Arriva nelle sale di tutta Italia un film di animazione dedotto da una delle saghe più appassionanti e memorabili della storia degli "anìme" giapponesi: Ken il guerriero. Dapprima manga cartaceo (l'atto di nascita è il 1983), poi cartone animato in due serie indimenticabili, che hanno rivoluzionato le modalità dell'animazione, ora Ken è anche lungometraggio, che "Carmilla" ha visionato all'anteprima a Milano, in una serata congestionata da fan e da spettatori comuni di ogni età, alla fine della proiezione tutti entusiasti. Si tratta, esattamente come per la versione manga e quella di serial tv, di uno straordinario capolavoro di grafica, struttura narrativa, invenzione immaginifica. La supremazia della leggendaria Scuola di Hokuto è ribadita da questa pellicola imperdibile, esaltante, che mantiene intatto l'afflato epico, che fu il reale elemento distintivo delle due lunghe serie trasmesse in Italia.
di Tito Pulsinelli
Ingrid Betancourt ha potuto finalmente parlare da cittadina libera al mondo, e l’ha fatto con un discorso che aveva il tono di una futura candidata presidenziale. Nel gruppo degli ex prigionieri, gli undici sottufficiali militari e poliziotti vestivano abiti civili, Betancourt era l’unica civile e indossava una uniforme militare.
Nel corso della lunga conversazione televisiva, accompagnati dal Presidente Uribe e dai generali dello stato maggiore delle forze armate, sono emersi vari dettagli di un puzzle che – passato l’effetto ipnotico dell’entusiasmo del primo impatto - presenta elementi che non collimano con la versione ufficiale.
di Chiara Cretella
[Dopo la prefazione alla Teoria dell'insurrezione di Emilio Lussu, che Carmilla ha pubblicato pochi mesi fa, Chiara Cretella ci manda questo ricordo della moglie di Emilio, Joyce, antifascista altrettanto impavida, intellettuale brillante ed eccezionale figura di rivoluzionaria.] (V.E.)
E' bello sentire parlare di Emilio Lussu, oggi che probabilmente le ultime generazioni non conoscono neanche più il suo nome. Ma ancor più bello sarebbe sentir parlare di sua moglie, Joyce Lussu, partigiana definita “leggendaria”, guerrigliera, traduttrice, letterata, storica, ecologista e molto altro.
di Filippo Casaccia
A fine agosto 2001 son finito a Barbados perché l’amico dell’amico aveva trovato una casetta a Saint James, sulla costa ovest, a un quarto d’ora di macchina dalla capitale Bridgetown. Non avendo precedenti esperienze caraibiche, è stata una vacanza abbastanza straniante.
L’isola è bella e le spiagge sono spettacolari, ma la popolazione non è particolarmente gioviale. I pochi austeri rasta non ti degnano neanche di uno sguardo, mentre tutti gli altri si fan dei grandi cazzi propri, anche perché il tipico turista caucasico di solito si rinchiude in un albergone a distribuire biglietti verdi e l’isola manco la visita.
Noi del turista bianco abbiamo solo il colore, perché soldi, pochini, e il vivere in mezzo ai locali desta più sospetti che simpatie, anche se alla fine della vacanza qualcuno che ci offre il pugno dicendo “respect and dignity” lo troviamo.
L’approdo tardivo a una terra natale, spogliata ormai delle sue valenze affettive, devastata e senza radici, dove non ha più senso immaginare una patria. Questo è il senso delle amarissime considerazioni che costellano il fitto diario esistenziale di Günther Anders,
Discesa nell’Ade. Auschwitz e Breslavia, 1966 pubblicato per i tipi di Bollati Boringhieri (€ 16), un drammatico reportage, una specie di libro di viaggio nei luoghi d’origine che si rivela però essere la narrazione di una catabasi negli Inferi.
