inesplicabile. Invece, nella narrativa popolare, complemento necessario a ogni spione è una donna poco vestita e disponibile. A volte più di una.
La responsabilità iniziale è tutta di Ian Fleming. Dandy lui stesso, nella vita, attribuì al suo James Bond doti seduttive esagerate, che nessuna spia autentica, tendente piuttosto all’anonimato e a una voluta austerità di costumi, ha mai potuto vantare. Sta di fatto che, da 007 in poi, e prima dell’avvento dei romanzi tristi di John Le Carré (ma anche dopo), l’accoppiata tra spie maschili affascinanti e donne fatali disposte all’amplesso non è mai venuta meno. Anche tra spie femminili altrettanto fatali e uomini-oggetto.

Pubblicato Mercoledî 22 Luglio 2009

di Alberto Prunetti

donnaindiana.jpgL’India dei 25mila suicidi tra i contadini negli ultimi dieci anni, degli intoccabili (il 22 percento della popolazione), dei 260 milioni di persone che vivono con meno di mezzo dollaro al giorno, dei 90 milioni di tribali, ampiamente discriminati; l’India del fanatismo integralista indù che ha scatenato pogrom antimusulmani come quello del Gujarat e cerca di segmentare per caste, tribù, religioni ed etnie lo spazio pubblico; l’India che è al 39 per cento analfabeta; l’India dei matrimoni combinati, delle vedove ragazzine, delle donne che devono chiedere il permesso alla suocera per uscire di casa; e poi l’India del PIL in ascesa continua (almeno fino a poco tempo fa), l’India degli ingegneri di software, delle automobili TATA. Sono tante le Indie che si moltiplicano tra esperienza e stereotipo. Tra i tanti volti dell'India, c’è anche quello che confina le donne in un ruolo pesantemente subalterno rispetto agli uomini.

Pubblicato Domenica 19 Luglio 2009

di Andrea Searle Villarroel

migranti_mellila_tagliata.jpg[Sarebbe riduttivo definire Andrea Searle solo come una donna migrante. Andrea, assieme a tante donne venute a vivere in Italia, rovescia clamorosamente lo stereotipo costruito dai media sulle migranti. Dietro di lei c'è l'esperienza della docenza universitaria a Città del Messico, anni di lavoro politico prima in Cile, poi nel Chiapas - quando ha seguito progetti di sviluppo rurale con gli indigeni e ha fondato una Ong - per approdare infine a Oaxaca, dove ha partecipato a una delle più interessanti forme di mobilitazione popolare di cui abbiamo dato conto su Carmilla] A.P.

L'obiettivo di questo articolo è riflettere sulle nuove forme di pensiero politico che possono scaturire dal fenomeno migratorio, una realtà contrastata dal discorso di molteplici correnti politiche di destra che rappresentano l'immigrazione come un pericolo per la società e il territorio, criminalizzando i migranti e trasformandoli in una delle ragioni della povertà e della perdita di posti di lavoro. Di fatto, in quanto migrante, sono stata testimone di svariate campagne elettorali, sia in Messico che in Cile e infine in Italia, in cui le forze di destra e di centro hanno preso in forma ricorrente come bandiera delle loro strategie discorsive il tema delle migrazioni.

Pubblicato Mercoledî 8 Luglio 2009

di Tommaso De Lorenzis

Thompson45.jpg[Avevamo già recensito l' autobiografia di Blackie Audett pubblicata dalle edizioni Odoya. Proponiamo ora l'introduzione al libro scritta da Tommaso De Lorenzis.]

«I delinquenti non possono vincere», scriveva Achille Battaglia nell’introduzione alla prima edizione italiana di Rap Sheet. Correva l’anno 1958 ed era trascorso un lustro da quando James Henry Audett, in arte Blackie, era tornato in una cella del penitenziario di Stato dell’Oregon per l’ennesima sospensione della libertà vigilata. Era scritto da qualche parte, tra le stelle dispensatrici di pene e contrappassi, che il principe della rapina a mano armata, l’Houdini degli istituti penali di massima sicurezza, il contrabbandiere recidivo, dovesse concludere le sue pirotecniche memorie al fresco. Ma anche a cinquant’anni suonati, consapevole della vecchiaia incombente, fiaccato da una grave malattia e con una tuta da galeotto addosso, il bandito non aveva perso il gusto dell’ironia. Così, quando arrivò il tempo di rimettere l’anima a dio, in tanti giurarono che – davanti alle oscure acque dell’Averno – Blackie avesse fatto fesso il Traghettatore e fornito false generalità a qualche satanasso-doganiere. Del resto, proprio alla fine di queste pagine, c’aveva tenuto a ricordare come niente vada escluso: neppure «una fuga da quella prigione in cui il direttore ha le corna e la coda».

Pubblicato Sabato 4 Luglio 2009

nuotatore.jpgdi Monica Mazzitelli

Questo racconto, uno dei migliori mai scritti dall’autore, è apparso per la prima volta 45 anni fa sulla rivista “New Yorker”, il 16 luglio 1964 (in Italia è pubblicato per i tipi Fandango).
È la storia di Ned, un uomo ricco e sicuro di sé che ha appena passato la mezza età, con ancora addosso “l’agilità caratteristica della giovinezza”. È a casa di amici per un party in piscina, un giorno di mezza estate. Tutti gli ospiti stanno godendosi con pigrizia la parte più matura del giorno, ognuno impegnato con il suo mal di testa: hanno tutti bevuto troppo, il giorno prima, e riescono a scambiarsi pochi altri commenti mentre la pelle indolente riposa al sole. Ma Ned, un uomo che prova “un disprezzo inspiegabile per gli uomini che non sanno tuffarsi dentro una piscina”, si percepisce in modo vago e pudico come “una figura leggendaria”.

Pubblicato Martedî 23 Giugno 2009

di Valerio Evangelisti

MotherJonesPhoto.jpg[Nel mio mestiere accade anche questo. Una piccola casa editrice di Reggio Emilia decide di ripubblicare L'autobiografia di Mamma Jones, tradotta da Einaudi nel 1977 (con una splendida prefazione di Peppino Ortoleva), e mi chiede di scrivere un breve pezzo introduttivo. Lo faccio, naturalmente a titolo gratuito, e l'editore, con calma, mi dice che valuterà il mio contributo e mi "saprà dire". E' passato un mese e non si è ancora fatto vivo. Pubblico dunque il mio articoletto. Spero che in ogni caso il libro esca, perché è importante e ancora utilissimo.] (V.E.)

Il più diffuso periodico della sinistra statunitense, vincitore di premi prestigiosi per la sua qualità giornalistica, si intitola Mother Jones. Un omaggio, che si perpetua, a uno dei più formidabili personaggi che la storia del movimento operaio americano abbia conosciuto.

Pubblicato Lunedî 22 Giugno 2009

di Girolamo De Michelezona del silenzio_piccolo.jpg

[Pubblichiamo la Prefazione al graphic novel sul caso Aldrovandi di Checchino Antonini & Alessio Spataro Zona del silenzio. Una storia di ordinaria violenza, Minimum fax, pp. 168, € 15.00. In Appendice, i post di Carmilla sulla morte di Federico Aldrovandi, per la quale sono imputati quattro agenti di polizia. La sentenza di primo grado è attesa per il 30 giugno prossimo.
Qui il blog aperto dalla madre di Federico, che ha squarciato il muro di silenzio sulla morte di Aldro]

in ricordo di Arnaldo Scotti

Chi entra nel centro di Ferrara deve attraversare una specie di invisibile strettoia, un restringimento della coscienza morale non percepibile ad occhio nudo. Bisogna avere l’occhio buono per i fantasmi del passato e del presente, per vederla: buono come quello di Bassani, che per primo ne indicò un tratto. All’imbocco del corso Martiri della Libertà, tra il Castello e il Teatro, un marciapiede fronteggia i portici. Su quel marciapiede, che corre sotto il fossato del Castello, caddero i fucilati del 15 novembre 1943: lo ricorda una lapide. Il turista che (sempre più di rado, ormai) ha conoscenza del racconto bassaniano Una notte del ‘43, o del film di Florestano Vancini La lunga notte del ‘43, sa di cosa si tratta.

Pubblicato Giovedî 18 Giugno 2009

di Marco Meneghelli

Saramago.jpgIl re dei critici letterari, l’estensore del Canone Occidentale, Harold Bloom, lo ha definito “il romanziere maggiormente dotato di talento ancora in vita. Il Maestro è uno degli ultimi titani di un genere letterario in via di estinzione” (Il Genio, Bur 2003). Non per caso, è stato insignito del Nobel per la letteratura nel 1998. Le sue prodigiose doti affabulatorie, il suo possesso totale della scrittura di cui è il miglior “pianista” oggi vivente non permettono di sollevare la pur minima critica all’affermazione del critico statunitense. Leggendo Saramago, ci si trova di fronte a un vero Genio Letterario, che possiede a tal punto i mezzi della scrittura, da poter scrivere eliminando quasi completamente la punteggiatura, distendendo in un flusso continuo di materia verbale le sue magnifiche storie.

Pubblicato Lunedî 8 Giugno 2009

di Valerio Evangelisti

FestivalCultureAntifasciste.jpgGli articoli precedenti qui.

[Alcuni anni fa, Carmilla ha presentato le tre parti iniziali del libro di memorie "S'atâurn indrì" (Si torna indietro) della partigiana Ermina Mattarelli, oggi defunta, raccolte da Michela Di Mieri. In quell'occasione era stata preannunciata l'introduzione al volume di Valerio Evangelisti, poi mai pubblicata. La proponiamo ora. E' stata scritta nel 2004, sotto il precedente governo Berlusconi, ma appare ancor più attuale (si sostituisca solo il riferimento a Ciampi con uno a Napolitano). Le istruzioni per acquistare il libro, pubblicato dal circolo Iqbal Masih, sono contenute nella seconda parte delle memorie. Il volumetto è stato presentato, in date diverse, da Valerio Evangelisti e da Michela Di Mieri nel corso dell'importante Festival sociale delle culture antifasciste, una cinque giorni frequentatissima che si è svolta a Bologna dal 29 maggio al 2 giugno.]

Da un certo punto di vista è stato quasi meglio che Ermina Matterelli, deceduta tre anni fa, non abbia potuto assistere al definitivo mostrarsi della vera natura di chi governa oggi l’Italia: una gang di fascisti. Nel 2001, quando è morta, erano già al potere e lo gestivano con arroganza; e tuttavia mostravano ancora una traccia di ritegno e si coprivano dietro quelle apparenze “liberali” che, da un secolo e passa, servono a dare una qualche nobiltà ideologica alla pura e semplice legge del più forte.

Pubblicato Domenica 7 Giugno 2009

di Franco Pezzini

JackTheRipper2.jpg“L’impresa privata è riuscita là dove il socialismo aveva fallito” scrisse con sarcasmo George Bernard Shaw al quotidiano "The Star". “Mentre noi socialdemocratici tradizionali sprecavamo il nostro tempo su istruzione, agitazione e organizzazione, un genio indipendente ha preso in mano la faccenda e, semplicemente ammazzando e sbudellando quattro donne, ha convertito la stampa dei possidenti a una specie annacquata di comunismo”.
Le gesta del “genio indipendente”, ovviamente Jack lo Squartatore, avevano in effetti richiamato con prepotenza l’attenzione collettiva sulle spaventose condizioni della Sin City londinese del 1888. Preparando la strada a una ristrutturazione anche urbana, uno strisciante Piano Casa che vedrà abbattere, mutare, reinventare strade e isolati per cauterizzare, così si sperava, le piaghe di Madre Londra: e di questo rapporto tra sangue, società e luoghi offre un felicissimo quadro Paul Begg nello studio Jack lo squartatore: la vera storia, edito da Utet Libreria nel 2006.

Pubblicato Venerdî 5 Giugno 2009

voinoncisarete_cover.jpgdi Alessandro Bertante

[E' appena uscita un'antologia edita da AgenziaX, intitolata frecciabr.gif Voi non ci sarete - Cronache dalla fine del mondo, con racconti di Violetta Bellocchio, Alessandro Beretta, Peppe Fiore, Giorgio Fontana, Vincenzo Latronico, Giusi Marchetta, Flavia Piccinni, Simone Sarasso, Andrea Scarabelli. Uno spettro narrativo ampio, curato da Alessandro Bertante, l'autore del celebrato Al Diavul, uscito da Marsilio. Prima di recensire il volume, ne pubblichiamo la prefazione di Bertante, ringraziando l'Editore per il permesso. gg]

New York 11 settembre 2001, il secondo aereo si schianta nel grattacielo in diretta. Tutto il mondo osserva attonito le torri gemelle accartocciarsi su se stesse, sparendo in una immensa nuvola di polvere e detriti. L'Occidente democratico è colpito al cuore, mostrando la propria vulnerabilità e il proprio dolore. Il nuovo millennio comincia con quella immagine apocalittica, straziata icona che in pochi minuti pone fine all'ottimismo degli anni Novanta. Nulla sarà più come prima.

Pubblicato Lunedî 25 Maggio 2009

di Alessandro Raveggi (1)

FiestaDeLosMuertosPuertoEscondido.jpg[Questo testo è stato scritto quando il Messico pareva minacciato da un contagio letale di dimensioni bibliche. Oggi la portata mortale dell'ex influenza suina (poi ribattezzata "influenza umana" di tipo A H1N1) è stata ridimensionata e sono pochi i messicani che la temono ancora. Ma l'allarme ha fatto emergere alcune costanti del popolo del Messico che Raveggi analizza, per cui il suo scritto resta attuale.] (V.E.)

Città del Messico, mercoledì 29 aprile 2009

“Aquí nos tocó. Qué le vamos a hacer. En la región más transparente del aire”
(Carlos Fuentes, "L'ombelico della luna", 1958)

Si potrebbe dire che una delle condizioni principali che plasmano l'essere messicano sia quella della sfortuna, el infortunio a cui ha accennato molti anni fa il filosofo Antonio Caso in un saggio sulla messicanità. Sfortuna contro la quale il messicano si ingegna per poterla di volta in volta affrontare, superare, e dal cui callo pare derivare una certa sua capacità sincretica, una capacità di adattare il ricavato delle diverse culture moderne e arcaiche, dalla tragedia alla commedia, in una sintesi produttiva, combinatoria e a tratti kitsch – si veda il rapporto “festoso” e tragicomico del messicano con la Morte.

Pubblicato Domenica 24 Maggio 2009

di Valerio Evangelisti

AlfonsoSastre.jpgUna notizia estremamente positiva giunge dalla Spagna. Il Tribunale Costituzionale ha smentito il Tribunale Supremo, e autorizzato all'ultimo minuto il partito Iniciativa Internacionalista - La Solidariedad entre los Pueblos a partecipare alle elezioni europee (vedi qui la nostra denuncia). Ha constatato ciò che era ovvio: non esistono elementi che provino che Iniciativa Internacionalista (coalizione di raggruppamenti regionali dell'intera Spagna) fosse in qualche modo vincolata a Batasuna, partito fuorilegge.
Del resto, nessuno dei candidati di I.I. era basco o vincolato all'ETA. L'accusa, sostenuta con veemenza dal ministero spagnolo degli interni e da intellettuali, come Fernando Savater, che hanno abdicato al loro ruolo per farsi cani rabbiosi, si basava sulla sola candidatura di Alfonso Sastre: il maggiore drammaturgo di lingua ispanica, madrileno ma residente nei Paesi Baschi, vagamente implicato in attività dell'ETA negli anni Settanta (soprattutto per via della moglie, la scrittrice Eva Forest, messa in carcere per tre anni dal franchismo morente).
Tutto è bene ciò che finisce bene. Sta di fatto che la Spagna dovrebbe concedere un'espressione politica al nazionalismo basco, se vuole avere un interlocutore con cui dialogare per comporre il conflitto.

Qua, per chi conosce lo spagnolo, un riassunto del caso.

Pubblicato Sabato 23 Maggio 2009

di Matteo Gigliucci

[Qui la prima parte del reportage di viaggio] A.P.

tour2 copia.jpgLa mattina ci aspettava Portland, Oregon, la capitale mondiale del crust o come orgogliosamente la chiamano i suoi cittadini borchiati, punk-city. Nei due giorni della nostra permanenza a Portland mangiammo poco, suonammo due concerti, vedemmo un sacco di punks, ma in compenso dormimmo male, svegliati dai bagordi di chi rientrava all’alba nella casa che ci ospitava. In un pomeriggio di libertà un amico ci portò nei boschi ad ammirare un paio di cascate. Poi fu la volta di Seattle, Washington. La prima cosa che vedemmo di Seattle fu lo skyline imponente e massiccio, capeggiato dal caratteristico monumento a fungo. Fummo ospitati in una casetta con giardino sulla collina, dove ricevemmo cibo in dosi massicce. A stomaco pieno svolgemmo il nostro compito in scioltezza prima di avviarci verso l’ennesimo party. Nella casa devastata del party c’era un altro concerto.

Pubblicato Giovedî 21 Maggio 2009

Di Massimiliano Guareschi

pippo.jpg

Proviamo a fare un esperimento, avanzando l’ipotesi che il nostro presente manifesti, per certi versi, una serie di analogie con la fase che accompagna il compiersi della rivoluzione industriale. Lo scenario di questa ucronia è quello della città dickensiana, dell’immaginario steam punk, della working class manchesteriana descritta da Engels. La società feudale è stata travolta, le enclosure (delle terre, destinate all’allevamento intensivo) hanno travolto le forme di organizzazione del mondo rurale, con la conseguente espulsione di massa di una popolazione a cui, nelle nuove condizioni, non è più possibile sopravvivere.

Pubblicato Giovedî 21 Maggio 2009

di Valerio Evangelisti

MarioBenedetti3.jpg[Questo articolo è apparso, con altro titolo, su Liberazione del 19 maggio 2009. Lo stesso giorno, su il manifesto è apparso un articolo analogo, a firma L.G., in cui il Mario Benedetti dell'Uruguay era confuso con l'omonimo poeta italiano, e gli si attribuivano opere di quest'ultimo: "Umana gloria", "Pitture nere su carta". Ciò non è ammissibile. Non si celebra un grande con frettolose consultazioni su Internet Bookshop e simili.]

“Ho un domani che è mio e un domani che è di tutti. Il mio termina domani, però sopravvive l’altro”. Così aveva scritto Mario Benedetti, uno dei massimi poeti e scrittori latinoamericani, dando prova di umiltà e, nello stesso tempo, riferendosi al proprio costante impegno in campo politico e sociale.

Pubblicato Mercoledî 20 Maggio 2009

di Valerio Evangelisti

AlfonsoSastre2.jpgUn atto di inaudito autoritarismo si è compiuto in Spagna. Dopo avere posto fuorilegge numerosi partiti baschi ritenuti copertura di Batasuna (il raggruppamento considerato braccio politico dell’ETA, posto nell’illegalità nel 2003), il Tribunale Supremo spagnolo ha il 16 maggio messo al bando, ed escluso delle imminenti elezioni europee, la lista Iniciativa Internacionalista – La Solidaridad entre los Pueblos.
In questo caso non si trattava di un partito basco, bensì di una coalizione di piccoli gruppi (asturiani, catalani, cantabrici, aragonesi ecc., e naturalmente baschi) rappresentanti le regioni della Spagna che tendono all’autonomia e, in qualche caso, all’indipendenza. Nell’ambito, comunque, di un’Europa-nazione dai confini più ampi dello Stato spagnolo, e in un quadro programmatico esplicitamente anticapitalista.

Pubblicato Lunedî 18 Maggio 2009

di Matteo Gigliucci

post-hardcore.jpg[Proponiamo ai lettori di Carmilla un reportage di viaggio nella scena musicale alternative-post-punk statunitense. L'autore del pezzo ha percorso il perimetro degli USA suonando con la sua band in 32 serate diverse in un viaggio di 38 giorni. Per sua esplicita scelta, Gigliucci non fa mai riferimento a faccende tecnicamente musicali, né cita il nome del suo gruppo] A.P.

Partimmo il primo luglio. Un volo transoceanico ci portò verso la terra promessa, futuro teatro delle nostre vite nelle cinque settimane a venire. Fummo ospitati a New York un paio di sere, giusto il tempo di riassemblare le forze, vedere la Statua delle libertà (un po’ a distanza in realtà) e farci due foto in Central Park. Ricordo più che altro il caldo, il caos, il puzzo e un barbone con una gamba in cancrena in mezzo alla strada lasciato lì a morire.
Il tre luglio ci spostammo verso Philadelphia, Pennsylvania. C’era chi faceva battute su Rocky Balboa, chi sbadigliava e chi si metteva in pantaloni corti. Il posto si chiamava Disgraceland e in effetti era molto disgraziato e cadente. Persone all’interno intente a stampare copertine di dischi. Tutti, di casa e avventori, si presentavano. Finalmente dopo svariate ore si fece viva una tale Courtney, nostra responsabile, con una cassa di birra. Cominciammo a bere. Poi suonammo.

Pubblicato Mercoledî 6 Maggio 2009

1_maggio.jpgdi Herbert Marcuse e Karl Marx

1 - da Herbert Marcuse, "Eros e civiltà"
Poiché la durata della giornata lavorativa costituisce essa stessa uno dei principali fattori repressivi imposti dal principio della realtà al principio del piacere, la riduzione di questa durata fino al limite in cui il puro tempo lavorativo non blocchi piú lo sviluppo umano, è la prima delle condizioni preliminari della libertà. Una siffatta riduzione significherebbe quasi sicuramente da sola un abbassamento del tenore di vita attuale nei paesi industriali piú progrediti. Ma la regressione a un livello di vita inferiore, che sarebbe la conseguenza del crollo del principio di prestazione, non parla contro il progresso della civiltà.

Pubblicato Venerdî 1 Maggio 2009

di Redazione

sbancor.jpgE' l'anniversario del ritrovamento del corpo di Sbancor, uno dei collaboratori più amati di Carmilla, uno dei maestri che sentiamo mancarci maggiormente. Il 30 aprile dell'anno scorso, in mattinata, apprendevamo attoniti della morte fisica di una delle menti più potenti del Web e della carta italiani per profondità di analisi, generosità politica e, in primis, spessore umano.
La perdita è risultata di non poco conto. Mancano le anticipazioni - quasi profetiche - in termini di economia globale, geopolitica, futuro che si realizza. Mancano gli interventi di autentica critica letteraria. Manca il sarcasmo ridanciano e l'ironia finissima sulla drammatica pochezza, immediatamente convertita in tragedia sociale, della politica nazionale. Mancano i romanzi e i saggi. Manca proprio lui, Sbancor. Non è rimpiazzabile.
Col tempo, tuttavia, si misura la durata di un'attività culturale: l'anima che si è mossa, se si è mossa davvero, ha mosso, e irreversibilmente. E così ciò che Sbancor ha pubblicato continua a parlare - sociologicamente, ma non soltanto. Poiché c'è da chiedersi se, nella sua analisi assoluta, non ci sia letteratura autentica: un nucleo che preserva il discorso dal trascorrere del tempo, poiché quel discorso implica una continua apertura. Pare che come Sbancor si è impegnato puntigliosamente a vedere la storia fattasi e quella che si sarebbe fatta, così la storia del nostro tempo si sia adoperata con il medesimo puntiglio a verificare le visuali e le visioni di questo che, incontrovertibilmente, si configura come uno degli scrittori dei nostri anni - tale non per motivi stilistici, ma per ragioni più profonde.

Pubblicato Giovedî 30 Aprile 2009

abdulsalamguibre.jpgdi Donata Feroldi

[Il 14 settembre 2008, dopo un'indegna ondata continuativa di allarme infondato sulla sicurezza propalata dai media nazionali, veniva ucciso a Milano Abdoul Salam Guiebre, 19 anni, di Cernusco sul Naviglio, massacrato a colpi di spranga intorno alla Stazione Centrale da padre e figlio baristi, proprietari di un locale dove il ragazzo e alcuni suoi giovani amici "forse" avevano rubato per bravata un pacchetto di biscotti. Di origine burkinabé, il ragazzo decedeva all'ottavo colpo di spranga. Alla generale mobilitazione a Milano, non partecipò il Sindaco. Il processo si è iniziato, dopo che i colpevoli, il cui volto non è mai stato mostrato in tv o sulla stampa, hanno offerto prima 50.000 euro e poi 100.000 per risarcire la famiglia Guiebre; e hanno formulato per bocca dei loro avvocati un pentimento in occasione della prima udienza. In merito, riceviamo e volentieri pubblichiamo questo appello inviato dalla traduttrice e teorica della letteratura Donata Feroldi. La Redazione]

Non lo chiamerò Abba perché non lo conoscevo personalmente. Non lo chiamerò Abba perché vorrei farla finita con la finta confidenza giornalistica che spiana la strada all’indifferenza solleticando la vena sentimentalistica di questo paese che ama sentirsi migliore nel momento stesso in cui archivia la pietà e la solidarietà umane incarnate in una forma dignitosa, non lacrimevole. Non lo chiamerò Abba perché, a differenza dei suoi amici, non sono adolescente: a loro dunque, a loro soltanto, il privilegio di chiamarlo col nome dei giochi e degli scherzi, col nome del cuore. A loro, ai suoi genitori, ai suoi fratelli e sorelle: alla sua famiglia e a tutti quelli che, davvero, gli hanno voluto bene quando ancora era vivo.

Pubblicato Giovedî 23 Aprile 2009

ballardcar1.jpg[La Redazione di "Carmilla" esprime il proprio lutto insieme a tutti i lettori e gli amanti dei libri e dell'opera intellettuale di James Graham Ballard, scomparso ieri all'età di 78 anni. Per celebrare il più degnamente possibile la sua scomparsa fisica, ripubblichiamo uno storico intervento del traduttore italiano ufficiale di Ballard, il filosofo Antonio Caronia, che stabilisce definitivamente, con filologico rigore, fino a che punto Ballard sia l'erede di Burroughs. Segnaliamo anche l'intervista che a Ballard fece Valerio Evangelisti e il commento inedito dello stesso Evangelisti, che fu pubblicato sulle nostre pagine, a fine 2006]

SENSO E STORIA IN JAMES G. BALLARD
"Urli neuronici sulle autostrade spinali"
di ANTONIO CARONIA

Anche nella vecchiaia, James Ballard pare non essersi completamente liberato dei suoi fantasmi. Forse ha solo imparato a convivere con essi più civilmente, cosa che, comunque, pare sempre essergli riuscita benissimo, dopo gli anni del duro apprendistato a Lunghua, fra il 1942 e il 1945. Nei suoi ultimi due romanzi, Rushing to Paradise (1994) e Cocaine Nights (1996), ritorna un tema che da sempre circola nella sua opera, quello della colpa. Ma per Ballard la colpa non ha mai avuto la connotazione che ha nella cultura cristiana in nessuna delle sue varianti, né in quella cattolica né in quelle protestanti: non è una chiave per capire il male (e quindi il mondo), non è l’ostacolo che l’individuo deve affrontare e superare per forgiare la propria personalità. È piuttosto una dimensione antropologica diffusa, una funzione sociale che può transitare da un individuo all’altro in modo tutto sommato indifferente. Così, anche nei due romanzi citati, alcuni personaggi assumono su di sé le colpe di altri, forse di nessuno, perché la comunità possa continuare a perpetuarsi, anche nei suoi riti più stanchi e banali, perché il mondo abbia un senso.
Pubblicato Lunedî 20 Aprile 2009

di Carlo Loiodicecapricci1.jpg

Ettore Petrolini, in un suo celebre pezzo, "Gastone", disse la famosa frase: «A me m’ha rovinato la guerra». Avendo vissuto sessant’anni di pace, sono tuttavia alla ricerca di qualcosa che giustifichi i miei scacchi esistenziali. E allora potrei dire: «A me m’ha rovinato la scuola». E nel dir questo, so che molti insegnanti sanno di cosa si tratta, anche quando personalmente non si ritengono rovinati.
Non so se Gastone avesse motivi di particolare risentimento nei confronti del general Cadorna. Ne avrebbe avuto ben donde...

Pubblicato Domenica 19 Aprile 2009

di Francesco Zucconi

Abruzzo.jpgIl tragico terremoto che nella notte di lunedì 6 aprile ha colpito l’Abruzzo cade in un momento particolare dell’anno, nella settimana che precede la Pasqua. Si tratta di una coincidenza di per sé insignificante – insignificante e probabilmente inutile, un eufemismo in relazione alla portata catastrofica dell’evento - e tuttavia ampiamente sfruttata dai giornali e dalle televisioni nella costruzione dell’impianto retorico e valoriale attraverso il quale veicolare il racconto testimoniale dei fatti.
È il giorno di Venerdì, il Venerdì Santo nel quale secondo la religione cristiana si consuma la Passione di Gesù Cristo, e i giornali e telegiornali come anche altri approfondimenti televisivi non si lasciano scappare l’occasione per un titolo ad effetto: “L’Aquila: il giorno della Passione”.

Pubblicato Martedî 14 Aprile 2009

Andrea Fumagalli e Sandro Mezzadra (a cura di), Crisi dell'economia globale. Mercati finanziari, lotte sociali e nuovi scenari politici, postfazione di Toni Negri, Verona, Ombre Corte/Uninomade, 2009, pp. 238, € 20.00

crisifin.jpgImmaginate un tale che per essersi sporto troppo dalla terrazza di un piano attico senza parapetto (che strano: non s'era accorto della mancanza del parapetto) comincia a cadere giù da un grattacielo di 80 piani. Per bizzarro che sia, quasi nessuno si accorge che sta cadendo, tranne qualche sparuto inquilino (un paio di scrittori di genere, un analista finanziario dalla fama controversa, i soliti docenti radical di economia in qualche università italiana o svizzera, un polacco emigrato a Londra: gente poco affidabile), che cerca di avvertirlo. Ma ad ogni piano il tale continua a ripetere: fin qui tutto bene. E anche i passanti sul marciapiede sottostante gli danno ragione: non sta succedendo niente, piano dopo piano è ancora vivo e integro. E continua a cadere. E a rimbrottare i pochi che cercano di avvertirlo, correggendo i loro calcoli e accusandoli di falsificare la realtà. L’ultima frase che gli si sente dire, all’altezza del penultimo piano, è: «se per 80 piani non mi è successo nulla, come potere pretendere di avere…»

Pubblicato Domenica 5 Aprile 2009

di Valerio Evangelisti

Asimov2.jpg[Prosegue, presso Bompiani, la pubblicazione dell'imponente antologia Le grandi storie della fantascienza, a cura di Isaac Asimov. I testi del risvolto di copertina, di Valerio Evangelisti, costituiscono l'organica giustificazione di un genere letterario che ha avuto un'importanza decisiva nella cultura e nel costume. Qui le introduzioni ai volumi 1-5. Ecco ora quelle ai voll. 6-10.]

6.
Il sesto volume de Le grandi storie della fantascienza, a cura di Isaac Asimov, comprende racconti scritti nel 1944, quando la seconda guerra mondiale volgeva al termine e già si intuiva chi ne sarebbe uscito vincitore. Include un racconto che fece scalpore, e contribuì ad attirare l’attenzione sul più eclettico dei generi letterari: Termine ultimo, di Cleve Cartmill.

Pubblicato Sabato 28 Marzo 2009

di Sergio M. Calzolari

Cagliostro.jpg[Alcuni giorni fa è morto Claudio, titolare della libreria Cagliostro, in via Mengoli, a Bologna. Numerosi redattori e collaboratori di Carmilla - Roberto Sassi, Valerio Evangelisti, Wu Ming 1, ecc. - la frequentavano regolarmente. Pubblichiamo questo contributo dell'amico Sergio ("Spatto"), che interpreta il pensiero di tutti.]

Cagliostro è andato.
Negli ultimi 12 anni sono stato spesso per lavoro fuori dall’Italia, anzi ho praticamente vissuto all’estero. Quando rientravo, svolgevo un mio bizzarro pellegrinaggio in tre luoghi topici per la mia personale riconciliazione con Bologna: il fornaio per un panino con la mortadella e per “cibarmi”dei profumi dei ricordi, il tabaccaio di S. Ruffillo, il mio quartiere, anche se da oltre 20 anni non ci vivo più, per informarmi delle novità, la libreria di Cagliostro, per recuperare i fumetti usciti durante la mia assenza.

Pubblicato Mercoledî 25 Marzo 2009

Rileggendo pipe-line di Toni Negri

di Girolamo De Michelepipe_line.jpg

[Pubblichiamo la postfazione di Girolamo De Michele alla riedizione del libro di Toni Negri pipe-line. Lettere da Rebibbia (Roma, Derive e Approdi, Biblioteca dell'operaismo, pp. 212, € 17.00). Le immagini che la accompagnano sono opere grafiche di Nanni Balestrini: per ingrandirle basta cliccarci sopra]

«Direi che non è necessaria la rivoluzione nel senso che ci rimproverano i reazionari pensando che noi siamo assetati di sangue. Ma è importante ricordarsi il senso che aveva, e cioè ricostruire obiettivamente il significato di cambiamento radicale».
Enzo Melandri, Il paradigma di un calogerema (1983)

Quando viene pubblicato per la prima volta questo pipe-line, l’Italia è stretta nella morsa di quegli interminabili giorni della Merla che preannunciavano l’inverno delle coscienza più lungo del secondo Novecento.

Pubblicato Lunedî 16 Marzo 2009

di Wu Ming 4
[Lecture tenuta (su invito dell'Onda) alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università Statale di Milano il 19 novembre 2008 ( ascolta l'audio), e presso il Centre de Cultura Contemporanea de Barcelona, il 6 febbraio 2009 nell'ambito del festival "The Influencers".]

ESX_BDM_2005_34_4560.jpg

991. Qui fu saccheggiata Ipswich, e subito dopo fu ucciso l'ealdorman Byrhtnoth a Maldon. E in quell'anno fu deciso di dare per la prima volta un tributo ai danesi per il grande terrore che facevano lungo la costa. La prima volta fu di diecimila libbre.
Cronaca Anglosassone 979-1020

1. Preludio

Il 10 agosto 991 d.C., sulla sponda meridionale del fiume Pante, presso Maldon, Essex, Inghilterra, un uomo imponente contempla lo stretto braccio d'acqua davanti a sé. E' il conte inglese Byrhtnoth che, schierato alla testa di un migliaio di uomini, osserva il contingente d'invasione vichingo attestato sull'isola di Northey, proprio in mezzo all'estuario del fiume. I vichinghi sono guidati da Olaf Tryggvason, determinato a saccheggiare l'Inghilterra sud-orientale o a imporre un riscatto umiliante e oneroso a Byrhtnoth e al re inglese Aethelred, di cui il conte è vassallo.