[Pubblichiamo un estratto dal bel romanzo Il Tango dell'Angelo Perduto, una storia nera che riporta ai tempi della dittatura argentina, a una Buenos Aires da affrontare con il coraggio dei reduci, alla ricerca senza fine di un'identità solo apparentemente "desapacida". Il libro di Gianpaolo Borghini, edito da La riflessione, è acquistabile a 12 euro qui]
[...] Mai come oggi ho benedetto quel grido stridente che mi ha sradicato dal 1978, da quell’incubo reale come la vita. Mi ha già visitato tante volte ormai, ma da molto tempo non aveva più avuto il coraggio di presentarsi. Mi sento come un viaggiatore nel tempo, la cui umanità si è appena scontrata direttamente con un orrore del passato: nessun libro o immagine potrà mai rendere la realtà di un olocausto. Niente è come averlo vissuto. Quei sogni mi hanno costretto a ripercorrere ogni volta quegli avvenimenti sciagurati come si stessero realizzando di nuovo, in una spirale della memoria dalla quale è impossibile liberarmi.
di Saverio Fattori
Tutti i capitoli di "Cattedrale"
In mensa oggi nessuno ascolta le mie storie. Racconto che hanno trovato i resti di un paio di part-time in un ripostiglio destinato a scope e altro materiale usato dall’impresa di pulizie esterna. Una stanza rimasta chiusa per anni. Il part-time come soluzione contrattuale è stato abbandonato dalle strategie di tutte le aziende. Tenere in regola un dipendente e usufruirne solo per quattro ore è fuori dalle leggi del mercato.
a cura di Alberto Prunetti
Giuseppe Faso è uno dei più attenti osservatori dei fenomeni di razzismo che — a livello istituzionale e popolare — stanno ammorbando l’atmosfera del sedicente “bel paese”. Sono riuscito a intervistarlo per Carmilla strappando un po’ di tempo a una campagna fitta di presentazioni del suo Lessico del razzismo democratico (Deriveapprodi, 2008), di cui Carmilla ha già dato notizia pubblicando alcuni brani (qui e qui).
_Nel titolo del tuo libro parli di esclusione. Sicuramente il processo di esclusione sociale sembra attraversare tante storie di vita dei migranti. Eppure, se proviamo a guardare a quanto sta accadendo con un’ottica più grandangolare, la sensazione è che ci troviamo di fronte a una sorta di “inclusione differenziata”, subalterna. Che ne pensi?
Certo, la maggior parte delle volte (e per la maggior parte delle agenzie coinvolte) la mira va all’inclusione subordinata – e magari gerarchizzata. Il termine “esclusione” conserva, mi pare, una sua utilità, perché comunque è attraverso l’esclusione, evidente e documentabile, dai diritti che si ottiene un’inclusione subalterna – che per quanto plausibilissima e da me condivisa rimane un’interpretazione. Ma è più che probabile che gli “stranieri” non li si cacci davvero via, li si vuole piuttosto sottomessi e a basso costo.
Craig Davidson - RUGGINE E OSSA - Einaudi Stile Libero - pp. 271 - € 11.50
Libro d’esordio di Davidson (qui il suo sito ufficiale), una serie di racconti collegati dal filo comune di esprimere la difficoltà di adattarsi a una vita difficile. I personaggi dei racconti di Davidson sono disperati, a volte combattono i propri malesseri e altre volte li assecondano morbosamente, come se fosse l’unica possibilità di accettarsi. Il titolo del romanzo richiama il primo racconto, dove un pugile di 36 anni senza più possibiltà di arrivare alla fama, rimugina sul coma del nipote rievocando il giorno in cui accadde l’incidente che ha rovinato la vita a entrambi. Durante una passeggiata su un laghetto ghiacciato, il ragazzino scappa di mano allo zio – allora un promettente boxeur – e sfonda la superficie. Per salvarlo, lo zio si rompe le ossa di una mano nel tentativo di rompere il ghiaccio che intrappola il bambino. Il racconto avviene a quindici anni di distanza, il nipote Jake si è salvato ma i danni cerebrali subiti l’hanno lasciato in coma.
Un’analisi “in situ” di quello che potrebbe portare al declino terminale dell’ultima superpotenza
di Alan D. Altieri
Tutti i capitoli di "AmeriKa dämmerung"
Gli Stati Uniti d’America – ultima superpotenza democratica, gendarme del mondo libero - sono una nazione determinata a usare la guerra solo e solamente quale estrema risorsa per difendere le vite dei propri cittadini e l’integrità del proprio territorio.
Giusto?
Sbagliato.
In realtà, da lungo, lunghissimo tempo, la guerra (leggi: “continuazione della politica con altri mezzi”, von Clausewitz) È parte integrante della politica estera americana.
di Danilo Arona
Tornare sui luoghi del delitto: un sentiero che lo scrittore è spesso costretto a ripercorrere. Tornare a Bassavilla, ad esempio, e alle "maledizioni" della Val Cerrina, un tema che dalle mie parti nessuno si sogna neppure di proporre perché magari crolla il mercato del tartufo. Ma ci pensa la realtà, questa stramba "sostanza" energetica che ci circonda e di cui percepiamo, pare, un misero dieci per cento.