Pubblicato Martedî 10 Marzo 2009

di Serge Quadruppani (trad. di Maruzza Loria)

Guadalupe[Da un mese i lavoratori delle “colonie d’oltremare” francesi sono in sciopero. Reclamano aumenti di salario generalizzati e uguali per tutti, quale risposta alla crisi. Uniscono rivendicazioni anticolonialiste a quelle sindacali. Chi pensa che la lotta di classe sia un ricordo del passato, dovrebbe sollevare il muso dalla greppia e guardare il mondo. Ma è un somaro e non lo fa. Peggio per lui, rischia brutte sorprese.] (V.E.)

E se l’insubordinazione della Guadalupe, della Martinica, della Réunion
(e prima della Guyana) si estendesse nella Francia Metropolitana? A quanto pare una maggioranza di francesi ci crede, e una buona parte di loro se lo augura. E se l’esigenza dei 200 euro di aumento per i salari bassi fosse estesa a tutto il paese? A quanto pare, il governo lo teme. Una vera pressione sui salari, che viene ad aggiungersi a ciò che somiglia sempre di più alla nascita di un’Onda francese, potrebbe dare alcuni bei momenti di dissidenza generalizzata.

Pubblicato Venerdî 20 Febbraio 2009

di Giuseppe Genna
[da "il manifesto", 17.2.2009]

crime.gifMUTAZIONI DI RETORICA NELLO SPETTRO DEL NOIR
Oscenamente più splatter e abissalmente più nera di ogni genere narrativo, la morbosità derivata dalla esibizione della morte, che ci viene compulsivamente propinata dai media, sta modificando il genoma di correnti letterarie che vanno dall'hard boiled al romanzo epico. Contribuiscono alla mutazione le fiction, spesso apologetiche nei confronti delle forze dell'ordine, e le strategie dei nuovi serial tv

Più o meno da sempre i critici letterari italiani hanno inveito contro il successo di massa di alcuni libri: thriller o noir che fossero, i loro autori provenivano da zone troppo lumpen della narrativa. Ma l'onda lunga dei «libri neri» non sembra essersi perciò arrestata: la trilogia "Millennium" di Stieg Larsson, e tutto lo tsunami svedese, sono una conferma, almeno apparente, di questa vitalità.

Pubblicato Giovedî 19 Febbraio 2009

salo_pasolini.jpgdi Wu Ming 1

La clinica nido di membra stanche la casa del riposo
sorge su un colle azzurra come lama di forbice
bianca come latte in polvere come
un lenzuolo e silenzio attorno
La Pace
Arcadia dell'ultimo miglio
qui si è raccolta la famiglia prega assiste la ragazza
si prepara
morta da tanti anni si appresta a morire
senza la paura né l'orrore né bisogno
di aggrapparsi a una mano nell'ultimo momento
[come nei film prove d'attore a buon mercato]
prima del tuffo nel vuoto perché fluttua già nel vuoto
magra nel sarcofago vuoto solo un canale non sintonizzato
sotto la palpebra vuoto

Pubblicato Domenica 8 Febbraio 2009

di Giuseppe Genna

eluana_englaro.jpgPrima di iniziare qualunque discorso sulle drammatiche ore che sta vivendo il Paese, poiché queste ore si scatenano utilizzando in maniera oscena e quasi triviale il corpo e il sangue di Eluana Englaro, è a lei - a quello che è stata e a quella crisalide abbandonata che è ora - che dovrebbe andare un silenzio meditativo e privo di giudizio. Il suo corpo e il suo sangue non sono offerti in dono, e comunque non affinché l'eventuale dono si tramuti nel massacro volgare a cui stiamo assistendo. Il suo corpo inabile poiché inabile è il suo organo cerebrale, e quei 17 anni di pura vegetazione: la tragedia prima è questa, cioè l'artificialità con cui la natura è stata soppressa da una seconda natura, violentissima, che ne ha stuprato la volontà certa, comprovata, che lei non avrebbe desiderato per sé l'artificio che mantenesse respirante un corpo incapace di sopravvivere, nemmeno di vivere, senza l'ausilio di questo emblema della tragedia tutta, che è "il sondino".
Davvero non coglie pietà a fronte di un corpo rattrappito, una persona che non detiene più il principio di personalità? Pietà pura, intendo: non giudizio pietoso o pietistico, e tantomeno ideologico.
Raffiguratevela mentalmente e sentitevi lei. Perché, se non si riaccende l'empatia e la pietà, cioè l'amore stesso, ogni parola è vana e ciò che si sta per leggere diventa ulteriore rumore nella lugubre e drammatica caciara di queste ore italiane - nell'espropriazione definitiva dell'Italia repubblicana da se stessa, che è la fase che ci stanno facendo vivere: a noi, non a Eluana.

Pubblicato Domenica 8 Febbraio 2009

di Alessandro Morera

poe.jpg"Esiste allora una diabolica provvidenza che prepara l’infelicità dalla culla,
che getta premeditatamente esseri angelici, ricchi d’intelligenza, in ambienti ostili, come martiri nel circo?
Vi sono dunque delle anime sacre votate all’altare, condannate a camminare verso la gloria e la morte, calpestando le proprie macerie?
L’incubo delle tenebre stringerà in una morsa eterna queste anime elette? Inutilmente si dibattono, inutilmente si addentrano al mondo,
ai suoi fini ultimi, agli stratagemmi; perfezioneranno la loro prudenza, sprangheranno tutte le uscite, barricheranno le finestre contro i proiettili del caso;
ma il diavolo entrerà dalla serratura; una perfetta virtù sarà il loro tallone d’Achille, una qualità superiore il germe della loro dannazione."
(Charles Baudelaire, “Introduzione a Edgar Allan Poe” 1856)

Pubblicato Venerdî 6 Febbraio 2009

di Al Goldstein

IGoldstein.jpg[Al Goldstein è stato per trent'anni una voce importante della cultura underground statunitense. Ha creato e diretto il settimanale pornografico Screw, uscito dal 1968 al 2003 (esce ancora, ma con altra proprietà). Sulle pagine della rivista, formato tabloid e molto più volgare delle concorrenti patinate, da Playboy a Hustler a Penthouse, ha attaccato quasi ogni valore della società americana: il capitalismo (in nome dell'anarchismo), la famiglia, il militarismo, tutte le religioni, tutte le personalità di grido, tutti i presidenti e i nomi noti del mondo degli affari. Ne sono scaturiti innumerevoli processi, molti di più di quelli subiti dal suo amico Larry Flynt. Le copertine di Screw, disegnate da artisti come Robert Crumb e Wally Wood, sono entrate nella leggenda.
Attualmente Al Goldstein, ricoverato in ospedale, tiene un suo blog molto frequentato. Ne riportiamo un eccentrico saluto alla presidenza di Barack Obama, cui peraltro non ci associamo del tutto, per innata diffidenza verso i presidenti americani.] (V.E.)

Pubblicato Mercoledî 4 Febbraio 2009

di Typ

DanSimmons2.jpgSono almeno diciotto anni anni (dalla pubblicazione di Hyperion in Italia) che reputo Dan Simmons uno dei migliori autori di genere (veramente di almeno un paio di generi, horror e SF) viventi. Romanzi come Danza macabra, I figli della paura, L'estate della paura, il ciclo di Hyperion, romanzi brevi come Il grande amante, racconti come Mezzanotte nel letto dell'entropia hanno, a mio avviso, una forza espressiva che pochi raggiungono.
Però...
L'uomo Dan Simmons non è all'altezza dello scrittore, come ben espresso dalla citazione di Jean-Daniel Brèque. Ho frequentato a fasi alterne il forum di Simmons nell'arco di questi ultimi sette - otto anni. Dopo aver letto The Terror (forse la cosa migliore che ha scritto, di sicuro fra le migliori che ho letto nell'ultimo decennio), colto da entusiasmo, ho ripreso a frequentarlo con un po' di assiduità nell'arco dello scorso anno.
Sono rimasto a bocca aperta.

Pubblicato Giovedî 29 Gennaio 2009

di Tiziana Perna

Ayat.jpgA volte capita che, improvvisamente, la tua vita entri in un contatto profondo con altre a te fino ad allora sconosciute, lontane nel tempo e nello spazio. A volte capita che per una casualità e a dispetto delle distanze temporali e geografiche, il tuo vissuto si accosti in maniera sorprendentemente profonda a quello di altri esseri, uomini o donne, vecchi e bambini, senza neanche essersi mai conosciuti. Succede così, e la maggior parte delle volte non siamo neanche in grado di accorgercene, e poi invece può succedere che i nostri sensi siano in un dato momento, e per una serie di fortuite circostanze, vigili e accorti. E' in questo istante che si ricostruiscono i nessi e si avvicinano gli animi, le aspirazioni e le sofferenze. A me è capitato così per caso, di trovarmi al centro di una strana, quanto fitta, rete di circostanze, le quali hanno fatto sì che le vite di alcune persone, conosciute e non, vive o morte, si siano incrociate con la mia, e abbiano lasciato una memoria profonda di sé e delle proprie storie.

Pubblicato Mercoledî 28 Gennaio 2009

di Valerio Evangelisti

Asimov.jpg[Presso Bompiani sono già apparsi 12 volumi, sui 20 previsti, de Le grandi storie della fantascienza, a cura di Isaac Asimov. Questi sono i testi introduttivi pubblicati nel risvolto di copertina. Assieme, formano una difesa di un genere letterario tra i più importanti del nostro tempo. Questa prima "tranche" include le prefazioni ai volumi da 1 a 5.]

1.
Il nome Isaac Asimov è divenuto sinonimo di fantascienza. Nessuno come lui ha saputo rendere familiari ai lettori le dimensioni sconfinate dell’universo, e trascinarli in viaggi vertiginosi tra le galassie. Dunque, era il più titolato per scegliere le storie di fantascienza definibili come “grandi”. La sua attenzione, è ovvio, si concentra sulla cosiddetta “età d’oro”: quando, su rivistine popolari americane stampate su pessima carta, si concentravano idee, visioni allucinate ma credibili, proiezioni critiche del presente. Si era alle soglie degli anni ’40, ma già un pugno di scrittori intelligenti sollevava problematiche che sarebbero divenute attuali ai giorni nostri.

Pubblicato Sabato 24 Gennaio 2009

di Jean-Daniel Brèque

DanSimmons.jpg[Dan Simmons è noto in Italia soprattutto per i quattro romanzi del ciclo “Hyperion”, nonché per varie opere fantasy e horror. Jean-Daniel Brèque è stato il suo principale traduttore in Francia.]

Traduttore di varie opere di Dan Simmons, tenevo dal 2004 una rubrica regolare sul suo sito web.
Negli ultimi tempi sono stato turbato, rivoltato e anche depresso dai commenti dei partecipanti al forum del sito, e dall’autore stesso, che vomitavano fiumi di odio contro i democratici, gli arabi, gli omosessuali, gli ecologisti ecc.
L’11 gennaio scorso, la goccia che ha fatto traboccare il vaso: Dan Simmons ha incitato un internauta a denunciare alla FBI una giovane palestinese che studia negli Stati Uniti, che gli aveva confidato la sua collera davanti ai massacri di Gaza e il suo desiderio di vendetta.

Pubblicato Venerdî 23 Gennaio 2009

di Mauro Presini* lavagne.jpg

Il film Lavagne di Samira Makhmalbaf si apre con una sequenza molto suggestiva, ricca di significati simbolici: in un paesaggio montuoso quasi impraticabile del Kurdistan martoriato dalla guerra, un gruppo di maestri va alla ricerca di scolari, ognuno con la sua enorme lavagna sulla schiena.
Il rumore minaccioso degli elicotteri che si avvicina li mette in fuga ma questi trovano riparo accucciandosi sul terreno, stretti e vicini gli uni agli altri, usando proprio le lavagne per difendersi dai colpi. Si accorgono però che il nero delle lavagne in quel paesaggio di terra secca potrebbe attirare l’attenzione perciò le ricoprono di terra in modo tale da potersi mimetizzare. Superato indenni l’attacco aereo si separano ed ognuno risale la montagna per conto proprio.
È un scena colma di una lancinante allegoria: richiama l’idea di fatica, di passione ma anche di bisogno vitale di percorrere quei sentieri.

Pubblicato Mercoledî 21 Gennaio 2009

di Fabrizio Lorusso

SantaMuerte5.jpg“Lei apre i nostri occhi alla realtà, dicono che morire è svegliarsi, io non so se ci sia un paradiso o un inferno, però la unica cosa sicura in questa vita è che solo Lei comprendo.”
(Da una canzone del gruppo rap messicano Cartel de Santa)

C’è chi sostiene che il sacro altare alla Dama Blanca, Santissima Morte, di Tepito nella Calle Alfareria, non sia assolutamente il primo esposto pubblicamente né il più importante. Il Padre David Romo, fondatore e primo arcivescovo della Chiesa Santa, Cattolica, Apostolica, Tradizionale Mex – USA, nel quartiere Candelaria di Città del Messico, rivendica la paternità del culto ma viene vituperato da numerosi fedeli del quartiere Tepito i quali lo definiscono come un commerciante di anime o un venditore di interviste, che fa pagare devoti, curiosi e giornalisti per ogni dichiarazione, video, fotografia o testimonianza che questi vogliano ottenere da lui.

Pubblicato Lunedî 19 Gennaio 2009

di Valerio Evangelisti

Bologna1977.jpg[Questo articolo è stato pubblicato sul n. 1 della rivista Loop, attualmernte in distribuzione. In precedenza era apparso in AA. VV., Atlante dei movimenti culturali dell'Emilia-Romagna, 1968-2007, a cura di Piero Pieri e Chiara Cretella, vol. III, CLUEB, Bologna, 2007.]

Le rivolte e gli scontri accaduti a più riprese a Bologna nel 1977, e soprattutto dopo l’uccisione, l’11 marzo, di Francesco Lorusso, non possono essere ricondotti a soggetti tra loro omogenei. Di conseguenza, non espressero una sola cultura, ma tante e non sempre compatibili.
Nella memoria collettiva, rinfrescata di recente dal film Lavorare con lentezza, è rimasta soprattutto, tra chi guardò con simpatia quel movimento, la variegata produzione (giornalistica, radiofonica, di costume ecc.) di quella che fu chiamata l’ “ala creativa”; mentre chi il movimento lo avversò tende ancor oggi ad appiattire il tutto sulla propaganda e le azioni dei gruppi armati, e dunque a negare al ’77 ogni dignità culturale.

Pubblicato Lunedî 12 Gennaio 2009

di Fabrizio Lorusso

SantaMuerte0.jpg"La morte è l’unica cosa sicura della vita. Tutti, alla fine, la conosceremo. Così la vede, la teme o adora molta gente."
Così comincia il libro “La muerte de tu lado” delle antropologhe Claudia Adeath e Regnar Kristensen, due studiose che un anno fa hanno pubblicato un resoconto fotografico e giornalistico sul culto della Santa Muerte nel "barrio bravo" di Tepito, il quartiere popolare più famoso e, forse, pericoloso dell’America Latina. Modesto quartiere di indigeni, miserabile enclave coloniale, sobborgo della città dei palazzi, riserva di sottoculture per gli intellettuali, centro di smistamento dell’usato, del rubato e di storie di vita, armadio sempre fornito per i poveri e causa dei mali cittadini per i ricchi, vivaio di campioni, pugili e sportivi: tutto ciò significa il vissuto di un brulicante intreccio di strade perpendicolari.

Pubblicato Lunedî 5 Gennaio 2009

di Lucio Dalla

LucioDalla.jpg[Da Lucio Dalla, Marco Alemanno, Gli occhi di Lucio (Bompiani, 2008), riportiamo un capitolo in assonanza con le tematiche trattate da Carmilla. Ringraziamo l'amico Lucio per averci gentilmente fatto avere il testo.]

Perché un cantautore come me, dopo aver fatto, scritto tante canzoni che parlano di “domani” e del “futuro”, ha immediatamente accettato di riscrivere Tosca, un’opera pensata e rappresentata in tutti i Paesi del mondo da più di cento anni? Il perché è presto detto: quel “domani” e quel “futuro” che vedo nelle mie canzoni non è mai solo il mio, ma è una storia, una sceneggiatura, un quasi film cantato dove, al posto degli attori, ci siamo tutti noi.
E’ inevitabile che chi scrive canzoni, prima o poi, sogni di scrivere il suo “capolavoro” e se anch’io inciampassi nell’umile presunzione di farlo, comincerei subito a cercare le desiderate parole, le lucide celesti armonie o le acuminate e “stelliche” note, già sapendo però che verrebbe fuori l’ennesima canzone che parla del futuro; solo che per questa ho già il titolo pronto da anni e sarebbe: Il Futuro è un ritardo infinito.

Pubblicato Domenica 21 Dicembre 2008

di Riccardo Valla

Pkd.jpgGli scrittori dovrebbero ormai saperlo, che Hollywood nuoce gravemente alla salute, proprio come una sigaretta del ministro Sirchia. Dopo avere ridotto all’alcolismo Fitzgerald e Woolrich – Hammett si è salvato, ma soltanto perché c’è Bogart; i film tratti dai suoi romanzi brillano per incomprensibilità – adesso è riuscita a rendere odioso Dick. Odioso anche a un suo vecchio estimatore come il sottoscritto.
Dick stesso si è salvato in tempo, morendo con ancora sulle labbra l’ultimo insulto contro gli sceneggiatori, e non ha dovuto provare il dispiacere di dover assistere allo scempio, ma l’inarrestabile trita-tutto californiano ha proceduto ugualmente alla sua demolizione. Dopo il primo film di successo, si è susseguita una spietatissima serie di B-movies a lui ispirati, con dei tonfi che uomini e cavalli di tutti gli uffici stampa non sono mai riusciti a rimettere in cima al muro della classifica.

Pubblicato Mercoledî 17 Dicembre 2008

Il metodo-Gomorra e l'alitosi della ragione

di Girolamo De Michele

gomorra7.jpgE chisto munno
ca s'è vennuto l’anema e 'o core
e nun se importa 'e chi nasce
e se ne fotte 'e chi more.

Nino D’Angelo

«Non sono affatto un eroe. Non basta esser minacciati per esserlo. Chi vive qui, a sud, nella provincia d’Italia fa semplicemente una scelta. Io ho fatto la mia (23 marzo 2004)» Quando scrive queste parole sul lit-blog Nazione Indiana, Roberto Saviano non è ancora l’autore di Gomorra: è uno scrittore che divide la propria attività tra il lavoro d’inchiesta e la critica letteraria. Ha già ricevuto avvertimenti, minacce: due pagine su “Sandokan” Schiavone, pubblicate sul Diario hanno suscitato l’attenzione della camorra. Non per la risonanza che l’articolo può avere (Diario è una rivista ben fatta, ma quasi di nicchia): per aver nominato Casal di Principe.

Pubblicato Domenica 30 Novembre 2008

di Alberto Prunetti

mumbai.jpgSono a Bangalore, nel Karnataka meridionale, a 24 ore di treno da Mumbai, che in India sono poche. Mi trovo in un ristorante con alcuni mumbaiti, in una sera d’un inverno tropicale che assomiglia a un giugno italiano. Le mie dita sprofondano nel thali, un piatto locale servito su una foglia di banano. A tavola dicono che devo venire presto a Mumbai, rispondo si vedrà. Per tornare in albergo divido il risciò con Maya, una ragazza indiana. Per strada, mentre l’autista centra tutte le buche col suo apino giallo e nero, lei continua a parlarmi di Mumbai, dove fa più caldo che a Bangalore e la vita notturna per fortuna non finisce alle 23. Si vedrà. L’India è grande e non si può girarla tutta, e io non amo le metropoli. Chissà, forse ci passerò.

Pubblicato Sabato 29 Novembre 2008


g20.jpgdi Tito Pulsinelli

Il vertice di Washington è stato il mesto addio di Baby Bush, l'ultima occasione di simulare "gesta" trascendentali, all'altezza dei disastri che lascia in eredità al mondo. Tante foto di ospiti eccellenti, poca discussione, nessun accordo. Non c'e' stata nessuna Bretton Woods, solo un breve conciliabolo e la disposizione a riparlarne quando ci sarà al comando Obama.
"Nessuno spera che questa amalgama di nazioni disparate - i ricchi del G7, le nuove potenze del BRIC (Brasile, Russia, India, Cina) e Paesi assortiti come Argentina, Corea del Sud, Turchia e Arabia saudita, tra gli altri - possa mettersi d'accordo in due riunioni di 90 minuti sulla nuova architettura internazionale" ha commentato la BBC.

Pubblicato Venerdî 21 Novembre 2008

diazsentenza.jpgdi Blicero

Sabato 21 luglio 2001. E' notte. I cortei e gli scontri che hanno ribaltato la città di Genova sono finiti e la gente torna a casa stanca e provata dalle botte, dalle corse, dai gas lacrimogeni, dalla violenza della polizia, dalla paura, dalla sensazione che sarebbe potuto accadere di tutto, che sia accaduto di tutto, ma che possa accadere altro ancora. Sono in pochi a rimanere, principalmente nei grossi centri di accoglienza: piazzale Kennedy, lo stadio Carlini, le scuole Diaz e Pascoli, dove l'attività di comunicazione e assistenza legale freme ancora. Per il resto migliaia di persone sono nelle stazioni e sulle autostrade. La maggior parte delle persone pensa che ormai sia finito tutto, che l'adrenalina di tutti stia lasciando il posto a una spossatezza infinita. E proprio quando la penombra è al massimo della sua intensità, quando gli occhi collettivi del mondo stanno per chiudersi per passare al prossimo spettacolo, ecco che le luci si riaccendono al massimo della loro intensità.

Pubblicato Mercoledî 19 Novembre 2008

di Girolamo De MicheleLucio_Fontana_by_Ugo_Mulas.jpg

Trascrizione della lezione aperta tenuta a Ferrara, Piazzetta Municipale, 11 novembre 2008, ore 17.00
[a destra: Lucio Fontana fotografato da Ugo Mulas mentre effettua un taglio]

1. George Lakoff in nuce, ovvero: perché non è possibile non pensare all’elefante fucsia (e neanche a Maurizio Gasparri).

Prima di cominciare, vorrei chiederVi di sottoporvi a un breve esperimento mentale. Qui davanti a me c’è una sedia vuota: vi chiedo di non pensare, per 15 secondi, che questa sedia siano seduti un elefante fucsia e Maurizio Gasparri. Potete pensare a qualsiasi altra cosa, ma non all’elefante e a Gasparri.
[seguono 15 secondi di silenzio]
Fatto? Bene: vedo dalle vostre facce che non ci siete riusciti. Non per mancanza di volontà: non era passibile che ci riusciste.
La prima parte di questa lezione è la spiegazione del perché. Per brevità farò affermazioni apodittiche, di cui mi scuso: in prossime occasioni [o utilizzando la bibliografia in appendice, n.d.a.] potremmo forse approfondire questi argomenti.

Pubblicato Domenica 16 Novembre 2008

di Giulia Laurenzi e Davide Nota

onda.jpg[Riceviamo e assai volentieri pubblichiamo questa particolarissima memoria elaborata dai collettivi studenteschi romani e montata da Giulia Laurenzi, studentessa del Dams impegnata nel coordinamento dell'Onda a Roma, e Davide Nota, poeta e giornalista. Nonostante il titolo apparentemente burocratico (MEMORIE DALL'ONDA: FASE 2, AUTORIFORMA E COORDINAMENTO NAZIONALE), il montaggio del testo, che intercala informazioni, brani di volantini e di lettere, dichiarazioni e versi poetici, è tale da risultare difficilmente impaginabile sul nostro sito. Per questa ragione, forniamo un assaggio in calce al quale mettiamo a disposizione il file Word dell'intervento, politico e artistico, che costituisce il primo contributo da parte di una componente dell'Onda su Carmilla. Invitiamo eventuali esponenti del movimento studentesco a considerare il nostro sito come veicolo su Web aperto ad altri contributi. La Redazione]

Roma è in questi giorni di novembre una città fredda e irreale.
Violenti nubifragi gonfiano le strade di pioggia, foglie e pagine di giornale.
Le esternazioni di Cossiga si depositano sul fondo di questo pantano come cadaverici arcani ministeriali.
“La mia intervista apparsa su “Il Giornale” - ci dice Flavia, di Valle Giulia - è stata volutamente manomessa. Avevo detto che avremmo risposto alla violenza con la didattica, e mi è stato invece attribuita l'intenzione di voler rispondere alla violenza con altra violenza”.
Il cielo è di piombo: il cielo di piombo. Qualcuno dall'alto dei cieli prepara il gioco della paura.
Usciamo dalla Sapienza che è notte fonda. Andiamo a San Lorenzo, a prendere qualcosa da mangiare. A parlare di poesia, di utopia. A confessarci, sotto il cielo nero, il nostro desiderio di bellezza.

Pubblicato Sabato 15 Novembre 2008

melville_copertina.jpgdi Mauro Gervasini

Dal 21 al 29 novembre il Torino Film Festival ospita la prima retrospettiva completa dedicata al cineasta francese Jean-Pierre Melville, a cura di Emanuela Martini e Mauro Gervasini. Un regista importantissimo, Melville, che influenzò pesantemente gli esponenti della Nouvelle Vague ma che resta tuttora misconosciuto in patria e fuori. In questo articolo tracciamo brevemente il suo percorso.

frecciabr.gif Mauro Gervasini ed Emanuela Martini - JEAN-PIERRE MELVILLE - Il Castoro - € 20

Il 2 agosto 1973, dopo una carriera fulminante, ad appena cinquantacinque anni se ne va uno dei più grandi cineasti francesi. Jean-Pierre Grumbach diventa Melville durante la guerra, è il nome di battaglia come partigiano gollista, scelto in onore del suo scrittore preferito. Si porta dentro la passione per il cinema sin da piccolo, convinto che quello dello spettatore sia il mestiere più bello del mondo. Ma guardare non gli basta, cosi passa dietro la macchina da presa dirigendo la trasposizione di un libro di culto di Vercors, Il silenzio del mare (1949).

Pubblicato Venerdî 14 Novembre 2008

AgamemnonMask.JPG"Come si debbano comporre i Miti affinché il Fare vada a buon fine". Influenze letterarie e persistenza del mito nella costruzione dell'icona di Lawrence d'Arabia

di Wu Ming 4

Testo della lecture tenuta da Wu Ming 4 all’Hammam Al Malik Al Zahir, nella Città Vecchia di Damasco, il 17 Ottobre 2008.
Un ringraziamento particolare ad Alessia Conti, per la traduzione in inglese, a Paola Di Giulio, per il reperimento di un testo originale, e agli organizzatori di Reloading Images Damascus, per avere reso tutto ciò possibile.
N.B. Dagli appunti per questa relazione è nato anche l'intervento sull'eroismo fatto da Wu Ming 4 alla "serata di autoformazione" organizzata dal movimento NoGelmini di Bologna. L'evento si è tenuto alla facoltà di Lettere e Filosofia di Bologna il 28 ottobre scorso.
Clicca per leggere la cronaca della serata fatta dal Corriere della sera - Bologna (immagine jpg).
Altri resoconti su Giap n.2, IX serie, "Onda su onda", pubblicato oggi.
[L'intervento di Wu Ming 2 era invece basato su "La salvezza di Euridice", un lungo testo che, insieme a "New Italian Epic 3.0" di Wu Ming 2, formerà il libro New Italian Epic, in uscita a gennaio 2009 per Einaudi Stile Libero.]

1. Intro

Il sottotitolo di questa lettura è una citazione. Si tratta della traduzione provocatoria ipotizzata dal professor Gilbert Murray, negli anni Venti del secolo scorso, dell’incipit della Poetica di Aristotele.
La traduzione normalmente accreditata è infatti molto diversa e suona così:

“Qui tratteremo della poetica nel suo insieme e delle sue forme, quale finalità abbia ciascuna di esse, e come si debbano comporre le trame affinché la poesia riesca bene”.

Pubblicato Lunedî 3 Novembre 2008

di Valerio Evangelisti (da il manifesto, 21 agosto 2008)

Umanoide.jpg[Questo articolo è ormai vecchiotto, ed è stato riprodotto in una quantità di siti. Forse è il caso di riproporlo, mentre le strade di Bologna sono percorse da cortei quotidiani, come molti anni fa. I fortilizi costruiti su basi solide resistono al tempo e alle fasi contingenti, garantendo ai movimenti una continuità negli anni.]

Il numero 5/B (ma oggi 5/A) di via Avesella, una stradina nel centro di Bologna, è un luogo storico della sinistra non istituzionale bolognese. Lo è da quasi quarant’anni, tanto che meriterebbe una lapide commemorativa. L’intera via, del resto, vanta analogo passato, visto che ha ospitato di volta in volta case occupate, locali alternativi, gruppi femministi e altro ancora.
Nei primi anni ’70 il 5/B fu la sede de il manifesto, che allora, oltre che un giornale, era un gruppo politico. Passò poi a Lotta Continua, quando questa abbandonò i locali periferici che occupava in via Rimesse. Seguì, tra il 1978 e il 1981, una fase confusa: LC si era sciolta, e al 5/B rimase per un poco la redazione locale del quotidiano; poi vi si insediarono una serie di collettivi sopravvissuti all’estinzione del gruppo extraparlamentare. Vicini agli autonomi, ma ancora non disposti a rinunciare del tutto alle vecchie simbologie.

Pubblicato Sabato 25 Ottobre 2008

di Massimo Maugeri

ElioVittorini.jpgCent'anni fa nasceva Elio Vittorini. Siracusano di Ortigia (l'isolotto attaccato al centro della città), ha ricoperto un ruolo centrale nella vita intellettuale dell'Italia del dopoguerra e fino alla metà degli anni Sessanta (morì a Milano il 12 febbraio del 1966). Ricordiamo lo scrittore, ma anche il consulente editoriale, il giornalista culturale, il direttore di riviste e il letterato a tutto tondo. Einaudi ha appena dato alle stampe una raccolta di articoli e interventi riferiti al periodo 1938-1965 (il primo volume copriva gli anni '26-'37): un tomo di più di mille pagine, curato da Raffaella Rodondi.
In tanti hanno approfittato del centenario per ricordare la "grande pecca" di Vittorini: il noto rifiuto de Il Gattopardo (Vittorini dirigeva la collana "I gettoni" della Einaudi). Poi il romanzo di Tomasi di Lampedusa fu pubblicato, postumo, da Feltrinelli con prefazione di Giorgio Bassani (era il 1958; nel '59 il libro si aggiudicò il Premio Strega). Una "mancanza", questa, più che compensata da tantissimi meriti. Come la pubblicazione - e il "lancio" nazionale - di autori del calibro di Beppe Fenoglio, Carlo Cassola, Italo Calvino, Lalla Romano, Mario Rigoni Stern, Ottiero Ottieri.

Pubblicato Domenica 19 Ottobre 2008

di Giuseppe Pensabene Perez

Sanaa3.jpgMartedì sera, dopo che il nostro compagno di università Naser il cinese (il vero nome era Zau Ta Ve, a lui piaceva credere che corrispondesse al nome italiano Ot Ta Via No) se ne andò, io e Aldo decidemmo di guardare un film. Erano circa le dieci e mezza, i cinesi erano costretti a rientrare nel loro dormitorio entro le undici. Avevamo cenato a casa nostra mangiando degli ottimi fusilli al ragù preparati da Aldo, deliziando il nostro collega che ne aveva mangiato tre piatti impugnando in modo assai comico la forchetta. Scegliemmo di vedere “L'imbalsamatore”, un bellissimo film italiano che avevo già visto molto tempo prima. Un film geniale ma senza alcun dubbio parecchio inquietante: una perversa storia di un taxillodermista (imbalsamatore) nano e il suo allievo, un bel giovane di cui il maestro si invaghisce perdutamente. Verso la fine del film, ormai stanchi, decretammo di andare a dormire senza terminare la visione.

Pubblicato Sabato 18 Ottobre 2008

di Tito Pulsinelli

IlPianetaDelleScimmie.jpgNon c'è più limite al grottesco, l'inimmaginabile diventa tragica banalità da prima pagina, ma non è ancora finita. Il nichilismo degli sciamani liberisti getta il velo e la ragnatela di metafore che ricopriva un dogma imposto come dottrina sociale è ora balbuzie e cacofonia. Cadono fulminati persino alcuni rami di aristocrazie venali. Bancarotta per quelli che si atteggiavano a veggenti del futuro delle nazioni, maniacali dispensatori di immutabili ricette con valenza universale. Vedevano tutto, meno il loro fallimento epocale.
Sono nella polvere quelli che con una semplice A, aggiunta o tolta, alla classificazione della condotta economica delle nazioni, per un ventennio hanno deciso le sorti, di salute, livelli di ignoranza, quantità caloriche ingerite dalle genti, e se queste dovevano vivere in pace. Il loro tempo è scaduto, come l'inondazione di merci sempre più deperebili, di cui hanno imposto il consumo con l'esca del credito senza limiti.

Pubblicato Venerdî 17 Ottobre 2008

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La "valle perturbante" della nuova narrativa e la necessità di immaginare il futuro, oltre i blocchi emotivi che ostruiscono la visione

di Wu Ming 1*

Ti porto a vedere l'alba

Alla vigilia di Capodanno del 2005 ricevetti una telefonata da un collega, uno scrittore italiano di nome Giuseppe Genna, nato e residente a Milano. Mi chiamò nel tardo pomeriggio e mi chiese cosa avrei fatto per festeggiare l'anno nuovo. Gli risposi che, poiché mia figlia aveva solo pochi mesi e la mia compagna aveva bisogno di un po' di respiro, avevo deciso di restare a casa, mentre lei sarebbe uscita con alcune amiche. Per la prima volta dopo più di vent'anni avrei trascorso in casa la notte di Capodanno. Il mio piano era rileggere Il conte di Montecristo vegliando sulla bimba che dormiva.