La quarta "cronaca di Bassavilla", pubblicata da Carmilla nel febbraio 2005, si concludeva, dopo una dissertazione un po' dotta e un po' delirante sull'argomento delle "maledizioni", in questo modo:
"Mi hanno raccontato che da qualche parte, in Val Cerrina, ci dev’essere un pozzo dove trenta o quarant’anni fa cadde, o venne fatta cadere, una ragazzina. E questo film lo abbiamo già visto. Il titolo parla di un cerchio, geometria infinita che racchiude il tutto, il vero e il falso, in questo gioco di scambi, assolutamente impossibile solo da teorizzare, tra immaginario e realtà. Eppure accade."
di Valerio Evangelisti (da Film TV n. 25, 2008)
Alcuni anni fa, l’attore, drammaturgo e regista Robert Hossein decise di celebrare a Parigi, in una cerimonia sontuosa, l’anniversario del film di Bernard Borderie Angelica marchesa degli angeli, uscito nel 1964. Tuttavia non ritenne di invitare Michèle Mercier, l’interprete di Angelica. Ormai troppo attempata, secondo lui, e molto imbruttita rispetto a com’era stata.
A parte ogni considerazione che rischierebbe di sfociare in insulto, Robert Hossein, vecchiaccio ultraottantenne, forse crede che noi, adolescenti negli anni ’60 (e nel mio caso addirittura bambino: nel 1964 avevo dodici anni), andassimo a vedere Angelica per guardare LUI. Si disilluda: non avevamo occhi che per Michèle Mercier. Stupenda creatura, straordinaria per eleganza e richiamo erotico, per spregiudicatezza e ironia, che contribuì potentemente allo sviluppo della nostra sessualità. Quanto a Hossein, a chi interessava? Simpatico, sì, come alchimista e nobile meridionale, zoppo, gobbo e segnato da cicatrici. Ma il sentimento che prevaleva era l’invidia.
di Gioacchino Toni
Steve Wright, L'assalto al cielo. Per una storia dell'operaismo, 2008, Edizioni Alegre, Roma 2008, pp. 336, 20,00 €.
Ho letto gli scritti che poi hanno dato vita a questo testo per la prima volta in forma di bozza sul finire degli anni ‘90, in lingua inglese, quando la destinazione ultima dell’enorme ricerca compiuta dall’australiano Steve Wright sembrava “limitarsi” a una tesi di dottorato. Con un certo stupore mi sono trovato di fronte a una ricostruzione puntuale e metodica delle teorie e delle prassi sviluppate dall’operaismo italiano non finalizzata ai soliti e soli “iniziati”. Fortunatamente quelle pagine dattiloscritte, oltre a produrre una tesi di dottorato, sono diventate un libro pubblicato prima in lingua inglese (S. Wright, Storming Heaven. Class composition and struggle in Italian Autonomist Marxism, Pluto Press, London 2002) e ora, finalmente, anche in italiano grazie alle Edizioni Alegre.
Salamanca 1486. Cristoforo Colombo, davanti al Real Consejo, «presenta la hipótesis de que es posible "buscar el Levante por el Poniente"», suscitando lo scandalo dei dotti. Non solo non esiste alcuna possibilità di raggiungere il Cipango, ma la stessa grande navigazione è un assurdo: a fronte delle misure di Eratostene (peraltro sottovalutate da Colombo) non esistono più i grandi navigatori di un tempo. La navigazione è possibile solo all'interno del conosciuto, ogni mappa essendo già stata disegnata dai cartografi accademici. Colombo parte lo stesso, e torna con evidenze empiriche che dimostrano che la navigazione dalle Canarie al Cipango è fattibile.