Pubblicato Mercoledî 8 Ottobre 2008

di Giuseppe Pensabene Perez

Yemen.jpg[Dopo l'articolo di Giuseppe Pensabene Il nemico che avanza e la replica dell'ambasciatore d'Italia nello Yemen, Mario Boffo, il primo interviene precisando il suo punto di vista. Con questo, riteniamo chiusa la polemica, anche se i due interlocutori sono invitati, quando credono, a tornare sulla interessante realtà yemenita. Per maggiore chiarezza dei lettori, è bene precisare che gli ambasciatori sono nominati secondo carriera, e non dal governo in carica, di cui non sono tenuti a condividere per forza gli orientamenti politici.] (V.E.)

Quando ho mandato il mio testo a Carmilla già sapevo che probabilmente sarebbe stato letto anche dall’ambasciatore, avendo notato in precedenza la recensione al suo libro sullo stesso sito. Il fatto non mi spaventava e assolutamente non credevo di innescare una tale reazione. Ammetto anche che ho un certo desiderio di leggere Femmina Strega essendo appassionato di letteratura storica e fidandomi ciecamente del giudizio di V.E.

Pubblicato Venerdî 3 Ottobre 2008

di Tito Pulsinelli

FilibustieriFinanza.jpgWall Street ha infilato una china inarrestabile: dopo svariati "lunedì neri" siamo ormai passati al settembre più "nero" del 2008, e questo sarà l'anno più nero del secolo. Quello che segnerà la fine dell'egemonismo degli Stati Uniti e del capitalismo finanziario, ovvero del gioco d'azzardo globalizzato nelle Borse.
Nonostante le ingenti trasfusioni operate nel corso di quest'anno dalla Banca centrale europea e dal Giappone, il sistema della gang finanziaria anglosassone non dà segni di vita, boccheggia. E' ormai assuefatto alle numerose "iniezioni", con elevato contenuto di ricchezza reale, prelevato dagli erari pubblici del resto del mondo. Dopo il KO del dollaro, ora sono inservibili anche le fiches di Wall Street e di Londra.

Pubblicato Giovedî 2 Ottobre 2008

di Mario Boffo

Sanaa2.jpg[Mario Boffo è un ambasciatore un po' speciale. E' autore di un romanzo, Femmina strega, che Carmilla ha molto lodato. Attualmente in servizio nello Yemen, ha reagito all'articolo di Giuseppe Pensabene Perez pubblicato ieri. Pubblichiamo volentieri la sua replica. Carmilla è pronta a ospitare ulteriori interventi sul tema.] (V.E.)

La prima cosa che mi è venuta in mente, leggendo l’articolo di Giuseppe Pensabene Perez dal titolo “Il nemico che avanza”, pubblicato da “Carmilla on line” questo 30 settembre è stata: ma perché tutti quegli insulti e quelle acide critiche non le ha espresse in mia presenza, visto che, come egli stesso afferma, ha avuto con me varie occasioni di incontro? Che cosa temeva? Tutt’al più gli avrei detto che è un maleducato, che gli insulti non sono un argomento, che denotano, in chi li proferisce, pochezza spirituale, mancanza di idee, rabbia mal repressa, instabilità emotiva. Mah... forse ha preferito lanciare quegli insulti a me, all’Ambasciata e al resto del personale da lontano, dopo qualche tempo, servendosi di una rivista di cui forse non mi suppone lettore, visto che esplicitamente o implicitamente mi dà del fascista, del berlusconiano, del razzista, dello xenofobo...

Pubblicato Mercoledî 1 Ottobre 2008

di Giuseppe Pensabene Perez

Sanaa.jpgGiuseppe Pensabene Perez è un giovane universitario romano che ha studiato arabo nello Yemen. Seguirà un più ampio reportage.]

8 aprile 2008 – Arriva questo messaggio sul mio telefonino:
"Alla luce dei recenti eventi occorsi nel Paese si invitano i destinatari della presente comunicazione a prestare massima cautela nella frequentazione di luoghi pubblici nella città di Sana’a e nei trasferimenti nel predetto centro urbano e nel resto del territorio. Con riguardo a questi ultimi si prega di comunicare preventivamente all’Ambasciata gli itinerari previsti. L’Ambasciata rimane a disposizione per ulteriori informazioni."
“Ma perché ambasciata si scrive maiuscola?” Questo fu il primo pensiero che mi passò per la testa leggendo questo messaggio. (perché si intende l’ambasciata italiana e quindi diventa nome proprio, deficiente)

Pubblicato Martedî 30 Settembre 2008

di Girolamo De MicheleHeideggerSS.jpg

[Nella foto, Martin Heidegger è il primo seduto in basso a destra]

Nel 1944, parlando con un’allieva della guerra in corso, Martin Heidegger confessò alla studentessa di credere ormai sconfitta la Germania: «ma per carità», aggiunse, «non ne faccia parola con mia moglie!» Questo aneddoto (del quale sono debitore a Michel Cioran) dà la cifra morale e umana di un pensatore che pretendeva di meditare in modo autentico questioni come la verità e il destino dell’occidente, ma non trova il coraggio dell’autenticità in una banale conversazione privata con la moglie, fervente nazista.

Pubblicato Lunedî 22 Settembre 2008

di Maximilien Rubel - Traduzione e note di Marco Melotti

marco melotti.jpg[Vorrei ricordare Marco Melotti (nella foto) con un testo che egli stesso aveva curato, tradotto in italiano, e diffuso attraverso la rivista Vis-à-vis.] (Gioacchino Toni)

Nel centenario della morte di Marx questo saggio, pubblicato dieci anni fa, avrebbe bisogno di una revisione, per rinforzarne la tesi centrale: la fondazione da parte di Marx di una teoria politica dell'anarchismo (1). Se si astrae dalla tradizionale critica di carattere puramente formale, di cui questa teoria è oggetto da parte di ideologi anarchici e libertari, occorre ammettere che il vero dibattito sui modi di transizione delle società dominate dal capitale e dallo Stato è molto lontano dall'essere iniziato. Di massima, il verbalismo prende il posto di argomento privilegiato nei due campi, anarchico e marxista, senza che sia preso realmente in considerazione l'insegnamento del principale interessato. Il fatto che la quasi totalità delle risoluzioni “politiche”, redatte da Marx per i successivi congressi dell'Internazionale operaia, abbiano ottenuto l'accordo unanime dei delegati, basta, tuttavia, per riconoscere l'inanità delle critiche sedicenti antiautoritarie.

Pubblicato Venerdî 19 Settembre 2008

di Gioacchino Toni

Risulta difficile scrivere queste poche righe per comunicare l’improvvisa morte di Marco Melotti. Compagno di tante battaglie, animatore della rivista Vis-à-Vis Quaderni per l'Autonomia di Classe, Marco è stato davvero una delle menti più lucide del movimento antagonista di questo paese. Difficile, troppo difficile stendere in questo momento anche solo qualche riga in più; troppo è il dolore per la perdita. Magari, col tempo, sarà possibile farlo, ma non ora.
Ciao Marco, con la tua scomparsa per molti di noi nulla sarà più come prima.
Gioacchino Toni

[Brutti tempi questi, se ne va troppa gente di cui avremmo avuto un gran bisogno. Mi associo, assieme all'intera redazione di Carmilla, al dolore di Gioacchino per la scomparsa di Marco: un amico, un fratello, un grande, grandissimo compagno.] (Valerio Evangelisti)

Pubblicato Giovedî 18 Settembre 2008

di Girolamo De Micheleforche.jpg

Giunto a conclusione definitiva, dal punto di vista giuridico, il processo per l’omicidio del piccolo Samuele a Cogne, proviamo a fare il punto sul complesso creatosi tra delitto e processo, e la loro riproduzione mediatica. Lo scopo di questa analisi non è quella di fornire una interpretazione pro o contro la colpevolezza di Anna Maria Franzoni, ma di operare un abbozzo di critica alla presunta neutralità (o oggettività) tanto della rappresentazione mediatica, quanto del diritto, attraverso gli strumenti della filosofia e della logica del diritto, nella convinzione che gli argomenti portati in televisione dalla più parte dei cosiddetti “innocentisti” abbiano contribuito, non importa quanto consapevolmente, al processo di progressiva confusione tra vero e falso, all’insignificanza dei criteri di verifica.

Pubblicato Martedî 16 Settembre 2008

di Carlo Loiodice

Primarie.jpgQualcuno, seduto magari in ultima fila, prima o poi si alzerà e lo griderà… Vorrei farlo io, ma non so se ne ho la forza o l’efficacia. Ricordate Fantozzi? “Per me La corazzata Potemkin è una cagata pazzesca!” Oppure Nanni Moretti in Io sono un autarchico: “Il dibattito no!...”
Sono paletti nella storia della nostra cultura. Segnano il crollo di due prassi che, in origine motivate ed efficaci nella loro fase aurea, si andavano trasformando in formule stanche e stancanti nella loro insopportabile ritualità. Eisenstein merita il posto che occupa nella storia del cinema, ma proprio in quanto parla di rivoluzione non può diventare un obbligo fisso il suo inserimento in qualunque rassegna organizzata da un circolo o un’istituzione di sinistra. La corazzata Potemkin, comunque lo si voglia giudicare dal punto di vista critico, non è una “cagata”

Pubblicato Sabato 13 Settembre 2008

defilippi_big.jpgdi Alessandro Defilippi

[Psicoanalista e romanziere, Alessandro Defilippi è intervenuto su "Carmilla" all'interno del dibattito sul New Italian Epic, mostrando come le categorie del NIE siano anche extraletterarie.]

Il lungo brano di John E. Gedo pubblicato su Carmilla nel 2004 indica, all'interno del movimento psicoanalitico, la presenza di due fondamentali orientamenti: il primo è quello di “coloro che indicano come centrale il bisogno di empirismo”; il secondo di “coloro che invece seguono un percorso prevalentemente razionale. Il primo gruppo concepisce la psicoanalisi come una branca delle scienze naturali; gli autori del secondo, viceversa, ripudiano in modo esplicito tale appartenenza, oppure si limitano a riconoscerla in modo superficiale, dando comunque priorità all'approfondimento di qualche dottrina filosofica”.

Pubblicato Giovedî 4 Settembre 2008

giulio_mozzi.jpgdi Giulio Mozzi *

Si parla molto, oggi, del “caso” di Emanuela Englaro e di suo padre Giuseppe. Io non ho alcuna opinione su questo “caso”. Ma ho delle opinioni su di me, e le scrivo qui sotto in forma di “testamento biologico”. Mi piacerebbe se altre persone, magari più autorevoli di me, decidessero di rendere pubblico il loro “testamento biologico”. Magari scrivendolo, come io ho fatto, in maniera problematica; ma ben consapevoli che, se domani si ritrovassero nelle stesse condizioni di Emanuela Englaro, le loro pubbliche e pubblicate parole non sarebbero prive di conseguenze.

Ho quarantott’anni e, sinceramente, spero di arrivare alla morte in condizioni decenti. Il dizionario di Tullio De Mauro, alla voce “decenza”, dice: “Convenienza, decoro, pudore rispetto alle esigenze etiche della collettività”. Quando penso alla decenza, invece, io penso alle “esigenze etiche” mie proprie. Quali siano queste mie “esigenze etiche”, io solo lo so: e non lo so ora per allora (un “allora” futuro), ma lo so in ciascun momento per quel momento.

Pubblicato Sabato 30 Agosto 2008

di Tito Pulsinelli

Putin.jpgL'intervento della Russia in difesa dell'Ossezia meridionale è un sinistro monito per ricordare agli "occidentali" – cioè al giro internazionale anglosassone e all'Unione Europea - che non confondano il Caucaso con i Balcani. La Georgia non sarà un Kosovo.
Il Caucaso rimane una barriera invalicabile, e se gli "occidentali" vogliono spingere oltre la linea espansiva della NATO, troveranno resistenza non solo diplomatica. Sarà guerra guerreggiata sul terreno.
La risposta aspra data dal Cremlino alla provocazione commissionata alla cosca mafiosa, che ha provvisoriamnte in mano il destino della Georgia, ha sorpreso le fila "occidentali". Hanno reagito in evidente ordine sparso. Svariando dall'impotente Bush che ha lamentato la "reazione eccessiva" russa, al biascicato coro in falsetto della diplomazia europea.

Pubblicato Giovedî 21 Agosto 2008

di Massimo Maugeri (da Il Mattino, 29 luglio 2008)

Trinacria.jpgSe cancellassimo le opere di autori del calibro di Verga, Capuana, Pirandello, De Roberto, Tomasi di Lampedusa, D’Arrigo, Brancati, Sciascia, Bufalino, Quasimodo, Vittorini - e citiamo anche Martoglio, Pizzuto, Aniante, Patti, Addamo, Buttitta, Fiore - la letteratura italiana subirebbe un colpo mortale. Perché non c’è alcun dubbio che questi autori, tutti siciliani e tutti passati a miglior vita, abbiano tessuto con la loro scrittura - e in maniera significativa - le raffinate trame della letteratura isolana e nazionale che conta.
Ma che letteratura è, quella siciliana? Come la si potrebbe definire: letteratura dell’isolamento, del ritorno, del realismo, del malumore, della disperazione, della diffidenza, della contraddizione, dell’ironia, della malavita, della denuncia? E anche se fosse possibile decifrarla, racchiuderla nel significato statico di una parola, i segni identificativi che ne deriverebbero sarebbero ugualmente ravvisabili nelle opere prodotte dai narratori della Sicilia negli anni Duemila?

Pubblicato Lunedî 11 Agosto 2008

sen.jpgdi Amartya Sen

Le nozioni di giustizia, diritto, amore per il prossimo sono solo «occidentali»? Il Nobel Amartya Sen sostiene di no

In un mondo in preda alle peggiori atrocità, la possibilità di utilizzare la ragione rappresenta sempre una speranza, e ciò è facile da capire. La ragione ci può aiutare a prendere coscienza dei nostri errori e a fare in modo di non ripeterli. L'autore giapponese Kenzaburo Oe, per esempio, teorico e visionario della società, sviluppa con forza l'idea che la nazione giapponese, grazie alla comprensione della propria storia imperialista, ha tutte le ragioni per impegnarsi nella difesa della «democrazia escludendo ogni ricorso ad un'altra guerra». Che ne è dell'argomento scettico secondo il quale il campo del ragionamento sarebbe limitato dalle differenze culturali?

Pubblicato Domenica 3 Agosto 2008

sebaste_panchine.jpgdi Beppe Sebaste
[estratto da frecciabr.gif "Panchine. Come uscire dal mondo senza uscirne", Laterza, € 9.50]

Sulle panchine ci si siede per leggere. È una vista così consueta – quella di un lettore o di una lettrice, con un giornale o un libro in mano – che da sola riempie una panchina. Anch’io non ho mai cessato di farlo, e questo dall’infanzia.
Nel mio primo ricordo di lettore cosciente mi vedo su una panchina nel giardino sotto casa, separato dalla strada da un muretto e un’inferriata. La panchina era privata ma era una di quelle vere, arrotondate, a listelli verdi di legno, e restai lì disteso un pomeriggio intero con una pila alta come me di Tex Willer. Avevo imparato a leggere da poco, e quei fumetti appena scoperti (me li aveva prestati il figlio più grande di una vicina di casa) mi eccitavano come i western al cinema (anzi, perché non fanno film così belli? – mi chiedevo).

Pubblicato Venerdî 25 Luglio 2008

di Valerio Evangelisti

AldoBianzino.jpgOgni giorno si apprendono storie tremende, e tante di esse hanno a che fare con “forze dell’ordine” che, certe di un’impunità ormai pluridecennale, si permettono ogni tipo di crudeltà su persone indifese. Del resto è di questi giorni la sentenza per le torture nella caserma di Bolzaneto, durante il G8 del 2001. Per una volta il tribunale ha riconosciuto le colpe di una quindicina di agenti accusati (e questo è, in un certo senso, un piccolo passo avanti), ma nessuno di essi sconterà la pena. Nel frattempo sono rimasti in servizio e hanno fatto carriera. Sotto i governi di centrosinistra come sotto quelli di centrodestra.
Non voglio generalizzare. Esiste un manipolo di poliziotti (ho il piacere di conoscerne alcuni) e anche di carabinieri spaventati dai progressi che il fascismo, inteso come ideologia della sopraffazione su chi non si può difendere, fa tra i loro colleghi, specialmente se in posti di comando. La piaga che sta avvelenando la società italiana si manifesta anche in quell’ambiente, è ovvio. Con la differenza che parliamo di persone autorizzate a portare armi, e a usarle.

Pubblicato Lunedî 21 Luglio 2008

di Alberto Prunetti

impronte.jpgSi è parlato a lungo della questione delle impronte, da prendere ai rom "che delinquono", ai rom in genere, anche ai bambini rom, con cerchi d’applicazione nella strategia di controllo variabili secondo i deliri degli imprenditori politici della società disciplinare.

La strategia di una parte della sinistra, anche in buona fede, è stata quella di rispondere: “prendetele a tutti”, “prendetele anche a noi”. Un errore grave. Le impronte non vanno prese a nessuno. Tanto meno a chi, come i rom, è già guardato a vista, ispezionato, spiato, diretto, legiferato, regolamentato, incasellato, indottrinato, catechizzato, controllato, stimato, valutato, censurato, comandato.

La controrisposta istituzionale (“le prenderemo a tutti, le prenderemo anche a voi…”) ha spiazzato molti sinceri militanti antirazzisti, ma era francamente prevedibile da chi guardasse le cose con la necessaria diffidenza critica. A maggior ragione, era ipotizzabile un allineamento veltroniano alla logica dell’allargamento dei controlli, a dispetto del restringimento dei diritti.

Pubblicato Sabato 19 Luglio 2008

di Valerio Evangelisti

StoriaDellaPirateria.jpg[Questo breve intervento, nato come prefazione al libro di Philip Gosse Storia della pirateria, ed. Odoya, Bologna, 2008, pp. 349, € 20,00, è apparso in forma abbreviata di articolo sul Corriere della Sera del 3 luglio 2008.]

Philip Gosse riesce in un’operazione apparentemente impossibile: condensare in un numero limitato di capitoli un tema ampio che abbraccia diversi secoli e differenti quadranti del mondo, come la storia della pirateria. Lo fa con onestà, capacità di sintesi e chiarezza narrativa. Soprattutto, evita le seduzioni a cui si è prestata di recente certa saggistica, di matrice soprattutto libertaria, che ha scorto nelle “repubbliche dei pirati” (secondo la definizione di Hakim Bey, Le repubbliche dei pirati, Shake tascabili, 2008) il regno dell’utopia, o addirittura della rivoluzione sessuale. Pure sciocchezze, visto che dai Fratelli della Costa fino a Jean Lafitte e oltre, per non parlare di tempi più remoti, i fuorilegge del mare hanno sempre unito, alle attività consuete di rapina, quella altrettanto fruttuosa di mercanti di schiavi.

Pubblicato Sabato 12 Luglio 2008

di Chiara Cretella

JoyceLussu.jpg[Dopo la prefazione alla Teoria dell'insurrezione di Emilio Lussu, che Carmilla ha pubblicato pochi mesi fa, Chiara Cretella ci manda questo ricordo della moglie di Emilio, Joyce, antifascista altrettanto impavida, intellettuale brillante ed eccezionale figura di rivoluzionaria.] (V.E.)

E' bello sentire parlare di Emilio Lussu, oggi che probabilmente le ultime generazioni non conoscono neanche più il suo nome. Ma ancor più bello sarebbe sentir parlare di sua moglie, Joyce Lussu, partigiana definita “leggendaria”, guerrigliera, traduttrice, letterata, storica, ecologista e molto altro.

Pubblicato Giovedî 3 Luglio 2008

di Claudio Dionesalvi (*)

Adrian ha solo 3 mesi ed è rumeno. Vive in uno dei tre campi improvvisati. L'uomo che mi conduce nella baracca bollente che l'ospita, lo indica intenerito. Dorme. Sdraiato su un lettone. Ci saranno 40 gradi e non è ancora estate.
È da oltre tre secoli che nessuno s'accampava qui, sulle rive del Crati: il fiume che attraversa Cosenza e spiana la vallata fino a precipitarsi nello Jonio, poco distante dalle rovine dell'antica Sibari.
In città il Crati scorre dietro la stazione. I Cosentini hanno rinunciato da tempo a frequentare queste rive. In estate vi fiorisce spontanea una macchia intricata di erbacce. In passato, il Comune provvedeva a ripulire tutto, disboscando la foresta di canneti ed arbusti. Ma nell'ultimo anno, l'amministrazione comunale ha trascurato la pulizia degli argini. E ci si sono insediati centinaia di rom rumeni, regolarmente muniti di documenti europei.

Pubblicato Giovedî 19 Giugno 2008

di Tito Pulsinelli

Diabolik.jpg[L'editoriale di Franco Ricciardiello L'estetica di Superciuk ha indotto Tito Pulsinelli, dal Venezuela in cui risiede, a inviarmi questa bella lettera.] (V.E.)

Caro Valerio,
il pezzo di Superciuk coglie il bersaglio, ha l’effetto dissolvente di un acido che corrode il grumo arrugginito del capovolgimento del senso comune.
Sono convinto del buon effetto disvelante di offrire lo specchio grottesco del “modernariato”, su altre forme della rappresentazione-interpretazione del reale.
Alla fine, per il ritorno della critica è indispensabile la memoria, la densità del passato sulle evanescenze del presente. La forza della tragedia sulla moderna rappresentazione, ridotta a cabaret e colate laviche di figurine. Una coatta collezione di album Panini a vita.

Pubblicato Giovedî 12 Giugno 2008

di Valerio Evangelisti

MarioSoldatiLoSmeraldo.jpg[Negli Oscar Mondadori è stato da breve ripubblicato il romanzo di Mario Soldati Lo smeraldo (pp. XLI-317, € 9,80), con una recensione di Pier Paolo Pasolini, un'introduzione di Valerio Evangelisti e una nota di Stefano Ghidinelli. Il volume fa parte della ristampa di tutte le opere di Mario Soldati curata dal prof. Bruno Falcetto. Ecco l'introduzione.]

Sembra incredibile che Mario Soldati sia stato contemporaneo di Alberto Moravia, per tanti decenni figura di riferimento della narrativa italiana. Tra i due autori non esiste la minima affinità. Nessuno “psicologismo” (senza che il termine abbia un significato negativo) in Soldati, nessuna pagina aspirante alla complessità. Invece un narrare fluido, libero, brioso, dove i caratteri sono disegnati dai comportamenti invece che dalla loro esplorazione. E un occhieggiare a distanza al romanzo “di genere”, senza peraltro aderire ai suoi canoni più vieti.

Pubblicato Martedî 10 Giugno 2008

Appunti sul Paese Semplice
di Wu Ming, editoriale del n. 22 di Giap, VIIIa serie, maggio 2008

paesesemplice.jpg

Alla fine il Paese Semplice è arrivato.
Anzi, meglio, il Paese Semplificato. Chi si auspicava questo esito ha il diritto di festeggiare. Non importa quale schieramento si sia sostenuto, e infatti sono in tanti a rallegrarsi per la fine delle contrapposizioni frontali: si saluta una nuova stagione, non avrà più spazio la "demonizzazione" dell'avversario politico.
Con ritrovata serenità si marcia sui campi nomadi, semplici molotov vengono tirate in svariate regioni da nord a sud. Si annunciano sereni e pacati pogrom. La fiammella accesa mesi addietro con l'appello "Il Triangolo Nero" non poteva che essere profetica, e non consola il constatarlo né l'avere intuito che etc.
Cazzotti sciolti, calcioni in libertà, rilassati pestaggi nazisti lasciano morto un ragazzo per strada a Verona. Codino di merda, chi cazzo sei? Ti ammazzo.
Semplici adolescenti dell'estremo sud si rompono i coglioni di una loro amichetta? Ti cancello e ti butto in un pozzo.
Semplificare.

Pubblicato Martedî 20 Maggio 2008

di Alberto Prunetti

campo.jpg[Pubblico queste righe con un certo ritardo rispetto alla loro stesura. Il lettore, pensando ai pogrom in corso contro i rom, non potrà non rendersi conto che la realtà si deteriora con più velocità della critica che cerca di descriverla. Mentre scriviamo di razzismo mimetizzato e di lessico dell’esclusione, la gente si attacca ai microfoni dei telegiornali vantandosi di aver lanciato una molotov in un campo rom. Non oso pensare di peggio per paura che accada.] A.P.

“Non sono razzista, ma…” Quanti discorsi balordi partono da questa premessa? Quanti pregiudizi, quanti stereotipi, quanta biliosa aggressività muove da questo assunto? Nient’altro che una strategia retorica? Rendere esplicito il pregiudizio per giocare d’anticipo su un’eventuale contestazione e poi sparare giù il carico di banalità, che è banale proprio nel senso che è condiviso dal senso comune, è amplificato dai media, è asserito da presunti esperti delle dinamiche sociali?

Pubblicato Giovedî 15 Maggio 2008

di Valerio Evangelisti

IndianaJonesFateOfAtlantis.jpg[Questo articolo è apparso su La Repubblica del 20 aprile 2008, a commento del libro Il diario perduto di Indiana Jones, ed. White Star, 2008, pp. 160, € 19,90.]

Leggendo questo curioso Diario perduto di Indiana Jones, il lettore si imbatterà, in data maggio 1939, in un riferimento sorprendente, dato che non è collegabile a nessun film dedicato da George Lucas al suo eroe. Vi si parla di certa Sophie Hapgood, di un mistero relativo ad Atlantide, di due dischi di pietra sovrapposti da fare ruotare per aprire chissà quale passaggio.
In effetti, nessuno dei film noti con Indiana Jones protagonista contiene temi del genere (né li conterrà il quarto film annunciato, Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo). Alcuni lettori del Diario, però, non potranno trattenere un sorriso ed evitare un moto di nostalgia. I rimandi sono alla più avvincente e straordinaria creazione di George Lucas: Indiana Jones and the Fate of Atlantis. Un film o un telefilm mai giunto dalle nostre parti? No, un videogioco uscito nel 1992. Chi vi si sia consacrato non potrà mai dimenticarlo.

Pubblicato Giovedî 15 Maggio 2008

scimmia.jpgdi Franco Pezzini

frecciabr.gif Qui la puntata precedente di Victoriana

“Ma il mio ipotetico lettore credo abbia già compreso qual era il tema che guidava le mie dita.
Mi interruppi avvertendo un brivido. Avrei voluto punire la mano colpevole e la bocca atteggiata a fischio che stava per accompagnarla. Decisi che doveva trattarsi di stanchezza, forse di un principio di costipazione. Mangiai senza alcun gusto il mio piatto preferito e rientrai prima del solito, disertando il tavolo da gioco di Mr. Utterson”.
Così, in un delizioso racconto, La danza della scimmia, edito alla fine del 2007 in un’antologia di cui si dirà, lo scrittore torinese Massimo Citi si diverte a giocare con la mitologia vittoriana. E l’eleganza sorniona dell’esercizio di stile suscita almeno due riflessioni per un rapporto tra letteratura, immaginario e riflessione sociale.

Pubblicato Giovedî 8 Maggio 2008

di Girolamo De Michele

A Sbancor
Su "l'Unità": Ciao Sbancor, maestro profetico di controinformazione
Su "Liberazione": Sbancor, la nostra "talpa" che aveva previsto l'11 settembre
Tutti gli interventi di e su Sbancor apparsi su Carmilla.
Su Rekombinant: Bifo su Sbancor
Il "Diario di guerra" di Sbancor on line su DeriveApprodi
American Nightmare di Sbancor on line su Information Guerrilla

sbancor_lutto2.jpgNell’agosto 2001 alcuni compagni del movimento di Genova e Seattle ricevono un documento messo in circolazione da un militante dal nome allora poco noto e dall’oscuro significato: Sbancor. Il documento si intitola: “La fine del pensiero unico. Dalla crisi del neoliberismo ai nuovi scenari politici”. È un’analisi sulla recessione già in atto (attenzione alle date: qualcuno avrebbe poi raccontato che la recessione economica è stata causata dall’11/9), una recessione destinata ad essere sempre più dura.

Pubblicato Martedî 6 Maggio 2008

di Carlo Loiodice

BellaCiao.jpgIl 12 aprile scorso Jenner Meletti su Repubblica fa un piccolo grande scoop: “Bella ciao”, l’inno della Resistenza, viene dalla Russia: In particolare ha origini klezmer ed è così vecchia che ne esiste una registrazione del 1919.
- Sai che novità! – Avrà pensato qualcuno abituato a sentirla in versione marziale cantata da un coro di omoni o suonata da una banda militare con piatti e grancassa. Invece, chi l’ha sentita in versione mondina da Giovanna Daffini o da uno dei canzonieri che proliferavano negli anni ’70, avrà fatto 2 e 2 4, concludendo che l’anonimo autore del testo resistenziale si fosse rifatto a un precedente canto di lavoro. Prova, in entrambi i casi, che la filologia non è roba per il primo dilettante che passa.

Pubblicato Martedî 6 Maggio 2008

di Giuseppe Genna

A Sbancor
Su "l'Unità": Ciao Sbancor, maestro profetico di controinformazione
Su "Liberazione": Sbancor, la nostra "talpa" che aveva previsto l'11 settembre
Tutti gli interventi di e su Sbancor apparsi su Carmilla.
Su Rekombinant: Bifo su Sbancor
Il "Diario di guerra" di Sbancor on line su DeriveApprodi

unita_testata.jpg[Ringraziamo Stefania Scateni, responsabile delle pagine culturali de "l'Unità", per avere permesso la pubblicazione di un coccodrillo che non avremmo voluto stendere: quello in memoria del fraterno amico Sbancor, redattore di "Carmilla" e "Rekombinant", collaboratore de "Il manifesto". E' da parte della Redazione tutta altissima la vicinanza ai suoi cari in questo momento]

L’intelligenza che interveniva in Rete con lo pseudonimo Sbancor, il 9 aprile scorso, aveva lanciato nel Web questa analisi, che vale una profezia: “Al mondo non si è mai vista una nuova egemonia economica che non fosse anche egemonia politica e militare. Questo vuol dire che, se vi sarà un ‘decoupling’, se cioè le economie dei paesi emergenti traineranno l’economia mondiale, dovrà esserci anche un ‘decoupling’ politico e militare. Gli USA non hanno nessuna voglia di accettare questa ipotesi. Rinforzano la Nato: sono pronti ad allargarla fino a Georgia e Ucraina. Gli europei, che vedono con terrore i gasdotti che passano sotto la terra ucraina a rischio, se Putin chiude innervosito il rubinetto di Gazprom, lo impediscono”. Ed ecco la stoccata finale di una mente dalle forti propensioni narrative: “Particolare significativo: la riunione si teneva nel Castello di Ceausescu a Bucarest. I Vampiri prediligono alcuni luoghi, piuttosto di altri...”. Sbancor si riferiva al vertice Nato tenutosi in Romania.

Pubblicato Lunedî 5 Maggio 2008

di Tito Pulsinelli

foto2.jpgIl Fondo Monetario Internazionale (FMI), lunedì scorso ha deciso di mettere in vendita 400 tonnellate d'oro stivate nei suoi forzieri, e di licenziare 380 dipendenti.
Il FMI ha bisogno di fare cassa immediatamente. La crisi in cui si dibatte da vari anni è seria, e non può più giocare a nascondino, o gingillarsi con dichiarazioni ad hoc cui non credono più nemmeno i monopoli mediatici.

Pubblicato Martedî 15 Aprile 2008

veltronisartreberlusconi.gifdi Jean Paul Sartre

Nel gennaio-febbraio del 1976 uscì il primo numero della rivista “Marxiana”, curata da Enzo Modugno, distribuita in libreria dalle Edizioni Dedalo. Inutile dire che all’epoca eravamo più giovani e che i tempi sembravano davvero far presagire qualche evento straordinario. Quell’evento venne davvero. E fu il 1977. Enzo aveva in precedenza curato l’edizione italiana di “Monthly Review”, la rivista di Sweezy e Baran. Io ed altri provenivamo dal movimento libertario. Insieme cercavamo la possibilità di coniugare Marx e le esperienze più radicali del movimento operaio: dai Consigli tedeschi, all’IWW, dal’anarcosindacalismo spagnolo ai moti studenteschi del ’68.
L’esperienza riuscì. "Marxiana" ebbe un successo editoriale incomparabile con le poche forze che la sostenevano. Il movimento del ’77 la adottò come rivista del movimento.
Ripubblicare oggi un testo di J.P. Sartre, scritto nel 1973, edito allora, non è filologia dei movimenti. Chiunque lo legga con attenzione potrà trovarvi riferimenti alle scelte elettorali che dovremo fare in questi giorni. E riflettere su cosa fare. [Sbancor]

Nel 1789 fu stabilito il voto censitario: significava far votare non gli uomini ma le proprietà, i beni borghesi, che non potevano dare i suffragi che a se stessi. Questo sistema era profondamente ingiusto poiché si escludeva dal corpo elettorale la maggior parte della popolazione francese, ma non era assurdo. Certo gli elettori votavano isolatamente e in segreto: questo tornava a separarle gli uni dagli altri e a non ammettere tra i loro suffragi che dei legami di esteriorità.

Pubblicato Sabato 12 Aprile 2008

di Sbancor

Duckula.jpgSulla scrivania ho tre schermi. Due sono di Bloomberg, il sindaco di New York. Uno manda in continuazione notizie dal mondo, l’altro disegna grafici su qualsiasi mercato, titolo, obbligazione o maledetta carta straccia “subprime” tu abbia in animo di analizzare e nel caso acquistare. Ma adesso non è proprio il caso.
Tenersi liquidi: questa è la parola d’ordine. Comprare, oggi non compra quasi nessuno.
Tranne i Sovereign Wealth Funds, dove vengono riciclati i petrodollari russi e arabi oppure i surplus commerciali del Far East.
Sull’altro schermo ho Google Earth. Sulla scrivania due libri: Il canto della missione di John Le Carré, e Hitler di Giuseppe Genna.