I dotti reagiscono con livore. Alcuni rifiutano persino di discuterne - «¡es una tontería!», dichiarano sdegnati. Altri meditano, e dopo ampie consultazioni stabiliscono una linea di condotta: «América existe, es verdad, pero es malo que exista»; la sua scoperta non rappresenta «alguna novedad» rispetto a quanto già si sapeva. E comunque, se a dettare le rotte non sono più i cartografi ufficiali, ma personaggi come questo Cristóbal Cólon, «¿donde iremos a parar?». Così, sintetizzando, Milo Temesvar raccontava, nel suo classico (anche se mai tradotto) The Pathmos Sellers la situazione culturale del suo tempo [1]. Solo del suo tempo?
di Saverio Fattori
Tutti i capitoli di "Cattedrale"
Per sopravvivere devo sforzarmi di esaminare i fatti con logica e lucidità, fregandomene della sofferenza personale. La Cattedrale è solo un laboratorio, un ambiente dove verificare quanto l’essere umano sia una creatura imperfetta e feroce. Il kapetto dell’area imballo segue le direttive e risponde al responsabile di produzione, come gli altri capireparto relaziona al direttore di stabilimento.
La forza del mio rancore è sterile, l’energia del kapetto si esprime verso aspetti concreti legati all’organizzazione e alla gestione della forza lavoro. È orientata correttamente. È la forza del carnefice.
di Alessandro Morera
Dall’inizio alla metà degli anni '90 l’horror cinematografico si riversò in massa sulla meta testualità narrativa, come ben esemplificato da film di successo come Misery non deve morire di Bob Reiner e Nightmare nuovo incubo di Wes Craven, caso quest’ultimo, dove la finzione invade la realtà degli stessi autori-creatori della saga cinematografica di Freddy Krueger.
A un certo punto sembrava che il meta-cinema-horror non si sarebbe potuto spingere oltre, fino a quando nel 1995 apparve il film di John Carpenter In the mouth of madness - Il seme della follia. Sceneggiato da Michael de Luca, il film narra le vicissitudini di un investigatore assicurativo (interpretato da Sam Neill) che viene incaricato da una casa editrice di ritrovare uno scrittore di fama mondiale ‘che vende più di Stephen King’, tale Sutter Cane (Jurgen Prochnow).
di Azzurra D'Agostino
Quando si svegliò quella mattina il cielo riposava zitto come un sasso sul fondo del fiume. Neanche un frullo d’ala tra le piante, nessun volo di falco o di rondine, nessun trillo di passero rompeva quel silenzio perfetto. L’aria restava muta e svaligiata nell’insondabile esattezza del suo azzurro.
Fausto fece alcuni passi nell’aia a testa insù, per controllare meglio. A vista d’orizzonte, nulla. Tra gli alberi del bosco intorno alla fattoria, nulla. Persino il gallo quella mattina aveva saltato il suo canto. Tutto ciò gli parve molto strano. Salì sul trattore, già carico dal giorno prima di covoni di fieno, e si diresse verso la tenuta dei Brumini. Per strada, ogni tanto dava un occhio in alto per controllare: anche lungo la via nessun segno di vita a popolare le nuvole. Scosse la testa impensierito. Il trattore sobbalzava e il sedile a molle lo faceva saltellare come un pupazzo nella scatola magica.


[...]Alla fine, per il ritorno della critica è indispensabile la memoria, la densità del passato sulle evanescenze del presente. La forza della tragedia sulla moderna rappresentazione, ridotta a cabaret e colate laviche di figurine. Una coatta collezione di album Panini a vita...
Libro d’esordio di Davidson, una serie di racconti collegati dal filo comune di esprimere la difficoltà di adattarsi a una vita difficile. I personaggi dei racconti di Davidson sono disperati, a volte combattono i propri malesseri e altre volte li assecondano morbosamente...
"Io credo che, in un ambito filosofico, l'"esercizio spirituale" possa considerarsi come una pratica volontaria, tutta personale, destinata a provocare una profonda trasformazione dell'individuo, una profonda metamorfosi del sé."
Il clericalismo è potere. Mezz’ora fa ero in Vaticano a piazza San Pietro e guardavo quanta gente c’era, i souvenir, il merchandising, e ho pensato questo è il vero potere. Non tanto perché ci sono i turisti o perché vendono rosari, ma perché hanno avuto un potere sui corpi e sulle anime.
Pubblichiamo un estratto dal bel romanzo Il Tango dell'Angelo Perduto, una storia nera che riporta ai tempi della dittatura argentina, a una Buenos Aires da affrontare con il coraggio dei reduci, alla ricerca senza fine di un'identità solo apparentemente "desapacida"...




La semplificazione non è una scorciatoia per rappresentare un’idea in maniera sintetica: è un processo di riduzione che elimina tutte le sfumature...