Pubblicato Mercoledî 9 Aprile 2008

di Luiza Samanda Turrini

MiniBomber.jpgPer fare un discorso sui suicide bombers bisogna partire da quello che ci dice il senso comune. Il buon senso, la lucidità nazional-popolare, quella salda come la roccia.
“Nella loro cultura non c’è rispetto per la vita umana.”
“Sono dei pazzi”
“Puoi fare una cosa del genere solo se prima ti hanno fatto il lavaggio del cervello.”
“E’ tutta colpa dell’Islam.”
In realtà nella cultura musulmana c’è rispetto per la vita esattamente come “da noi”, mentre il rispetto della vita scende sottozero in qualsiasi contesto di conflitto bellico. Le coordinate morali di persone sottoposte al rischio costante di morire sono sicuramente diverse rispetto a chi vive dove la guerra non c’è.

Pubblicato Domenica 30 Marzo 2008

di Sandro Mezzadraelezioni1.jpg

1. Non v’è dubbio che abbia ragione Giacomo Marramao (“il Manifesto”, 17 marzo): “è impossibile afferrare il cuore del presente senza sottrarlo al rumore dell’attualità”. E tuttavia, mi si consenta il gioco di parole, il presente resta il cuore del problema. Il presente: ovverosia le tensioni che lo segnano, i rapporti di dominio che lo organizzano, il “rumore sordo della battaglia”, per citare Michel Foucault, che si combatte in una dimensione diversa da quella da cui proviene il “rumore dell’attualità”. Il presente: ovverosia i salari che non consentono di arrivare alla fine del mese, la precarietà e l’attacco alla 194, ma anche le pratiche con cui i soggetti dominati e sfruttati conquistano quotidianamente spazi di libertà e di uguaglianza.

Pubblicato Martedî 25 Marzo 2008

di Miriam Milani

gilberto_squizzato.jpgEsiste un problema di censura all'interno del servizio pubblico televisivo? La risposta immediata è: sì. Non è un problema, sono molti problemi. I casi più noti affiorano istantaneamente alla memoria del lettore. Il cosiddetto "editto bulgaro" comminato a Biagi, Santoro e Luttazzi. O i problemi con Raiot della Guzzanti. Il silenzio imposto alle giornaliste Carmen Lasorella e Alda D'Eusanio, tenute a stipendio senza che sia loro permesso lavorare. Il caso di Oliviero Beha e Radio Zorro. Il recente richiamo dell'Antitrust circa lo squilibrio con cui si dà voce e immagine ai partiti in corsa elettorale. Tutti bocconi amari che evidenziano quanto la politica interferisca nei piani editoriali di un'azienda pubblica, alla luce dello schermo catodico. C'è un caso ulteriore che, a nostro avviso, evidenzia con più danno questa policy, un caso in cui evidentemente non è la politica a intervenire, ma unicamente processi aziendali interni, e che va a tacitare ingiustamente uno dei pochi artisti interni alla Rai. Mi riferisco al silenziatore triennale imposto al regista Gilberto Squizzato [nella foto], autore di docufiction e film per la tv di alto spessore culturale e anche di successo di audience (come il suo Don Mazzolari, che ottenne uno share altissimo e venne distribuito in allegato a Famiglia Cristiana). Da anni è impedito a Squizzato di lavorare: perché? Il danno è quadruplice: ovviamente per il regista, poi per l'azienda che rinuncia a una risorsa artistica, quindi per l'essenza stessa e la missione del servizio pubblico, e, last but not least, per lo spettatore.

Pubblicato Sabato 22 Marzo 2008


paesesemplice.gifdi Wu Ming 2

[E' appena stato pubblicato on line il numero 21 di Giap, la newsletter elaborata dalla fucina Wu Ming. Da questo numero estraiamo l'editoriale, che ci sembra fondamentale per il momento storico italiano che stiamo attraversando - che pare una parentesi elettorale e invece esprime visioni che minacciano di modificare geneticamente il nostro futuro. Per accedere al nuovo numero di Giap, basta cliccare qui. Per iscriversi alla newsletter dei Wu Ming, questo è il link]

In un recente discorso alla Confartigianato, il candidato premier del Partito Democratico ha dichiarato che la sua "ossessione" è quella di "fare un Paese semplice". La frase riguardava in particolare la burocrazia, ma nei giorni successivi, ripetuta in altri contesti, è diventata un vero e proprio slogan: dal Paese normale di Massimo D'Alema al Paese semplice di Walter Veltroni.

Pubblicato Martedî 18 Marzo 2008

di Girolamo De Michelegrande_centro.jpg

La scoperta dell’esistenza di trappole logiche è uno dei risultati più importanti della Scuola di Palo Alto, una corrente della psicologia che, partendo dalle analisi di Gregory Bateson, studiava le patologie della psiche puntando l’attenzione sulle relazioni distorte. Cos’è una trappola logica? Una struttura relazionale che non consente alcuna possibilità di sfuggire ad una relazione malformata. Ad esempio, la madre che regala due camicie al figlio, gli chiede quale delle due preferisce e, avuta risposta, commenta: l’altra proprio non ti piace, vero?

Pubblicato Domenica 16 Marzo 2008

di Girolamo De MicheleAngelusNovus.jpg

qui la prima parte

3. Il compito dello storico

Veniamo alla seconda questione: chi, e in che modo, deve prendersi cura delle rovine? Vi anticipo la risposta: è quel pensatore che, già trasformatosi in allegorista, si trasforma da allegorista in – uso una definizione di Sanguineti – “storico straniante”: «lo scrittore di fatti empirici, lo storico di cose, come critico dimissionario, è uno scrittore estraniante» (11). Questo passaggio dall’allegorista allo storico, in qualche modo, fa retroagire il Benjamin del Passagen-Werk sul Benjamin del Dramma barocco.

Pubblicato Sabato 8 Marzo 2008

di Girolamo de Micheleimmondizia_via_leonida.jpg

[Pubblico qui, con qualche taglio, un lontano intervento benjaminiano, recuperato da un vecchio archivio che mi sembra abbia ancora qualcosa di attuale. Il testo fu letto in una giornata di studi benjaminiani a Bologna (9 nov. 1995), ed era dedicato ad Alex Langer: a distanza di tanti anni, non ho una sola ragione per non mantenere la dedica, che è sempre una forma di rammemorazione]

qui la seconda parte

1. Sotto l’ombra delle rovine

«C’è un quadro di Klee che si intitola Angelus Novus. Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali distese. L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi…»*

Voglio dimostrare innanzitutto che l’Angelus Novus, in quanto Angelo della storia, appare solo e soltanto in un momento ben preciso, storicamente determinato; che la sua apparizione a Benjamin introduce una questione che potremmo così intitolare: “cosa fare delle rovine?” E che, infine, quella questione ne contiene un’altra: chi deve prendersi cura delle rovine, posto che l’Angelo vorrebbe, ma non ne ha la possibilità?

Pubblicato Martedî 4 Marzo 2008

di Girolamo De Michelewallenstein.jpg

a proposito di: Alan D. Altieri, Magdeburg – Il demone, Corbaccio, 2007, 660 pp., 19.60 euro; Sergio Valzania, Wallenstein. La tragedia di un generale nella guerra dei Trent’anni, Mondadori, 2007, 256 pp., 18 euro

Partiamo da una necessaria premessa: non esiste in questo momento in Italia una tendenza o una moda editoriale, più o meno indotta da un fantomatico turbomarketing, al romanzo storico. Con buona pace di chi fino a ieri abbaiava al “realismo thrilleristico” ed oggi crede di veder sorgere un'altra luna contro cui ululare, nel paese di Manzoni, De Roberto e Cuoco romanzi storici se ne sono sempre scritti: è nel DNA della nostra narrativa. Né esiste una tendenza al romanzo storico unico, o “d’eccellenza”: ci sono buoni e cattivi romanzi storici, tra i molti che ogni anno vengono pubblicati.

Pubblicato Martedî 26 Febbraio 2008

tuseileicover.jpgdi Giuseppe Genna

[Pubblico la prefazione all'antologia Tu sei lei, il "Best Off 2008" di minimum fax (€ 11.50), che ho curato. Il libro presenta otto scrittrici italiane contemporanee, che pubblicano racconti, micropièce teatrali, testimonianze di work in progress da romanzi-poema. L'atto, tuttavia è letterario in quanto politico. Per questo motivo mi sembra opportuno darne testimonianza qui. gg]

Io sono loro
In un periodo di emergenze – individuali e collettive, sociali e psichiche, ambientali in una senso catastrofico – ciò che è politico si restringe alla risposta all’emergenza. Ecco perché questa antologia, che raccoglie testi di otto scrittrici italiane contemporanee, è automaticamente un libro politico.
Lo è, anzitutto, perché è devastante ciò che siamo costretti a nominare, ad altezza 2008, “questione femminile”: ancora una volta, dopo tutte le conquiste ottenute dai movimenti di emancipazione, da donne e uomini che ci hanno preceduto, e dopo l’esplosione di studi appositi caduti sotto l’etichetta sbagliata “genderismo”, ancora una volta ci troviamo a fronteggiare una “questione femminile”. La colpa è di chi non ha saputo comprendere a quali conseguenze andavano incontro sismi sociali come quelli fortunamente imposti dai movimenti di liberazione e non ha vigilato su tali dinamiche conseguenze, non essendo capace di vedere che, nonostante le apparenze, un’immensa discriminazione e un’incontenibile violenza colpiva ragazze e donne: i colpevoli sono dunque ben individuabili – siamo noi. Noi chi?

Pubblicato Martedî 12 Febbraio 2008

di Girolamo De Michelesfondomorte2.jpg

La comparsa di una lista nera di docenti universitari di presunta appartenenza alla comunità israelitica è apparentemente, nella sua scarna dimensione cronachistica - un blog, peraltro rapidamente oscurato, pubblica la lista condendola di insulti razzistici - una notizia di scarsa rilevanza. Passata l'emozione del momento, è anzi possibile che la notizia venga ribaltata in un'accusa all'isteria di quanti in queste ore stanno prendendo posizione, giustamente, contro questo atto odiosamente razzistico.

Pubblicato Domenica 10 Febbraio 2008

fugadeiculi.gifdi Wu Ming 1
[Anteprima da Giap n.20, 8a serie - 11 febbraio 2008]

L'Italia è un ghetto, gated community, galera della mente. Negli sguardi il mondo è assente. Provincialismo, campanilismo, familismo, visioni sempre più anguste. Le lingue inciampano sugli idiomi forestieri, i media ufficiali alzano muri, presidiano i confini, fanno entrare in prevalenza fesserie, propaganda, mode effimere e gossip. Dentro, poi, è una nube perenne di gas, "l'onorevole ha dichiarato... il senatore ha detto... la coalizione... le riforme...". Non-eventi, commenti sui commenti, dibattiti dementi.
La Rete permette di comunicare col mondo, ma nessuno insegna a usarla al meglio, in modo conscio e responsabile, e anche lì si formano ghetti, énclaves, circuiti di celle di clausura in cui s'amplifica il provincialismo.


Pubblicato Domenica 10 Febbraio 2008

di Girolamo De Michelemodine_full.jpg

a proposito di:
William Langewiesche, Regole d'ingaggio, Milano, Adelphi, 2007
Babsi Jones, Sappiano di sangue le mie parole, Milano, Rizzoli, 2007
Michael Herr, Dispacci, Padova, Alet, 2005

Un anno dopo la morte di Kubrick, Michael Ciment ricordava come il regista di Full Metal Jacket avesse fatto della guerra il soggetto di quasi tutti i suoi film: «Ogni genere gli ha sempre fornito il pretesto per illustrare una guerra: la guerra di coppia, la guerra del robot e del computer contro l'uomo, la guerra di classe». Narrare la guerra, per immagini o parole, è anche un modo per descrivere le relazioni umane, o quantomeno gli aspetti conflittuali di queste relazioni, senza passare dall’anticamera della psicologia: il discorso sulla guerra è allegoria della condizione umana. Due libri “di guerra”, usciti sul finire del 2007, possono aiutarci a penetrare i meccanismi di questa allegorizzazione.

Pubblicato Giovedî 7 Febbraio 2008

di Franco Pezzini

IngridPitt.jpgA distanza di quasi vent’anni dall’avvio di quei Novanta che hanno visto un forte rinnovamento del fantastico e un revival del gotico, sembra una banalità sottolineare il peso assunto nell’immaginario collettivo dalla figura del vampiro. Certo è possibile che il successo della maschera conosca flessioni, forse persino imminenti: a livello cinematografico, per esempio, le fasi di crescita e apogeo del tema – gli anni Trenta/Quaranta e poi Sessanta/Settanta – sono state seguite da periodi di silenzio, quegli anni Cinquanta (fino al ’58) e Ottanta in cui troviamo le produzioni diradarsi in pochi titoli minori. Non stupirebbe dunque se l’età gothica iniziata coi Novanta e giunta ormai a muovere interi settori del mercato – quello, per esempio, vampiresco-adolescenziale alla Stephenie Meyer – dovesse presto vedere una fase di crisi e ripensamenti.

Pubblicato Giovedî 7 Febbraio 2008

periferiaroma.jpgdi Christian Raimo

Per esempio oggi sono a San Cleto. È domenica. C’è uno dei primi soli che dicono che già a febbraio è piena primavera. Passo ore a girare per le strade vuote, a spiare tra i balconi, a chiedere informazioni ai polacchi, a chiacchierare con il parroco, a veder sfilare i poveri – uomini imponenti in tuta che si accomodano un’espressione da bambini in faccia che sia credibile prima di rivolgersi allo sportello della Caritas, ci torno lunedì, mercoledì, altre volte, il sabato successivo, la mattina, il primo pomeriggio, a ora di pranzo, mi fermo a mangiare sempre dalla pizzeria casertana, ascolto lei la pizzaiola che si lamenta della crisi, la merciaia che si lamenta della crisi, i clienti che entrano che si lamentano della crisi, citofono al mio amico Giuseppe, mi impiccio tra i negozi, faccio domande ovvie, assaggio il caffè nei vari bar con la barista che mi dice qual è secondo lei la differenza tra qui e San Basilio (“Se sei di San Cleto, entri e mi dici buongiorno, se sei di San Basilio entri e mi dici Aho! Me fai ‘n caffè!, e io, guarda, ci sono nata e cresciuta a San Basilio…”), mi chiedo, le chiedo se è vero che il migliore caffè viene fuori verso le nove nove e mezzo quando la macchina si è scaldata ben bene dopo quattr’ore di attività, e alla fine dopo una settimana mi sento – come al solito – quasi empatico, a casa.

Pubblicato Martedî 5 Febbraio 2008

Sei pronto a mckinseyizzarti?di Giuseppe Genna

Incominciamo con il richiamare un dato, rivelato dagli autori stessi: i Wu Ming, nel 2007, hanno venduto un terzo di tutti i libri venduti da quando hanno iniziato a pubblicare. Questa "operazione trasparenza" ha motivazioni che, al solito, non hanno nulla di narcisistico, poiché la stessa politica e poetica del collettivo costringe a un enorme lavoro di eliminazione delle tracce narcisistiche. Se si legge l'articolo di Wu Ming sulle proprie vendite, ci si renderà conto che entrano in gioco considerazioni che si fanno politiche e che sono tali anzitutto perché, oggi, il politico è una modalità di assenso, variazione, sovvertimento o negazione del rapporto con il cosiddetto mercato, e di definizione di cosa sia infine il mercato: il mercato sono persone. Ciò detto, vorrei appuntare l'attenzione su un fatto grave che l'industria culturale sta sottacendo, praticando uno sterminio mnemonico in nome proprio di un'errata concezione del mercato: è la distruzione dei cataloghi, è lo sfoltimento dei tascabili. Qui è in gioco una battaglia politica che coincide con quella letteraria e a nome dei redattori di Carmilla tutti, che credo condividano l'analisi che sto per fare, viene qui annunciata la strategia che ci vedrà partecipi, in quanto autori, di questa lotta.

Pubblicato Venerdî 1 Febbraio 2008

di Gianluca Giardino

anonymous.jpgLa notizia echeggia prima sulla rete, rimbalzando sui siti di aggregazione di notizie come Digg e Reddit; poi arriva addirittura sulla stampa tradizionale americana.
Anonymous ha dichiarato guerra a Scientology, potente religione fondata da L. Ron Hubbard negli anni 50. La ragione sono i frequenti attacchi che la dirigenza della chiesa ha compiuto negli anni contro Internet, nel tentativo di zittire qualsiasi voce di dissenso. L'ultimo tentativo in particolare, ha fatto arrabbiare Anonymous. Un video promozionale del culto è infatti finito su YouTube: mostra un Tom Cruise che discute la sua fede con occhi spiritati. Decisamente inquietante e di certo non diretto ai non-fedeli. La chiesa di Hubbard ha reagito malissimo, obbligando YouTube a rimuovere il video (che comunque è ancora disponibile sul blog americano Gawker) Ma chi è Anonymous?

Pubblicato Lunedî 28 Gennaio 2008

di Serge Quadruppani

SarkozyGianfrancoFini.jpg[Come accadde con la prima parte, questa seconda parte del saggio di Quadruppani è stata pubblicata da Il manifesto in forma mutila. Questa è la versione integrale.]

E’ possibile identificare la democrazia con la semplice rappresentazione parlamentare e col voto a scrutinio segreto? La democrazia è soltanto un modo di rappresentazione?
I movimenti sociali hanno il vantaggio di rimettere in gioco, nella pratica, le fondamenta stesse del senso comune che regola i rapporti tra le persone, di quell’insieme d’evidenze implicite che costituisce la comunità minimale senza la quale la politica non è possibile.
Nei mesi di marzo-aprile, poi a novembre 2007, universitari e studenti francesi si sono battuti a due riprese contro dei progetti di riforma che aggravavano la precarità e l’ineguaglianza.

Pubblicato Mercoledî 23 Gennaio 2008

poesia20anni.jpgdi Giuseppe Genna

E' un onore e una felicità, per una rivista come Carmilla, celebrare i vent'anni di vita di un'altra rivista, cartacea, che indefessamente ha affrontato e vinto, grazie alla pervicacia del suo editore e direttore, una sfida pressoché impossibile da condursi nel nostro Paese: parliamo dei vent'anni di vita di Poesia, magazine interamente dedicato al mondo dei versi, impresa eroica e riuscita il cui merito è ascrivibile nella quasi totalità a Nicola Crocetti.
Questa sera a Milano, nella prestigiosa sede di Palazzo Reale, Poesia si autocelebra e viene celebrata da importantissime personalità della poesia mondiale: il Nobel Seamus Heaney, il quasi Nobel Yves Bonnefoy, Tony Harrison e Titos Patrikios. Sarà Moni Ovadia a leggere versi dal numero speciale della rivista (dalle ore 21, posti fino a esaurimento).

Pubblicato Lunedî 14 Gennaio 2008

di Girolamo De Michele

sirius.jpgConclusa anche in Italia la saga di Harry Potter e dei suoi compagni d’avventura (o almeno della prima generazione) con la traduzione del settimo volume, proviamo a tracciare qualche considerazione sull’oggetto letterario che da anni monopolizza l’interesse di milioni di lettori. Oggetto letterario e non semplice libro, dal momento che le vicende della saga del maghetto di Hogwarts sono cresciute di complessità e sfaccettature, spesso con improprie confusioni di ambiti nel corso delle discussioni. Proviamo quindi a considerare il libro sia come una storia che si rivolge a un pubblico di lettori, sia per gli aspetti mediatici ad esso correlati.

Pubblicato Giovedî 10 Gennaio 2008

di Ignacio Solares

Proceso1590.jpg[Ignacio Solares è uno dei maggiori scrittori messicani contemporanei, di forte impronta cristiana. Il presente articolo è tratto dal settimanale Proceso n. 1590, 22 aprile 2007. La traduzione è di V.E.]

Per San Tommaso d’Aquino, ogni atto sessuale deve essere atto coniugale, e ogni atto coniugale deve essere atto procreativo. Qualsiasi trasgressione contro i comandamenti sessuali è per lui la lesione di un bene “divino”, poiché nel seme maschile è contenuta tutta la potenzialità della persona umana. Ne consegue che “dopo il peccato di omicidio occupa il secondo posto il peccato di impedire, in qualsiasi maniera, la procreazione” (Summa contra gent., III, 122).

Pubblicato Lunedî 7 Gennaio 2008


di Donata Feroldi

blog_mariobenedetti_info.jpg[Segnalo la nascita di un blog dedicato alla poesia che esula dagli schemi abituali della blogosfera letteraria: si può interpretare come un'opera in progressiva espansione, colma di riferimenti personali e segnalazioni di testi, traduzioni, voci nuove. E' il blog di Mario Benedetti (http://blog.mariobenedetti.info), poeta tra i migliori che l'Italia sta esprimendo in questo tempo e già comparso più volte su Carmilla. Dalla moltitudine di contenuti attualmenti presenti sul sito, traggo un intervento, a mia detta fondamentale, che la critica, traduttrice, teorica e lessicografa Donata Feroldi ha steso in margine di una sua traduzione a uno dei testi più penetranti di Marguerite Duras: il finale, C'est tout. Di Feroldi si annuncia per il 2008 un'annata editoriale importante: per i tipi peQuod sta per uscire il suo testo teorico e critico La chiave della porta rossa - Leggere Victor Hugo; parti di un romanzo poematico che sta scrivendo verranno pubblicati da minimum fax nell'antologia Best Off 2008; probabilmente vedrà la luce il Dizionario Analogico della Lingua Italiana di cui è autrice per Zanichelli. gg]

duras_cesttout.jpgI - In limine
Siamo di fronte a un testo liminare. Non solo perché si situa al confine, sulla soglia, tra parola e silenzio (silenzio definitivo, inappellabile), tra vita e morte (dell’io che dice, l’io narrante / lo scrittore), ma anche perché la sua forma si situa al limitare tra prosa e poesia (poème-en-prose, verso, versetto, haiku, calligramma: brevi striscioline di parole lanciate come dadi o shangai sulla pagina bianca, desolantemente vuota). Tutto il possibile che urge nella scrittura sembra sparito. Il bianco sembra solo assenza, vuoto a cui si torna (dopo esserne emersi, ma così lontano). Frasi brevi, lapidarie: lapidi, epitaffi, sepolcri. Cenotafio, in realtà, da cui il corpo dello scrivente è assente: disfandosi, decomponendosi già qui (in vita), se ne va, si sottrae.

Pubblicato Giovedî 3 Gennaio 2008

di Danilo Arona

JackTheRipper.jpgUn giornalista americano di nome Devon Jackson scriveva negli anni'90 sul popolare settimanale newyorkese The Village Voice che "i serial killer sembrano essere ovunque, entrano nel meccanismo dell'intreccio di qualsiasi cosa, dalle serie TV a tantissimi thriller cinematografici, appaiono nelle mostre delle gallerie d'arte, nei fumetti e nelle figurine (almeno cinque raccolte diverse)". Un fenomeno del quale la docente di studi americani all'Università del New Mexico Jane Caputi, autrice del libro The Age of Sex Crime, tentò una sintesi in questo modo: "I serial killer sono l'emblema della nostra misoginia culturale e, a livello di microcosmo, l'equivalente della tecnologia che produciamo: bombe ai neutroni che vagano per le strade in cerca di vittime."

Pubblicato Mercoledî 2 Gennaio 2008

di Alberto Prunetti

[Le prime tre parti di questo intervento si trovano qui, qui e qui] A.P.

sintirom4.jpgForse l’unico popolo che non ha mai dichiarato una guerra. L’unico popolo che non ha mai preteso un territorio da governare, che non ha mai innalzato dei “sacri” confini da difendere a suon di mitraglia.
Hanno continuato a camminare, spingendosi da oriente a occidente.
Li hanno massacrati i nazisti negli zigeunerlager e nessuno ha riconosciuto il loro olocausto.
Oggi, più che mai, sono circondati dai sospetti e da pratiche che rendono le loro esistenze sempre più marginali.

Pubblicato Venerdî 21 Dicembre 2007

di Alberto Prunetti

[Le prime due parti di questo intervento si trovano qui e qui] A.P.

bambinirom4.jpgFirenze, piazza della stazione di Santa Maria Novella. Sono circa le 23 del 5 ottobre 2007. I vigili urbani che pattugliano la zona, abituale ritrovo di tanti immigrati costretti a dormire all’aperto, identificano una coppia di rom rumeni, D.S. e D.S., e la loro bambina, L.S.C. La polizia municipale diffida il padre “a tenere la propria figlia L.S.C. in uno stato di disagio costringendola a dormire, durante tutto l’arco della giornata, all’aperto e allevandola conseguentemente in luoghi insalubri e pericolosi.” Il padre della piccola rom viene anche avvisato che “nel caso la bambina fosse rintracciata dagli organi di polizia continuamente in uno stato di disagio gli stessi, ai sensi dell’ art. 403 c.c., provvederanno a collocare la minore L.S.C. in un luogo sicuro[…]”

Ma qual è la storia di questa coppia di rom che è costretta a vivere per strada?

Pubblicato Mercoledî 19 Dicembre 2007

di Alberto Prunetti

bambinorom2.jpgNella prima parte dell’articolo (clicca qui) ho messo in discussione l’idea che i rom rubino i bambini italiani. La seconda parte insiste nella sua pretesa di paradossalità rispetto al senso comune. Non solo non sono i rom a rubare i bimbi italiani: sono gli italiani a rubare i bambini ai rom. Secondo alcune stime si possono contare 500 casi registrati negli ultimi venti anni. Una statistica più dettagliata è in corso d’opera presso una università veneta, ma ancora non se ne conoscono i risultati.
In genere i rom perdono i loro bambini sullo sfondo di due contesti diversi.

Pubblicato Domenica 16 Dicembre 2007

di Alessandro Morera

Kuor.jpg[Leo Chiosso, paroliere, autore televisivo e cinematografico, scrittore e poeta, è morto il 25 novembre 2006, senza troppe commemorazioni. Se il suo romanzo Kuore è da tempo fuori commercio, Mondadori ha da poco pubblicato il libro Fred Buscaglione. I giorni di Fred (2007, pp. 124 con Dvd, € 19,00). Chiosso appartiene di diritto, a suo modo, alla storia del genere noir in Italia. Morera ne individua un inedito versante politico.] (V.E.)

Il ‘77 italiano per me, che all’epoca avevo 5 anni, lo vissi postumo di un lustro (nel 1982) poiché fu in quell’anno che iniziai ad avere una consapevolezza degli eventi storici e sociali che segnavano un’epoca. L’ ‘82 fu l’anno del massacro di massacro di Sabra e Shatila, della morte di Gilles Villeneuve e di Breznev, della vittoria ai mondiali di calcio in Spagna, ma per me fu anche l’anno che mi fece (ri)vivere il ‘77 e il suo vero spirito, uno spirito non necessariamente violento (come si tende a enfatizzare a sproposito di quell’anno, attraverso le tante, sicuramente troppe, parole spese in pubblico), anzi tutt’altro: uno spirito creativo gioioso, fantasioso e soprattutto impregnato di una tensione verso una libertà di sperimentazione nei campi socio-culturali e artistici ancor più evoluta di quella emersa nel fatidico ‘68.

Pubblicato Giovedî 13 Dicembre 2007

di Alberto Prunetti

bambinirom2.jpg[Pubblico la prima parte di questo articolo mentre i telegiornali lanciano l’ennesimo scoop su una presunta organizzazione rom dedita allo sfruttamento dei bambini. Non conosco ancora la vicenda nel merito, ma sappiamo, da altri episodi, qual è la manipolazione sensazionalistica che si cela dietro a operazioni di polizia di questo tipo. Non posso nascondere il fatto che le condizioni in cui molti bambini rom vivono siano obiettivamente negative e disumane. Il problema è che le istituzioni per queste condizioni incolpano i rom e la loro cultura, e non se stesse, che di queste condizioni sono responsabili. Se avremo notizie sugli episodi di cui oggi parlano i telegiornali – e per notizie intendo qualcosa di più del frettoloso rimpasto delle veline della questura – interverremo anche nel merito dell’episodio in questione. Per ora basterà leggere le righe che seguono per vedere come lanci giornalistici simili si sono dimostrati operazioni di criminalizzazione volte ad alimentare lo stereotipo del rom ladro, infingardo, sporco e pericoloso per il benessere dei suoi stessi figli.]A.P.

Pubblicato Martedî 11 Dicembre 2007

aidepikiw_thumb.gifQuella che segue è la registrazione dell'intervento di Wu Ming 2 al convegno per insegnanti "Il diavolo in corpo - la Biblioteca delle Passioni Giovanili", organizzato dalla Fondazione Mondadori e svoltosi il 15 novembre 2007 in quel di Palazzo Visconti, a Milano.
Il titolo della relazione era "Scrivere in Rete", ma in realtà si parla di educazione alla Rete come strumento di una cultura partecipativa. Ne risulta una sorta di approfondimento degli ultimi capoversi scritti da Wu Ming per l'introduzione a Cultura Convergente di Henry Jenkins:

Nessuno sembra capace di attivare un confronto sulle "competenze digitali" che sempre più determinano la formazione sociale, culturale e professionale degli individui. L'Età della Partecipazione, inaugurata dalla Rete, è carica di promesse: cittadinanza attiva, consumo consapevole, creatività diffusa, intelligenza collettiva, saperi condivisi, scambio di conoscenze. Tuttavia, se ci si aspetta di vederla sorgere all'orizzonte come un'alba scontata e inevitabile, si finirà per trasformarla nel suo contrario, producendo una nuova, vasta massa di esclusi.

Pubblicato Lunedî 10 Dicembre 2007

A cura del Telefono viola di Bologna

telefonoviola.JPG[Lo scorso sabato 24 novembre Bologna ha ospitato un convegno sul cosiddetto “disturbo di attenzione e iperattività", una nuova “malattia” che colpirebbe i bambini troppo vivaci. Alcuni membri del Telefono viola di Bologna hanno distribuito volantini informativi su questa pseudo-sindrome e sugli psicofarmaci di riferimento, tra cui spicca il Ritalin. Sul luogo si erano raccolti altri contestatori e mentre la tensione saliva sono volati un po' di spintoni. I “disturbatori” sono stati condotti fuori mentre sul luogo arrivava la polizia, che procedeva alla denuncia per concorso in violenza privata di due volontari del telefono Viola di Bologna e di una terza persona. Vista l'importanza della critica dei trattamenti farmacologici dell'alienazione e del disagio, riproduciamo il volantino sul Ritalin redatto dal Telefono viola.]A.P.

Il ministero della salute nel 2002 ha autorizzato la sperimentazione del RITALIN, un farmaco "dedicato" ai bambini che si appresta entro sei mesi a invadere il mercato italiano. Gli psichiatri affermano che esiste una malattia psichiatrica dell'infanzia che consiste essenzialmente nel fatto che alcuni bambini sono distratti e molto vivaci. E' bene ricordare che la definizione di una nuova malattia nel DSM (manuale diagnostico e statistico dei disordini mentali) non richiede vere prove scientifiche.
E' sufficiente che si compili una lista di domande, osservando il bambino: bastano sei risposte positive su nove per diagnosticare la ADHD (Attention Deficit/Hyperactivity Disorder).

Pubblicato Mercoledî 5 Dicembre 2007

JollyRogers.jpgSi moltiplicano i casi di chi ci manda articoli con la preghiera di pubblicarli in un giorno preciso o entro breve tempo. Purtroppo, Carmilla non è in grado di assumersi un impegno del genere. Abbiamo una lista d'attesa che risale all'estate. Inoltre, per quanto ci sforziamo di mantenere un ritmo di pubblicazione quasi quotidiano, vanno messe in conto le assenze dei redattori per motivi di lavoro, che possono provocare pause.
Per accelerare l'apparizione di un articolo, è consigliabile che questo sia in formato testo e contenga pochi corsivi (che ci tocca rifare, uno per uno, manualmente). Sono gradite immagini di accompagnamento.
Va anche tenuto presente che i temi sono di norma alternati. Così, per esempio, un testo appartenente alla categoria "racconti" non sarà seguito, salvo occasionali eccezioni, da un altro appartenente alla stessa sezione. Idem per "recensioni", "cinema" ecc. A parte questi dettagli, un grazie sentito per i vostri contributi, che ci hanno consentito una crescita esponenziale. (V.E.)

Pubblicato Domenica 25 Novembre 2007

di Serge Quadruppani. Trad. di Maruzza Loria.

SarkoNapo.jpg[Il presente articolo è apparso su Il manifesto in versione mutila. Ne proponiamo il testo integrale.]

Forse non è indifferente che, con l’avvicinarsi di una settimana di scioperi e di movimenti sociali che dovrebbe decidere sulle possibilità di riuscita della restaurazione sarkoziana, nel momento in cui risorgerebbe lo spettro del grande sciopero dei trasporti del 1995 di cui Pierre Bourdieu s’era fatto portavoce, e che vide una buona parte della popolazione francese riscoprire il piacere dell’assemblea generale e dello slogan “tutti insieme”, i media dominanti da quella parte delle Alpi abbiano intanto sostenuto con una insistenza e una unanimità nord-coreana la campagna di promozione dell’ultimo libro di un “pensatore” del jet-set (1), prima di dare abbondantemente la parola a un autore che ha preso Bourdieu come bersaglio (2).

Pubblicato Domenica 25 Novembre 2007

di Giuseppe Faso

efferato2.JPG[Ancora un intervento per contrastare la marea d'odio contro rom e rumeni. Carmilla ringrazia Giuseppe Faso — già insegnante delle scuole superiori e animatore del Centro Interculturale di Empoli, nonché autore di Le parole che escludono. Voci per un dizionario (Arci, 2005) — per averci concesso in anteprima questo pezzo che verrà pubblicato nella seconda edizione del suo saggio.] A.P.

Mercoledì 31 ottobre 2007, TG2 delle 20.30: la parola più gettonata è senza dubbio “efferato”. Voce colta, già per i latini, avvertono gli etimologi: ottenuta per parasintesi da “fera”, belva; il prefisso “ex-“ (ex-feratus, poi efferatus) è rafforzativo. La pronunciano infatti persone che si presumono colte: (pare) il presidente della Repubblica, (pare) il presidente del Consiglio, di sicuro il sindaco di Roma e segretario del Partito Democratico. La ripetono i giornalisti.
“Efferato” ed “efferatezza” emergono da una serie di altre parole che non colgo, nel mio andirivieni affannato tra la camera, la cucina e la doccia (la Tv è in un’altra stanza ancora). Non so di cosa stanno parlando, ma l’aggettivo “efferato” è una spia sicura: si tratta del delitto commesso da un cittadino rumeno.

Pubblicato Sabato 10 Novembre 2007